Convegno nel 100° anniversario della nascita di Alvaro Cunhal

congresso alvaro cunhal jeronimo sousaFacoltà di Lettere dell’Università di Lisbona
26-27 ottobre 2013

Relazione di Fausto Sorini

Ho conosciuto per la prima volta di persona il compagno Cunhal nel settembre del 1991, alla festa di Avante, dove rappresentavo la neonata Rifondazione Comunista d’Italia, pochi mesi dopo il drammatico auto-scioglimento del Partito comunista italiano.

Avevo allora 38 anni, era la mia prima missione internazionale ufficiale a nome di un partito, ed il primo incontro della mia vita con un dirigente del movimento comunista internazionale di quel livello e prestigio: quasi un mito per i compagni della mia generazione, che avevano solidarizzato con passione e grandi speranze con la Rivoluzione di Aprile.

Ero molto emozionato. E nell’incontro rimasi colpito e affascinato dalla personalità, dal carisma, dallo spessore politico e intellettuale, dalla forza e al tempo stesso dalla gentilezza di quel compagno.


Alvaro Cunhal, che certo fu un uomo che seppe essere duro e inflessibile quando la lotta rivoluzionaria lo richiese, almeno in parte smentiva la poesia di Bertolt Brecht in cui il grande drammaturgo tedesco parlava dei compagni della sua generazione, quelli che forgiarono l’acciaio, come di uomini (e donne) che “non poterono essere gentili”.

Negli anni successivi ebbi la fortuna di incontrarlo più volte, sia in Italia che in Portogallo. E di accrescere la mia stima politica e umana, ed anche il mio affetto, nei suoi confronti. Anche per questo vi ringrazio di cuore per avermi offerto la possibilità e l’onore di potere essere qui, oggi, con voi, per ricordarlo.

Tra le tante testimonianze possibili di questa frequentazione, ho scelto di riproporvi oggi alcuni passaggi di una lunga intervista teorico-politica che proposi al compagno Cunhal nell’estate del 1994, e su cui lavorammo insieme per alcuni mesi (con l’aiuto di Jorge Cadima e dell’indimenticabile compagno Carlos Aboim Inglez). Una intervista fiume, che risultò alla fine di 65.000 battute: un lavoro enorme.

L’intervista uscì in Italia nei primi mesi del 1995, sui “Quaderni comunisti”, supplemento della rivista comunista l’Ernesto: una delle tante che segnavano il dibattito interno a ciò che rimaneva del comunismo italiano, dopo la fine del PCI. E contribuì a consolidare la capacità di elaborazione complessiva di migliaia di militanti e di quadri nel nostro Paese, nella storia complessa e controversa della crisi del comunismo italiano, giunta oggi a un punto di crisi drammatica che non ha precedenti.

Cercherò di riprenderne qui in modo sintetico alcuni punti cruciali, che a mio avviso conservano, a quasi 20 anni di distanza, una incredibile attualità e pregnanza: a conferma, tra l’altro, della lungimiranza dell’autore.

Ho scelto in particolare 5 questioni:

1-il bilancio storico complessivo dell’esperienza storica del movimento comunista e rivoluzionario del 20° secolo;

2-la questione dei limiti del “modello sovietico” e l’approccio alla nozione di“mercato socialista”, oggi al centro di nuove esperienze di transizione al socialismo come quella vietnamita o cinese;

3-il giudizio sull’Internazionale socialista;

4-il giudizio sull’Unione europea e la necessità di un progetto alternativo di Europa;

5-la persistente attualità della funzione storica dei partiti comunisti.

1-Sulla questione del bilancio storico, sollecitai Cunhal dicendogli che “il processo storico di transizione al socialismo, come processo mondiale si è rilevato, alla luce dell’esperienza del XX secolo, assai più lungo e tortuoso di quanto non fosse nelle concezioni e nelle previsioni dei fondatori del socialismo scientifico e dei maggiori esponenti del movimento comunista del Novecento. I quali, tutti, più o meno esplicitamente – anche se con concezioni e strategie molto diverse – guardarono al XX secolo come a quello che avrebbe visto la crisi risolutiva del sistema capitalistico e la vittoria del socialismo su scala mondiale: con una sottovalutazione, alla prova dei fatti, delle potenzialità di sviluppo e autoregolamentazione del capitalismo e una sopravvalutazione delle potenzialità delle prime esperienze di transizione.

