La Rivoluzione portoghese e la situazione in Europa e nel mondo 40 anni dopo

festadoavante falcemartellodi Pedro Guerreiro | da www.pcp.pt

Traduzione di Marx21.it

Il testo, di cui proponiamo la traduzione, è l’intervento introduttivo svolto da Pedro Guerreiro, della Segreteria del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese, al Seminario internazionale organizzato nell’ambito delle iniziative della recente Festa di Avante (5-6-7 settembre), quale occasione di riflessione per i comunisti e le forze progressiste nel 40° anniversario della Rivoluzione portoghese dell’aprile 1974.

All’iniziativa hanno preso parte i partiti e le forze progressiste invitati alla festa dei comunisti portoghesi. Per il Partito dei Comunisti Italiani ha partecipato ai lavori Lucia Mango, della Segreteria nazionale.

Desideriamo ringraziare la vostra partecipazione fraterna a questo Seminario. E’ per noi, comunisti portoghesi, motivo di grande gioia poter condividere insieme a voi un evento importantissimo della nostra storia che ha segnato e continua a segnare profondamente la realtà in Portogallo e che ha avuto significative ripercussioni a livello internazionale.

La Rivoluzione di Aprile ha rappresentato un’affermazione di libertà, di emancipazione sociale e di indipendenza nazionale.

Avviata dalla sollevazione militare del Movimento delle Forze Armate (MFA) il 25 aprile 1974 e seguita, immediatamente dalla sollevazione popolare, la Rivoluzione di Aprile ha trasformato profondamente la società portoghese.

Al culmine di una continua ed eroica lotta del popolo portoghese, la Rivoluzione di Aprile ha significato la fine della dittatura fascista, la conquista della libertà e l’instaurazione di un regime democratico con un’ampia partecipazione popolare; la fine della guerra coloniale e il riconoscimento del diritto all’indipendenza di popoli colonizzati da secoli; la libertà sindacale e ampi diritti dei lavoratori; la liquidazione del capitalismo monopolistico di Stato, dei gruppi monopolisti e del loro dominio economico e politico, con la nazionalizzazione dei settori economici strategici e la loro collocazione al servizio del popolo e del Paese; la fine del grande latifondo nel Sud, con la realizzazione della riforma agraria, la fine della disoccupazione e il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni in quelle regioni; importanti diritti delle donne e dei giovani e l’elevazione del livello di vita del popolo; ha significato la fine dell’isolamento internazionale del Portogallo e della sua completa sottomissione all’imperialismo e ha aperto la strada a una politica di pace, di cooperazione e di amicizia con tutti i popoli del mondo.

La classe operaia, i lavoratori, le masse popolari e militari progressisti – “i capitani di Aprile” -, uniti nell’alleanza Povo-MFA (Popolo-MFA), sono stati i protagonisti delle conquiste realizzate tra il 1974-1975 e in seguito consacrate nella Costituzione della Repubblica, approvata il 2 aprile 1976. Costituzione che, va ricordato, sostiene l’obiettivo di “assicurare la transizione al socialismo attraverso la creazione delle condizioni per l’esercizio democratico del potere da parte delle classi lavoratrici”.

Nel 40° anniversario della Rivoluzione portoghese proponiamo di condividere insieme a voi alcune delle particolarità e importanti insegnamenti del processo per la lotta di emancipazione sociale e nazionale dei lavoratori e del popolo portoghese.

La Rivoluzione di Aprile è stata una rivoluzione allo stesso tempo anti-fascista, anti-monopolista, anti-latifondista, anti-colonialista e anti-imperialista. Una rivoluzione che, nei suoi aspetti fondamentali, ha confermato il Programma del PCP per la rivoluzione democratica e nazionale, approvato nel suo VI Congresso, nel 1965.

Per la definizione del suo Programma, il PCP aveva analizzato, applicando il marxismo-leninismo, le condizioni concrete del paese, la sua storia, le sue particolarità, prendendo in considerazione il livello di sviluppo del capitalismo in Portogallo, le classi che detenevano il potere e la forma con cui lo esercitavano e la duplice situazione di paese colonizzatore e colonizzato dall’imperialismo straniero.

