Zapatero in Spagna

*direttore della rivista teorica del Partito Comunista di Spagna “Utopia”

UN CAMBIAMENTO DI CICLO POLITICO IN EUROPA?

1. L’IMBARAZZO DELLA DESTRA

La destra spagnola ed europea, come pure l’amministrazione Bush, tendono ad interpretare la vittoria dello scorso 14 marzo di Zapatero in Spagna come una conseguenza dell’attentato terrorista dell’11 marzo a Madrid. Questo significa che pensano, dato che l’atto terroristico dell’11 marzo era una rappresaglia, che il popolo spagnolo avrebbe ceduto di fronte al terrorismo, disinteressandosi della partecipazione alla guerra in Iraq, e che per questo la maggioranza degli spagnoli avrebbe votato a favore dei socialisti che si erano detti contrari al coinvolgimento della Spagna in questa guerra. La destra non riesce a comprendere che il motivo più importante del voto del 14 marzo è il risultato della combinazione di due fattori. In primo luogo, il netto rifiuto della guerra, che si è manifestato con le manifestazioni del 15 febbraio 2003 a Madrid, Barcellona, Valencia, Siviglia, etc., le più numerose di tutta l’Europa, riunendo milioni di persone nelle strade. Ma in secondo luogo, e in quel momento si è rivelata la questione decisiva, le menzogne del governo di Aznar nell’insistere nell’attribuire l’attentato dell’11 marzo al gruppo terrorista dell’ETA, sperando che la sensibilità del popolo spagnolo contro questi terroristi avrebbe portato a votare a favore del governo di Aznar. Questo secondo fattore – il sentirsi offesi da parte dei cittadini spagnoli per le menzogne — è stato ciò che in ultima istanza ha deciso la vittoria di Zapatero. Non va dimenticato che i sondaggi pre-elettorali mostravano due tendenze apparentemente contraddittorie: da una parte, una maggioranza dei votanti era stufa del governo del Partido Popular e desiderava un cambiamento, ma dall’altra mostrava un orientamento, pure maggioritario, di rassegnazione, che alla fine avrebbe dato, benché per per poco scarto, la vittoria ai popolari. È stato quindi il ricorso alla menzogna da parte del governo ciò che ha provocato una maggior affluenza alle urne di votanti con il fermo obiettivo di sloggiare la destra dal governo medesimo.
Comunque, la vittoria di Zapatero presenta alcuni condizionamenti. Da una parte, il Psoe non gode di una maggioranza assoluta nel Parlamento spagnolo, avendo ottenuto, con il 42% dei voti (circa 10.900.000 voti), 164 deputati sui 350 seggi della Camera, ed ha avuto bisogno nella sessione di investitura del voto favorevole determinante delle forze progressiste, di “sinistra”, per giungere a formare il governo. Queste forze sono rappresentate da Esquerra Republicana de Cataluña (10 deputati e 2.54%) e da Izquierda Unida (5 deputati, 4.9% dei voti) in coalizione con Iniciativa per Catalunya Els Verts, un partito che fa parte dei Verdi Europei. Dall’altra parte, la sconfitta del Partido Popular è stata di misura, visto che con più di 9.600.000 voti, il 37% e 148 deputati gode ancora di un grande appoggio popolare.

