I comunisti d’Europa a fianco dei comunisti ucraini: l’esempio di Cipro

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Traduzione di Marx21.it

Appena appreso della decisione assunta dal Tribunale di Kiev in merito alla definitiva messa  al bando del Partito Comunista di Ucraina, i militanti di AKEL (Partito Progressista del Popolo Lavoratore) di Cipro, una delle più autorevoli e consistenti forze comuniste del nostro continente (è presente con suoi parlamentari anche nel GUE/NGL), non si sono limitati unicamente alla diffusione di un comunicato di condanna dell’accaduto, ma si sono immediatamente mobilitati con fermezza, organizzando iniziative di solidarietà con i compagni ucraini. La più significativa si è svolta il 21 dicembre nella capitale, Nicosia, di fronte all’ambasciata dell’Ucraina. Nel corso dell’importante manifestazione è stata approvata dai partecipanti una risoluzione, di cui proponiamo la nostra traduzione. 

Condanniamo la decisione del Tribunale amministrativo di Kiev che proibisce le funzioni del Partito Comunista di Ucraina. Questa decisione è stata presa al culmine della parodia di processo durata molti mesi al servizio delle opinioni politiche palesemente antidemocratiche del regime.

Rileviamo che la criminalizzazione del Partito Comunista di Ucraina è parte della scalata del terrore anticomunista scatenato dopo il rovesciamento di Yanukovich da parte di gruppi di estrema destra e neofascisti, che sono sistematicamente impegnati in attacchi contro i membri del Partito e nel saccheggio dei suoi edifici.

Sottolineiamo che la distruzione attualmente in corso dei monumenti del periodo Sovietico e della Vittoria Antifascista della Seconda Guerra Mondiale è anch’essa parte del rabbioso anticomunismo in Ucraina, come pure il continuo tentativo di riabilitazione dei collaborazionisti ucraini del nazismo durate la Seconda Guerra Mondiale è parte di questa falsificazione violenta della storia.

Denunciamo la messa al bando del Partito Comunista di Ucraina come il tentativo di mettere a tacere la principale forza di opposizione del paese e come la resa dell’Ucraina a USA-NATO-UE-FMI per essere usata da strumento per la scalata dell’aggressione occidentale contro la Russia.

Riteniamo che la messa al bando del Partito Comunista di Ucraina si aggiunge ad altre persecuzioni e proibizioni contro i Partiti Comunisti e l’ideologia e i simboli in una serie di paesi membri dell’UE. Allo stesso tempo, l’anticomunismo, con il pretesto di un’equiparazione volgare e avulsa dalla storia del comunismo al fascismo, assume un fondamento istituzionale nella struttura dell’UE. La crescita e l’uso dell’anticomunismo segnalano la paura dell’élite europea per l’ideologia che svela la natura sfruttatrice del sistema capitalista e che può ispirare lotte popolari organizzate a favore del cambiamento sociale.

Ricordiamo che, storicamente, le persecuzioni anticomuniste hanno preannunciato più ampie persecuzioni contro la democrazia e la libertà, contro ogni voce democratica e progressista. L’anticomunismo è stato un veicolo per il fascismo e il nazismo.

Deploriamo l’ipocrisia di UE e NATO che esprimono sensibilità democratica solo quando sono serviti i loro interessi. Nello stesso momento in cui UE e NATO supportano le azioni di forze di ultra-destra, nazionaliste e antisemite dell’Ucraina, non appaiono affatto disturbati dalla flagrante violazione dei principi democratici che viene messa in atto con la messa al bando del Partito Comunista di Ucraina. L’UE ha altre responsabilità quando, pur proclamando la sua adesione a valori e principi, procede comunque a concludere l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, nonostante la palese e sistematica violazione dei diritti umani e delle libertà democratiche da parte dello stesso governo ucraino.

Affermiamo la nostra incrollabile solidarietà con il Partito Comunista di Ucraina, con la sua dirigenza, i suoi quadri e membri, come pure con l’intero popolo ucraino vittima delle aggressioni imperialiste.

Esortiamo il Parlamento Europeo, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio di Europa e l’OSCE ad affrontare il problema. AKEL solleverà la questione in ogni forum internazionale ed esorta le altre forze politiche cipriote a sostenere il suo sforzo.

Chiamiamo ogni democratico a denunciare questi sviluppi, che rappresenta una battuta d’arresto storica a detrimento delle conquiste democratiche dei popoli d’Europa.