Abbasso l’Italicum! Viva le democrazia costituzionale!

Italicum3s550di Anna Migliaccio, Comitato Centrale PdCI

Riceviamo e pubblichiamo come contributo alla discussione

Il Congresso del PdCI tenuto nel 2011 aveva disegnato l’idea dei tre cerchi: comunisti, sinistra, area democratica. Nel successivo congresso straordinario tenuto nel 2013, dopo la crisi del centro-sinistra, i cerchi sono giocoforza diventati due: è rimasto l’obiettivo della ricostruzione di un grande Partito comunista e di una relazione stretta e organica di esso con le forze della sinistra. Due cerchi o tre, in geometria ci sono molti modi di mettere i cerchi in relazione tra loro.

Due o tre cerchi possono essere concentrici: uno dentro l’altro, dal più piccolo al più grande. Due o tre cerchi possono essere sotto insiemi di uguale o diversa misura dentro un insieme più grande che fa solo da contenitore. Due o tre cerchi possono essere intersezioni di insiemi, cioè insiemi distinti che intersecandosi disegnano uno spazio condiviso.


Abbiamo mai capito quale di queste immagini si addiceva per esempio all’Ulivo?

Quale alla foto di Vasto? Quale alla Federazione della sinistra? Quale ai desideri e alle aspirazioni dei nostri congressi?Abbiamo mai fatto analisi attenta sullo iato che può separare la possibilità reale dalle nostre aspirazioni?

Oggi dobbiamo sforzarci di capire cosa frulla in testa ai nostri interlocutori, analizzare tutti i possibili modelli e le loro precise conseguenze. Trovarci pronti a dire dei sì e dei no.

I rapporti tra forze politiche che hanno tra loro qualche affinità potrebbero essere simili a tre molecole di tre diversi elementi chimici, diversi ma adatti a fare tra loro una reazione virtuosa, attraverso i loro elettroni che devono avere una carica elettrica diversa e opposta per fare la reazione, così che quando si incontrano riescono a dare vita ad una nuova sostanza chimica. Tre cerchi potrebbero essere simili a tre cellule nervose, tre neuroni, che comunicano tra loro attraverso quel processo allungato che si chiama assòne e che veicola neurotrasmettitori. Sostanze chimiche. Idee. I neuroni sono collegati ma non incollati. C’è uno spazio tra l’uno e l’altro dove essi si scambiano quelle sostanze chimiche, i neurotrasmettitori. Quello spazio terminale sono le sinapsi. I neuroni, umani e animali, cioè quelli degli animali dotati di corteccia cerebrale, non sono tutti uguali. La struttura della cellula nervosa si caratterizza per nucleo, assòne e sinapsi, ma i neuroni sono diversi e specializzati nelle funzioni. I neuroni che presiedono al movimento, per esempio, i neuroni detti neuromotòri, hanno la caratteristica di essere più semplici ma dotati di un assòne molto allungato. I neuroni, diversamente dalle altre cellule umane che si riproducono, per vivere e per alimentarsi, hanno bisogno dell’apporto di una serie di altre cellule non nervose, dette gliali, grandi e piccole, macro e microglia, che servono a veicolare i nutrienti. Senza quelle cellule il tessuto nervoso muore e purtroppo quando muore non si riproduce più.

Chissà mai che anche i rapporti tra forze politiche, senza cadere in un’illusione positivista, ma trattando questo immaginifico repertorio come una metafora o un’allegoria, possano andare incontro a vicende simili e che questi modelli scientifici si possano usare per capire e per progettare. Per produrre una nuova realtà.

Il sistema solare ha una struttura simile a quella dell’atomo. Pianeti ruotano intorno al sole, come gli elettroni intorno al nucleo dell’atomo. Ora, noi non abbiamo mai approfondito bene quale natura avesse il centro-sinistra e ancora oggi non abbiamo ancora approfondito bene quale sia il rapporto tra i due cerchi che ci sono rimasti, i comunisti e la sinistra. Il partito democratico è sempre stato ammalato della sindrome del Re Sole, e oggi, nei tentativi di costruzione di una sinistra italiana sul modello di quella greca di Syriza qualcuno vuole fare la parte del re Sole, ma non si sa ancora chi.

