L’attualità del Partito Comunista

di Giorgio Raccichini, PdCI, Federazione di Fermo

marx engels statueRiceviamo e pubblichiamo come contributo alla discussione

L’esigenza di un Partito Comunista nella fase attuale è data dalla centralità nel mondo in cui viviamo della contraddizione tra capitale e lavoro, sulla base della quale si sviluppa la lotta di classe a livello nazionale e internazionale e che ha dato vita e continua a fornire giovinezza al grande ideale di trasformazione socialista della realtà.

Solo in un Partito Comunista questa contraddizione costituisce il fulcro intorno al quale si sviluppa un grande progetto di avanzamento dell’umanità, nel senso di una liberazione delle masse lavoratrici dalla schiavitù salariata e di emancipazione dei popoli del mondo dall’oppressione imperialista.

Se non si capisce ciò, è evidente che si finisce per abbracciare altri progetti di altre forze di sinistra, le quali professano la risoluzione pacifica e conciliante del conflitto tra capitale e lavoro all’interno dei rapporti di produzione capitalistici o che antepongono ad esso temi parziali e secondari (tutela ambientale, questione di genere, ecc.). 


Da un Partito Comunista questi temi che ho definito secondari e le lotte parziali nell’ambito del sistema capitalista vanno perseguiti con il fine di far avanzare le classi lavoratrici verso il loro obiettivo storico, cioè il Socialismo, raggiungibile, specialmente nei Paesi capitalistici avanzati e di lunga tradizione politica liberale, solo dopo una lunghissima “guerra di posizione”, in cui bisogna difendersi dagli attacchi dell’avversario, consolidare le proprie posizioni e conquistare punti di lotta avanzati. Questa lotta di posizione è diventata molto più difficile da quando i centri di potere del grande capitale hanno imposto un processo di disgregazione e indebolimento della classe operaia, con il fine di ridimensionare la base sociale del Partito Comunista, per poi cancellare diritti ai lavoratori e aumentare i propri profitti. 

Il lavoratore salariato, sentendosi isolato dalla sua classe di riferimento, in balia delle trasformazioni imposte dalla forze del grande capitale e privo del suo strumento di lotta più efficace, il Partito Comunista, ha finito per accettare passivamente la propria condizione di sudditanza sia sul piano materiale che su quello ideologico-culturale. Nonostante ciò la contraddizione capitale-lavoro continua ad operare e spetta al Partito Comunista ricomporre il fronte di classe del lavoro salariato e farne il perno sociale di una trasformazione radicale dell’esistente. Per operare questa “ricucitura” di classe sono fondamentali le battaglie politiche e socio-economiche parziali all’interno dell’attuale società; come ci ha ricordato il compagno Erman Dovis al Congresso nazionale del Partito dei Comunisti Italiani tenutosi a Chianciano, bisogna abbandonare la vuota fraseologia rivoluzionaria ed impegnarsi in battaglie concrete che diano risposte ai lavoratori nel breve e medio periodo e comportino un indebolimento del potere dei gruppi monopolistici, impostando intorno ad esse la questione delle alleanze: “Alcuni sostengono che le alleanze ci subordinano, ma non è vero, dipende dallo sviluppo di classe del partito. Si possono anche adottare scelte politiche e linguaggi radicali, di rifiuto e opposizione, ma se ci si isola, se si propongono soluzioni come redditi di cittadinanza, interventi pubblici a favore dei monopoli, lotte per la sovranità monetaria, allora si resta in un ambito voluto e cercato dai circoli monopolistici, e quindi si è culturalmente subordinati alla loro strategia. 

Oggi che la lotta dei lavoratori necessariamente muoverà verso il cambiamento, occorre ristabilire la funzione dirigente della classe operaia e la guida cosciente e organizzata del suo partito comunista, il Pdci. Una guida fondamentale per essere alla testa di un ampio Fronte di alleanza democratica per il lavoro, per smontare i monopoli privati, per una forte tassazione progressiva, per la difesa della Costituzione (e quindi delle Province) e per la legge elettorale proporzionale. Il Partito lotti per la difesa e l’allargamento della base produttiva, per la compartecipazione statale e la nazionalizzazione dei grandi centri apicali della produzione, difendendo la piccola e media borghesia produttiva, appoggiando le loro rivendicazioni, come favorire la riscossione dei crediti che questi vantano verso i gruppi monopolistici : oggi fondamentale è abbattere il potere dei monopoli”.

