Austerità: la sfida dell’organizzazione

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Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx 21.it

Contributo presentato da un dirigente del Pc d’Irlanda all’incontro con gli attivisti repubblicani a Dublino il 14 Marzo 2015.

Compagni e amici,

E’ abbastanza chiaro che ci troviamo in un momento fondamentale nella storia di questa piccola nazione. Come altre volte in precedenza, intere generazioni di uomini e di donne si trovano in lotta per il proprio posto nella società, un posto dove non si debba vivere nella paura di una sempre maggiore povertà, della fame, della mancanza di un’abitazione, della disoccupazione, del lavoro precario, della violenza e dello spettro della guerra dietro la porta. Queste verità hanno purtroppo segnato gli uomini e le donne che sono venuti prima di noi e continueranno a segnarci in questo secolo.

L’Irlanda, sia del Nord che del Sud, ha visto nel 2015 la continuazione delle politiche di austerità, da parte dei due governi, politiche che hanno senza dubbio favorito quelli che stanno in alto nella nostra società – politiche di tassazione regressiva, di stato sociale per i ricchi e per le multinazionali, protezione dello stato per quelli che hanno portato in bancarotta questo stato.

Non può essere un imprevisto di questo disegno, che accada appunto che quelli che sono più colpiti dall’austerità siano proprio i più poveri, mentre quelli che ne beneficiano di più sono i più benestanti. E questo è vero in tutta Europa. Per questo il Partito Comunista Irlandese continua a sostenere che l’austerità sta funzionando proprio per come era stata pensata: per favorire i ricchi alle spese dei poveri e delle masse lavoratrici.

Possiamo solo concludere che l’austerità e l’attuale strategia dei monopoli capitalistici globali è quella di portare i lavoratori al piano terra (ground zero) rispetto ai diritti, ai servizi sociali, alle pensioni pubbliche, alla sanità pubblica, all’educazione pubblica.

Ma per sfidare questa austerità è necessaria una conoscenza profonda delle cause dell’austerità stessa, che è l’ingiusto, odioso debito riversato dalle banche private sulla nostra nazione a pagare con l’impoverimento della nostra gente e la deportazione (l’emigrazione) dei nostri figli.

Il debito è stata l’arma per l’attacco contro i lavoratori. Li disciplina fino alla servitù; scarica il peso maggiore sulle famiglie; e aiuta a rimuovere lo spirito militante che è riposto in ogni lavoratore. E ancora, c’è sicuramente un attacco generalizzato ai lavoratori in tutta Europa, ai loro diritti, alle condizioni di lavoro, ai salari. Il lavoro precario è il nuovo modello da seguire per i capitalisti, insieme alla relativamente nuova cultura degli “stage” che si è diffusa in tutto il mondo del lavoro.

Quindi, come gruppo – come classe – come possiamo cambiare lo status quo?

Io penso che per un esempio diretto possiamo guardare alla Grecia e agli sviluppi del nuovo governo di Syriza. Non importa se si pensi che Syriza sia destinata inevitabilmente ad arrendersi alle richieste dell’Unione Europea o se si speri che resteranno fermi sulle proprie posizioni e sfideranno l’Ue per difendere i greci e che quindi possano aprire una via alternativa dall’interno del l’Ue e che si oppongano al FMI. Quelli che si preoccupano di far avanzare gli interessi popolari dovrebbero riflettere con più attenzione a quello che hanno dimostrato gli ultimi mesi.

Una prima lezione deve essere che i trattati che governano l’Unione Europea hanno di fatto posto fuori legge non solo le proposte popolari radicali, ma pure le moderate politiche keynesiane, e che i poteri forti sono decisi a risolvere la crisi del capitalismo a spese dei lavoratori.

Una seconda cosa è chiara: che la gente può votare per chi vuole a livello nazionale, tanto questo non è importante, poiché l’Unione Europea impone le politiche TINA (There Is No Alternative, Non c’è alternativa) cucite su quelli che sono gli interessi politici ed economici capitalistici.

Il debito è ancora l’arma prediletta da usare contro i popoli; la democrazia è stata sconfitta dai prevalenti bisogni dei monopoli europei e delle grandi case finanziarie e dalle banche.

Quelli che in Irlanda lavorano ancora nell’illusione che l’Unione Europea possa trasformarsi in qualcosa che non è, devono guardare a lungo e con attenzione agli eventi delle ultime settimane. La minoranza di blocco che si è costruita nel processo decisionale dell’Ue mostra che i poteri forti – quelli con un vero potere economico e quindi con un vero potere politico – possono bloccare qualsiasi cosa che non sia negli interessi dei monopoli e delle case finanziarie.

