Vietnam 1975 – 2005 – “Resteremo fedeli ai nostri sogni”

*Generale, già Comandante in capo dell’ Esercito di Liberazione del Vietnam

Il tempo passerà. ma la vittoria del popolo vietnamita nella guerra di resistenza contro gli Stati Uniti rimarrà per sempre nella storia come una delle imprese più luminose, il simbolo straordinario del trionfo dell’eroismo rivoluzionario e dell’ingegno umano. La nostra lotta è entrata nella storia mondiale come il più importante conflitto del ventesimo secolo, un evento d’importanza internazionale che ha profondamente segnato un’epoca.

Nella sua storia di resistenza il Vietnam ha affrontato molte e dure sfide contro l’aggressione straniera. Mille anni sotto la dominazione dal nord. Mille anni di lotta per l’indipendenza contro le invasioni delle dinastie feudali del nord, comprese le tre battaglie contro i mongoli Yuan, l’esercito più potente nel mondo nel tredicesimo secolo. Cento anni sotto il giogo del vecchio colonialismo aggressivo francese. E ventun anni contro l’aggressione neocolonialista degli Stati Uniti. Tutte queste prove sono state lunghe e feroci. Tuttavia, la guerra di resistenza antistatunitense è stata, per il Vietnam, la sfida più grande e più dura.

Il popolo vietnamita ha dovuto affrontare i più ricchi, forti, inumani e perfidi guerrafondai imperialisti. La guerra è stata talmente lunga da impegnare ben cinque presidenti degli Stati Uniti durante i loro mandati presidenziali. Durante la sua storia, mai il Vietnam aveva dovuto sostenere una guerra di resistenza tanto squilibrata nel rapporto di forze politico e militare.

Gli imperialisti statunitensi hanno utilizzato nella guerra del Vietnam una quantità senza precedenti di munizioni su uno territorio così relativamente piccolo, e ricorrendo a tutte le sue armi più avanzate del proprio arsenale, escluse solo le bombe atomiche. All’apice della guerra, gli Stati Uniti hanno impiegato più di mezzo milione di soldati ed un enorme flotta navale e aerea, oltre ai 75.000 soldati di paesi filoamericani e più di un milione di soldati delle truppe del Vietnam del sud. Si tratta di cifre record per una guerra di aggressione neocolonialista. Washington ha fatto ricorso a tutte le strategie e tattiche militari possibili, politiche e diplomatiche, ai più brutali atti di guerra, quale l’embargo, il terrorismo globale, la distruzione economica, l’annientamento umano e la distruzione ambientale perpretata con l’agente Orange, lasciando pesanti eredità a più di una generazione di vietnamiti ed ai veterani di guerra americani. Il Pentagono e la Casa Bianca hanno fatto ricorso durante la guerra ai migliori strateghi e generali a loro disposizione per cercare di eguagliare in astuzia e capacità i Vietnamiti.

Il Vietnam si è trasformato nell’epicentro mondiale della feroce lotta tra rivoluzionari e reazionari, nel campo di battaglia della consueta rivalità fra progresso e reazione, fra giustizia ed ingiustizia, della lotta dell’umanità per la pace, l’indipendenza nazionale, la democrazia ed il progresso sociale.
Di fronte a tali grandi sfide, diversamente dalla precedente guerra di resistenza contro la Francia il Vietnam ha intrapreso la guerra contro gli Stati Uniti in nuove condizioni. Durante la guerra contro la Francia, il popolo e l’esercito vietnamiti hanno affrontato numerose sfide che hanno consentito loro di accumulare importanti esperienze. Liberato il Vietnam del nord, il legame con i paesi socialisti fratelli si è stato sempre più consolidando perché fungesse da traino per l’importante lotta di liberazione del Vietnam del sud. L’esercito vietnamita, gradualmente trasformatosi in una forza moderna e regolare, ha addestrato le proprie unità raggruppate al nord in modo che, un giorno, potessero tornare al sud e poter costruire forti divisioni regolari per rafforzare la lotta nel sud.