Se questo è vero – gli chiesi – quali sono le conseguenze da trarne per i comunisti, nella delineazione di una nuova strategia internazionale, all’altezza di tempi?

Rispose così:

Ci siamo riferiti ad alcune di queste importanti osservazioni come incontrovertibili.

In particolare:

-che la costruzione di una società socialista, una società di natura nuova, che per la prima volta nei millenni di storia umana si è proposta di abolire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e le classi antagonistiche, si era rivelata più lunga, più difficile, più irregolare, più tortuosa di quanto non avessero previsto e annunciato, non soltanto i fondatori del socialismo scientifico dell’Ottocento, ma anche i comunisti nel corso del Novecento;

-che si sono sottovalutate le potenzialità del capitalismo e sopravvalutate le potenzialità del socialismo in costruzione;

-che sulla base di supposte leggi oggettive, tutt’al più tendenziali, di sviluppo economico e sociale, è stata prevista la vittoria del socialismo sul capitalismo su scala mondiale in un periodo storico troppo corto;

-che questo processo è stato considerato inarrestabile, inevitabile e irreversibile;

-che, sacrificando l’analisi critica delle realtà a concezioni dogmatizzate e a propositi propagandistici, si sono create illusioni ed errori.

L’idea, che fu generale nel movimento comunista del XX secolo, dell’irreversibilità della costruzione del socialismo e del comunismo in URSS, si basava in grande misura su una concezione dogmatica delle “leggi oggettive” dell’evoluzione sociale, e su un’effettiva sottovalutazione dei fattori soggettivi. Ciò ha portato a diversi errori, tra cui quello della previsione del futuro.

Queste considerazioni critiche non annullano l’opinione che la rivoluzione russa del 1917 e il processo di costruzione del socialismo in URSS e in molti altri Paesi hanno determinato, al di là di esperienze e soluzioni positive e negative, profonde conquiste nella lotta di liberazione dei lavoratori e dei popoli, e hanno rappresentato uno storico passo avanti di significato imperituro nella storia millenaria della società umana.

La lotta di classe continua ad essere in ultima analisi il motore dell’evoluzione delle società. La strada non si troverà oggi come oggi nel tentativo di definire una strategia mondiale dei comunisti. Mentre si rafforzano i legami di cooperazione, e ogni volta che sia possibile, di azione comune tra i partiti comunisti, è importante definire in ogni Paese gli orientamenti sulla base delle situazioni concrete…Definire gli obiettivi a breve e medio termine avendo sempre all’orizzonte l’obiettivo fondamentale che ha ispirato la lotta dei partiti comunisti nel corso del XX secolo: la costruzione di una nuova società libera dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, da cui siano sradicate le grandi disuguaglianze, le ingiustizie e piaghe sociali”.

In un tuo discorso recente gli dissi ancora hai sostenuto che la storia ricorderà il XX secolo non come quello della “morte del comunismo”, ma come quello in cui il movimento comunista nacque e compì i primi passi…

Replicò: “Nel valutare il ruolo e l’importanza della rivoluzione russa del 1917 e della costruzione del socialismo in Unione Sovietica, bisogna tener presente che è stata la prima volta in cui, nei millenni di storia dell’umanità, l’uomo si è lanciato nella costruzione di una società nuova, avente come tratto fondamentale la liquidazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e le disuguaglianze, le ingiustizie, le piaghe sociali che caratterizzano il capitalismo e che avevano, con sfumature diverse, caratterizzato le società precedenti.

L’indignazione, la rivolta, il sogno, l’utopia, si sono per la prima volta nella storia, rispecchiati in un progetto politico, in un’azione rivoluzionaria e nella costruzione di una società nuova. E’ questo il senso della mia affermazione: cioé che,

Contrariamente a quanto proclamano i difensori del capitalismo, il XX secolo non verrà ricordato come il secolo della morte del comunismo, ma quello in cui il comunismo è nato come impresa rivoluzionaria concreta di costruzione di una società nuova volta all’autentica liberazione dell’essere umano.

