Draghi fa cose: il sentimento della rete sul governo in via di formazione

draghi1di Francesco Galofaro e Marco Pondrelli

La 
sentiment analysis della settimana, appositamente eseguita con i nostri sempre più potenti algoritmi per i lettori di Marx21, è molto ricca. Ci siamo occupati nientemeno che di Mario Draghi, candidato dal presidente Mattarella a sostituire Giuseppe Conte a capo del Governo. Come mostra la fig. 1, Draghi raccoglie gli entusiasmi del popolo di Twitter: senza suscitare eccessivi entusiasmi e speranze, raccoglie comunque una fiducia moderata nei limiti di un cauto ottimismo da parte del 66% degli utenti interessati, contro un 14,5% di tweet critici, anch’essi basati prevalentemente su fatti e non su un’ostilità pregiudiziale. A voler essere cattivi, un paragone con la giornata di mercoledì fa registrare un leggero calo di esattamente dieci punti percentuali tra i sostenitori di Draghi; allo stesso tempo, i tweet critici sono raddoppiati. La volubilità è una caratteristica normale dell’opinione pubblica, e tuttavia pensiamo che nel nostro caso sia dovuta evidentemente al complicarsi del dibattito politico tra i sostenitori di alcune sigle, in particolare del movimento 5 stelle e di LeU, come vedremo.


Un’occhiata alla fig.2, che incrocia i dati di polarità e soggettività, mostra bene come la maggior parte dei tweet si concentri in una zona compresa tra – 0,25 e + 0,25 punti di polarità e a un grado di soggettività non superiore a 0,6: dunque, tutto sommato, né tifo da stadio né grandi entusiasmi.

La fig.3 è il tag cloud delle parole più utilizzate dai sostenitori di Draghi. Spiccano i nomi di coloro che lo sostengono, tra i quali paradossalmente abbiamo tanto Conte quanto Renzi, che in queste ore si agita per intestarsi la svolta. Spicca un livello di lettura che rimanda in modo un po’ statico alla solidità: “fatto”, “ragione”, “sostegno”; è sintomatico l’accostamento tra “bene” e “Paese”; i verbi modali “deve” e “vuole” rappresentano una scelta avvertita come necessaria ma anche la risolutezza di quanti l’hanno perseguita. Gli aggettivi qualificanti la situazione politica che va delineandosi sono “nuovo” e “importante”. 

La fig.4 rappresenta, per contrasto, le parole che animano i principali dubbi: tra i leader fa la sua comparsa Salvini, ma anche forze politiche come 5 stelle e LeU e un attore non considerato dagli estimatori di Draghi, ovvero le banche; qui l’accostamento che balza all’occhio è tra “andare” e “votare”; “momento”, “politico”, “paura” rinviano a un livello di lettura antitetico al precedente, ovvero dinamico e incerto; fa la sua apparizione il termine “dragons”, che caratterizza i meme e la satira verso l’ex banchiere della BCE.

Infine, l’analisi dei primi cinquanta trend topic, ovvero gli argomenti più gettonati, pone l’intera discussione nella sua giusta cornice. La politica incalza le prime posizioni, saldamente occupate da serie televisive, calcio e liti tra tronisti. L’hashtag politico che movimenta il volume di tweet più alto è #quellavoltacheDraghi, che fa di superMario un novello Chuck Norris. Sulla stessa linea l’hashtag #Draghifacose. Seguono una serie di argomenti più seri, legati al travaglio e all’ennesima crisi dei 5 stelle: Rousseau, Casaleggio e #Grillo. Infine, tre hashtag: #Lega, #Borghi e #Bagnai, spesso accomunati da tweet che li accusano di trasformismo. Il motivo è la posizione attendista nei confronti di Draghi espressa a caldo dai due economisti, usualmente critici nei confronti dei temi legati alla UE.

A scanso di equivoci e per non prendere in giro il lettore precisiamo che la posizione degli autori della presente analisi non è favorevole alla nascita di un governo Draghi.

Figura 1

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Figura 2

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Figura 3

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Figura 4

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