Contro il fascismo e la guerra in Ucraina e in Europa

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Traduzione di Marx21.it

Conversazione con Petro Simonenko, primo segretario del Partito Comunista Ucraina, ospite della Festa di Avante! 2015

Nel porre come obiettivo l’integrazione dell’Ucraina nella NATO – una decisione che il PCU respinge e che aggraverebbe ulteriormente la situazione nel paese e in Europa -, gli attuali governanti vi vedono il modo per garantire la loro permanenza al potere, accusa il primo segretario del Partito Comunista di Ucraina.

Petro Simonenko spiega che, con il golpe di febbraio 2014, il potere a Kiev è stato assunto da “oligarchi e rappresentanti di forze politiche che difendono idee neofasciste”. Lo stesso presidente Poroshenko è un oligarca, la cui ricchezza personale è aumentata di sette volte alla fine di un anno di mandato. Ma questi oligarchi “dipendono dagli ordini che ricevono dall’estero”. D’altro lato, “è tornata al potere tutta la squadra di Yuschenko, del 2004-2005”, che “è sempre stata sotto stretto controllo degli americani”. Simonenko ricorda che gli stessi Stati Uniti hanno ammesso di avere speso allora cinque miliardi di dollari per la “democrazia” e così di avere creato la loro “quinta colonna”. “Oggi l’Ucraina si trova ad essere governata dall’esterno ed è significativo che cittadini di altri stati siano stati nominati ministri”.

La dittatura perseguita i comunisti, tutti quelli che dissentono, i democratici. Non sono ammessi punti di vista differenti e non esiste dialogo con le altre forze politiche. Aggrediscono e uccidono giornalisti e candidati a deputato. Simonenko racconta di essere stato egli stesso soggetto a interrogatori della durata di undici ore e mezzo da parte dei servizi di sicurezza, e di essere stato  sottoposto a quattro processi penali, tutti senza alcuna valida ragione. Contro altri dirigenti del PCU sono in corso 400 processi. Ma per il primo segretario la repressione “non rappresenta l’elemento principale”.

L’Ucraina ha perso in un anno e mezzo il 20 per cento della capacità industriale. “Sono state distrutte fabbriche e imprese nella zona di guerra, è stata liquidata molta parte della nostra industria pesante” e ora “sta per essere smantellato il complesso militare-industriale”. Il paese di oggi “non ha niente a che vedere con l’Ucraina che abbiamo conosciuto quando lanciavamo le navi spaziali”. Sta per subire deformazioni l’Insegnamento Superiore, che “non preparerà specialisti per la produzione, ma per far guadagnare denaro ai proprietari”. Esisteva “una diversità di colture agricole e un allevamento sviluppato”, ora esiste la “monocoltura”, “il latte è importato dalla Polonia, la carne  arriva dal Brasile o dall’Australia” e “l’agricoltura dell’Ucraina ha smesso di essere fonte di materia prima per l’industria di trasformazione”.

Petro Simonenko osserva che “i prestiti del FMI hanno creato un debito che oggi equivale alla totalità del prodotto interno lordo”. Il paese “non riesce a pagare” e “la ristrutturazione del debito ha significato il riconoscimento che l’Ucraina si trova nella situazione di default”. Alla guerra è destinato il 30 per cento del Bilancio, di conseguenza, i prestiti dell’Unione Europea vanno al finanziamento della guerra, che distrugge l’economia dell’Ucraina, generando milioni di disoccupati.  “Se la Russia, dove già si è rifugiato un milione di ucraini, decidesse di chiudere la frontiera, tutti questi disoccupati si riverserebbero nell’Unione Europea, dove già è presente il grave problema dei rifugiati”, avverte il principale dirigente del PCU, rilevando che i governi dell’Unione Europea avevano affermato che l’appoggio all’Ucraina era accordato per difendere la democrazia, ma che  “il risultato è solo sangue e guerra”.

Il PCU si preoccupa di assicurare la difesa e la sicurezza dei comunisti. Lavora per il cambiamento delle coscienze dei cittadini. E sviluppa la cooperazione con gli amici in Europa, con i partiti comunisti e il gruppo nel Parlamento Europeo. Petro Simonenko è stato in Francia, in Germania, nella Repubblica Ceca, ed evidenzia i risultati positivi di questi contatti.

“Grato, ho accettato l’invito dei compagni del Partito Comunista Portoghese a partecipare a questa festa fantastica”, perché questo Partito “è stato il primo a reagire all’appello del PCU ad unire i nostri sforzi nella lotta contro il fascismo che stava sorgendo e contro l’instaurazione di una dittatura fascista nel nostro paese”. “In mezzo a questa isteria e a questo delirio anticomunista, il potere ucraino ha scatenato un processo politico contro il PCU e contro la nostra ideologia, contro persone concrete”. “In quel momento, compagni del PCP sono stati in Ucraina, hanno seguito il processo, l’Europa è venuta a conoscenza della posizione dei comunisti portoghesi che ci appoggiavano” e “ciò ha avuto, senza dubbio, una grande influenza nello smascheramento di questo processo che mirava a mettere fuori legge il PCU”, afferma Simonenko.

Il primo segretario del PCU ha anche valorizzato “questa opportunità unica di parlare della realtà dell’Ucraina ai nostri amici e a tutti i partecipanti alla Festa”. Simonenko ritiene che “ciò è molto importante, allo scopo di concordare le nostre prese di posizione, per vedere come insieme possiamo influenzare i governi e i parlamenti di ogni paese, nell’interesse della pace in Europa e contro il fascismo, che ha alzato la testa nel nostro continente e già occupa il potere in Ucraina, come pure contro l’aggravamento dei conflitti e la moltiplicazione dei focolai di tensione”.

A cura di Domingos Mealha