2-Interrogato quindi sulle ragioni della crisi e del crollo del cosiddetto “modello sovietico”, Cunhal argomentò in questo modo:

Il crollo del socialismo in [alcuni] Paesi non è scaturito solo da “errori”, ma da un “modello” che finì per instaurarsi in URSS e in altri Paesi, come risultato del progressivo allontanamento da elementi essenziali di una società socialista, da sempre proclamati dai comunisti. Il XII Congresso (straordinario) del PCP, svoltosi dal 18 al 20 maggio 1990, ha esaminato i radicali cambiamenti della situazione in vari paesi dell’est europeo nei quali “il potere è stato occupato da forze antisocialiste che hanno orientato quei Paesi verso la restaurazione del capitalismo e l’integrazione del suo sistema mondiale”.

Oltre alla considerazione dei fattori esterni, il Congresso ha individuato come cause principali, cinque tratti negativi essenziali, contrari ad aspetti fondamentali dell’ideale comunista:

-il potere popolare, sostituito da una centralizzazione del potere politico sempre più lontano dalle aspirazioni, dalle opinioni e dalla volontà del popolo;

-la democrazia politica, che subiva gravi limitazioni, nel momento stesso in cui si verificava un aumento del carattere repressivo dello Stato, con violazioni della legalità;

-un’economia con eccessiva centralizzazione della proprietà statale, l’eliminazione di altre forme di proprietà e gestione, la noncuranza per il ruolo del mercato e lo scoraggiamento dell’impegno e della produttività dei lavoratori;

-l’affermarsi, nel partito, di una direzione altamente centralizzata, di un sistema di centralismo burocratico con l’imposizione amministrativa delle decisioni del partito e nello Stato, data la fusione e confusione tra le funzioni dell’uno e dell’altro;

-e, infine, la dogmatizzazione e strumentalizzazione del marxismo-leninismo e la sua imposizione come ideologia di Stato.

Queste esperienze negative hanno un valore generale. L’eventuale ripetizione di un tale “modello” potrà condurre a nuove sconfitte. Secondo noi, quello che è fallito non è l’ideale comunista e il suo progetto politico, ma un “modello” … che si è allontanato da aspetti fondamentali di quel progetto”.

Gli chiesi allora come valutava l’emergere, in alcune esperienze di transizione al socialismo, della nozione di “mercato socialista”, di “economia mista”: cioè la ricerca di un nuovo equilibrio tra piano e mercato, tra economia pubblica e privata. Il riferimento all’esperienza cinese e vietnamita era evidente..

Rispose così (eravamo nel dicembre 1994…):

L’espressione “economia di mercato” è ingannevole per due ragioni. Perché pretende di sostituire l’espressione “economia capitalista”, che definisce la natura del sistema economico. E anche perché “mercato” non è soltanto una nozione della teoria economica capitalista. “Mercato” è una realtà oggettiva sia nel sistema capitalista che nel sistema socialista. Il fatto che si siano chiusi gli occhi su questa realtà nella costruzione di un’economia socialista e, d’altra parte, si sia dogmatizzata la teoria di Marx sul capitalismo come sistema produttore di “merci”, ha fatto sì che in URSS e in altri Paesi dell’est europeo si sia finiti per adottare una pianificazione difettosamente centralizzata, disprezzando l’opinione e il reale atteggiamento economico del consumatore (impresa o persona).

Si sono adottati così dei criteri quasi esclusivamente quantitativi, con una routine nella produzione e nei prodotti ed una stagnazione tecnica e tecnologica. Da tutto questo è scaturita un’insoddisfazione e anche un rifiuto da parte del consumatore e un freno allo sviluppo delle forze produttive.

