Ricostruire il Partito Comunista

revolutiondi Fosco Giannini, Segreteria nazionale PCdI

Intervento al Convegno di Livorno del 21 gennaio 2015

Quando il compagno Christo Kabakciev, delegato dell’Internazionale Comunista, il 16 gennaio del 1921, al Teatro Goldoni di Livorno, al XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano, afferma vigorosamente (criticando Serrati) che “i riformisti del Partito Socialista sono un ostacolo alla rivoluzione”, quale questione pone, nell’essenza, il compagno Kabakciev?

Pone la questione del ruolo rivoluzionario del Partito Comunista, della sua necessità storica; pone la questione della presa del potere come unica strada per la costruzione del socialismo e come discriminante tra riformisti e rivoluzionari.

Quando il compagno Umberto Terracini, il 17 gennaio del 1921, nello stesso Teatro Goldoni, a Livorno, esorta il PSI ad aderire ai 21 punti dell’Internazionale Comunista, quale questione pone, nell’essenza, il compagno Terracini?

Pone la questione del partito rivoluzionario;pone la questione della differenza storica tra il Partito Socialista e il Partito Comunista; pone la questione (così come noi oggi la poniamo) della costruzione del Partito Comunista in Italia!

Quando il 21 gennaio del 1921 i compagni comunisti escono dal Teatro Goldoni e, al canto dell’Internazionale Comunista, si avviano al Teatro San Marco per tenere il I° Congresso del Partito Comunista d’Italia, quale questione pongono, nell’essenza, i compagni del San Marco?

Essi pongono una questione storica: affermano che la necessità della costruzione del Partito Comunista – che sta avvenendo, in quella fase, in Italia, mentre sta dilagando il fascismo – prescinde persino dalle avversità e dalle difficoltà della fase; che la necessità della costruzione del Partito Comunista prescinde dalla forza dell’avversario di classe e dalla forza del potere capitalista; pongono la questione storica secondo la quale la costruzione del Partito Comunista è un’azione soggettiva delle avanguardie rivoluzionarie comuniste, che non si piegano né alla cultura dominante (come sembrano piegarsi, ora, in Italia, compagni sino a poco fa al nostro fianco, convintisi “dell’impossibilità della costruzione del Partito Comunista” e sedotti da quella “di un nuovo Partito di Sinistra”, come dal San Marco tornassero indietro, verso il Goldoni ), non si piegano né al potere riformista, né al senso comune di massa controrivoluzionario, conservatore o moderato.

Questa è la lezione dei compagni che si avviano al Teatro San Marco: il Partito Comunista – poiché portatore dell’unica natura antitetica al capitalismo – è una necessità storica e sociale e va costruito e ricostruito anche quando il mondo circostante sembra andare in tutt’altra direzione; anche quando lo stato presente delle cose – di fronte al quale si smarriscono sino ad ammainare la bandiera comunista quei compagni meno dotati di spina dorsale – sembra dire che “la storia è finita” e che “ il capitalismo ha vinto per sempre”.

Come i compagni del San Marco, così siamo anche noi, qui, oggi, a Livorno, care compagne e cari compagni: l’Italia sembra andare da tutt’altra parte, sembra che su tutto domini l’asse tra il PD e Berlusconi, il patto del Nazareno. Ebbene noi oggi siamo qui, a Livorno, consapevolmente, come i comunisti di Livorno del 1921, a ricostruire il Partito Comunista in Italia, e nessuno ci piegherà. Non ci scioglieremo, come altri, in nessun partito della sinistra e dei democratici!

Certo, noi partiamo da una categoria teorica e politica centrale: sosteniamo – cioè – che il Partito Comunista è una necessità storica e sociale , non una nostalgia o una coazione a ripetere. E dunque: è, oggi, il Partito Comunista, una necessità storica e sociale? Si, lo è, e oggi, più che mai!

I motivi sono molteplici, gravi e sono tutti sotto ai nostri occhi e sfuggono solo a quei compagni, comunisti sino a ieri, che misurando tutto con un solo metro, quello elettorale contingente, salgono su barche di sinistra che oggi sembrano prendere il mare del cambiamento, ma che sappiamo già che, per la loro natura, non lo solcheranno a lungo. Con quelle barche, i comunisti, possono fare un pezzo di mare, non salirci su affondando la propria barca.

