Ripartire con il lavoro politico

fgci milano bandieraDOCUMENTO POLITICO della FGCI di Torino

Riceviamo e pubblichiamo come contributo alla discussione

In queste calde giornate alcuni di noi hanno riflettuto senza pregiudizi sulle vicende più o meno note che hanno portato all’azzeramento della FGCI torinese successivamente alle elezioni politiche. Ci siamo mossi con una unica certezza, il lavoro svolto fino ad ora non meritava di essere abbandonato in quanto la FGCI torinese con tutti i suoi limiti e le sue difficoltà era riuscita a penetrare in alcuni settori del mondo giovanile con una certo successo, e ci riferiamo in particolare all’area della scuola. Una decina di giovani compagn* hanno quindi stabilito che quell’esperienza non va interrotta, ma bensì riproposta con l’obiettivo straordinario di ricostruire una organizzazione giovanile a Torino e se possibile in Piemonte. Nella nostra discussione (di cui sotto trovate la sintesi) non sono mancate le proposte di iniziative e mobilitazione che vedranno la luce a partire dal prossimo settembre.

Partendo dal presupposto della drammatica situazione politica e sociale in cui ci troviamo ad operare in questa fase, la FGCI Torino intende rilanciare la propria attività politica senza però illusioni né fraintendimenti di alcun tipo. Pur condividendo la maggior parte dei punti del documento politico che ha portato al Congresso del PdCI a Chianciano, riteniamo comunque che il PdCI debba andare oltre la semplice invocazione dell’autocritica innestando dei seri segnali di cambiamento interno che riguardino sia la struttura che i contenuti dell’offerta politica. E’ in quest’ottica che la FGCI di Torino, che pure ha subito con sbandamento l’ennesima disfatta del 24 febbraio, vorrebbe sì rilanciare la propria attività, ma solo e unicamente con l’obiettivo di un superamento di quelle criticità che avevano messo a repentaglio la sopravvivenza stessa della struttura nel territorio torinese. La sensazione di essere scollegati dalla realtà, autoreferenti e autoassolutori infatti, ha avuto l’effetto di scoraggiare molti compagni/e, facendo venire meno in loro quella volontà e quella passione che, anni prima, li aveva convinti a tesserarsi nella FGCI. Ripartire dunque, ma a che prezzo, e soprattutto per quali finalità? Noi giovani della FGCI di Torino riteniamo che i tempi siano ormai maturi per un maggior coinvolgimento dei giovani anche nelle scelte che vengono prese dai vertici del partito, e soprattutto che i tempi siano ormai maturi per tramutare in pratica tutte quelle cose che abbiamo dichiarato, finora, sempre e solo a parole. E’ a questo proposito che la FGCI di Torino, rilanciando con forza la propria identità comunista, rivendica però allo stesso modo il diritto di maggiore “autonomia” in merito ad alcune questioni dirimenti che potrebbero di volta in volta essere decise a Roma. Risulta infatti quanto mai snervante per i giovani militanti buttare giù bocconi amari che li mettono a tal punto in difficoltà da far perdere in molti la fiducia stessa nella militanza. Secondo noi è semplicemente inaccettabile l’incoerenza per dei comunisti, per questo come FGCI riteniamo una “conditio sine qua non” il poter mantenere, ove ritenuto necessario, una propria soggettività specifica che tenga conto anche della realtà particolare del territorio dove ci troviamo a operare. Per autonomia, beninteso, non si intende un andare contro il partito, bensì il diritto a rivendicare un punto di vista diverso e a poter decidere quali modi e quali temi affrontare in un territorio che conosciamo sicuramente meglio di chi si trova a Roma. Partire da questi presupposti significa, in sostanza, mettere la FGCI in condizione di fare la FGCI, ovvero tentare di parlare effettivamente a quelle migliaia di giovani espulsi dal mondo del lavoro e senza rappresentanza politica. La FGCI di Torino vorrebbe al contrario proporsi come un laboratorio pilota, come una sorta di sperimentazione che consenta ai giovani che vorranno mettersi in gioco di fare realmente politica nel territorio, cercando cioè di lasciare che siano proprio i giovani a organizzare l’offerta politica sulla base dei loro effettivi bisogni sociali. Per ripartire inoltre la FGCI di Torino ha bisogno di chiarezza anche per quanto riguarda la progettualità politica. Riteniamo assolutamente inaccettabile cambiare continuamente linea politica in vista delle elezioni, occorre una maggiore serietà che passa anche attraverso una maggiore valorizzazione delle nostre idee che sono effettivamente spendibili nel contesto italiano ed europeo. Riteniamo inoltre necessario che il ruolo dei militanti della FGCI non debba essere unicamente quello di eseguire le indicazioni che arrivano da Roma, ma anche quello di diventare protagonisti attivi e maturi, ma anche rispettati e coinvolti nel processo decisionale. 

