Dichiarazione del Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi sul referendum Britannico

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Traduzione di Emilia Butturini per Marx21.it

L’Olanda è uno dei paesi europei che potrebbe ricorrere alla consultazione popolare per decidere sul mantenimento dell’adesione all’Unione Europea. Dopo l’esito del referendum britannico, ecco la posizione dei compagni del Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi.

La maggioranza degli inglesi rifiuta la Ue e sceglie la Brexit

Il Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi si congratula con la classe operaia inglese e il Partito Comunista della Gran Bretagna per il risultato del referendum.

Lo schieramento della Brexit ha vinto il referendum con il 52% dei voti.

Il rifiuto popolare della cosiddetta élite UE e l’aspettativa di un cambiamento in positivo, si sono rivelati superiori alle aspettative dei circoli della classe dominante.

Tuttavia, il confronto con la classe dirigente britannica si trasformerà presto in un’ illusione. Resta da vedere che impatto avrà il risultato in tutti i diversi paesi europei, ma è chiaro che il capitale europeo sta facendo tutto il possibile per proteggere i propri interessi.

Il colpo apparente alla stabilità della “fortezza Europa” è della massima importanza politica. La Brexit potrebbe essere il primo passo per lo sfaldamento del progetto capitalista della UE.

La riduzione della UE da 28 a 27 paesi – prima volta nella storia – è anche estremamente importante. La decisione britannica accelererà la disintegrazione di una UE che è già stata messa in discussione da diverse parti. Rafforzerà anche il movimento anti-UE nei Paesi Bassi.

Le prossime elezioni olandesi, nel 2017, saranno dominate dalle questioni europee, tra cui anche una discussione su una Nexit.

Gli ambienti finanziari e commerciali sono in stato di shock, sia all’interno che all’esterno del Regno Unito. I rappresentanti della classe dirigente pronunciano parole di conforto al fine di prevenire il panico; ma le contraddizioni capitalistiche interne sono necessariamente enormi , e stanno crescendo e diventando sempre più difficili da conciliare. In particolare, le contraddizioni tra la grande borghesia e la piccola borghesia sono in aumento, ed è il secondo gruppo che ha deciso il referendum e che sta sempre più facendo sentire la propria voce nel mondo occidentale.

Le grandi aziende che tirano le fila di Bruxelles e la City di Londra, unite nella tavola rotonda europea (ERT), recentemente hanno preso una posizione inequivocabile contro la Brexit, come ha fatto il capitale USA.

In questi ambienti, una Brexit era chiaramente non voluta. Ora, il capitale, è principalmente preoccupato per la prospettiva di un divorzio contraddittorio con conseguenze imprevedibili. La classe dirigente farà ora tutto ciò che è in suo potere per raggiungere il più ampio consenso possibile nel periodo di due anni che ci separa dal compimento di Brexit. Tuttavia, questi sforzi saranno resi infruttuosi dalla crisi capitalistica.

Ampi strati dei popoli europei, in particolare i ceti medi, stanno crescendo incessantemente. A questo punto, la resistenza al progetto capitalista è ancora prevalentemente emotiva, politicamente non orientata, divisa, e di natura nazionalista. Vi è una possibilità molto reale che la rabbia e il malcontento si traducano in un asso per la destra. Politici come Wilders e Le Pen si stanno già preparando a raccogliere i frutti. Allo stesso tempo, però crea anche opportunità per la sinistra. La repulsione verso l’élite deve essere trasformata in resistenza contro il sistema capitalista. Coloro che si stanno arricchendo non dovrebbero più essere attaccati su base individuale, ma come una parte inseparabile del sistema capitalista. Deve essere dimostrato che non siamo solo di fronte ad una élite politica, finanziaria, economica che si rifiuta di ascoltare le persone, ma ad un sistema in una profonda crisi economica, finanziaria, e morale; un sistema che ha bisogno di essere sostituito da un altro sistema, un sistema socialista. La classe operaia in tutti i paesi europei si dovrebbe orientare verso un ordine del giorno anticapitalista : la lotta per un’Europa socialista deve essere il primo punto all’ordine del giorno, anche se le forme di lotta si sviluppano a livello nazionale.

L’Unione europea è un’istituzione antidemocratica. Oltre al Consiglio dei ministri, i suoi organi più potenti sono la Commissione europea, la Banca centrale europea (BCE), e la Corte di giustizia europea (CGE). La Commissione Europea progetta ed esegue la legislazione dell’UE, e ha il potere di far rispettare ammende a governi nazionali. Deve condividere alcuni poteri con la BCE, che controlla anche le banche centrali e i tassi di interesse. Non vi è alcun controllo politico sulla BCE che non deve rendere conto a nessuno , ed è uno degli strumenti dei più potenti poteri economici e finanziari europei.

La natura fondamentalmente anti-democratica dell’UE è dimostrata anche dal suo rifiuto di riconoscere i risultati dei referendum nazionali sulle nuove proposte di trattato: quelli in Danimarca (sul Trattato Maastricht nel 1992) e in Irlanda (sul Trattato di Nizza nel 2001 e il trattato di Lisbona nel 2008) sono stati ripetuti in modo da ottenere un risultato pro-UE. Dopo la bocciatura della Costituzione europea da parte della Francia e dei Paesi Bassi (nel 2005), il referendum nel Regno Unito e in altri Stati membri sono stati annullati, mentre le proposte della Costituzione sono state aggiunte al trattato di Lisbona. Quando l’Irlanda respinse tale trattato, nel 2008, nell’unico referendum tenutosi sulla questione, gli irlandesi furono corrotti e ricevettero pressioni per invertire la propria decisione.