Un albero, nel caso di specie un ulivo, ha qualcosa di simile nella sua forma a quella dei neuroni più ricchi di sinapsi e con un assòne che affonda le radici nel terreno.

Non possiamo solo esprimere dei desideri ma dobbiamo capire quali possibilità ci offre la realtà. Possiamo pensare oggi a due cerchi concentrici, uno più grande e uno più piccolo? A una sinistra che ha in sé, in pancia, un’entità autonoma e organizzata che è un Partito comunista? Possiamo pensare, spingendo ancora oltre il desiderio e l’ambizione, che quel cerchio interno comunista sia il cervello di una sinistra, organismo il quale senza quel cervello è incapace di produrre idee? Ambizioso, ma siamo in presenza di un organismo che nell’esperienza della lista per le europee Tsipras ha inteso lasciarsi guidare da un altro cervello, magari collocato fuori, o nascosto o in qualche modo appalesato con una forma diversa dalla realtà.

Usando la scienza come metafora potremmo anche provare a capire la patologia che attraversa da molti anni la sinistra, la politica nel suo complesso, la democrazia.

Un male chiamato porcellum

Il porcellum è stato una specie di droga che ha nutrito e ingrossato una delle nostre cellule, uno dei nostri elementi chimici, uno dei nostri neuroni, paradossalmente proprio quella cellula chiamata “democratica”. Il doping del porcellum ha drogato il Partito democratico, lo ha reso euforico, cannibale, aggressivo, come una cellula tumorale. In questo quadro patologico gravissimo nessun processo virtuoso è più possibile e sano. Dopo che la Corte costituzionale con bisturi da cerusico ha tentato di recidere il male del porcellum un altro male più grande si sta sviluppando. E’ l’Italicum. Quel partito drogato ed euforico non sente più ragioni. Vuole ancora droga, ancora potere, sempre di più e non si fa scrupoli a scendere a patto con un condannato pur di avere la sostanza da cui ormai dipende, di cui vive. Nessun rapporto virtuoso è possibile con un soggetto che si trova in questo stato patologico. Dunque perché noi dovremmo a nostra volta trascorrere il tempo in recriminazioni, come se fosse colpa nostra, come se fosse un caro ammalato che non abbiamo saputo preservare dal male? Certo qualche responsabilità ce l’abbiamo. Le leggi truffa andavano estirpate sul nascere. Oggi siamo in presenza di un cancro molto esteso, e lo vediamo nell’opinione pubblica, nella propaganda, nella morte di partiti che sono stati in passato vivaio di statisti. Dovremmo affezionarci all’immagine che avevamo del malato quando era sano, e non riuscire a recidere il rapporto patologico? Io credo che dovremmo distinguere la malattia dal malato e dunque se è saggio allontanarsi da un pazzo in preda ad un raptus cannibale una volta sedata l’acùzia il malato è e rimane sempre un valore inestimabile da salvare. Ma è chiaro che quella sostanza diabolica, la droga, va eliminata.

Il male di una legge elettorale in contrasto con il dettato costituzionale rende al momento impossibile qualunque processo davvero virtuoso tra gli elementi in campo. Tutti si sono ammalati. Il soggetto dopato e quelli cannibalizzati. Anch’essi, infatti, seppure tentino di coalizzarsi tra loro in qualche modo per difendersi non hanno le condizioni sane per dare vita ad un organismo vivo, ad una buona sostanza chimica, ad un buon tessuto neurale in grado di produrre idee. Né con il grande malato né contro di lui, perché il grande malato a sua volta nell’apparire grande e dotato di superpoteri finirà per scoppiare, per disumanizzarsi. Egli morirà nella sua funzione di partito politico. E’ chiaro che la sostanza tossica è stata inoculata da poteri forti, pubblicizzata dai giornali, distrugge tutto il tessuto democratico infettato da decenni.

