Spagna, vince la destra, crolla il PSOE, forte ripresa dei comunisti (da 1 a 8-9 deputati) e di sinistra non omologata

di Fausto Sorini, responsabile Esteri PdCI

 

spagna-elezioni-1-w350L’esito delle elezioni spagnole dimostra che, quando i governi di centro-sinistra, come quello del PSOE di Zapatero, fanno una politica sociale antipopolare, è poi soprattutto la destra vera a vincere, cavalcando spregiudicatamente e populisticamente il malcontento popolare.

Anche le forze comuniste e di sinistra anticapitalistica e alternativa sottraggono voti al PSOE, nonostante la bipolarizzazione del voto ed un sistema elettorale che penalizza le forze minori e ne vanifica la rappresentanza proporzionale.

 

Nel loro insieme comunisti e sinistre esprimono oltre il 10% dei voti e 23 deputati (su un totale di 350), di cui: 11 a Izquierda Unida (7 comunisti, 2 verdi moderati legati ai verdi europei e 2 di altra sinistra: ne aveva 2 soli nel parlamento uscente), 7 alla sinistra basca di Amaiur (assente la volta scorsa), 2 alla sinistra gallega del BNG, 3 alla sinistra repubblicana catalana (ERC). Dunque una importante avanzata, che ne triplica i seggi e fa passare la presenza dei comunisti e affini da 1 a 8-9 deputati.

 

La crisi capitalistica e la subalternità persistente delle socialdemocrazie liberali alle ricette neo-liberiste e filo-atlantiche della Ue, creano dunque le condizioni, assieme a forti pericoli di destra, anche per una ripresa di influenza sociale e politica dei comunisti e delle forze di sinistra non omologate. A condizione che esse siano in campo, unite, con una politica netta sui contenuti e di grande attenzione e apertura unitaria alle contraddizioni che la crisi apre nell’insieme delle forze in cui in vario modo si riconosce il popolo di sinistra.

 

Ritorneremo nei prossimi giorni con un analisi più approfondita e documentata sul voto spagnolo e sugli insegnamenti da trarne.