Salvare la sinistra? O riaprire un nuovo Fronte Popolare? Il confronto tra i comunisti francesi

pcf manifestoda lepcf.fr

Traduzione di Massimo Marcori per Marx21.it

L’articolo è apparso nel sito di “Faire vivre e renforcer le PCF”, come contributo alla discussione in corso tra i comunisti francesi

Non si contano più le dichiarazioni di dirigenti del PCF e gli articoli de l’Humanité sul tema centrale della loro risposta ai crimini di massa, alle sconfitte elettorali e alla deriva a destra del PS: “Bisogna salvare la sinistra”.

E’ una questione seria. Si sa che la deriva del partito comunista italiano divenuto partito democratico con l’assorbimento del vecchio partito socialista, ha portato ad elezioni legislative in cui le forze “di sinistra” sono state completamente escluse dal Parlamento! In Francia, in due regioni, il PS ha imposto la scomparsa di ogni eletto di sinistra (questo a causa della non partecipazione del Ps al secondo turno. Il Pcf non ha potuto quindi apparentarsi a nessuno perdendo così gli eletti NdT). La minaccia FN interroga dunque “la sinistra” sul rischio di riprodurre un 2002 in peggio, un FN al secondo turno con un vero rischio di vittoria!

Tutti i militanti progressisti sono ben coscienti della trappola. Poiché, per non votare a destra al secondo turno del 2017, occorrebbe che il candidato socialista sia secondo! La logica presidenziale della 5° Repubblica spingerà sempre più verso il voto utile e le “primarie” sostengono questa tendenza… Decidete di non votare alle primarie, allora non potrete che votare utile fin dal primo turno. Sì, il FN è una trappola per il popolo, che conduce a votare coscientemente per coloro che vi opprimono.

In questa situazione, l’ipotesi di un’altra candidatura di sinistra è totalmente incerta. Gli appelli di Pierre Laurent ai frondisti (i deputati del Ps in disaccordo con Hollande NdT) o di Olivier Dartigolles a Jean-Vincent Placé impostano il dibattito attorno a questa sinistra di sinistra, di una vera sinistra, di un Fronte di sinistra allargato, poco importa il nome. La crisi politica prodotta dalla deriva moderata del partito socialista, la sua accelerazione in reazione agli attentati, fa aumentare la pressione su questa “altra sinistra” e su tutti quelli che hanno costruito la loro legittimità politica sull’affermazione che esisteva una risposta “di sinistra”, come un’Europa “sociale” d’altronde. Alcuni si domandano come sia possibile porre ancora la questione di una candidatura comunista…!

Tuttavia, tutti hanno visto la loro sconfitta alle elezioni regionali. I Verdi perdendo più della metà dei loro voti, e il PCF, nello scompaginamento del Front de Gauche non è riuscito a mobilitare contro l’austerità, arretra anche lui, mentre il Partito Socialista mantiene i propri posti! Cosa può cambiare nei prossimi anni? Non sono le molteplici dichiarazioni “bisogna cambiare tutto, rivedere, rifondare” che ridaranno fiducia, riapriranno uno sbocco, una prospettiva sufficientemente solida e credibile per tener testa all’onda nera di Marine Le Pen. E per quanto riguarda il PCF, esso ha già utilizzato numerose formule, compresa quella di riaccendere le stelle ….difficile trovare di meglio….

Poiché il popolo a dire il vero, tiene conto della sua esperienza…non aveva creduto molto a François Hollande “il nemico è la finanza”, si era concentrato soprattutto sul rifiuto di Sarkozy nel 2012. Ma esso ha una certa esperienza della “sinistra”. Mitterrand che doveva cambiare la vita nel 1981 ha fatto la scelta dell’austerità pro-europea fin dal 1983, parlava di una “Francia unita” nel 1988 e l’ha profondamente divisa con Maastricht nel 1991. Una delle prime misure della “gauche plurielle” di Lionel Jospin nel 1997 fu la privatizzazione di France Télécom, prima di una lunga serie durata tutto il mandato, che si è concluso con lo choc del 2002…

Il popolo ha meno illusioni che nel 1981 sul cambiamento elettorale, è un male? Occorre tentare di fargli accettare una nuova “soluzione di sinistra”? Ha forse torto nel pensare che nessun programma elettorale, compreso quello del Front de Gauche del 2012, possa rimettere in discussione la dominazione del capitalismo globalizzato e dunque della guerra contro i salariati e il lavoro?

Il dietrofront della “vera sinistra greca” con Tsipras costretto a cedere al ricatto dell’Unione Europea evidentemente rafforza questa lucidità sulla potenza del capitalismo. Il popolo coglie così una verità profonda…. Esiste “un’altra politica” possibile nel capitalismo? E la sinistra si caratterizza per la messa in discussione del capitalismo? No, il popolo ha ragione di non attendersi nulla dalla sinistra. E, in larga maggioranza, esso si astiene. Fino a quando esso non considererà indispensabile, possibile mettere in discussione il capitalismo, non ha alcuna ragione di sostenere chiunque, salvo, per alcuni, di impedire il peggio, ma in questo caso, la cosa più utile a sinistra è votare socialista…

Detto in altro modo, chiedergli di salvare la sinistra per sé stessa è tempo perso. Invece, se esso non cede alla rinuncia, la sua esperienza non può che spingerlo che alla presa di coscienza del bisogno di una forza la cui natura, organizzazione, ancoraggio sociale, programma, sia nettamente in rottura con tutta la storia della sinistra,

Nessuna sinistra senza una ricostruzione comunista!

