Portogallo 1, Spagna 0

Concentração 22 Julho 2015di E. Téllez* | da larepublica.es

Traduzione di Giulia Salomoni per Marx21.it

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Quando ho visto in televisione i dirigenti di Unidos Podemos accettare visibilmente costernati che i risultati delle elezioni generali sono stati francamente deludenti mi è venuto in mente un ricordo che mi ha fatto riflettere. Non molto tempo fa ho visto un video del programma “Otra Vuelta de Tuerka”, un programma in cui Pablo Iglesias intervista eminenti personaggi del mondo della politica e della cultura. In questa intervista il “codino” intervista l’eurodeputata del Blocco di Sinistra del Portogallo (Partito referente di Podemos) Marisa Matias.

L’intervista risale alla primavera del 2015 (Pablo Iglesias era comunque eurodeputato) e tanto l’intervistatore quanto l’intervistata dissertano di diverse questioni (infanzia e vita dell’intervistata, referenti ideologici, visione politica su temi come i movimenti sociali, la costruzione dell’egemonia, la UE…). In un momento dell’intervista parlano dello storico Partito Comunista Portoghese, ed entrambi riconoscono il ruolo del PCP nella lotta contro la dittatura fascista di Oliveira Salazar, durante la rivoluzione dei garofani e nel movimento operaio e popolare del Portogallo; entrambi sono concordi nel dire che il PCP è un partito “superato e utile al sistema” e che il suo “settarismo operaista” gli impedisce di fare squadra con altri gruppi sociali per dare impulso a un processo di cambiamento.

Poco dopo mi sono ricordato che nell’ottobre dello scorso anno ci sono state le elezioni generali nel vicino paese iberico. Allora mi sono chiesto: che bilancio si può trarre dal risultato delle elezioni portoghesi rispetto a quelle spagnole? E poi, concretizzando ancora di più: che bilancio possiamo fare della tattica seguita da Podemos (o Unidos Podemos) e quella seguita dai comunisti portoghesi? La prima impressione è che a livello elettorale il Partito Comunista Portoghese ha ottenuto risultati elettorali più modesti rispetto alla formazione viola (8.2% contro il 20%): senza dubbio quando osserviamo il rendimento politico dei risultati sembra che i nostri vicini portoghesi abbiano tenuto conto dei seguenti dati:

In Portogallo sono riusciti a scalzare la destra dal governo.

Il PCP ha promosso un patto con i post-moderni del Bloco, i Verdi, il Partito Socialista Portoghese (omologo del PSOE) per sgomberare il conservatore Passos Coelho e permettere che il socialdemocratico Antonio Costas governi in minoranza. Curiosa la politica “settaria” dei comunisti portoghesi che sono capaci di stringere accordi con altre forze politiche a prescindere dalle notevoli differenze ideologiche (di fatto il PCP si presenta alle elezioni con i Verdi sotto la sigla “Coalizione Democratica Unitaria”).

La pressione dei comunisti portoghesi fa si che si invertano i tagli sociali

La pressione del PCP, dei sindacati, dei movimenti sociali e le forze progressiste ha costretto il nuovo esecutivo ad approvare misure per alleviare la difficile situazione della classe lavoratrice e popolare portoghese (aumento del salario minimo, delle pensioni, degli aiuti sociali…). Sono misure insufficienti ma che possono essere di grande aiuto a molte famiglie portoghesi. Quando il governo vuole approvare misure reazionarie (per esempio il riscatto di Novo Banco con denaro pubblico) i comunisti portoghesi si oppongono e propongono come alternativa nazionalizzare quella banca, obbligando i socialisti a cercare l’appoggio dei deputati conservatori per procedere al riscatto.

I comunisti portoghesi non hanno rinunciato ad una virgola del loro programma, né alla propria indipendenza politica.

Il fatto di stringere accordi puntuali con altre forze non ha comportato che il PCP rinunciasse ai suoi principi. Il partito continua a dichiararsi apertamente marxista-leninista e proclama di lavorare per costruire il socialismo e il comunismo in Portogallo. Non ha rinunciato a nazionalizzare i settori strategici né all’uscita dalla NATO. Continua a difendere una posizione internazionalista e solidale con i governi socialisti e antimperialisti del mondo (Cuba, Venezuela,…) e contro tutte le guerre imperialiste e neocoloniali. Sull’Unione Europea mantiene una posizione ferma, e quando la Commissione Europea ha annunciato possibili sanzioni contro il Portogallo per non aver raggiunto gli obiettivi relativi al debito i comunisti portoghesi hanno proposto l’uscita dall’Euro e hanno celebrato la vittoria della Brexit nel Regno Unito come una “vittoria di fronte alla paura”.

I comunisti portoghesi non hanno abbandonato le strade.

Il Partito Comunista Portoghese ha sempre avuto una grande influenza nel movimento operaio, sia per mezzo del suo sindacato di riferimento, la Confederazione Generale dei Lavoratori Portoghesi (che è il principale sindacato del Portogallo con 800.000 affiliati e è affiliata alla Federazione Sindacale Mondiale) sia per interventi diretti del partito nei centri di lavoro mediante le cellule di fabbrica. Dai tempi della dittatura fascista il Partito Comunista Portoghese ha svolto un ruolo primario in tutte le lotte operaie, democratiche e sociali.

La CGTP, a volte in collaborazione con il sindacato vicino al Partito Socialista UGT, ha convocato numerose proteste e scioperi generali contro le politiche di austerità dei governi che si sono succeduti. Inoltre partecipa e appoggia i movimenti sociali come il “movimento in difesa della scuola pubblica” o il movimento popolare anti-austerità “Qué se lixe a Troika”. I comunisti portoghesi hanno sempre vincolato la loro lotta per le riforme e i diritti sociali con il conseguimento del socialismo, la riforma come mezzo e non come fine.

Mentre in Spagna ci hanno convinto che per “assaltare il cielo” dobbiamo rinunciare alle nazionalizzazioni, alla Repubblica, a uscire dalla NATO e dall’Euro, ai nostri simboli storici, all’analisi di classe, alla difesa dei processi antimperialisti…Tutto per costruire “egemonia” e riuscire ad aggregare il massimo della popolazione possibile con assi trasversali, riuscire a vincere un’elezione, fare patti con i social-liberali di sempre e realizzare alcune riforme sociali; i comunisti portoghesi sono riusciti a fare tutto questo senza andare al governo, senza rinunciare ai loro principi, senza abbandonare le strade e i luoghi di lavoro. Quanto abbiamo da imparare dai nostri compagni della penisola!

*Graduado en Relaciones Laborales y Recursos Humanos por la UCLM. Activista y militante.