Confermando le leggi generali del processo rivoluzionario – in particolare quelle relative al ruolo della classe operaia e delle masse popolari, al partito, al potere, e alla proprietà dei mezzi di produzione – la Rivoluzione portoghese conferma anche che le stesse leggi non solo non sono contraddittorie con l’esistenza di particolarità nazionali, ma presuppongono la loro relazione dialettica.

Come altri processi di trasformazione rivoluzionaria, la Rivoluzione portoghese ha dimostrato che le rivoluzioni non si copiano, né emergono dai manuali come se fossero modelli a cui la realtà dovrebbe conformarsi, poiché a differenti situazioni corrisponderanno naturalmente differenti soluzioni nella costruzione di una nuova società.

La Rivoluzione portoghese pone pure in evidenza l’importanza della questione nazionale e la sua inseparabile correlazione con la questione di classe, confermando l’importanza del contesto nazionale come campo determinante per la difesa e la conquista di diritti e lo svolgersi dei processi di trasformazione sociale e di emancipazione dei popoli.

La Rivoluzione di Aprile evidenzia che sono inseparabili e complementari quattro aspetti principali della democrazia – economico, sociale, politico e culturale – e il loro legame con l’aspetto nazionale, vale a dire, l’indipendenza e la sovranità nazionali.

La conquista delle libertà, dei diritti e di un regime di democrazia politica sono stati, nella Rivoluzione portoghese, inseparabili dalla liquidazione del potere economico e politico dei gruppi monopolisti e dei latifondisti. Inoltre, di fronte alla cospirazione, al sabotaggio e ai tentativi di golpe controrivoluzionari, queste trasformazioni sono risultate fondamentali per la difesa delle libertà e della democrazia che stava spuntando.

Risultante dalla particolarità della situazione portoghese e dalla natura della dittatura fascista in Portogallo – “il governo terrorista dei monopoli (associati all’imperialismo straniero) e dei latifondisti” -, la Rivoluzione portoghese non è stata sia una rivoluzione democratico-borghese sia una rivoluzione socialista. L’originalità della Rivoluzione portoghese sta nel fatto che il suo carattere anti-monopolista e anti-imperialista e l’obiettivo del socialismo erano presenti, non in forma contraddittoria, ma dialetticamente legati – formando due fasi differenti che, pur non confondendosi, sono complementari, esistendo obiettivi di fase della rivoluzione democratica e nazionale che sono allo stesso tempo obiettivi di fase socialisti. Vale a dire, la lotta per la rivoluzione democratica e nazionale era già parte costitutiva della lotta per il socialismo.

L’alleanza Povo-MFA ha rappresentato il motore del processo rivoluzionario. Un’alleanza anti-monopolista e anti-imperialista che ha abbracciato settori molto vasti del popolo portoghese.

Come in altri processi rivoluzionari, anche nella Rivoluzione portoghese l’azione creativa delle masse popolari, che ha anticipato sempre le decisioni del potere politico, è stato fattore determinante delle trasformazioni rivoluzionarie – come le nazionalizzazioni, il controllo operaio, la riforma agraria.

Tuttavia, sebbene abbiano realizzato grandi e profonde trasformazioni, i lavoratori e il popolo portoghese non sono riusciti ad imporre un potere rivoluzionario e a costruire lo Stato democratico corrispondente a tali trasformazioni – confermando la questione dello Stato come questione centrale in ogni rivoluzione.

La Rivoluzione portoghese ha affrontato, fin dal primo momento, il sabotaggio economico e colpi reazionari, divisioni in seno alle forze democratiche e nel MFA, il ruolo del Partito Socialista (PS) e il suo legame con i settori più reazionari, l’azione di gruppi estremisti di sinistra, le pressioni e le ingerenze dell’imperialismo, che hanno portato al blocco e alla fine del processo rivoluzionario. Con il primo Governo formato dal PS, ma di fatto alleato alla destra, si è concretizzata la svolta verso il processo controrivoluzionario di recupero capitalista, agrario e imperialista che, nonostante la resistenza e la lotta dei lavoratori e del popolo portoghese, ha condotto alla gravissima situazione in cui oggi il paese si trova.