2. IL RUOLO DI IZQUIERDA UNIDA

Questa vittoria politica del popolo spagnolo sulla soffocante presenza di Aznar e sulla destra pone oggi una questione sulla situazione interna spagnola di interesse per la sinistra rivoluzionaria: perché una parte importante del popolo spagnolo non ha votato per Izquierda Unida? La domanda è pertinente, visto che la linea di condotta di Izquierda Unida in questi lunghi otto anni di governo Aznar è stata chiara e inequivocabile: quella dell’opposizione più decisa e intransigente contro tutti gli atti e decisioni del governo di Aznar, dai temi sulla politica interna, economica, sociale, educativa, giudiziaria o culturale, a quelli contro la politica internazionale di servile allineamento con Bush. Perché mai allora, se Izquierda Unida è stata il più netto oppositore del Partido Popular in Parlamento e nelle piazze, nelle manifestazioni e nelle critiche, i cittadini spagnoli non hanno ritenuto utile votare IU e hanno invece considerato più efficace votare il Psoe? Si può certo capire che di fronte a una situazione estrema, di fronte ad un dilemma o a una precisa alternativa si possa ribaltare il voto in favore del partito che è nelle migliori condizioni per cacciare il Partido Popular dal governo, vale a dire il Psoe. E, tuttavia, continua a permanere questa questione della sensibilità per il voto utile, sopratutto per forze come la nostra che aspirano ad andare oltre la congiuntura e vogliono raggiungere un’alternativa di maggior ampiezza rispetto all’attuale modello socio-economico condiviso fra la destra e la socialdemocrazia. Se le cose stanno così, la domanda si fa ancor più pertinente, constatando come nelle successive elezioni europee del 13 giugno in Spagna, nelle quali, non essendo qui necessario alcun voto utile, non avendo da sconfiggere alcun governo di destra, ed essendo tutti i voti “utili”, essendo la Spagna un unica circoscrizione, Izquierda Unida perde invece la metà dei voti ottenuti il 14 marzo. In soli tre mesi, perdiamo la metà di quei voti che, a loro volta, erano già stati giudicati una sconfitta. È di tale rilevanza questa seconda batosta di Izquierda Unida che ci ha obbligati a convocare un Congresso straordinario per gli inizi di dicembre per cercare di rimediare alle sconfitte, ai difetti e alle insufficienze che ci trasciniamo negli ultimi tre anni.
La questione è della massima importanza per tutta la sinistra rivoluzionaria europea per due ragioni. Da una parte per i fatto che nel 1986 il Partito Comunista di Spagna ha intrapreso, con un relativo successo all’inizio, la strada di un’esperienza politica innovatrice: una piattaforma di convivenza della sinistra plurale rivoluzionaria, dai comunisti ai trozkisti, passando per ecologisti, pacifisti, socialisti di sinistra e anarchici, etc., che a sua volta fosse in grado di creare le condizioni per un movimento politico e sociale, con una partecipazione creativa dalla base sino alle istituzioni, superando le insufficienze della classica struttura di partito gerarchizzata e burocratica. E dall’altra parte, per essere Izquierda Unida un componente di riferimento per il recentemente creato Partito della Sinistra Europea, un soggetto politico altrettanto plurale nelle condizioni attuali in cui la lotta di classe si sviluppa in forme rilevanti su scala europea, oltre gli ambiti nazionali.