Il governo irlandese ha dimostrato ancora una volta la propria vile servitù verso le potenze imperialiste, non facendo niente per aiutare i greci, tranne per l’espressione di qualche vaga simpatia, mentre votava per difendere gli interessi delle classi dominanti.

Tutti quelli che continuano a diffondere l’illusione (sia qui in Irlanda, che in Grecia o in Spagna) che si possano risolvere i problemi popolari all’interno dei confini dell’Unione Europea e dei meccanismi di controllo come l’Euro, stanno solo portando la gente in un vicolo cieco. Semplicemente non ci sono soluzioni per il debito o l’austerità dentro l’Unione Europea.

La battaglia dei greci ha dimostrato la vera natura di classe dell’Unione Europea e delle sue istituzioni. Ma ha anche dimostrato che si può resistere – una lezione che deve essere imparata dai lavoratori di tutta Europa.

Il titolo di questa discussione è “l’Austerità: la sfida dell’organizzazione”. Quello di cui dobbiamo cominciare a discutere e capire è chi o cosa stiamo combattendo. Abbiamo bisogno di sapere chi è o chi sono i nostri nemici. Una volta compreso questo, allora si potrà costruire un preciso e duraturo processo di organizzazione contro l’austerità.

Se dobbiamo intraprendere una seria discussione politica, allora dobbiamo concentrarci su tre temi centrali:

La Classe: la politica e l’economia riguarda la classe, così come la divisione di classe sostiene la divisione di ricchezza

Lo Stato : la natura di classe del potere dello stato per creare, sostenere e riprodurre il modo di produzione dominante, materialmente e ideologicamente

Imperialismo : la tripla dominazione imperialistica degli irlandesi: dalla Gran Bretagna a Nord, dall’Unione Europea attraverso i trattati e la moneta, e dagli Stati Uniti con le nostre relazioni politiche ed economiche e attraverso il ruolo dominante del capitale transnazionale con base qui in Irlanda, la maggioranza del quale proviene dagli Usa.

Questo è lo stato del gioco in Irlanda oggi. La sovranità e la democrazia così come le conosciamo sono state sostituite dal sistema imperialistico tripartito, dove l’Irlanda giace ossequiosa al capitalismo internazionale e alle leggi di mercato. Questa è una posizione piuttosto unica e tuttavia interessante.

Così quello che dobbiamo davvero chiederci, partendo da quello che ho appena detto, è : se domani mattina il governo collassasse e un altro lo sostituisse, senza una decisa opposizione di massa all’Unione Europea e all’Euro, alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti, quali entità centrali del capitalismo, non ci sarebbe alcun cambiamento. La Grecia ne è l’esempio perfetto. Niente cambierebbe veramente, perché lo stato e la classe degli industriali, dei finanzieri, degli oligarchi, dei monarchi, dei proprietari terrieri e di tutti i loro collaboratori sarebbero ancora organizzati come prima.

L’industria, l’agricoltura e i servizi irlandesi sarebbero ancora al servizio dell’Unione Europea e dei regimi imperialistici britannico ed americano. Le imprese multinazionali, la divisione e vari trattati legali ci legherebbero ancora al capitale monopolistico internazionale e alla sua guerra infinita ai lavoratori. Saremmo ancora vincolati al pagamento di un debito ingiusto e odioso. La Troika controllerebbe ancora il nostro bilancio nazionale e la Banca Centrale gestirebbe ancora l’Euro per servire principalmente i bisogni della Germania, a scapito di quelli dell’economia irlandese.

Tutto questo significa che la nostra democrazia, la nostra sovranità e la nostra indipendenza sarebbero ancora una conchiglia vuota come è ora. Se vogliamo porci seriamente l’obiettivo di organizzarci contro l’austerità, allora la nostra sola speranza è quella di sfidare il sistema capitalistico che crea e riproduce una crisi dopo l’altra, e i suoi centri imperialistici che ci condannano. La sfida di organizzazione contro l’austerità è legato all’obiettivo di costruire un partito rivoluzionario della classe lavoratrice e con una coscienza di classe che sfidi e vinca sugli imperialisti e suoi loro collaboratori qui in Irlanda – un partito che non capitoli davanti ai trattati europei, agli Usa o alle richieste dei capitalisti britannici, come molti altri hanno fatto fino ad oggi, e un partito guidato dai principi di Marx, Engels e del più grande leader rivoluzionario marxista irlandese, James Connolly.

Siamo costantemente spinti e portati a credere all’ideologia che non c’è alternativa. Noi diciamo che un’alternativa c’è, che c’è stata e che ci può essere un’economia pianificata e un sistema sociale sviluppato dall’impegno cosciente dei lavoratori di cui benefici la maggioranza della popolazione in tutte le aree della vita umana e dello sviluppo. Per noi, come comunisti, l’alternativa è il socialismo.