In 38 anni di politiche di destra e 28 anni di integrazione capitalista europea – nella CEE/Unione Europea -, il grande capitale, con la socialdemocrazia e la destra, ha promosso la ricostituzione dei gruppi monopolisti e il ritorno del loro potere economico e politico; l’attacco ai diritti del lavoro e sociali; la degradazione del regime democratico; la diffusione di valori retrogradi e reazionari; la sottomissione e il sacrificio degli interessi nazionali a interessi stranieri – una politica di permanente affronto alla Costituzione portoghese e alla legalità democratica, che mette in serio pericolo il regime democratico costituzionale e l’indipendenza e la sovranità nazionali.

La Rivoluzione di Aprile è stata una rivoluzione incompiuta. Nonostante abbia rappresentato un’avanzata storica, molte delle sue principali conquiste sono state distrutte, mentre altre, pur indebolite e minacciate, continuano ad essere presenti nella vita del popolo portoghese.

In Portogallo si è realizzato un processo rivoluzionario che, perché corrispondeva alle condizioni obiettive della società portoghese e alle più profonde aspirazioni del popolo portoghese, ha lasciato profonde realizzazioni, esperienze e valori che si proiettano nel presente e nel futuro del Portogallo – una realtà, va sottolineato, che distingue e definisce la situazione portoghese. L’attuale Programma del PCP per una Democrazia Avanzata parte precisamente da questa realtà. Programma che, rivisto nel suo XIX Congresso nel 2012, si è poi intitolato “Una Democrazia Avanzata, i Valori di Aprile nel futuro del Portogallo”.

Lottando per la rottura con decenni di politica di destra, il PCP lotta per un’alternativa patriottica e di sinistra che apra la strada a una Democrazia Avanzata che proietti i valori di Aprile nel futuro del Portogallo e che è parte integrante e costitutiva della lotta per il socialismo.

Alternativa e strada che passano attraverso lo sviluppo e l’intensificazione della lotta dei lavoratori e del popolo, attraverso la convergenza dei democratici e patrioti e, necessariamente, attraverso lo sviluppo del PCP.

La Rivoluzione portoghese si inserisce in quell’ampio movimento, e tempo, di avanzata dell’emancipazione nazionale e sociale che ha segnato il decennio 70 dello scorso secolo, dopo la vittoria sul nazi-fascismo e del rapporto di forze favorevole alle forze democratiche e antifasciste, di pace e di liberazione nazionale, del progresso e del socialismo, che ha segnato la seconda metà del XX secolo.

Un tempo segnato dalle grandi vittorie e conquiste dell’URSS e dei paesi socialisti, dalle conquiste della classe operaia e del movimento sindacale di classe nei paesi capitalisti, dalla rovina del sistema coloniale e la liberazione dei popoli da secoli colonizzati e sfruttati.

Con la scomparsa dell’URSS e del campo socialista in Europa e il cambiamento nel rapporto di forze a livello mondiale che ne è risultato, l’imperialismo si è lanciato in una vasta offensiva contro i processi di emancipazione nazionale e sociale e le conquiste e i progressi realizzati dopo la vittoria sul nazi-fascismo, cercando di ristabilire il suo dominio, sfruttamento ed egemonia mondiale, propagandando l’idea della fine della storia.

Tuttavia, come l’evoluzione della situazione mondiale dimostra, non solo la storia non è terminata, ma il capitalismo è un sistema segnato da insanabili contraddizioni e brutali ingiustizie e piaghe sociali, incapace di corrispondere ai bisogni, agli interessi e alle aspirazioni dei popoli.

Come constatiamo, l’espansione planetaria delle relazioni di produzione capitaliste, l’inaudita centralizzazione e concentrazione del capitale, il travolgente dominio del capitale finanziario, la mercantilizzazione di tutte le sfere della vita sociale, la natura sempre più speculativa e parassitaria del sistema, il peso crescente della corruzione e dei traffici criminali, sono tratti distintivi del capitalismo contemporaneo.

40 anni dopo la Rivoluzione di Aprile e il momento in cui si inseriva, la situazione internazionale è marcata dall’approfondimento della crisi strutturale del capitalismo e da un importante processo di riaggregazione delle forze su scala mondiale, a cui l’imperialismo risponde intensificando lo sfruttamento e l’oppressione nazionale, imponendo una brutale svalorizzazione del lavoro e la regressione sociale e la ricolonizzazione di vaste regioni del mondo.

