“Voglio vivere finché la Russia sarà in Europa”

Nella Rossijskaia Gazeta del 15 settembre 1998, lei dichiarò: “Oggi noi siamo seriamente minacciati dal pericolo che il nostro paese caschi a pezzi. È ancora di quel parere?

No. Oggi a mio avviso questo pericolo esiste in misura molto minore, anche se il problema non può ancora essere tolto definitivamente dall’ordine del giorno. Secondo me un influsso benefico per l’integrità territoriale della Russia sarà presto esercitato proprio dalla liquidazione del regime dei taliban in Afghanista. Quel regime minacciava non solo la stabilità dell’Asia centrale, ma tentava anche di allungare rovinosamente i suoi tentacoli fino in Russia, soprattutto nelle zone dove si concentra la popolazione musulmana.
Restano pericoli minori, che oggi vanno inquadrati secondo un’altra angolazione. Noi stiamo cercando di di mettere a punto un sistema di rapporti tra il centro e le regioni, e questo lavoro sta procedendo con discreto successo. Adesso le leggi promulgate dalle regioni vanno messe a confronto con quelle centrali, ed eventualmente corrette. Questo è un processo in pieno sviluppo ed un principio fondamentale per il mantenimento dell’unità della Russia, al quale si accompagnano contemporaneamente i nostri sforzi per il consolidamento di uno spazio economico comune.
In definitivaci sono adesso molte meno vocazioni o spinte separatiste. Il che mi porta a concludere che questa minaccia, pur continuando a esistere, non sia più così pressante né così importante come prima.

Quali sono le priorità geopolitiche della Russia?

Forse la sorprenderò dicendo che non mi metterò a disegnare la gerarchia delle priorità geopolitiche della Russia. Le dirò invece che la diversificazione nella politica estera della Russia è la cosa prioritaria. Già, la diversificazione. Resta chiaro che per noi non possono avere la stessa valenza strategica i rapporti che abbiamo con molti paesi africani in confronto alle relazioni con gli Stati Uniti d’America. È chiaro! Ma nello stesso tempo ritengo che sarebbe un errore orientarci in una sola direzione nello sviluppo delle nostre relazioni internazionali.

Se non ci sono, o non dovrebbero esserci, gerarchie nei rapporti internazionali russi, ci sono però delle zone di interesse?

Certo che ci sono zone di interesse. E il maggior interesse per noi è dato dalle zone di frontiera, da quei paesi che facevano parte dell’Unione Sovietica e che attualmente compongono la Comunità degli Stati indipendenti. Tutti i paesi dell’ex Urss che confinano con la Russia, e anche gli altri vicini che non facevano parte dello spazio sovietico. Sono queste le nostre zone di maggiore interesse; Ma avere il nostro interesse non significa che intendiamo imporre il nostro dominio su queste zone, come molto spesso viene dipinto su alcuni media. L’importante per noi è che in queste zone ci sia stabilità.

Cosa ne pensa delle aperture russe verso gli Stati Uniti. Secondo lei il presidente Putin ha fatto troppe concessioni agli americani dopo l’11 settembre?

Mi intenerisco a sentire queste domande fatte da un europeo. È una cosa che a volte suona molto ridicola; Se parliamo della Russia, invece, credo sia assolutamente giustificato che Mosca abbia dato il suo pieno appoggio all’operazione antiterroristica degli Stati Uniti in Afghanistan.
È giustificato proprio dal punto di vista degli interessi nazionali del nostro paese. Quali sono le altre aperture della Russia verso gli Stati Uniti? Io non lo so. Proprio non lo so.

Cosa ne pensa della dottrina nucleare americana?

Il mio atteggiamento nei confronti del documento che è stato pubblicato sul Los Angeles Times è naturalmente negativo, e non solo per il fatto che la Russia sia stata elencata quale possibile obiettivo per un attacco nucleare. Vorrei rassicurare lei e i vostri lettori: la Russia ha abbastanza mezzi a disposizione per non aver paura di un possibile attacco nucleare. “Non aver paura” non significa che noi vogliamo che ciò accada, e che questo periodo faccia parte del normale stato delle cose. Dicendo “non aver paura” intendo dire che tale attacco contro di noi non avverrà mai, perché altrimenti ne seguirebbe una risposta molto distruttiva. Non dobbiamo dimenticare che la Russia possiede seimila testate nucleari.
Certo, se viene citato un elenco di paesi contro i quali può essere scatenato un attacco nucleare, allora le cose cambiano: c’è un nuovo approccio all’arma atomica. Una nuova dottrina, molto pericolosa.

Cosa ne pensa della presenza di truppe di Washington in Asia centrale?

Ci sono operazioni militari in Afghanistan che giustificano la presenza di truppe americane in alcuni di quei paesi. Fin da quando è iniziato il conflitto la Russia non solo non ha mai posto obiezioni ma, per quanto ne so io, ha invece creato tutte le condizioni necessarie perché ciò fosse fatto. Se da questa situazione di emergenza dovuta al conflitto in atto si passerà ad una presenza militare permanente, allora questa presenza diventerà un elemento molto allarmante. E non solo per la Russia e per i paesi di quella regione, ma anche per la Cina.

Qual è il suo punto di vista sulla scelta della Georgia di consentire ad esperti militari statunitensi di addestrare truppe georgiane sul proprio territorio?

