Alcune considerazioni dopo il voto in Spagna

di Javier Parra, segretario del Partito Comunista del Pais Valenciano
da www.larepublica.es | Traduzione di Marx21.it

javierparraparque-620x330Se qualcosa hanno reso evidente le elezioni del 25 maggio è che il bipartitismo in Spagna è stato ferito a morte, come ha dimostrato il fatto che i voti di PP e PSOE nelle urne sommano a meno del 50% dell’elettorato. Sono state elezioni in cui occorre rilevare l’eccellente risultato di Izquierda Unida con il 9,9% dei voti, che la pone in una posizione ottimale per affrontare le prossime elezioni municipali nella maggioranza delle località spagnole e che è frutto dell’imprescindibile lavoro della militanza di base.

Inoltre, è degna di rilievo l’irruzione della lista di Podemos con più del 7% e 5 deputati, che si è trasformata nell’autentica sorpresa degna di un’analisi sociologica profonda. Senza entrare nelle ragioni che ne hanno determinato un’ascesa così folgorante che va ben oltre quello che è stato detto o scritto, la cosa certa è che essa contiene virtù, difetti e pericoli.

In ogni caso in quanto IU abbiamo molto da analizzare e migliorare; fondamentalmente operando per far arrivare il nostro messaggio alle classi popolari, e anche tenendo conto del fatto che avremo tutto contro di noi e che non otterremo il minimo aiuto dai mezzi di comunicazione.

Naturalmente, se sapremo utilizzarla, la situazione si presenta ottimale. In migliaia di località siamo in grado di proclamare che i risultati ci consentono di dare impulso a un grande cambiamento e di lavorare alla formazione di un grande fronte cittadino per difendere i diritti dei lavoratori e delle classi popolari e per contrastare i tagli, la repressione e la corruzione istituzionale.

E’ certo che la nuova situazione prodottasi dopo il colpo assestato a PP e PSOE, l’avanzata della sinistra e l’anelito di unità, merita un ‘analisi seria all’altezza della situazione.

E’ naturale che l’unità d’azione di tutte le forze trasformatrici sia importante, come sostengo da mesi in vari articoli e documenti. Ma voglio ricordare ancora una volta che in politica 6+5 non fa 11; potrebbe essere di più o potrebbe essere di meno, tutto dipende da come si fa la somma. Ed è così che i numeri che si trovano dietro ad ogni candidatura corrispondono a un profilo di votante, a una ideologia, a delle aspirazioni, ecc. Una candidatura unica che includesse nazionalisti, federalisti, ecologisti comunisti, socialisti e altri “isti”, correrebbe il rischio di saltare in aria al minimo conflitto, e di ridursi invece di sommarsi, a causa di paure e fobie degli uni nei confronti degli altri. Perciò, sostenere la fusione (una minestra di sigle) di tutto ciò che esiste alla sinistra del PSOE mi pare una assurdità destinata al disastro più completo, dal momento che le questioni secondarie passerebbero in primo piano (modello di stato, questione nazionale, elezione delle candidature, modelli economici…), e causerebbero un’infinità di conflitti tra la base, soprattutto se si trattasse di un processo che è promosso dai vertici. Perché l’unità si forgia dalla base, nel lavoro, con l’unità d’azione su obiettivi comuni.

Naturalmente sono convinto che sia possibile la vittoria nelle istituzioni, e per questo occorre apprendere da esperienze come il FRONTE POPOLARE, che non era una lista unica, ma vari partiti ognuno con la propria sigla, ma che avevano preventivamente messo in agenda alcuni punti minimi che tutti si impegnavano a difendere, indipendentemente dal risultato che avessero ottenuto. D’altro canto, le prossime elezioni municipali del 2015 potrebbero svolgersi in uno scenario molto interessante e molto simile a quello del 1931, dopo il quale fu proclamata la Seconda Repubblica. Immaginiamo le cariche pubbliche di tutti i partiti e formazioni di sinistra di tutti i territori della Spagna in rottura con il regime bipartitista borbonico in migliaia di Ayuntamientos, compresi i Parlamenti Autonomici, e costringendo ad aprire un Processo Costituente che imponga la stesura di una nuova Costituzione repubblicana. E’ possibile e ottenibile.

E’ necessaria ampiezza di vedute, ma senza rinunciare ai principi, né alle ideologie, né ai partiti, ma cercando punti in comune… e naturalmente senza ballare al suono di quello che dicono i mezzi di comunicazione, che sono tutto meno che nostri amici.