Non smettiamo di raccontarci che oggi a capo di quel partito chiamato democratico c’è un uomo che lo ha scalato dall’esterno con l’aiuto di finanziatori e di sostenitori che fino a poco tempo fa sostenevano un cancro diverso collocato a destra.

Tuttavia, nel campo residuo della sinistra nessuna delle possibilità che abbiamo disegnato sopra è scevra da vizi e da patologie finché l’ambiente non sarà sano e cioè fino a quando non si ripristineranno le condizioni minime per aprire un tavolo di discussione. La democrazia costituzionale è quell’ambiente sano. E’ il pavimento sul quale poggiare il tavolo. Il valore e la funzione che la Costituzione ha assegnato ai partiti politici come strumenti per l’esercizio della democrazia è alla base di qualunque ragionamento presente e futuro che veda ad un tavolo i soggetti esistenti.

Nessuno sta facendo abbastanza per scongiurare l’avvento dell’Italicum

Confusi, derisi, ridotti allo stremo e al silenzio partiti e associazioni come l’ANPI ed esperti come i costituzionalisti si muovono in ordine sparso l’uno indipendente dall’altro, l’uno contro l’altro. Chi animato dal desiderio non troppo nascosto di avere parte al festino del doping, chi rassegnato all’ineluttabile, chi intento a trovare come acconciarsi per sopravvivere nel modello autoritario che si ritiene nascerà, ormai senza dubbio, chi tentato di riprodurre nel proprio piccolo un tumore cannibale che gli permetta di ingrossarsi mangiando gli altri vicini a sua volta, chi forse ancor peggio circuendo i superstiti per poi portarli nelle fauci del sistema cannibale, mentre li blandisce con menzogne e falsità.

Il partito di Grillo, ben rappresentato in parlamento, si è avvalso della collaborazione di un intellettuale di rifondazione per elaborare la proposta che ha chiamato democratellum. Certamente l’esperto era animato da ottime intenzioni, e da stile gramsciano. Tuttavia ciò che si è prodotto è un modello francamente assai lontano da quello costituzionale, che serve solo a denunciare (e non è poco!) le vere intenzioni del PD e la vera scelta tra le possibili alleanze. SEL, che ha, o meglio dire aveva, un folto gruppo di parlamentari, non ha saputo animare una lotta per la Costituzione e la democrazia rappresentativa mentre avrebbe potuto farlo aggregando attorno a sé altre forze comuniste, di sinistra e democratiche e prendendone nei fatti l’egemonia. Non lo ha fatto. Non poteva per i motivi che oggi sono sotto gli occhi di tutti e sulle pagine di tutti i giornali.

Chi pensa alla Syriza pensa ad un’illusione: quella di costruire un soggetto in grado di scalare le vette dell’8% previsto dall’Italicum senza neppure strutturarlo come un vero partito. Nessuno lo può fare. In un modello elettorale con il ballottaggio anche se ci riuscisse sarebbe inutile e al secondo tentativo gli elettori o non vanno a votare o ritengono più spiccio puntare subito su uno dei due cavalli che va allo spareggio finale. Quale? Lo indicano i sondaggi.

Noi in questa situazione potremmo prendere l’iniziativa minima di guidare un dibattito, potremmo essere protagonisti di un dibattito di alto livello e organizzare conferenze e altre iniziative, collegando l’economia alla legge elettorale perché il modello di economia e quello di Stato e di istituzioni sono strettamente collegati.

Nel frattempo ci teniamo almeno il coraggio dell’anticonformismo che caratterizza quei testardi dei comunisti, e a dispetto del coro, incuranti della sassaiola di epiteti come vecchi, retrogadi, conservatori, nanetti, nostalgici, illusi, velleitari, minoritari, settari…gridiamo: abbasso l’Italicum. Viva la democrazia costituzionale!