Lei sa che noi adesso dobbiamo proporre una nostra partecipazione attiva all’operazione antiterroristica nella gola di Pankisi; perché no! Quando gli americani hanno iniziato le operazioni antiterrorismo in Afghanistan in molti si sono proposti di appoggiarli. Persino quelli che non volevano e non vogliono fare la guerra in quel paese. Il presidente Bush ha definito la Georgia come uno dei teatri bellici nella lotta contro il terrorismo, ed io ritengo che si possa partecipare attivamente a questa lotta. Vediamo quale sarà la reazione degli altri.

Come e quando si risolverà il conflitto ceceno?

Questa è una domanda molto difficile. In via di principio l’operazione militare volta contro il grosso delle formazioni dei banditi è terminata. Però la pratica di singole e veloci sortite dei terroristi continuerà ancora. Penso che arrivati ad un certo punto bisogna sicuramente rinforzare le operazioni di soppressione degli elementi terroristici, ma abbinandole con delle trattative. Senza dubbio! Sarebbe importante e tempestivo adesso dire ai leader ceceni e ai comandanti di campo: “Dichiarate ad altissima voce che state rompendo con i centri del terrorismo internazionale, rinunciate ad accettare mezzi finanziari e armamenti dall’estero, e troncate con i mercenari. A queste condizioni noi siamo pronti a comiciare un negoziato”. Credo che non sarebbe male se un tale appello fosse lanciato. Ad onor del vero un appello più o meno simile è già risuonato da parte del presidente Putin, ma non ha trovato il dovuto appoggio. È invece arrivato il momento di farlo in forma meno velata, con le parole che sto usando io in questo momento. Così finalmente sarà chiaro al momento chi sono davvero quelli con cui tratteremo.

Qualche tempo fa lei prefigurò l’importanza strategica del triangolo Russia-Cina-India. Quale importanza ha oggi questo schema geopolitico?

Io non ho mai parlato di triangolo, mai nel senso di un’alleanza militare. Ho invece parlato delle relazioni tra gli angoli di questo triangolo. Se si sviluppassero buoni rapporti non solo tra la Russia e la Cina, ma anche e soprattutto tra la Cina e l’India, allora questa configurazione “strategica” sarebbe stabilizzante.

La Nato è morta o no? E perché la Russia vuole stabilire con essa un rapporto duraturo?

Per il momento la Nato purtroppo non sta affatto morendo. Dico purtroppo perché la Nato è un’alleanza militare nata ai tempi della guerra fredda. Era nata con dei compiti e delle funzioni ben definite. E il suo mirino era posizionato contro l’Unione Sovietica; l’essenza militare dell’alleanza nordatlantica è rimasta intatta. Nella sua espansione la Nato tende a spostarsi verso le nostre frontiere. La cosa più spiacevole però è stata evidenziata durante i bombardamenti sulla Jugoslavia e nel corso delle operazioni in Kosovo: la Nato si è arrogata il diritto di utilizzare la forza contro i confini dei suoi Stati membri e senza alcuna decisione preventiva del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Di qui la nuova dottrina della Nato, quella del natocentrismo, attorno alla quale dovrebbero realizzarsi i progetti di sviluppo europei e del resto del mondo. Se ci sarà un abbandono di questa linea, allora si potrà parlare di una qualche svolta positiva in seno alla Nato. Ma un tale abbandono per adesso non si scorge.

L’Europa può diventare un soggetto politico?

Credo che il mondo sia multipolare, anche se sembra esserci una parvenza di vittoria temporanea delle tendenze monopolari. Il mondo tende al multipolarismo perché a ciò conducono i suoi processi di sviluppo, in particolar modo l’ineguaglianza. L’Europa, voglio dire l’Unione Europea, si sta sempre più configurando come un organismo economico unitario, sempre più confrontabile, per le sue potenzialità e le sue capacità di sviluppo, con gli Stati Uniti.

La Russia ha intenzione di stabilire rapporti con l’intera Unione o con alcuni paesi in particolare?

Ritengo importanti per la Russia tutte e due le cose.
Anzi, le dico una cosa che semgrerà sensazionale: vorrei vivere fino al giorno in cui la Russia potrà diventare membro dell’Unione Europea, cosa che certo non dipende solo dalla Russia.

Esiste un asse Russia – Germania?

Sul piano economico esiste un campo abbastanza esteso di interessi reciproci. Ma non penso che sia il caso di parlare di un qualche “asse” esistente tra noi e loro. Ultimamente poi quando si parla di asse, ci si riferisce sempre ad assi del male, mentre i rapporti tra la Russia e la Germania non rientrano affatto in quella categoria.

Come si chiamerà Kaliningrad tra dieci anni?

Kaliningrad.

Perché ne è così sicuro?

Perché sono assolutamente certo che Kaliningrad era e sarà territorio russo.
Sono anche certo che non ci metteremo a revisionare i risultati della seconda guerra mondiale.

Se gli Stati Uniti attaccheranno l’Iraq, cosa farà la Russia?

Non posso parlare a nome della dirigenza del mio paese essendone oggi al di fuori. Ma mi pare di poter dire che la Russia non potrà appoggiare un’eventuale azione americana contro l’Iraq.

Andrà a testimoniare al processo contro Milosevic?

Io non testimonierò contro Milosecic, e non ritengo che qualcuno lo debba difendere. Credo che questo processo non vada trasformato in una farsa politica. Il giudizio dovrà essere oggettivo. Sono pronto però a testimoniare su quegli episodi a cui ho partecipato. Ed ho il timore che gli accusatori di Milosevic non troveranno nelle mie deposizioni alcun motivo per muovergli accuse.

(Traduzione di Aleksej Tekhnenko)