Tornando al concetto dell’ “autonomia” precedentemente invocato insomma, la FGCI non vuole assumersi la colpa e la responsabilità di cambiamenti tattici decisi all’ultimo momento da singoli, propugnando al contrario la coerenza e il buonsenso come valori ispiratori. Dal momento che ci troviamo in un periodo secondo noi gravido di possibilità politiche, con milioni di italiani sempre più disillusi nei confronti della politica, riteniamo possibile e doveroso il tentativo di ammodernare il PdCI rendendolo un partito atto a intercettare i bisogni e le rivendicazioni popolari. Per farlo però occorre secondo noi credibilità, una credibilità che purtroppo negli ultimi mesi/anni è andata in gran parte perduta. Per far questo come FGCI Torino riteniamo assolutamente stupido il prendere posizioni politiche settarie e aprioristiche, e condividiamo la necessità espressa nel Congresso di voler lavorare parallelamente per l’unità dei comunisti e delle forze di sinistra in Italia. Ma anche qui non basta dichiararlo a parole, bisogna tramutare queste intenzioni in realtà con il coraggio di portare avanti un piano a lungo/medio termine, senza abbandonare anni e mesi di lavoro per sterili tatticismi che, almeno fino a oggi, hanno finito per indebolire il partito nel suo complesso. Come FGCI di Torino riteniamo necessario il parlare anche con i compagni degli altri partiti di sinistra per radicarci nel territorio e nelle lotte, ovviamente mantenendo la nostra specificità e le nostre prerogative ma senza precluderci ottusamente aperture che potrebbero rafforzare il partito e la nostra organizzazione. Crediamo che se il PdCI vuole davvero provare a tornare a essere un partito di massa dovrà giocoforza mettere in discussione se stesso, e dovrà farlo in fretta, mettendo proprio i giovani al centro. Senza giovani infatti il rischio è nuovamente quello di scollegarsi della realtà e di consumare i pochi giovani militanti che sono rimasti in meri esecutori di ordini che fino a questo momento si sono rivelati sempre insufficienti quando non inutili. I giovani dovrebbero invece percepire nella loro militanza uno strumento per indirizzare il partito e per maturare in modo da diventare i dirigenti del domani. La FGCI Torino vuole segnalare con forza che devono essere proprio i giovani a dialogare con i loro coetanei e con le generazioni colpite dalla crisi. Come FGCI Torino riteniamo inoltre centrale il rilancio di iniziative sull’ antimperialismo a livello europeo e mondiale, in parallelo alle vergognose aggressioni dell’Occidente contro la Libia, la Siria e altri paesi del Medio Oriente. Si tratta di vere e proprie avventure imperialistiche che si intrecciano inevitabilmente con la crisi economica che stiamo subendo anche in Italia sulla nostra pelle. L’acquisto da parte del nostro governo degli ormai famigerati F-35 serve a mostrarci come questi scenari bellici non siano in realtà più degli eventi lontani e scollegati dalle nostre vite. Anche per questo motivo come FGCI Torino vorremmo farci portavoce di mobilitazioni e sensibilizzazioni su questo tema, senza ovviamente trascurare quelli che sono i problemi di tutti i giorni dei cittadini italiani. Riteniamo infine giusto rilanciare l’identità comunista della FGCI Torino, un’identità che non solo non va dilapidata e annacquata sulla base di non meglio specificati tatticismi, bensì un’identità che va rivendicata e difesa ma non in modo dogmatico e autoreferenziale. Difendere steccati e ideologismi ormai percepiti dalle masse come distanti e inutili diventa non solo grottesco, ma anche deleterio. Per questo la FGCI Torino intende dare il suo contributo alla realizzazione di nuove prassi nell’elaborazione delle nostre idee, cercando di adattare le teorie marxiste e comuniste alla società profondamente mutata dell’Italia del XXI secolo senza ovviamente snaturarne la natura e il significato. Dunque non una mera difesa dell’esistente bensì tentare di passare dalla difensiva all’offensiva, lasciando che le nostre idee tornino sostanzialmente a sposarsi con i problemi della gente comune, che deve tornare a percepirle come una soluzione alle loro difficoltà e come la speranza di una alternativa al sistema capitalistico vigente. 

Chiaramente ci rendiamo conto che la FGCI di Torino difficilmente potrà avere i mezzi e gli strumenti per realizzare questi punti, tuttavia può gettare i primi semi, indicare una via, sperimentare nuove prassi che potrebbero poi essere messe a disposizione dei compagni di altre realtà territoriali. In conclusione come FGCI Torino vorremmo fare una menzione all’antifascismo, inteso non più un qualcosa di antico e ormai inutile bensì come una necessità e un compito. Nella federazione torinese ci hanno insegnato sin da ragazzini uno stile inequivocabile, quello dell’antifascismo militante. Ci troviamo infatti in tempi nei quali neofascisti, razzisti e neonazisti stanno rialzando la testa in tutta Europa, ci sembra quindi necessario vigilare e sensibilizzare la società su questi temi partecipando sia alle iniziative già esistenti sul territorio (Anpi), sia cercando di farci portavoce di iniziative pensate da noi in modo autonomo da estendere ovviamente alle altre realtà della sinistra e della società civile. L’antifascismo militante non è uno slogan, bensì una pratica politica. Con i fasci non ci si parla, con loro non ci si discute. Antifascismo militante significa cercare di proteggere i settori della società minacciati dalla loro violenza, impedire che possano trovare un humus nei quartieri della città e appellarsi alle istituzioni e alla Costituzione per far chiudere le loro sedi. Per questo l’antifascismo deve tornare a essere così come nel passato uno stile di vita del/della militante FGCI.

Daniele Cardetta
Alessandro Assorgia
Lorenzo Martelli
Marta Calliano
Federico Licastro
Onofrio Lariccia
Stefano Tumolo
Alessandro Palma
Umberto Mortara
Marco Bichi