I motivi per i quali il Partito Comunista è una necessità storica e sociale, sono dunque molteplici:

– nel mondo cresce sempre più l’aggressività imperialista e il suo disegno di guerra planetaria;

– l’Unione europea scatena su tutto il nostro continente le sue dure politiche liberiste, antioperaie e antidemocratiche ( 212 milioni di disoccupati sono previsti nell’Eurozona nel 2019);

– il nano-capitalismo italiano vede un solo modo per mantenere il proprio saggio di profitto: abbattere i salari, i diritti e lo stato sociale.

E’ questo contesto che chiede, oggettivamente, la presenza, sul campo della lotta di classe, di un Partito Comunista dalla chiara natura antimperialista, internazionalista, rivoluzionaria.

E noi siamo qui, oggi, per chiedere a noi stessi – a questo processo di unificazione dei comunisti – di costruire un Partito Comunista dalla natura antimperialista, internazionalista e rivoluzionaria!

Sul piano mondiale siamo in una fase nuova, per molti versi ancora indecodificabile. Gli stati e i popoli del mondo, “dell’altro mondo”, quel mondo, un tempo non lontano, oppresso e sfruttato dall’imperialismo, negli ultimi vent’anni hanno alzato la testa. Trainati dalla nuova rivoluzione cinese – quella economica – gli stati e i popoli dell’America Latina ( con la gloriosa ed eroica Cuba socialista alla testa, Cuba cui va la nostra totale solidarietà assieme al grande applauso che rivolgiamo al Primo Consigliere dell’Ambasciata cubana in Italia, qui presente con noi, il compagno Roger Lopez – viva Cuba! ); gli stati e i popoli dell’Africa, dell’Asia hanno spuntato le unghie all’imperialismo. Ma ora l’imperialismo risponde, reagisce duramente: gli USA e la NATO, con l’assistenza subordinata del neoimperialismo dell’Unione europea, mettono in campo un poderoso progetto controrivoluzionario su scala planetaria:

– attaccano l’intero Medio Oriente, distruggono l’Iraq, la Libia, ci provano con la Siria, massacrano il popolo palestinese a Gaza, minacciano l’Iran, riarmano sempre più Israele e attraverso questa vasta azione di guerra e assieme agli alleati storici, con in testa l’Arabia Saudita, inventano, armano, organizzano, istruiscono militarmente il movimento jiadista e lo Stato Islamico, già costruito in Afghanistan e nella guerra contro la Jugoslavia;

– trasformano la NATO in un soggetto volto al dominio mondiale, e nel summit del settembre 2014, nel Galles, ne definiscono pienamente la nuova natura: afferma infatti, nel summit del Galles, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, che la NATO “ha una nuova missione storica, diretta alla costruzione di un nuovo ordine internazionale” : l’ordine imperialista.

In questo quadro gli USA, la NATO e l’Unione europea decidono che l’Ucraina debba essere cooptata nella NATO e per questo inventano piazza Maidan, sostengono i neonazisti di Kiev col fine ultimo di portare le basi NATO sempre più vicine alla Russia e alla Cina.

Solo i comunisti , e pochi altri, in Europa si battono chiaramente contro l’orrore nazifascista di Kiev, contro il disegno strategico degli USA di trasformare la NATO nella prima corazzata contro i BRICS, contro gli stati e i popoli che in questi ultimi vent’anni si sono liberati attraverso una battaglia antimperialista. Solo i comunisti, non la sinistra, italiana ed europea, non Syriza sono state in modo determinato e senza ondeggiamenti, distinguo o retro pensieri in campo, nelle piazze, contro la via nazista alla cooptazione dell’Ucraina nella NATO : ma perché? E’ semplice: perché i comunisti hanno in dote la griglia di lettura dell’antimperialismo e sanno leggere, anche attraverso questa griglia, le dinamiche geopolitiche, sanno mettere a fuoco, con la loro cultura rivoluzionaria, la gerarchia delle questioni, sanno vedere i moti antimperialisti e le reazioni di carattere imperialista. La sinistra non comunista, che ha lasciato per propria , “nuova”, natura la chiave dell’antimperialismo in soffitta, non può leggere la realtà, lo stato presente e dinamico delle cose. E non sa e non può più schierarsi. Non lo fa e se lo fa sbaglia, rischiando di scivolare sul campo dell’avversario, sul campo imperialista. Semplicemente. D’altra parte, come leggere le mille titubanze, le contorsioni dialettiche, l’incapacità di schierarsi chiaramente contro Piazza Maidan da parte di una dirigente importante della Lista Tsipras in Italia, di una parlamentare europea come Barbara Spinelli, che nell’incapacità di scegliere rischia di coprire gli orrori dei nazifascisti di Kiev al soldo degli USA?

