Le contraddizioni inter-imperialiste e il pericolo di guerra. La lotta per la pace*

di Ilda Figueiredo, Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese | da www.avante.pt

pcp bandiera voltoTraduzione di Marx21.it

Saluto calorosamente questo congresso che si svolge in un momento particolarmente grave della nostra vita collettiva, segnato dall’offensiva violenta dell’imperialismo contro i lavoratori e i popoli, che, sfruttando la crisi del capitalismo, porta a compimento la distruzione su larga scala dei diritti economici, sociali, politici e culturali.

Da un lato, nei principali centri capitalisti si cerca un autentico regolamento dei conti con i lavoratori e i popoli, nel tentativo di recuperare le porzioni di potere che essi avevano conquistato al capitale con la loro lotta e con lo sviluppo dei processi progressisti, rivoluzionari e di costruzione di società socialiste che hanno caratterizzato il XX secolo.


Dall’altro lato, si sta sviluppando una lotta molto dura contro l’aggravamento delle disuguaglianze, dello sfruttamento, dell’aggressività e dell’oppressione che si abbattono sui lavoratori e altri settori della popolazione, come si riscontra non solo in Portogallo e negli altri paesi dell’Unione Europea, ma anche nei paesi vittime di aggressioni militari come l’Afghanistan e l’Iraq e tra popoli che lottano per il riconoscimento della loro autonomia e indipendenza, come in Palestina o nel Sahara Occidentale.

Viviamo lotte, crescenti e diversificate, di sempre maggiori strati della popolazione, contro le politiche che proteggono gruppi economici e finanziari che tentano di appropriarsi delle leve che sono essenziali per lo sviluppo, come è visibile in Portogallo con il patto di aggressione, che insieme agli attacchi ai diritti sociali e del lavoro, insiste nelle privatizzazioni dei più diversi settori ed imprese, sempre con lo stesso obiettivo di ottenere ancora maggiori profitti e compensare le conseguenze devastanti della crisi di sovrapproduzione e di di sovraccumulazione del capitale, crisi che, in questa fase, si protrae da oltre quattro anni.

L’appropriazione di settori strategici dell’economia e della ricchezza si realizza attraverso vari processi predatori, che vanno dalla liberalizzazione crescente dei movimenti di capitale al fiorire di paradisi fiscali, fino alla liberalizzazione del commercio internazionale nel quadro dell’OMC, permettendo ai grandi gruppi multinazionali di aumentare il loro dominio sull’economia mondiale, sottomettendo gli stati ai loro interessi e obiettivi, in particolare nel controllo delle risorse naturali, dell’energia e dell’acqua, assumendo in molti casi le forme dell’autentico colonialismo, ponendo in discussione il diritto sovrano dei popoli a scegliere il loro destino, il che rappresenta una evidente minaccia alla pace.

E ciò che si sta vivendo anche nell’Unione Europea, che è una super-struttura del capitalismo europeo, e che si afferma, sempre di più, come un blocco imperialista, con una militarizzazione crescente, e pilastro europeo della NATO, dominato dalle principali potenze capitaliste europee, alleate degli USA nella strategia imperialista comune di sfruttamento, oppressione e ricolonizzazione del pianeta.

Offensiva dell’imperialismo

Le varie istituzioni europee, chiari strumenti politici di dominio dei grandi monopoli e del capitale finanziario, cercano di sfruttare la profonda crisi economica e sociale per approfondire il processo di concentrazione e centralizzazione del potere politico ed economico, sia con nuove direttive e trattati come quello di bilancio, per imporre una sola linea ultra-liberale, sia con patti sempre più aggressivi che sono stati imposti a Grecia, Portogallo e Irlanda, e che si vuole estendere a Spagna e Italia. In tal modo, si intensificano anche le disuguaglianze, la disoccupazione e la povertà, il che, allo stesso tempo, mette in causa la sovranità e l’indipendenza nazionali e rappresenta una grave minaccia alla Pace.

Inoltre, la recente attribuzione del Premio Nobel della Pace all’Unione Europea, dopo l’identica attribuzione a Barack Obama all’inizio del suo mandato alla presidenza USA, oltre al ripudio che merita, sottolinea la convergenza delle linee delle superpotenze, elemento questo che, con lo sviluppo delle lotte dei lavoratori e dei popoli, può rendere più evidente alle popolazioni quali sono i limiti oggettivi dell’Unione Europea, dimostrando che essa non è riformabile e che è condannata all’insuccesso.

