I comunisti: «Syriza è il nuovo Pasok»

Intervista di Michelangelo Cocco, Atene | da il Manifesto

kke bandiereParla Liana Kanelli, deputata greca del Kke, l’anima più combattiva dell’ultimo partito filosovietico della Ue «Solo con un governo del popolo si può cancellare unilateralmente il debito» «È impossibile fare una politica per le classi meno abbienti senza dire no all’Europa»

Un anno fa, viene centrata in faccia dallo yogurt che un gruppo di manifestanti (seguendo lo «yaourtoma», pratica di protesta affermatasi dalla seconda metà del secolo scorso) le lancia mentre sta entrando in Parlamento, proprio per battersi contro le misure di «austerità» denunciate da quei dimostranti inferociti. Nel settembre 2011, dal suo scanno parlamentare brandisce un palatone e una bottiglia di latte, evidenziando a modo suo che il popolo greco è stato ridotto in povertà dai tagli imposti dalle istituzioni internazionali. La settimana scorsa rimedia tre schiaffoni in pieno volto da Ilias Kassidiaris, dopo avergli lanciato contro una copia di Ryzospastis (“il radicale”, il quotidiano del partito comunista) per difendere la collega Rena Dourou, di Syriza, insultata dal deputato neonazista in diretta tv. 

L’immagine da «kamikaze» della politica di Liana Kanelli è un’espressione della coerenza che anche gli avversari più accaniti le riconoscono. Tanto che, sostengono in tanti, è lei – più della segretaria generale Aleka Papariga – l’anima del Kke, il partito comunista greco, l’ultima roccaforte politica filo sovietica dell’Unione europea con un discreto peso elettorale: 536.072 voti (8,48%) e 26 seggi alle elezioni del 6 maggio scorso. La difesa a oltranza della memoria storica dell’Urss (Stalin compreso) e l’obiettivo dell’uscita di Atene dall’Ue (mentre oltre il 70% dei cittadini vi si sente profondamente legato) hanno contribuito, il 6 maggio scorso, a far guadagnare ai comunisti solo lo 0.94% rispetto alle precedenti politiche. 

Alla vigilia delle elezioni di domenica prossima, il Kke (komunistiko koma ellados), il partito che ha liberato la Grecia dal nazifascismo e che – tradizionalmente terza formazione politica del Paese – ha sempre svolto un ruolo importante nei momenti cruciali della tormentatatissima storia recente del Paese, rischia di diventare parlamentarmente irrilevante, schiacciato dal suo rifiuto di governare con i partiti «socialdemocratici» e dall’avanzata elettorale di Alexis Tsipras e compagni. Ne abbiamo discusso con Kanelli – giornalista, classe 1954, in parlamento dal 2000 – nel «fortino» del partito a Perissos, alla periferia di Atene.

Il leader di Syriza, Alexis Tsipras, spera di formare un governo che cancelli i memorandum. Dal momento che anche voi del Kke siete contro quegli accordi impopolari, perché escludete di partecipare a un esecutivo con la sinistra radicale?

È impossibile fare una politica in favore delle classi meno abbienti senza avere il coraggio di dire «no» al trattato di Maastricht, che è il vero inferno per tutti i popoli d’Europa. Tsipras è un bugiardo: non esiste governo che possa annullare questi memorandum senza essere contrario all’idea prima di questa Europa, cioè il trattato di Maastricht. L’Unione europea è un carcere dove dominano i capitalisti e i loro monopoli e Syriza vuole starci dentro, magari concedendo un’ora d’aria ai detenuti, il popolo greco. Sono crollate le illusioni di quella che sperava di essere diventata classe media: cinque anni dopo il nostro ingresso nell’euro, abbiamo già sperimentato la recessione, e ora siamo alla fame. E poi Syriza dice che vuole restare nella Nato e solo in un secondo momento pensare di uscire dall’Alleanza atlantica. 

Perché non credete nella possibilità di una «rifondazione dell’Ue in senso non ultra liberista», come i firmatari di un appello pro-Syriza pubblicato dal nostro giornale?