3. L’ESPERIENZA DI ZAPATERO SUL FRONTE DEL GOVERNO

È vero che è presto per trarre un giudizio sul governo del Psoe in Spagna a soli sei mesi dalla sua vittoria del 14 marzo. Ma si possono comunque mettere in rilievo gli aspetti cruciali della sua strategia sul fronte del governo. Da una parte, c’è il gesto importante e positivo del ritiro immediato delle truppe spagnole dall’- Iraq, con la qual cosa si è adempiuta una promessa elettorale, ponendosi così in sintonia con l’opinione maggioritaria della popolazione spagnola e marcando un precedente in ambito internazionale, dato che rappresenta una “disobbedienza” verso il gran capo internazionale, il presidente Bush, e nei confronti della sua politica di taglio hitleriano della “guerra preventiva”. Anche se bisogna aggiungere che, immediatamente, quasi per compensare questo gesto, è stato approvato dal governo Zapatero l’invio di truppe spagnole in Afganistan e a Haití, invio alquanto controverso per una parte dell’opinione pubblica spagnola nonostante sia stato presentato come “aiuto umanitario”.
Oltre questo primo gesto di grande rilevanza, il ritiro delle truppe dall’Iraq, la condotta del governo Zapatero può essere caratterizzata dalla presenza di tre componenti, relative alla politica interna spagnola e alla sua presenza in Europa: il primo, di orientamento progressista, mirante al consolidamento dell’appoggio popolare, il secondo teso a cambiare il profilo internazionale con l’abbandono dell’accodamento alle posizioni di Bush e optando verso l’adesione all’asse franco-tedesco contrario all’egemonia statunitense, e il terzo di mantenimento del modello economico neoliberista in accordo con il Patto di Stabilità dell’UE.
Il primo aspetto consiste in una politica di avanzamento nell’ambito delle libertà civiche, in chiara contrapposizione con l’ideologia conservatrice del Partido Popular, e il cui obiettivo mira al rafforzamento dell’appoggio progressista al governo. In tal senso sono state adottate decisioni importanti: a) miglioramento della legislazione in difesa delle donne contro la violenza di genere, b) eliminazione dal panorama educativo del peso dell’influenza della chiesa cattolica, inaccettabile per uno Stato laico, c) difesa dei diritti di pari dignità ed uguaglianza di condizioni per gli omosessuali, gay e lesbiche, sia in relazione al riconoscimento a tutti gli effetti delle coppie sia alla loro possibilità di adottare figli, d) prospettiva di una riforma progressista del funzionamento dell’università e dell’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo, e) ricerca di possibili miglioramenti nel funzionamento della televisione pubblica, f) scelta di porre mano alla riforma della Costituzione per migliorare il complesso delle autonomie in senso federalista, visto che in Spagna ha grande rilevanza, in questo momento di cosiddetta seconda “transizione democratica” e di fronte alle rivendicazioni nazionaliste e indipendentiste della Catalogna e dei Paesi Baschi.
Il secondo aspetto, quello del radicale cambiamento degli indirizzi della politica internazionale voluta da Aznar, di allineamento incondizionato con gli Stati Uniti di Bush, è importante ed è apprezzato dal popolo spagnolo. Esso ha comportato la scelta di collocarsi chiaramente, per integrarsi pienamente nel processo di costruzione europea, dalla parte dell’asse franco-tedesco contrario ai neoconservatori e fondamentalisti di Bush. Su questa linea, il governo di Zapatero ha esordito con il ritiro delle truppe dall’Iraq e con un discorso dello stesso Zapatero all’ONU in senso chiaramente “pacifista” e di sostegno alla legalità internazionale. Ma in seguito ciò ha pure portato ad azioni che sono conseguenti con questo nuovo allineamento, come l’avvicinamento al Marocco (grande alleato di Francia e Stati Uniti) abbandonando la difesa del Fronte Polisario e del Piano Baker. Ha pure avuto inizio un modesto mutamento di posizione nei confronti di Cuba, con l’abbandono dell’atteggiamento bellicoso adottato da Aznar, il quale era compromesso sia con Bush che con la mafia anticubana di Miami. Infine c’è la difesa ad oltranza del testo della Costituzione Europea, considerato come un passo di grande importanza, contenente elementi cruciali per il futuro democratico e per le libertà dell’Unione Europea.
Il terzo aspetto si riferisce alla politica economica. Questo ambito è quello di maggior rilievo nella costruzione di un punto di riferimento rispetto al quale portare poi a compimento il resto delle iniziative. Proprio in questo momento, si stanno discutendo in Spagna le proposte sugli indirizzi economici generali per l’anno 2005 e risulta chiaro che il ministro per l’economia e vicepresidente del governo, Pedro Solbes, non intende cambiare l’indirizzo imposto dal Patto di Stabilità dell’Unione Europea. Va ricordato che nella sua precedente veste di Commissario europeo per l’economia, Solbes è stato il “cane di guardia” dell’ortodossia del Patto di Stabilità e della Banca Centrale Europea, giungendo a comminare sanzioni alla Francia e alla Germania, e a minacciare in tal senso l’Italia, per la presenza di deficit superiori al 3% del PIL nei loro conti pubblici. In questo momento sono necessari i voti di Esquerra Republicana e di Izquierda Unida per poter approvare gli indirizzi della legge finanziaria, in una Camera in cui il resto delle forze capeggiate dal Partido Popular esercita un’opposizione forte e tenace. La posizione di Izquierda Unida di fronte a questa situazione è delicata. Da una parte Izquierda Unida chiede al Psoe alcune modifiche alle misure fiscali e al bilancio preventivo che vadano in senso progressista, modifiche che il Psoe vorrebbe invece rimandare, accontentandosi di dichiarazioni d’intenti. Ma dall’altra parte, Izquierda Unida nemmeno vuole essere accusata di ostacolare l’approvazione degli indirizzi della finanziaria, poiché questo indebolirebbe il Psoe di fronte ad una destra smaniosa di rivincita, cosa che agli occhi della stragrande maggioranza della popolazione risulterebbe incomprensibile. Questo ricorda in qualche modo il dilemma che si è presentato in Italia con la legge finanziaria che conteneva riduzioni per le pensioni e per le prestazioni sanitarie che Rifondazione Comunista non poteva avallare. Di fatto questa è la questione del momento, e lo sarà ancor di più nei prossimi anni: il convincimento del Psoe della necessità di rispettare i vincoli del Patto di Stabilità, vale a dire del modello neoliberista imperante in Europa. Una forza rivoluzionaria deve oggi soprassedere appoggiando queste impostazioni al fine di evitare mali peggiori, oppure deve far valere la necessità di impostazioni globalmente alternative che mettano in discussione il modello neoliberista esistente? A quali condizioni si può e si deve prendere questa decisione radicale di fronte a una simile alternativa? Si tratta di domande che ora si presentano in Spagna, ma che in un modo o nell’altro si sono poste e si presenteranno anche negli altri Paesi europei. E questo soprattutto se con l’influenza del Partito della Sinistra Europea, del quale è presidente Fausto Bertinotti, le forze aderenti alla S. E. aumenteranno la propria incidenza fra le classi popolari.