Nel quadro della profonda crisi e dell’accentuazione delle sue contraddizioni, l’Unione Europea, sotto il dominio dei monopoli e delle sue grandi potenze, guidate dalla Germania, approfondisce il suo carattere neoliberale, federalista e militarista e dà l’assalto ai diritti dei lavoratori e alla sovranità dei popoli.

Si rileva, nel frattempo, che, nello stesso momento in cui si concerta per lo sfruttamento dei lavoratori e l’aggressione ai popoli, le grandi potenze imperialiste non cessano di rivaleggiare tra loro. Le loro contraddizioni sono presenti e tenderanno ad acutizzarsi con l’approfondimento della crisi di sovrapproduzione e sovraccumulazione che si trascina.

L’instabilità e l’insicurezza caratterizzano la situazione internazionale. Gli USA, con i loro alleati, rafforzano le loro alleanze politico-militari come la NATO (che svolge in questo momento un vertice in Gran Bretagna) -, proseguono la corsa agli armamenti e nel militarismo, strumentalizzano forze fasciste e terroriste, generalizzano focolai di tensione e destabilizzazione, fomentano l’ingerenza, l’aggressione e la guerra – il che rappresenta una seria minaccia per la pace nel mondo, nel contesto in cui una nuova guerra mondiale potrebbe significare l’annichilimento dell’Umanità.

L’oppressione del popolo palestinese e la metodica colonizzazione della Palestina da parte di Israele; la distruzione della Jugoslavia; l’aggressione all’Afghanistan, all’Iraq e alla Libia; il crescente interventismo militare e le operazioni di ricolonizzazione in Africa; la galoppante militarizzazione dell’Estremo Oriente che ha di mira la Cina; la permanente tensione nella Penisola di Corea; il militarismo revanscista giapponese; il blocco contro Cuba e la destabilizzazione in Venezuela e in altri paesi dell’America Latina; il premeditato aggravamento della situazione in Ucraina, che mira alla scalata del confronto con la Federazione Russa – sono espressione della scalata aggressiva dell’imperialismo.

Una situazione che rende urgente la convergenza delle forze che possano confluire nella lotta contro le guerre imperialiste, l’oppressione e la minaccia del fascismo e per il rafforzamento del movimento della pace e della solidarietà con i popoli.

Agli amanti della pace si pone l’esigenza del rafforzamento della lotta a favore del disarmo, in particolare del disarmo nucleare, della fine delle basi militari straniere, dello scioglimento della NATO, della risoluzione pacifica dei conflitti internazionali, del rispetto della sovranità e indipendenza nazionale, del progresso sociale, dell’amicizia e cooperazione tra i popoli – di un’azione che contribuisca all’ampliamento della coscienza del fatto che la causa delle guerre ha radici nel sistema stesso che la genera, il capitalismo.

L’offensiva dell’imperialismo si confronta con la resistenza dei lavoratori e dei popoli. Sebbene, a livello mondiale, i tempi siano ancora quelli della resistenza e dell’accumulazione di forze, le difficoltà, le contraddizioni, la crisi in cui il capitalismo è immerso e, soprattutto, la lotta crescente dei lavoratori e dei popoli in tutto il mondo, possono bloccare i settori più reazionari e aggressivi dell’imperialismo, imporre loro sconfitte e arretramenti e conquistare importanti conquiste e trasformazioni progressiste e rivoluzionarie.

In questo contesto, si verifica un importante processo di riaggregazione delle forze su scala mondiale che, accompagnando il declino relativo degli USA, mette in discussione oggettivamente il dominio egemonico dell’imperialismo. Un complesso processo che, pur non esente da contraddizioni, potrebbe aprire prospettive positive nell’evoluzione del rapporto di forze a livello mondiale e, in tal modo resistere al tentativo di recupero imperialista; i processi di affermazione della sovranità e nazionale camminano sulla via di più avanzate trasformazioni anti-monopoliste e anti-imperialiste; e si confermano e approfondiscono processi che definiscono come obiettivo il socialismo.

Se la situazione internazionale racchiude seri e grandi pericoli, ugualmente apre grandi potenzialità per la lotta di emancipazione dei lavoratori e dei popoli.