Il presidente Ho Chi Minh e il partito hanno avuto ragione nel definire la linea rivoluzionaria nella nuova fase: lanciare simultaneamente due strategie rivoluzionarie in entrambe le due parti del paese con l’obiettivo comune di lotta contro gli Stati Uniti e per la salvezza nazionale, e la liberazione del Vietnam del sud e la protezione del nord per poter giungere, infine, alla riunificazione nazionale. Essi hanno indicato i legami strategici esistenti fra le due parti del paese. La costruzione del socialismo nel nord avrebbe dovuto assicurare una maggiore capacità di resistenza per la liberazione del sud, e il rafforzamento della lotta rivoluzionaria nel sud avrebbe dovuto liberarlo e contemporaneamente proteggere il nord. Il nord avrebbe svolto il ruolo decisivo, mentre il sud avrebbe avuto un effetto diretto sul completamento della rivoluzione democratica per l’intero paese. Tutto ciò ha inoltre rappresentato lo stretto collegamento tra avanguardia e retroguardia, mobilitando la popolazione intera nella lotta contro gli spietati nemici. Inoltre ha reso esplicita la volontà presente nello slogan “Il Vietnam è uno, la nazione vietnamita è una. I fiumi possono asciugarsi, le montagne possono consumarsi, ma questa verità non cambierà mai.”

Il partito è riuscito a collocare la nostra lotta nel contesto internazionale, combinando la politica nazionale con gli obblighi internazionali, rafforzando la combattiva alleanza tra i tre popoli indocinesi, promuovendo la solidarietà tra la rivoluzione vietnamita e le tendenze rivoluzionarie nel mondo, legandosi saldamente all’Unione Sovietica, alla Cina e agli altri paesi socialisti fratelli. Grazie a tutto questo, il partito è riuscito a costruire un ampio fronte di pace, giustizia e fratellanza fra i popoli del mondo, compresa quella parte del popolo americano che si è opposta all’aggressione imperialista degli Stati Uniti.

Quando gli Stati Uniti hanno inviato l’enorme numero di propri soldati al sud e utilizzato le forze navali ed aeree per distruggere il nord, Ho Chi Minh ha detto: “La guerra potrà durare 5, 10, 20 anni o anche di più. Hanoi, Haiphong ed altre città, altre fabbriche potranno essere distrutte, ma il popolo vietnamita non cesserà di combattere! Nulla è più prezioso dell’indipendenza e della libertà!” E pure: “Finché nel paese vi saranno gli aggressori stranieri, noi continueremo la lotta per spazzarli via.”

Gli Stati Uniti hanno considerato il Vietnam un paese chiave nel generale quadro dei movimenti di liberazione nazionale, il paese che era necessario piegare per poter impedire l’eventuale insurrezione di altre nazioni nel mondo e la diffusione del comunismo nell’Asia sud orientale.

Il presidente Ho Chi Minh ed il partito hanno saputo valutare la nostra situazione strategica in modo calmo e chiaro, ed hanno favorito una grande coesione tra partito, esercito e popolo, tutti determinati per la sconfitta degli aggressori statunitensi.

Nel tentativo di sconfiggere il Vietnam del nord e prima di imporre un regime neo-colonialismo nel Vietnam del sud, Gli Stati Uniti hanno pianificato l’impiego di centinaia di migliaia di soldati e per tre volte hanno lanciato offensive strategiche durante le stagioni secche.
Era questa intenzione con cui lanciarono l’operazione “Cerca e distruggi”, sperando di spezzare il nucleo portante dell’esercito regolare Viet Cong, bloccandone o annichilendone il Comando centrale o il Comando dell’Esercito di Liberazione del Vietnam del sud, ed organizzando bombardamenti su larga scala contro il Vietnam del nord ed isolando Ho Chi Minh, in modo che il Vietnam potesse essere definitivamente sconfitto.

