Palmiro Togliatti: intervista a Nuovi Argomenti (1956)

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Che cosa significa, secondo voi, la condanna del culto della personalità in URSS? Quali ne sono i motivi interni, esterni, politici, sociali, economici, psicologici, storici?

La condanna del culto della personalità pronunciata dai comunisti dell’Unione Sovietica e le critiche all’opera di Stalin significano esattamente, secondo me, quello che dai dirigenti comunisti sovietici è stato detto e viene ripetuto: né più né meno di questo. In guardia, dunque, contro due direzioni sbagliate.Il primo, il più grossolano e persino ridicolo, è di ritenere – o fingere di ritenere – che formulando quella condanna e queste critiche i comunisti sovietici siano passati alle posizioni, se non dell’anticomunismo, per lo meno di chi non ha mai né approvato né capito la loro azione. Voglio dire ch’essi abbiano buttato a mare, o si accingano a buttare a mare, tutte le loro posizioni di principio e pratiche, tutto il loro passato, tutto ciò che hanno affermato, sostenuto, difeso, attuato in tanti decenni del loro lavoro. Comprendo benissimo che questa sia la interpretazione che del XX Congresso dànno gli alfieri dell’anticomunismo, ma non c’è motivo, per cui dobbiamo dar loro retta oggi, più di quanto non l’abbiamo data ieri. E del resto essi scoprono il loro giuoco, forzandolo sino alla esasperazione, come sempre, e mettendo così in mostra la mala fede.

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