Repubblica e Canton Ticino: la lista comunista raddoppia!

Massimiliano-AyRiceviamo dai compagni del Partito Comunista, e volentieri pubblichiamo, complimentandoci per il successo ottenuto nelle elezioni recentemente svoltesi nella Repubblica e Cantone Ticino, nella Svizzera Italiana

Lo scorso 19 aprile si sono svolte le elezioni politiche nella Repubblica e Cantone del Ticino, nella Svizzera Italiana. Accanto al rinnovamento del Gran Consiglio (parlamento) di 90 seggi eletti con il sistema proporzionale, la cittadinanza ha scelto anche i 5 ministri del Consiglio di Stato, ossia il governo del Cantone. Quest’anno si è introdotto il voto per corrispondenza e l’esito è stato non solo un incremento del fenomeno del “galoppinaggio” con buste di voto addirittura messe in vendita su ebay (naturalmente illegalmente) e casi di incetta di voti puniti penalmente, ma soprattutto con il superamento del 62,2% si è riscontrato un incremento della partecipazione al voto rispetto al 2011.

Un governo …collegiale

L’esecutivo ticinese è una forma di governo consociativa eletta su base proporzionale direttamente dai cittadini: il partito a maggioranza relativa è la Lega dei Ticinesi (corrispettivo della Lega Nord italiana), che dispone di due ministri. Tallonata dal Partito Liberale Radicale (PLR di centro-destra) che non è però riuscito a raddoppiare la sua presenza in governo. In forte calo il Partito Popolare Democratico (PPD, democristiano) e il Partito Socialista (PS, socialdemocratico). I comunisti erano candidati anch’essi al governo: benché non vi fossero chance di elezione e fosse evidente che si trattasse di una candidatura di bandiera, rispetto a quattro anni prima vi è stato un incremento dello 0,4%. Una crescita sorprendente, calcolando appunto il richiamo al “voto utile” avanzato dai socialdemocratici (che invece arretrano e confermano il loro seggio ministeriale solo grazie ai resti aritmetici dei voti emessi).

La sinistra di classe si conta

A sinistra della socialdemocrazia troviamo da anni in Ticino due forze politiche: i marxisti-leninisti del Partito Comunista (già Partito del Lavoro) guidati da Massimiliano Ay e i trotzkisti del Movimento per il Socialismo (MPS, già Partito Socialista dei Lavoratori) guidati da Giuseppe Sergi. Meglio radicato territorialmente il primo del secondo, queste due sigle stando ai risultati del 2007 (quando si presentarono divisi alle elezioni politiche) detengono un consenso alquanto simile: i comunisti raggiunsero allora lo 0,8% dei voti (perdendo il proprio unico seggio, ottenuto però solo grazie alla congiunzione di liste con i socialisti nel 2003) e l’MPS con il suo 0,7% non ne conquistò nessuno. Nel 2009 il Partito Comunista (PC) cambia la propria direzione politica, ringiovanendola profondamente, e riesce a siglare un’alleanza su base programmatica con i “rivali” di MPS.

Un successo elettorale per i comunisti

La lista unitaria fra MPS e PC raggiunse alle elezioni del 2011 l’1,2% ed elesse un deputato, Matteo Pronzini, un segretario sindacale di provenienza trotzkista molto noto soprattutto per lo sciopero delle Officine ferroviarie di Bellinzona, ma in seguito allontanato dal sindacato UNIA-Ticino (paragonabile alla CGIL italiana) per le sue posizioni di classe. Alle elezioni Pronzini superò di pochissimo il segretario del PC Massimiliano Ay, noto per il suo passato di leader studentesco e attivo con l’Antenna Svizzera della Federazione Sindacale Mondiale (FSM). Quest’anno, invece, nonostante i pronostici non fossero propriamente favorevoli all’affermazione di un progetto politico di sinistra combattiva, si è verificato un inatteso risultato: la lista MPS-PC è cresciuta raggiungendo l’1,45% e conquistando un secondo seggio che è andato proprio a Massimiliano Ay.

Due partiti al momento complementari 

PC e MPS sono due sigle politiche numericamente diverse: i comunisti hanno candidato una trentina di persone, contro la quindicina dei troskisti. Per quanto concerne i blocchi sociali si è riscontrata una certa complementarietà: il PC ha una strategia improntata sull’essere un partito di quadri capace di delineare proposte ragionevoli su ogni tematica d’attualità, nei suoi documenti si concepisce come “partito di governo ma non al governo”, ha sviluppato una presenza soprattutto giovanile e studentesca nel corso degli anni, con un intervento in ambito di politica educativa e di aggregazione socio-culturale, e si sta ora specializzando sui temi economico-finanziari e sulla cooperazione internazionale, mentre non dà per ora troppa priorità al radicamento in ambito operaio; l’MPS dal canto suo proviene invece dal milieu più strettamente sindacale con una certa capacità di intervento sui temi del lavoro e attualmente ha molto insistito sulla questione della salvaguardia degli ospedali di periferia, preferendo quindi un’azione più movimentista e tematica.

Un golpe nel Partito Svizzero del Lavoro

Per evitare la rielezione dell’uscente Pronzini, che metteva ombra ai dirigenti sindacali ticinesi odierni, e per contrastare Ay accusato di avere legami con i BRICS, ambienti vicini all’apparato sindacale socialdemocratico e settori cosiddetti “comunisti” legati al Partito della Sinistra Europea (SE) hanno orchestrato una scissione ai danni del Partito Comunista, fondando pochi mesi prima del voto il Partito Operaio Popolare (POP), diretto dal funzionario sindacale di UNIA-Ticino Leonardo Schmid ma controllato dietro le quinte dal prof. Norberto Crivelli (già presidente del Partito Svizzero del Lavoro e membro dell’Esecutivo del Partito della Sinistra Europea). Il POP si è configurato come una tipica lista di disturbo, assolutamente eclettica al suo interno presentando pochi candidati, portando avanti una campagna elettorale priva di programmi e alquanto sottotono, quel che basta insomma per sottrarre voti preziosi al mantenimento dell’unico seggio anti-capitalista ma senza voler costruire un’alternativa credibile. Al contrario: usando in campagna elettorale slogan folcloristici quali “no alla dittatura del capitale, potere popolare” pensando di comunicare così alla classe operaia in un contesto conservatore come quello elvetico, il POP ha avuto per obiettivo solo quello di ridicolizzare l’intera sinistra di classe. Il fatto però più grave è che attraverso un golpe nel Partito Svizzero del Lavoro, il POP è riuscito a farsi accogliere da esso come sezione cantonale ticinese, determinando conseguentemente l’espulsione dall’organizzazione nazionale del Partito Comunista della Svizzera Italiana e con esso non solo di Massimiliano Ay, ma anche una quindicina di consiglieri comunali e quasi un centinaio di giovani militanti. E nonostante questo appoggio fraudolento il POP ha racimolato solo lo 0,4% ed è rimasto fuori dai giochi.

Il sito web del Partito Comunista 
http://www.partitocomunista.ch/