Ma occorre avere chiaro che questo cammino della lotta organizzata dei popoli non è facile. Di fronte ci troviamo l’intensificazione dell’offensiva dell’imperialismo, anche nel campo economico e sociale, con il rafforzamento dell’articolazione sovranazionale delle sue istituzioni (FMI, Unione Europea, OMC, Banca Mondiale, ecc.), il crescente ricorso alle aggressioni militari, con l’utilizzo della NATO, soprattutto dopo il cambiamento della sua concezione strategica al Vertice di due anni fa, e la campagna ideologica scatenata con il dominio dei mezzi di comunicazione sociale di massa.

In tal modo cercano di rispondere alla stessa crisi del capitalismo, cosa che, a sua volta, moltiplica nuovi focolai di crisi, come quelli che si stanno manifestando in Europa e nel Medio Oriente, ma che si cerca di estendere da altre parti, in Africa, in Asia e in America Latina, come abbiamo constatato con i colpi di stato in Honduras, in Paraguay e nella conservazione dell’inammissibile blocco economico a Cuba, di fatto rispettato solo da USA e Israele, gli stessi che continuano ad avere le principali responsabilità per i massacri in Palestina, in violazione di tutte le decisioni dell’ONU.

Ma ci sono anche lotte e cambiamenti molto positivi, come l’avanzata dei processi di cooperazione e integrazione in America Latina, conseguenza dei suoi specifici contesti di evoluzione delle lotte operaie e popolari, che contrasta con la tendenza al riflusso prevalente sul piano mondiale. Sono esempi importanti del fatto che sono possibili strade alternative di uscita dalla crisi, dallo sfruttamento e dall’oppressione, dalle pratiche aggressive e predatorie del capitalismo, come quelle che sperimentiamo in Portogallo e nell’Unione Europea.

Nel frattempo, non possiamo ignorare che nella fase concreta in cui ci troviamo, persistono gravi pericoli sul piano nazionale, europeo e mondiale. E che, collegati al processo di riconfigurazione degli stati, si sviluppano processi di crescente attacco ai diritti democratici, sia attraverso la restrizione delle attività sindacali e politiche delle forze e partiti progressisti e comunisti, sia attraverso il tentativo di contenimento, repressione e criminalizzazione della lotta sociale, la promozione dell’anticomunismo, la generalizzazione dell’ingerenza e del ricatto contro i popoli.

Allargare la convergenza

A volte, per dare copertura alla loro strategia di dominio e di espansione, le principali potenze imperialiste accentuano la manipolazione e il controllo, e tentano di strumentalizzare l’ONU, violando la stessa Carta delle Nazioni Unite e cercando di distruggere il diritto internazionale, come è risultato ben evidente con l’aggressione imperialista alla Libia da parte della NATO, ed è riscontrabile oggi con le manovre destabilizzanti in Siria.

In questo contesto, diventa fondamentale allargare la convergenza dell’azione di denuncia e delle lotte dei lavoratori e dei popoli contro le diverse forme che assumono l’offensiva dell’imperialismo e il carattere globale della crisi del capitalismo. In questo processo ha particolare importanza l’esistenza di partiti comunisti organizzati, legati alle masse e alle rispettive realtà nazionali, con la loro ideologia e indipendenza di classe, la loro cooperazione e solidarietà internazionalista. Solo così, sarà possibile difendere la pace e impedire la guerra, perché solo così saremo in grado di ottenere rotture democratiche e rivoluzionarie che abbiano il socialismo come obiettivo. Ma è ugualmente importante lo sviluppo del lavoro in organizzazioni unitarie come il Consiglio Mondiale della Pace di cui il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione fa parte, e dove lavoriamo per allargare e consolidare il movimento della Pace.

In Portogallo, è molto importante difendere i valori di Aprile nella difesa delle funzioni sociali dello Stato, dei diritti del lavoro e sociali, nel rispetto della dignità di chi lavora, denunciando la violenza della disoccupazione e della povertà, ed anche sottolineare la necessità della realizzazione dell’articolo 7° della Costituzione della Repubblica Portoghese, che sostiene l’abolizione dell’imperialismo, del colonialismo, di qualsiasi altra forma di aggressione, dominio e sfruttamento nelle relazioni tra i popoli, quanto il disarmo generale, simultaneo e controllato, la dissoluzione dei blocchi politico-militari e l’instaurazione di un sistema di sicurezza collettiva, con l’obiettivo della creazione di un ordine internazionale capace di assicurare la pace e la giustizia nelle relazioni tra i popoli.

E’ stata particolarmente importante la campagna in difesa della Pace e contro il Vertice della NATO in Portogallo – la Campagna Pace si! NATO no!

La lotta per la Pace è parte integrante della lotta per la difesa della democrazia e il socialismo e per la realizzazione dei valori di Aprile nel futuro del Portogallo.

*Intervento al 19° Congresso del Partito Comunista Portoghese