Noi siamo per l’unità della sinistra, lavoriamo assiduamente per questo obiettivo. Ma questo obiettivo non ci induce a tacere le differenza ideologiche, le diverse letture tra noi, comunisti, e la sinistra.

Allora io chiedo a noi stessi, a voi, in questa magnifica sala “Montecitorio” dei portuali di Livorno, a voi che avete riempito questa sala in ogni ordine di posti: occorre o non occorre – anche in Italia – costruire un Partito Comunista più forte, più grande, che unisca i comunisti dispersi e riprenda la lotta antimperialista e anticapitalista? Si, serve! E’ necessario come il pane unirci, ricostruire al più presto un Partito Comunista nettamente antimperialista, internazionalista, rivoluzionario, e noi lo sappiamo e siamo qui – a Livorno – per questo!

L’Unione europea saccheggia i popoli d’ Europa, commissaria gli stati e i governi. In Italia mette un suo uomo al comando, Renzi, e conquista a sé un altro partito: il PD. La cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; il jobs act come progetto di precarizzazione strategica del lavoro sono ordini che l’Ue impartisce e che Renzi esegue! La distruzione della democrazia e l’attacco alla Costituzione nata dalla Resistenza sono ordini che Mario Draghi, e cioè la BCE, impartisce e che Renzi esegue.

La guerra del petrolio condotta dagli USA, in sinergia con l’Arabia Saudita, è una guerra scientifica volta alla destabilizzazione della Russia, del Venezuela e dell’Iran. Una guerra dei prezzi tipicamente imperialista. I. 700 miliardi di dollari spesi dagli USA per gli armamenti nel 2014 sono già di per sé una guerra imperialista. I 1.300 miliardi di dollari spesi dalla NATO nel 2014 sono un altro fronte aperto della guerra imperialista. L’Italia di Renzi ( una costola della NATO) è già tra i primi 10 paesi al mondo per spesa militare e in questo modo partecipa alla guerra imperialista planetaria.

La sinistra del PD vede tutto questo? La vaga sinistra italiana non comunista vede queste cose? Non le vede bene; non vede i neonazisti di Kiev; non vede e non denuncia il pericolo della NATO, non vede l’imperialismo. Solo i comunisti vedono le cose nella loro totalità e nella loro specificità; perché sono comunisti, perché sono antimperialisti, perché sono marxisti, perché sono rivoluzionari e non hanno dubbi da che parte stare, in Italia, in Europa e nel mondo.

Difronte a questo quadro generale c’è ancora qualche comunista , in giro, che non vuole unirsi, che non vuole ricostruire – tutti assieme- il Partito Comunista? Si, ce ne sono, li conosciamo, abbiamo combattuto con loro dai tempi della socialdemocratizzazione del PCI, ed ora mollano, non si battono più a viso aperto per l’autonomia comunista. Non riusciamo a capirne il motivo: se noi non abbiamo cambiato idea, perché loro si? Non li capiamo, ma diciamo loro: vi assumerete le vostre pesanti responsabilità!

Noi, qui, in questa sala storica dei lavoratori livornesi, dei compagni portuali, respirando l’aria gramsciana e leninista di Livorno, noi, qui, compagne e compagni, del PRC, del PCdI, compagni senza tessera e senza organizzazione, noi non abbiamo dubbi e abbiamo uno scopo: ricostruire il Partito Comunista!

Uniamoci, compagne e compagni; diamoci coraggio; ovunque, nel mondo, sale l’onda antimperialista, comunista e rivoluzionaria. In Italia sarà difficile: ma noi siamo nello spirito dei tempi, siamo dentro la storia e siamo nella storia. E come direbbe il grande poeta comunista Nazim Hikmet : “ Oggi dobbiamo lottare come se fosse già possibile vincere!”.

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