Welfare, dopo «piazza rossa» Diliberto chiede il conto

«Sono molto contento che Prodi ci abbia sempre ascoltati. Ora bisogna modificare il protocollo sul welfare per dire no alla precarietà». Nel «day after» della piazza San Giovanni increspata di bandiere rosse, Oliviero Diliberto usa un pizzico di ironia nei confronti del suo premier e lo invita a saldare il conto. Poche ore dopo, il titolare di palazzo Chigi parla a Napoli, a margine della visita del Papa, e sottolinea che «la precarietà è un grande problema. Un giovane ha bisogno di sapere se ad un certo punto della sua vita può programmare il futuro».
Con un milione di persone in piazza, Prc e Pdci hanno posto con grande forza il tema dei diritti del lavoro, dimostrando che stanno nel cuore degli elettori, prima che nelle agende politiche dei partiti. Il successo del corteo ha da un lato rafforzato la sinistra e la prospettiva di una sua unificazione; dall’altro ha riacceso i riflettori dell’opposizione sul governo con l’ovvia, reiterata, richiesta di elezioni anticipate.
Diliberto chiede che «venga realizzata subito l’unità possibile della sinistra». Gli replicano i Verdi Paolo Cento e Angelo Bonelli, entrambi convinti che Prodi debba rafforzarsi anche per affrontare il problema della precarietà. Non erano in piazza a «chiedere la luna» insieme a Pietro Ingrao, ma il successo di folla li ha indotti a pigiare sull’acceleratore dell’unificazione. La moderata Rosy Bindi non si appassiona alla nascita della «Cosa rossa», ma rassicura Prodi e auspica anche lei che si faccia di più sul welfare, anche se ritiene che l’impegno del governo sul ddl con le parti sociali vada portato «fino in fondo».
Unanime il pronostico che emerge dalle dichiarazioni del centrodestra: la sinistra radicale è inconciliabile con l’ala moderata di un governo che deve andare a casa. Paolo Buonaiuti, braccio destro di Berlusconi, chiede che Prodi faccia l’unica cosa possibile, «gettare la spugna»; Roberto Maroni (Lega) vede un governo alla deriva perchè «i rossi non faranno più sconti».Fuori dal coro, Pier Ferdinando Casini non intravede
la mano della piazza nella fine del governo, ma lo «zampino» di Veltroni che «si illude di essere competitivo nelle elezioni anticipate». «E se gli andassero male – infierisce l’ex presidente della Camera – comunque addosserebbe la colpa a Prodi», il giorno dopo la lunga marcia delle bandiere rosse, Prodi può contare sull’appoggio della futura «Cosa rossa». Ma questo non accresce i suoi numeri al Senato, dove anzi, il «memorabile» 20 ottobre potrebbe favorire la disaffezione dei moderati. Giuseppe Caldarola, deputato dell’Ulivo e navigato ex direttore dell’Unità la vede così: «Se Prodi dialoga con la piazza rossa, fa un regalo a Berlusconi e va incontro ad una sconfitta sicura.