Ma nonostante le due offensive delle stagioni secche 1965-1966 e 1966-1967 e le importanti operazioni che hanno visto la caduta di Cedar Falls, Attleboro e Junction City, gli Stati Uniti non sono riusciti a distruggere le forze regolari dell’esercito di liberazione o a bloccare “il cervello” della lotta di resistenza nel sud. Al contrario, hanno subito perdite senza precedenti. Nel corso poi della terza stagione secca, mentre gli Usa erano in procinto di sferrare la loro azione offensiva, la battaglia di Khe Sanh e la rivolta Tet del 1968 li hanno travolti, facendo vacillare la loro stessa volontà di aggressione. Il Generale Westmoreland venne sollevato dal suo incarico, il Segretario della Difesa Mc- Namara si dimise, il presidente Johnson dovette dichiarare il cessate il fuoco unilaterale nel Vietnam del nord oltre il ventesimo parallelo e, per di ottenere il secondo mandato presidenziale, dovette accettare di sedersi con il Vietnam al tavolo dei negoziati a Parigi.

La battaglia strategica della primavera 1975 ha infine segnato un punto di svolta nell’arte della guerra popolare dell’epoca moderna, in particolare nell’arte di controllare la guerra nella sua fase finale, l’arte di organizzare e dirigere l’esecuzione delle battaglie chiave e di portare la resistenza alla vittoria finale.

In 55 giorni (una strana coincidenza con i 55 giorni della battaglia di Dien Bien Phu), grazie ad una forza politicamente e militarmente sempre più pressante, alle tre azioni strategiche, all’offensiva ed alle insurrezioni nel delta del fiume di Mekong, più di un milione di soldati filo americani sono stati annientati e dispersi, il governo fantoccio rovesciato, il regime neo-colonialista insediato con grande fatica dagli Stati Uniti distrutto.

La vittoria della resistenza antiamericana è stata possibile grazie agli straordinari sacrifici e sforzi di un’intera nazione, in un feroce e lungo confronto di forza d’animo e di resistenza con il nemico, specialmente da parte dei compatrioti del sud, solido baluardo della patria, della leadership, della direzione e dell’amministrazione, assieme alle particolari tecniche di combattimento e alla lotta di ogni ufficiale e soldato su ogni campo di battaglia.

Il giorno della vittoria finale, il 30 aprile 1975, è entrato nella storia come il vittorioso traguardo di una grande strategia. Attraverso una marcia durata 30 anni, costruita dalle tre splendenti pietre miliari della vittoria dell’Insurrezione generale dell’agosto 1945, della vittoria nella battaglia di Dien Bien Phu e della vittoria conclusiva della primavera 1975, la nostra nazione ha adempiuto gloriosamente alla propria causa di salvezza nazionale. Il giogo vecchio e nuovo del colonialismo, che nel nostro paese ha resistito per più di cento anni, è stato distrutto per sempre. La nostra patria è completamente indipendente ed unificata. Il paese intero ha intrapreso la via del socialismo.

Su scala mondiale, per la prima volta nella storia della lotta dei piccoli paesi, da colonia semifeudale ed economicamente non sviluppata, una nazione è riuscita a liberarsi e ad annientare la più grande potenza imperialista del mondo. E questo grazie soprattutto alla propria resistenza, creando in tal modo un esempio eroico, impavido, saggio e ricco di talento per l’intero movimento di liberazione nazionale mondiale. L’espressione “Vietnam- Ho Chi Minh”, insieme alla verità che “niente è più prezioso dell’indipendenza e della libertà” sono entrati nel vocabolario delle nazioni come sinonimo di coscienza umana e dignità

La vittoria del popolo vietnamita ha avuto un’importanza internazionale enorme, ed ha rappresentato un esempio di vittoria per la pace e per la giustizia dell’umanità in tutto il mondo.

La vittoria del popolo vietnamita non ha solo segnato un’epoca. Questo conferma la verità del detto che “Uno stato, non importa quanto sia forte, se usa la forza per imporre ad altri la propria volontà, alla fine sarà sconfitto”. Le vittorie di Dien Bien Phu e della primavera del 1975 incarnano il destino che la storia riserva alle guerre di aggressione nell’epoca moderna.

