Basta con la sottomissione all’Unione Europea e all’euro!

pcp assemblea bandiere 112di Jerónimo de Sousa, Segretario generale del Partito Comunista Portoghese | da Avante.pt

Traduzione di Marx21.it

“Basta con la sottomissione all’Unione Europea e all’Euro” è la parola d’ordine della campagna lanciata dal Partito Comunista Portoghese e dell’importante comizio del suo Segretario generale, svoltosi a Queluz, il 5 luglio 2016. Di seguito, proponiamo i passaggi centrali della sintesi dell’intervento di Jerónimo de Sousa pubblicata in “Avante!”, settimanale dei comunisti portoghesi.

(…) “Mai come oggi si impone di dare forza e concretizzare questa parola d’ordine”, ha esordito Jerónimo de Sousa, rilevando che “è da molto tempo che il Paese si trova a un bivio che esige di scegliere tra continuare il doloroso e accidentato cammino che ci ha portato all’impoverimento e alla persistente crisi che la politica nazionale di sottomissione all’UE e all’euro impone, o avviare un nuova percorso con un’altra politica, patriottica e di sinistra, capace di promuovere lo sviluppo del Paese e affermare il diritto del nostro popolo a decidere del suo futuro”.

Un percorso di vera e propria rottura con la politica fino ad ora seguita dai governi PSD, CDS e PS e dall’Unione Europea, progettata per servire i grandi monopoli e i grandi interessi nazionali e stranieri e non i popoli”, ha proseguito il Segretario generale del Partito, su cui “non esiste manovra propagandistica che possa eludere i risultati disastrosi del processo di integrazione capitalista dell’UE nella vita dei popoli e per paesi come il Portogallo”.

La moneta unica “ha inaugurato il più lungo ciclo di stagnazione economica con significativi periodi recessivi e di distruzione della ricchezza mai recuperati” come pure una “acuta offensiva” di “attacco ai redditi da lavoro, ai diritti lavorativi e alle funzioni sociali dello Stato”. Un “tempo di particolare violenza sui lavoratori e il popolo”, ha accusato, lamentando che “la realtà sta a dimostrare quanto fallaci fossero i discorsi che dall’adesione alla CEE (…) garantivano maggiore coesione economica e sociale e al Portogallo un posto “in prima fila”.

Uscire per vincere

Il PCP non si è mai illuso e “oggi sono molti quelli che ci danno ragione quando affermavamo che [i trattati di] Maastricht e Nizza, l’Unione Economica e Monetaria, l’euro, il Trattato di Lisbona, l’approfondimento della natura neo-liberista, militarista e federalista dell’Unione Europea, avrebbero collocato il Portogallo in una situazione di dipendenza insopportabile e sulla china della distruzione e del collasso nazionale”, ha anche ricordato Jerónimo de Sousa, prima di accusare la politica dominante nell’UE di centralismo e autoritarismo, di colonizzazione economica e “di essere alla base del risorgere della xenofobia e della crescita di forze reazionarie e di estrema destra”.

Il dirigente comunista ha sottolineato che “la vittoria dell’uscita dall’UE nel referendum nel Regno Unito” è stata “una vittoria sulla paura, sull’inevitabilità, la sottomissione e il catastrofismo” e che rappresenta “un livello più avanzato nella lotta contro l’UE del grande capitale e delle grandi potenze”.

Il trionfo del cosiddetto brexit rappresenta, inoltre, “un’opportunità per affrontare e risolvere i reali problemi dei popoli, mettendo in discussione tutto il processo di integrazione capitalista dell’UE e aprendo un nuovo e diverso percorso di cooperazione basato sua stati sovrani e uguali in diritti”, ha sottolineato il Segretario generale del PCP.

In tal senso ha difeso “la convocazione urgente di un vertice intergovernativo con l’obiettivo della consacrazione istituzionale della reversibilità dei trattati, della sospensione immediata e della revoca del Trattato di Bilancio, e anche della revoca del Trattato di Lisbona”.

“in un contesto in cui si evidenzia in modo incontrovertibile che l’UE non risponde ai bisogni dei lavoratori e dei popoli” è urgente pure che il Portogallo sia “preparato a liberarsi dalla sottomissione all’euro”, ha continuato Jerónimo de Sousa.

“Il Portogallo, con la moneta unica, perde e ipoteca il futuro” nella misura in cui questa “è una moneta adeguata alle necessità e agli interessi dell’alta finanza europea e dei grandi gruppi economici europei” e che, allo stesso tempo, “priva gli stati degli strumenti monetario, finanziario, di cambio e di bilancio” determinanti nella promozione di “uno sviluppo che tenga conto delle realtà nazionali”.

“Non possiamo fare finta che il problema non esista!”, ha avvertito, sottolineando anche che “recuperare la sovranità monetaria è scongiurare il disastro” e che il PCP propone l’uscita dall’euro in combinazione con misure come la rinegoziazione del debito pubblico, e il controllo pubblico delle banche garantendo l’emissione di moneta sovrana e “riorientando le loro attività al finanziamento produttivo piuttosto che a quello speculativo”.

(…)