Anche i comunisti cinesi vogliono “serrare le file”

pcc bandiere militantidi Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it

Il “serrare le file” – prendo l’espressione da un recente contributo di Fausto Sorini – non è un imperativo d’azione valevole solo per il piccolo e bistrattato Pdci. Tutt’altro. Pare sempre più una necessità inderogabile anche per chi, come i comunisti cinesi, è alla guida della probabilmente prossima prima potenza economica del mondo.

A Pechino il “serrare le fila” – un invito lanciato dal Guangming Daily – è ovviamente inteso in senso “qualitativo” e va inquadrato nelle riflessioni – un vero e proprio processo di apprendimento – sulla ingloriosa fine del Pcus e dell’Unione sovietica. A che servono – questa la domanda principale – 85 milioni di iscritti al Pcc se ogni membro del partito non “crede veramente nell’ideologia comunista”? Il quotidiano ricorda, infatti, che quando il partito bolscevico portò a termine la rivoluzione in Russia aveva all’incirca 200mila membri, mentre quando si è liquefatto ne aveva 20 milioni. La quantità, quindi, non rappresenta alcuna assicurazione sul futuro della Cina socialista.

Il “controllo della qualità”, quindi della preparazione, della capacità di svolgere i compiti assegnati, delle convinzioni e dell’impegno, è un orientamento indispensabile per un Partito che ha il compito di rappresentare, oltre alle classi sociali di riferimento, anche le forze sociali prodotte da uno sviluppo economico impetuoso e una società vivace e dai bisogni assai diversificati.

Dal 16° congresso (2002) il Partito comunista cinese si è definito, oltre che partito rivoluzionario, anche “partito di governo” (zhizheng dang) rappresentate di tutto il popolo cinese (si pensi alla teoria delle “Tre rappresentatività” introdotta da Jiang Zemin) in un contesto storico di chiusura della fase rivoluzionaria e della ricostruzione nazionale a favore di quella attuale della promozione dello sviluppo socio-economico in una “economia socialista di mercato”.

La coesione ideologica contro ogni infiltrazione di ideologie occidentali è, d’altronde, una delle preoccupazioni principali della nuova generazione guidata dal segretario del Pcc Xi Jinping, fin dalla riunione a porte chiuse con alcuni funzionari svoltasi all’inizio dello scorso anno nel Guandong: allora il futuro Presidente della Repubblica popolare aveva individuato nella mancanza di fedeltà agli ideali la ragione del crollo del Partito comunista sovietico, liquidando senza mezzi termini la figura di Gorbaciov insieme a quelle di tutto il gruppo dirigente del Pcus: “E’ bastata una semplice parola di Gorbaciov per dichiarare lo scioglimento del Partito comunista sovietico e far scomparire un grande partito. Alla fine non c’è stato nessun uomo vero, nessuno è riuscito a resistere”.