Nel 1920 Nguyen Ai Quoc, il grande patriota formatosi alla scuola leninista della terza internazionale, individuò la via verso la salvezza nazionale: il percorso della rivoluzione del proletariato, e divenne il primo comunista vietnamita. Dal leninismo Nguyen Ai Quoc colse la prospettiva rivoluzionaria mondiale e della vita, apprese e sviluppò la metodologia marxista-leninista del materialismo storico e dialettico. Fondò il partito comunista vietnamita, elaborando il “breve programma politico” e le “tattiche brevi” per condurre la rivoluzione vietnamita.

Grazie al nuovo spirito rivoluzionario, la lotta patriottica ha potuto determinare non solo l’indipendenza e l’unificazione della patria, ma anche la libertà, la felicità delle classi lavoratrici, del popolo e dell’intera nazione. Da questo momento in poi, la nazione è strettamente legata alla classe, il nazionale all’internazionale e l’indipendenza nazionale al socialismo.

Come l’obiettivo politico della rivoluzione è qualitativamente cambiato rispetto al passato, anche l’obiettivo della guerra di liberazione nazionale dell’epoca di Ho Chi Minh ha subito nuovi sviluppi qualitativi rispetto al passato. La salvezza nazionale è stata strettamente collegata alla salvezza del popolo. La liberazione nazionale è stata strettamente collegata all’emancipazione dei lavoratori, per portare la libertà e la felicità all’intero popolo. Il popolo ha lottato per gli interessi della nazione, della patria e per se stesso. Ecco perché le insurrezioni generali nell’agosto 1945 e le due guerre di resistenza contro i francesi e gli americani sono state insurrezioni e guerre rivoluzionarie giuste, del popolo e per il popolo.

Lo spirito principale della teoria militare vietnamita all’epoca di Ho Chi Minh si fondava sull’importanza della determinazione a combattere e a vincere, lo spirito secondo cui “nulla è più prezioso dell’indipendenza e della libertà, la lotta deve essere intrapresa da tutto il popolo, il nemico deve essere combattuto dall’intero popolo e da tutta la nazione”. Nella sua direttiva per costruire l’iniziativa di propaganda e l’esercito di liberazione vietnamiti, lo zio Ho ha scritto: “La nostra resistenza è quella di tutto il popolo, quindi tutto il popolo è mobilitato e pronto”. Nella sua chiamata alla resistenza nazionale contro i colonialisti francesi, ha detto: “Uomini e donne, vecchi e giovani, senza distinzione di credo religioso, di qualsiasi convinzione politica e nazionalità, tutti i vietnamiti devono levarsi per combattere i colonialisti francesi e salvare la madrepatria”. Durante la resistenza contro gli Stati Uniti, ha confermato: “La nostra resistenza è di tutto il popolo ed è quindi una guerra di popolo. I trentuno milioni di compatrioti in entrambe le regioni, indipendentemente dal sesso e dall’età, devono essere trentuno milioni di combattenti eroici che combattono gli Stati Uniti per la salvezza nazionale”. Ha sostenuto la politica di grande unità nazionale: “Unità, unità, grande unità; successo, successo, grande successo”, … nelle condizioni di una nuova epoca “un piccolo paese può sconfiggere i due più grandi imperialismi, quello francese e quello americano”.
Lo zio Ho ha anche detto: “Sì, ora la cavalletta si oppone all’elefante, ma domani l’elefante sprofonderà”.

La teoria militare vietnamita che ha sempre tenuto fermi i principi rivoluzionari, il marxismo-leninismo ed il pensiero rivoluzionario di Ho Chi Minh, si basa dalla realtà, analizza la situazione concreta e da essa ricava le regole da mettere in atto per sconfiggere ogni nemico brutale.

Nella guerra di resistenza contro gli americana la teoria militare vietnamita ha riportato un gran numero di straordinarie vittorie. In alcune occasioni, tuttavia, allentata la presa della linea militare del partito e del pensiero militare di Ho Chi Minh, la mancanza di senso della realtà e alcune azioni contro di essa, l’individualismo e l’avventurismo, ci hanno privati di alcune vittorie ed abbiamo subito delle perdite.