Perciò è giusto, sulla base dell’esperienza, porre la necessità di considerare il “ mercato socialista”, che può naturalmente avere svariate soluzioni a seconda delle condizioni concrete di ogni Paese. Quanto alle strutture socioeconomiche – essendo la posizione dello Stato nei settori di base e strategici e la pianificazione, caratteristiche inerenti a un’economia socialista – l’esperienza ha mostrato che la statalizzazione eccessiva non è una buona soluzione…e che, nella costruzione della società socialista e per un lungo periodo storico, possa essere una buona via la diversità di formazioni socio-economiche in varie aree di attività, naturalmente in conformità alle condizioni concrete di ogni Paese”.

3-Come valuti – gli chiesi ancora – l’evoluzione e il ruolo dell’Internazionale Socialista nel nuovo contesto mondiale?

L’orientamento e l’azione dei partiti socialdemocratici e socialisti rivelano grandi differenze a seconda dei paesi – rispose. E’ vero però che in molti paesi la socialdemocrazia non propone una vera alternativa alla politica di destra. Se si può parlare di ruolo storico in un dato momento, si può dire che in questo momento, nonostante che al suo interno esistano dei settori di sinistra, la socialdemocrazia e l’Internazionale Socialista hanno come ruolo quello di contribuire a consolidare il capitalismo monopolista e il suo potere economico e politico, per combattere e contenere il movimento operaio e la lotta liberatrice dei lavoratori e dei popoli, e per combattere in particolare i comunisti, la loro storia, la loro azione nel presente e la prospettiva di una loro affermazione futura. Questa valutazione del ruolo dell’Internazionale Socialista e dei partiti socialdemocratici non invalida il fatto che, nelle condizioni concrete di questo o quel Paese, sia giusto un orientamento volto ad un’azione comune tra comunisti, socialisti, socialdemocratici, per fronteggiare e sconfiggere le forze di destra, in particolare le forze più reazionarie.

Un’ultima osservazione: comprendiamo come vi siano delle forze progressiste che cercano nell’Internazionale Socialista appoggi alla loro lotta, e siano purtuttavia contrarie al ruolo mondiale globale dell’Internazionale Socialista”.

4-Quali sono le ragioni di fondo della avversione del vostro partito alla ipotesi di istituzioni europee di tipo federale, prefigurate dal Trattato di Maastricht? Come valuti l’obiezione di chi sostiene che oggi, di fronte alla crescente internazionalizzazione del capitale, porre l’accento su una linea di difesa dell’indipendenza e della sovranità nazionale, significherebbe collocarsi su un terreno arretrato?

Le questioni che ponete suscitano le seguenti osservazioni”, replicò.

1-Il Trattato di Maastricht introduce elementi qualitativamente nuovi nella Comunità Europea. Il principio della “cooperazione” fra Stati liberi e uguali nei diritti viene sostituito dal principio della “politica comune”, decisa da organi sovranazionali nei quali il vero potere decisionale spetta ai Paesi più ricchi e potenti, ai quali si devono sottomettere i Paesi meno sviluppati, che perdono così attributi essenziali della loro indipendenza e sovranità nazionale… Il Trattato di Maastricht traduce in pratica la strategia di dominazione dell’Europa da parte del grande capitale monopolistico e degli Stati più ricchi e potenti, i cui governi sono al suo servizio. Le istituzioni europee di tipo federale costituiscono nel quadro del Trattato di Maastricht, un esempio di una nuova e superiore espressione (o tappa) del capitalismo monopolistico.

2-E’ un’illusione pensare che la creazione di istituzioni sovranazionali e l’avanzata dell’integrazione di tipo federale tendano a generalizzare una “ coscienza sovranazionale” e un’identità europea che si sovrappone e cancella i sentimenti, gli obiettivi e la volontà di indipendenza delle nazioni. La vita dimostrerà precisamente il contrario. L’imposizione agli Stati membri di una politica dettata dai più potenti, è una miccia per esplosioni nazionalistiche centrifughe da parte di nazioni e Stati colpiti nella loro sovranità. In questo senso, le soluzioni federaliste portano in sé i germi della loro stessa distruzione.