L’Unione europea e i suoi predecessori furono creati dopo la seconda guerra mondiale, al fine di ricostruire le grandi aziende capitalistiche dell’Europa occidentale dietro le mura di restrizioni alle importazioni, e senza limiti interni al commercio e alle acquisizioni. Il trattato che istituisce la Comunità economica europea (Trattato di Roma) ha stabilito che ci sarebbe dovuto essere un mercato interno con “la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali” garantito (articolo 26). Questa è la pietra angolare del Trattato di Roma (1957), che ha significato la fondazione della Comunità economica europea. L’attuale Unione europea è un club del grande business. Presso l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), l’UE dà il la a politiche volte ad aprire i confini di altri paesi per gli investimenti da parte del capitale monopolistico europeo. L’UE ha notevolmente beneficiato il grande business. Negli ultimi 60 anni, in particolare, ne hanno beneficiato le multinazionali. L’Unione europea è responsabile per il 16% dell’import e dell’export mondiali e ha accordi commerciali con un gran numero di paesi.

L’Unione europea è un’istituzione anti-socialista. Le politiche di libero mercato dell’UE impediscono ai governi nazionali di pianificare in modo indipendente il loro sviluppo economico regolando la circolazione dei capitali, dei beni, dei servizi e del lavoro attraverso i confini, e anche all’interno dei propri confini.

Uno sviluppo economico pianificato a beneficio della classe operaia è reso praticamente impossibile per legge a causa dell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea (che prevede “un’economia sociale di mercato altamente competitiva”) e gli articoli 119, 120 e 127 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Gli articoli citati chiedono che tutti gli Stati membri dell’UE aderiscano a “un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”. Il Patto di stabilità e crescita pone limiti al disavanzo pubblico (3% del PIL) e del debito (60% del PIL) e prescrive bilanci in pareggio o positivi per gli stati membri.

Tutti i governi nazionali devono presentare un piano di bilancio annuale, delineando le loro strategie per ridurre il deficit. Secondo l’articolo 123 del TFUE, è anche esplicitamente vietato, per uno Stato membro, utilizzare la propria banca centrale per l’acquisto di titoli di Stato. Il sostegno del governo o qualunque altra forma di vantaggio o protezione di aziende specifiche o settori strategici – pubblici e privati – è severamente vietato.

Ideologia che, lodando i vantaggi delle forze di mercato e la liberalizzazione, ha spianato la strada ad un attacco organizzato ad imprese nazionali e ai servizi di pubblica utilità , e alla la privatizzazione dell’energia, della rete ferroviaria e dei servizi postali.

I fondi comunitari sono stati utilizzati per “operazioni di salvataggio” che richiedono agli Stati membri una privatizzazione radicale come condizione per i prestiti, con conseguente indebitamento con le banche tedesche, francesi, e inglesi.

Le grandi aziende, riunite nel ERT (Tavola Rotonda Europea degli industriali), fanno incessantemente pressione sulla Commissione europea e il Parlamento europeo al fine di influenzare la politica europea, arrivando addirittura a scriverne direttamente la legislazione.

L’illusione di un ‘ “Europa sociale”, promossa dal capitale per indebolire l’opposizione del movimento operaio contro un mercato europeo, si scontra sempre più con la realtà . Dopo il 1992, la maggior parte dei programmi sociali all’interno dell’UE sono stati effettivamente tagliati. I diversi piani di austerità hanno portato ad un aumento drammatico della disoccupazione, all’innalzamento delle tasse , ad una privatizzazione su larga scala, a tagli alle pensioni e ai benefici per la popolazione di molti paesi europei. L’imprenditoria ha utilizzato la “libera circolazione dei lavoratori” per eludere le condizioni di lavoro per cui i sindacati hanno lottato, tra cui salari e orari di lavoro.

L’aver sperimentato questa politica dell’Unione europea (in genere implementata dai governi reazionari) ha portato ampie sezioni del movimento operaio e della sinistra in Europa, ad avere una visione più critica verso la zona euro e l’Unione europea in generale.

Il movimento operaio deve abbattere il mercato capitalistico interno e rafforzare lo sviluppo di movimenti democratici nazionali, al fine di lavorare per una politica sociale al servizio del tenore di vita delle persone, piuttosto che per l’accumulo di profitto per pochi.

Deve isolare tentativi come quelli di Wilders , leader di estrema destra del Partito olandese per la libertà (Ppv), di sfruttare la crescente inquietudine per i propri obiettivi politici .

L’Unione europea come progetto imperialista deve essere sostituita con la collaborazione tra Stati democratici, in cui i popoli possano influenzare la politica, sulla base di obiettivi sociali. In questi paesi, dovrebbe esserci una discussione libera sulla necessità di un futuro socialista.

Abbasso la UE capitalista , verso un’Europa socialista.