4. RIFLESSIONI SULL’EUROPA

Sembra evidente che la recente esperienza spagnola pone alcune questioni di fondo su cui riflettere, in Spagna ma anche in Europa. Da una parte in Spagna abbiamo vissuto otto anni, e in particolare gli ultimi quattro di maggioranza assoluta del Pp, decisamente insopportabili e totalmente pregiudizievoli per la popolazione a causa dell’ondata conservatrice e di compressione di ogni tipo di libertà e del peggioramento delle condizioni di vita della popolazione e soprattutto dei lavoratori. Non si può tollerare che alcun popolo, né a causa di azioni intraprese né per omissioni, debba soffrire un tale castigo. Bisogna dimostrare che il voto dato alla sinistra radicale, comunista, alternativa, è utile. Ma bisogna pure tenere in conto che, se non si sapranno portare avanti una tattica e una strategia politiche chiare, con il caratteristico “profilo” dei valori alternativi della sinistra, il pericolo che si presenta è quello di finire con l’apparire alla stragrande maggioranza della popolazione un punto di riferimento inutile, dal quale si può anche prescindere poiché non si sa per certo quale ne sia la collocazione. Non basta l’essere comunque all’opposizione, essere l’eterno partito del “no”; occorre saper difendere la necessità e la convenienza, come pure la possibilità dell’alternativa che proponiamo. Appare chiaro che questa capacità di alternativa non può essere il frutto esclusivo di un solo Paese, ma deve avvenire come minimo su scala europea. Da qui la necessità del Partito della Sinistra Europea. Va tenuta inoltre presente la crescente sensibilità di sempre più numerosi strati di popolazione e dei lavoratori di fronte al peggioramento delle condizioni di vita, da cui deriva il protagonismo di fenomeni nuovi come il Forum Sociale Europeo, incentrato sulla ricerca di alternative alla barbarie del capitalismo attuale. Infine, mi sembra egualmente evidente che la portata di questa riflessione non si può ridurre alla realtà di un Paese o di un partito, ma che esige la partecipazione di tutti gli interessati, comprese le forze rivoluzionarie degli altri continenti, visto lo speciale ruolo che può e deve svolgere l’Europa nella prospettiva del socialismo e della democrazia per tutta l’umanità.