3-L’internazionalizzazione dei processi produttivi, la divisione internazionale del lavoro, l’approfondimento dei rapporti reciproci in campo scientifico e tecnologico, i processi di integrazione economica in ambito più o meno esteso, costituiscono in questa fine secolo, fattori essenziali dello sviluppo economico mondiale, sia di un’economia capitalista che di un’economia socialista… Il PCP non propugna soluzioni isolazioniste e autarchiche. Siamo per una cooperazione internazionale e per una politica economica che tenga conto di queste linee di sviluppo di carattere oggettivo”.

Quali sono dunque i tratti fondamentali di un vostro progetto democratico e alternativo di Europa, anche per quanto riguarda la riforma o la modifica delle attuali istituzioni dell’Unione Europea?

Siamo per un’Europa di cooperazione tra Stati liberi, sovrani e uguali nei diritti, per un’Europa in cui la coesione economica, la coesione sociale e la dimensione sociale dello sviluppo siano veramente raggiunte. Possiamo concretizzare cinque tratti fondamentali:

  1. Un’Europa sociale, di occupazione, di giustizia e uguaglianza, con l’armonizzazione progressiva dei livelli sociali minimi e l’avvicinamento reale tra i livelli salariali, la crescente partecipazione dei lavoratori nelle decisioni relative alla vita sociale, un’effettiva uguaglianza sociale tra uomini e donne, una politica di soluzione dei grandi problemi dei giovani e degli anziani.

  2. La convergenza reale e non nominale delle economie e lo sviluppo con la correzione delle disuguaglianze regionali; il che richiede, fra gli altri orientamenti, lo sviluppo e non la distruzione dell’apparato produttivo di Paesi e regioni meno sviluppate, una giusta applicazione dei fondi strutturali e il riconoscimento di situazioni specifiche, con le corrispondenti clausole di eccezione (“l’opting out”). Un cambiamento profondo della politica comunitaria per l’ambiente deve essere un indirizzo permanente della politica di sviluppo.

  3. L’appoggio all’educazione e alla cultura con il rispetto per le diversità nazionali e regionali, in vista della conoscenza reciproca, dello scambio, dello stimolo alla creatività, di un alto livello di qualità e di formazione, della correzione delle asimmetrie più gravi, della preservazione e promozione di un patrimonio culturale dinamico.

  4. Il rispetto e la garanzia delle libertà e dei diritti dei cittadini, il che significa in particolare la difesa degli immigrati ed emigrati, la lotta contro il razzismo e la xenofobia, maggiore partecipazione e potere decisionale per le strutture democratiche. Questo implica il rifiuto delle disposizioni di Maastricht sulla giustizia e gli affari interni, il rifiuto dell’accordo di Schengen e di un quadro poliziesco e repressivo europeo.

  5. Un sistema di sicurezza collettiva basato sulla cooperazione tra Stati sovrani e uguali, con il diritto a una politica estera propria, ciò che richiede il rispetto per le scelte dei popoli, l’abbandono degli interventi e delle ingerenze, la fine della politica di blocco per quanto riguarda la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC).

Per ciò che concerne la revisione del Trattato di Maastricht … si deve propugnare l’eliminazione delle disposizioni più gravose e lottare contro qualsiasi tentativo di accentuare ancora di più le tendenze federaliste, la concezione dell’ ”Europa a due o più velocità”, la centralizzazione ancora più forte dei poteri e delle competenze dei Paesi più ricchi e potenti. Esempi significativi di queste tendenze negative sono le proposte per una Costituzione Europea e la trasformazione del Consiglio dei Ministri e dei capi di Stato in un vero e proprio Governo Europeo.

5-Sulle ragioni che rendono attuale la funzione storica e politica dei partiti comunisti – gli chiesi ancora – che è cosa diversa dal riconoscere semplicemente l’esigenza di forze organizzate di sinistra anticapitalista, come pure ve ne sono nella sinistra europea e mondiale – se non vogliamo farne una questione meramente nominalistica, dove sta il punto?

Mi rispose così: “Dal nostro punto di vista, la concezione secondo la quale i partiti comunisti sono non solo necessari, ma indispensabili e insostituibili per la classe operaia, i lavoratori e i popoli in generale, è pienamente attuale.