Noi riteniamo che un cambiamento, storicamente fatale, ci sarà, ma potrà arrivare soltanto dalla base, dai popoli. Dieci milioni di tedeschi lavorano e vivono come i poveri greci, e così 20 milioni di spagnoli. E guarda cosa è successo in Danimarca, con un governo socialdemocratico, come sarebbe quello di Syriza: pensioni a 73 anni e mezzo, tagli del 20% all’istruzione e alla sanità. L’obiettivo degli Stati Uniti è contrastare la potenza tedesca, per questo Obama appoggia Syriza e qui da noi si respira questo anti-germanismo dilagante. C’è una guerra valutaria: euro contro dollaro, contro yuan, contro yen. E la Grecia viene usata dal Fondo Monetario internazionale come porta d’ingresso in Europa.

Il Partito comunista dell’interno, divenuto in seguito Synaspismos e poi Syriza è sempre stato un partito minoritario, mentre il Kke era molto più rappresentativo. Il 6 maggio scorso però il 17% dei greci ha preferito la coalizione della sinistra radicale rispetto a voi. Come se lo spiega?

Sono degli opportunisti, l’ascesa di Syriza ricorda quella del Pasok dopo la fine della dittatura (nel 1973, ndr), realizzata impedendo ai comunisti di riorganizzarsi dopo il crollo del regime dei colonnelli: dal 7% al 21%, al 48% in sette anni. Ora i capitalisti stanno scommettendo su Syriza e facendo pressione sugli ex membri del Pasok che si sono aggregati a Syriza. Con l’ultimo voto, oltre 700 mila elettori si sono trasferiti dai socialisti alla sinistra radicale. E nel lasso di tempo tra le elezioni del 6 maggio e quelle di domenica prossima è nata la Syriza che bussa alla porta del potere. È nient’altro che il nuovo Pasok. 

Come si esce dalla crisi secondo il Kke?

Soltanto con un movimento popolare molto forte, anche se per costruirlo ci vorranno molti più anni di quanto ci piacerebbe. I miracoli non esistono: abbiamo 1,5 milioni di disoccupati che nei prossimi mesi diventeranno 2 milioni: metà della popolazione in età lavorativa senza un impiego. Il modo in cui le classi dirigenti ci hanno portato nell’Ue e poi nell’euro è stato violentissimo: all’inizio di questo percorso per ogni prodotto agricolo importato ne esportavamo sette, oggi per ogni prodotto esportato ne importiamo 70! Con la politica agricola comune e il sistema delle quote, l’Europa ci ha imposto di fermare delle produzioni che ci avrebbero permesso di sopravvivere tranquillamente. Ora dovremmo cancellare unilateralmente il debito, ma possiamo farlo sono con un governo del popolo. Syriza invece vende l’illusione che la gente possa recuperare i soldi perduti sul mercato azionario. Ma dove? Da compagnie europee offshore perfettamente legali? Dal mercato? È impossibile! L’unica possibilità che abbiamo è nazionalizzare le nostre risorse naturali, il sistema energetico e ripartire da lì. E uscire dalla Nato: per mantenere truppe in Somalia, in Jugoslavia e Afghanistan spendiamo 1,2 milioni di euro al giorno mentre la gente non ha più i soldi per acquistare i medicinali.

Non credete di aver raccolto poco dalle ultime elezioni anche a causa dei vostri cortei separati da quelli del movimento e del vostro linguaggio sovietico?

Forse è vero, ma non potete immaginare il livello di propaganda contro di noi da parte dei media europei. C’è una decadenza del movimento operaio, favorita da anni dal Pasok. Tocca a noi ricostruirlo. Noi siamo un partito serio, che non mente. Qui c’è disperazione e molte persone hanno preferito attaccarsi alle bugie di Syriza. Il pericolo più grande è che se Syriza deluderà i lavoratori, ci sarà un riflusso che potrà durare 50 anni.