Di fronte alle grandi esigenze che la situazione pone e nel quadro di una grande diversità di situazioni, riteniamo debba porsi come compito centrale il rafforzamento dei partiti comunisti e delle altre forze rivoluzionarie – del loro radicamento tra le masse e del legame con le proprie realtà nazionali -, così come consideriamo fondamentale il rafforzamento della loro unità e cooperazione internazionalista, potenziando l’azione comune e convergente a partire dalla valorizzazione del molto che ci unisce. In tale quadro, il PCP valorizza la realizzazione del 16° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai che si svolgerà dal 13 al 15 novembre, in Ecuador.

Allo stesso modo, il PCP considera di grande importanza la convergenza e l’unità del movimento comunista e rivoluzionario internazionale con altre forze progressiste e anti-imperialiste, per il diritto all’autodeterminazione dei popoli e della lotta di liberazione dal dominio coloniale contro il fascismo e l’oppressione, per la libertà e la democrazia, in difesa della sovranità e indipendenza nazionali e del diritto dei popoli a optare per processi di trasformazione anti-monopolista e anti-imperialista e per il socialismo.

In questo ambito e sul piano europeo, il PCP è impegnato nella cooperazione dei partiti comunisti e di questi con altre forze progressiste che abbiano come obiettivo un’altra Europa di cooperazione, progresso e pace.

Stiamo condividendo con voi alcune delle nostre riflessioni sulla Rivoluzione portoghese e la situazione in Europa e nel Mondo 40 anni dopo, sull’esperienza di lotta del PCP e del popolo portoghese, sull’analisi del PCP in merito all’evoluzione della situazione nel nostro paese e nel mondo.

Lo facciamo senza nessuna pretesa di erigere l’esperienza della Rivoluzione portoghese a modello universale. Anzi, come abbiamo affermato è la stessa esperienza della Rivoluzione portoghese che ci conferma l’inesistenza di modelli della rivoluzione e l’importanza della relazione dialettica tra le leggi generali del processo rivoluzionario e le particolarità nazionali.

Allo stesso modo e nel quadro della diversità delle situazioni, del percorso, delle condizioni e dei compiti che si pongono ai partiti e alle forze qui rappresentate, vogliamo anche conoscere le vostre riflessioni ed esperienze che, come comprenderete, hanno grande valore per il nostro Partito.

Partito patriottico e internazionalista, il PCP lotta in difesa dell’indipendenza e sovranità nazionali – del diritto inalienabile del popolo portoghese a decidere del proprio destino – ed è solidale con i lavoratori e i popoli di tutti i paesi in lotta per i loro giusti diritti e aspirazioni, per la pace, l’amicizia e la cooperazione dei popoli.

E’ con profonda fiducia nella determinazione, resistenza lotta e capacità di concretizzazione della classe operaia e dei lavoratori, delle masse popolari, che il PCP continua ad essere impegnato nel rafforzamento del suo legame con il popolo portoghese.

Partendo dalla sua esperienza di 93 anni di lotta e di esperienza storica dei comunisti e rivoluzionari di tutto il mondo, il PCP, partito della classe operaia e di tutti i lavoratori, continua la lotta in difesa dei giusti interessi, diritti e aspirazioni del popolo portoghese, promuovendo l’organizzazione, l’unità e lo sviluppo e il successo delle lotte, la costituzione di un ampio fronte sociale, la convergenza dei patrioti e dei democratici, per l’alternativa patriottica e di sinistra, per una Democrazia Avanzata, per i Valori di Aprile nel futuro del Portogallo, per il socialismo e il comunismo.

Sono i popoli che con la loro lotta finiscono sempre di determinare il corso della Storia. Di fronte alla natura sfruttatrice, oppressiva, aggressiva e predatoria del capitalismo il PCP ritiene che si evidenzi ancora una volta l’attualità e l’importanza del progetto comunista, la necessità di una società nuova, del socialismo e del comunismo: attraverso diversificate strade e fasi, pensiamo che sia questa la grande prospettiva che sta di fronte ai lavoratori e ai popoli.

Salutando ancora la presenza dei partiti comunisti e forze progressiste qui rappresentati, esprimiamo la volontà del PCP che questo Seminario contribuisca a rafforzare le nostre relazioni di amicizia, di cooperazione e di solidarietà.

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