Il nome “comunista” è importante, perché l’ideale comunista, gli obiettivi e la lotta dei comunisti sono stati determinanti per le grandi vittorie liberatrici raggiunte negli ultimi 150 anni dai lavoratori e dai popoli del mondo. Ma il fondo della questione non è solo il nome. E’ la necessità che continua ad esserci per i lavoratori di avere un partito indipendente dagli interessi, dalle pressioni, dall’influenza, dall’ideologia delle forze del capitale; un partito che nella sua lotta attuale abbia nel suo orizzonte la costruzione di una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione capitalista, un partito con una teoria rivoluzionaria; un partito che assuma l’azione positiva dei comunisti nelle realizzazioni, nelle vittorie e nelle esperienze delle forze rivoluzionarie del XX secolo.

Non è solo una questione nazionale. E’ una concezione fondamentale nell’analisi critica della storia.

Altre forze di sinistra hanno un ruolo importante in vari Paesi, e in alcuni casi anche la direzione effettiva della lotta per la democrazia, il progresso sociale, l’indipendenza e la sovranità nazionale. Lo sviluppo che talvolta si verifica in queste forze, nel corso della loro lotta ed esperienza, le avvicina, in molti aspetti essenziali, agli obiettivi di trasformazione sociale dei comunisti. Per questo, quando parliamo della necessità di considerare oggi in modo nuovo i confini e le forze partecipanti al movimento comunista, abbiamo in mente precisamente queste forze.

Noi pensiamo che la creazione di movimenti unitari con partecipazione comunista, naturalmente tenendo conto della situazione concreta e degli obiettivi concreti di lotta immediata, continua ad essere un modo giusto di agire. Ma, allo stesso tempo, pensiamo che l’annacquamento o addirittura lo scioglimento del partito comunista in questo quadro unitario non rafforza, anzi indebolisce le forze di sinistra, tende a sacrificare l’obiettivo di costruzione di una nuova società ai compiti immediati e talvolta congiunturali. Così si compromette seriamente la lotta a medio e lungo termine”.

Alla fine gli chiesi se c’era una domanda, tra le tante che non gli avevo rivolto, alla quale gli sarebbe piaciuto rispondere.

Due questioni soltanto”, replicò.

La prima. Le opinioni che esprimiamo corrispondono alla nostra riflessione attuale. Richiedono un approfondimento ulteriore. Siamo aperti e interessati alla riflessione comune con altri partiti comunisti e altre forze progressiste… Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti. E’ già importante essere in grado di formulare gli interrogativi. Se li formuliamo in modo giusto è perché siamo in grado di dare loro risposta.

La seconda questione riguarda quelle che consideriamo le qualità essenziali dei comunisti nell’attuale congiuntura internazionale e nazionale. Possiamo citarne quattro: la loro convinzione comunista, cioè la convinzione della validità del loro obiettivo e progetto di trasformazione sociale e di costruzione di una società liberata dal capitalismo; la loro piena dedizione in difesa degli interessi dei lavoratori, del proprio popolo e del proprio Paese, che li distingue da quelli che fanno politica per ottenere vantaggi personali o clientelari; la loro solidarietà internazionalista; e il coraggio: coraggio ideologico, coraggio politico, coraggio morale e, quando necessario, anche coraggio fisico”.

Rimasi colpito per quelle due parole con cui si concludeva l’intervista, e così lo furono molti compagni e lettori italiani: quelle due parole non passavano mai inosservate, e pour cause.

Con una sottile operazione pedagogica, Cunhal voleva ricordare, senza enfasi (soprattutto alle nuove generazioni, che non avevano vissuto gli anni di ferro e di fuoco) che, per quanto diverse potessero essere le diverse via nazionali al socialismo e alla trasformazione rivoluzionaria della società, esse non sarebbero mai state “un pranzo di gala”, un cammino indolore, e avrebbero richiesto anche una buona dose di quel coraggio fisico che al compagno Alvaro Cunhal, tante volte nella vita, era stato indispensabile per non soccombere.

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https://www.marx21.it/comunisti-oggi/nel-mondo/22693-alvaro-cunhal-centenario.html

I video delle sessioni del Convegno con tutte le relazioni e gli interventi in
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