E’ per questo che i comunisti hanno una responsabilità importante, ed anche un’opportunità di riaprire finalmente il cantiere comunista! Per ricostruire le condizioni di vittoria contro la destra sotto ogni forma, occorre affrontare la sfida non della “sinistra”, ma “del comunismo”, come risposta storica, su scala storica, al capitalismo, al colonialismo, alla guerra!

Di fronte alla destra, evocare il partito comunista, il movimento comunista, le idee comuniste, significa porsi chiaramente in rottura con il capitalismo, ma significa anche fondare la nuova costruzione politica sulla rottura con la funzione storica della “sinistra” di una gestione più sociale del capitalismo. Significa prendere atto che si è usciti da quell’equilibrio dei blocchi con l’Unione Sovietica che permetteva, anche nei paesi capitalisti sviluppati, “il compromesso sociale”, soprattutto nell’Europa del nord.

Riproporre la questione comunista, è anche uscire finalmente dalla demonizzazione dell’esperienza del socialismo reale, e di affermare che una nuova forma di socialismo è necessaria e possibile, nel capitalismo sviluppato odierno, come dimostra nell’aleatorietà dei rapporti di forza, l’America Latina.

Fate la prova…. È sufficiente utilizzare il termine “comunista” affinché la discussione sia più diretta, più netta… Certo, esso crea opposizioni, lo slittamento a destra ha pesanti conseguenze su ogni battaglia ideale. Ma esso indica immediatamente “cambiamento di società”, dice subito che questo non può giungere attraverso un semplice cambio elettorale, e dice subito che è del tutto inutile a tal fine votare socialista…. ma consente anche di rispondere più efficacemente al Front National!

Nessuna lotta contro il Front National senza l’affermazione comunista

Perché, nel contesto della mondializzazione capitalistica, di fronte alla dura realtà della concorrenza di tutti contro tutti, non si può vincere contro il FN su una base culturale e di valori. Tanto più che le idee di riferimento del FN si diffondono e vengono accettate molto rapidamente, fino al punto che questo governo ne riprende alcuni… se sono i valori del FN ad essere pericolosi, allora tali valori sono già nell’agenda di governo? Non si può combattere il FN senza dire che si può fornire un’altra risposta nell’interesse dei popoli alla violenza della mondializzazione capitalista che distrugge ogni riferimento e protezione.

In altri termini, di fronte ad un Front National al servizio della concorrenza tra i popoli, occorre affermare un nuovo Fronte Popolare al servizio di una Repubblica sociale sovrana. Il legame tra la rottura con il capitalismo e la rottura con la mondializzazione capitalista è profondo. Qualsiasi iniziativa politica deve trovare sia un altro rapporto tra politica ed economia, nuove nazionalizzazioni, nuove forme di proprietà collettiva, ma anche un altro rapporto con il mondo, che fonda gli scambi sul mutuo interesse e non sulla legge del mercato. 

Affermare la scelta comunista, è affermare che il popolo è legittimato a decidere di fronte al capitale in ragione dei propri interessi, significa dare una risposta molto concreta agli effetti della mondializzazione. La risposta comunista consiste nell’uscire dalla “libera concorrenza non falsata” che genera la guerra tra lavoratori per imporre invece la cooperazione tra i popoli. Non si tratta di dire ai lavoratori “siate solidali con i migranti con l’accoglienza mentre i padroni utilizzano l’immigrazione per ridurre i nostri salari”. Di fronte al discorso razzista della preferenza nazionale del FN, occorre affermare una scelta nazionale di rifiuto delle direttive europee e di nuove cooperazioni orientate verso la reindustrializzazione in Francia. E occorre rilanciare la battaglia non per un “diritto alla migrazione”, ma per il diritto a “vivere e lavorare nel proprio paese”!

Un congresso per riprendere finalmente la questione comunista?

I lavori saranno immensi per rifondare un punto di vista comunista capace di ricostruire, lotta dopo lotta, la prospettiva di un’altra società, che bisogna nominare con chiarezza, e che il modo più netto e diretto è di designarla come una società socialista. Ma occorre anche ricostruire, battaglia dopo battaglia, un’altra concezione del legame politico, non più basato sull’elezione, ma anzitutto sulle lotte, rompendo con i decenni di condivisione del potere tra la sinistra e la destra.

Allora, passo dopo passo, il rafforzamento della questione comunista aprirà possibilità di alleanze, di fronti, di collettivi….ma senza dubbio la lezione di questa lunga storia di “unione della sinistra” che si conclude sotto i nostri occhi, sarà che occorre ormai costruire il raggruppamento popolare necessario, non più su queste differenze politiche fondate sulle elezioni e che ci ha così duramente straziati, ma sul suo contenuto politico al servizio dell’interesse generale, dell’interesse del più grande numero, dell’interesse popolare, in altre parole, sul suo contenuto di classe. Senza dubbio la denominazione di Fronte Popolare è per questo la più forte. Il Fronte Popolare, il popolo unito di fronte al padronato e di fronte al fascismo e che introdusse le vacanze pagate, qualsiasi siano le forme politiche precise, sono le manifestazioni che simbolizzano la nascita del Fronte Popolare, non gli accordi elettorali!

* “Faire vivre et renforcer le Pcf” da anni si batte per il ritorno del Partito Comunista Francese su posizioni marxiste-leniniste. Si è opposta risolutamente sia alla strategia di Robert Hue (ora nei socialisti) della “mutation” quanto all’adesione al Partito della Sinistra Europea, visto come uno strumento per giungere a una Bolognina francese.