Le ragioni dell’esistenza di un Partito Comunista ci sono tutte; occorre impegnarsi nella sua costruzione a partire dall’esistente. Sono varie le giustificazioni addotte da chi si accinge ad abbandonare la lotta; due di queste sono davvero curiose: “Il partito è troppo debole” o, addirittura, non esisterebbe più; “Non sono d’accordo con la linea politica”. Evidentemente alcuni si aspettano che gli altri si impegnino per dare loro un Partito Comunista; altri vorrebbero che il programma di questo Partito si adeguasse completamente alle loro specifiche valutazioni di fase. Se tutti seguissero questi assurdi modi di ragionare o giustificarsi, ne deriverebbe che nessuno si impegnerebbe a costruire il Partito o che vi sarebbero tanti partiti quanti sono i militanti. 

Tali giustificazioni sono perfettamente coerenti con i difetti organizzativi del nostro Partito, al quale, per come l’ho conosciuto in questi anni, non sono mancate ottime parole d’ordine, programmi di grande qualità e compagni di altissimo spessore politico e culturale, ma che non ha saputo pretendere da ogni militante un impegno adeguato di studio, il lavoro concreto, la disciplina necessaria affinché la stessa democrazia di partito sia reale e non si tramuti in una deleteria anarchia. A proposito di disciplina, non ho condiviso, nel corso del Congresso, le accuse di frazionismo avanzate da qualcuno nei confronti di chi ha presentato e difeso gli emendamenti, contro i quali ho espresso il mio voto, al documento politico: la disciplina non è silenzio e conformismo, è l’accettazione e l’impegno nell’applicazione di una linea presa a maggioranza dopo un’ampia e civile discussione democratica. Il frazionismo può determinarsi dopo che le decisioni sono state prese, non prima.

Per essere un militante comunista e contribuire alla trasformazione dell’esistente è necessario profondere un impegno costante, che comporta sacrifici, ma anche la consapevolezza di compiere il proprio dovere. Un’organizzazione, quando pochi lavorano e gli altri stanno a guardare e si limitano a criticare ciò che non va, non può funzionare; se invece tutti si impegnano, i limiti del singolo sono compensati dalle qualità presenti nel collettivo.

Abbiamo di fronte a noi tante battaglie per la difesa della Costituzione Italiana e per la sua applicazione. La difesa della Costituzione antifascista è un aspetto essenziale della lotta di classe che si svolge in Italia ed è impossibile concepirla senza i Comunisti e in nome di una concezione astratta dei diritti. È bene ricordare che il testo fondamentale della nostra Repubblica è frutto della lotta di classe e delle posizioni avanzate assunte dalla classe operaia grazie alle grande lotta antifascista diretta dal Partito Comunista Italiano e all’eroica vittoria dell’Unione Sovietica contro i nazisti. In quella fase le forze comuniste e progressiste da una parte e quelle conservatrici dall’altra hanno elaborato un testo che rispecchiava i rapporti di forza tra le classi; ne deriva che la Costituzione ha avuto sempre un carattere transitorio, subordinato alle vicende dell’andamento della lotta di classe, passibile di modifica in senso conservatore o in senso socialista. Ai gruppi monopolistici e ai loro referenti politici non interessano i piagnistei di coloro che si lamentano per la perdita di questo o quell’altro diritto, non si inteneriscono di fronte alle belle parole di giustizia e pace nel mondo, ma sentono solo il pericolo di perdere il proprio potere economico in conseguenza dello sviluppo della forza politica delle classi lavoratrici. Ne consegue che, se non si ricostruisce un Partito Comunista che possa guidare le classi lavoratrici all’abbattimento del potere delle forze del grande capitale, la lotta per la difesa e l’applicazione della Costituzione risulterà semplicemente inconcludente e di facciata.