C’è stato un tempo in cui il rapporto fra la guerriglia e la guerra regolare era oggetto di lunghi dibattiti fra i quadri militari al fronte. Alcuni di essi non comprendevano bene questa materia, attribuendo importanza soltanto all’accelerazione della lotta politica e alla guerriglia, trascurando la costruzione della forza politica, delle forze armate locali e di una milizia, concentrandosi sulla costruzione dell’esercito regolare. Alcuni strateghi stranieri stanno conducendo delle ricerche in Vietnam che tendono a collegare la guerra di popolo alla sola guerriglia. Tale concezione è errata. Il nostro partito non è mai stato legato soltanto a una strategia militare, né ha ridotto la guerra al solo livello della guerriglia. La strategia bellica rivoluzionaria del nostro partito era complessa, univa la guerriglia con la guerra regolare, le battaglie di piccola e media scala con quelle grandi in un insieme di tutte le combinazioni immaginabili, permettendo che ogni tipo di armi a disposizione fosse utilizzato. Invece di accelerare unicamente la lotta politica e sviluppare la guerriglia, il nostro partito ha attribuito molta importanza alla costruzione di truppe regolari nelle unità, dal battaglione al reggimento, con divisioni interne all’esercito solide come “punzoni di ferro”, capaci di infliggere decisivi e pesanti colpi al nemico sul campo di battaglia.

Un pesante prezzo di sangue è stato pagato a causa di comportamenti contrari ai principi rivoluzionari. Rivoluzione vuol dire offensiva. L’idea strategica di una guerra rivoluzionaria è sempre stata un concetto offensivo. Per quanto riguarda le forme tattiche, vi sono operazioni strategiche offensive e difensive, nelle campagne e nelle battaglie. Avendo in proposito un’idea sbagliata, per un lungo periodo un certo numero di quadri ha sostenuto che c’era sola l’offensiva nella guerra rivoluzionaria, negando la difesa e perfino considerandola un tabù. Questo spiega perché, in un certo numero di battaglie, le nostre truppe hanno subito delle perdite.

Gli Stati Uniti e altre forze hanno sviluppato nuove armi ed attrezzature militari sempre più moderne e sofisticate negli ultimi anni. La corsa agli armamenti è aumentata. In parallelo con la nuova strategia dove “i diritti umani” vengono anteposti alla “sovranità”, alcuni ambienti di “venditori di guerre” si sono arrogati il diritto di invadere alcuni paesi senza nessun riguardo per la loro indipendenza e sovranità e per il diritto internazionale. Alla Guerra del Golfo sono seguite la guerra di aggressione in Kosovo e la guerra dell’Iraq, ed ancora esiste una minaccia di nuove guerre di aggressione. Si solleva un nuovo problema: in uno stato di guerra di aggressione condotto con le armi high-tech, la teoria militare vietnamita ha ancora valore?

Non sottovalutiamo mai il nemico e attribuiamo sempre importanza alla ricerca per lo sviluppo della scienza militare e della tecnica, adeguando la teoria militare vietnamita alle nuove condizioni, particolarmente quando alcune potenze stanno intraprendendo “una rivoluzione in campo militare”. Possiamo confermare che la teoria militare vietnamita dell’epoca di Ho Chi Minh ci aiuterà a mantenere l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale per il nostro paese, sconfiggendo tutte le guerre, indipendentemente dalla loro modernità o dalla loro provenienza.

Dopo avere guadagnato l’indipendenza e la completa riunificazione, il nostro paese ha intrapreso la via al socialismo e tutto il popolo, dal nord al sud, si è unito nella realizzazione di due obiettivi strategici: la ricostruzione nazionale e la difesa della patria. Sulla via dello sviluppo economico, che è diventato l’obiettivo centrale, dopo un periodo di errori e di sbagli individuali, dovuti allo stereotipo dell’imitazione e dell’avventurismo, il nostro partito ha prontamente fatto ricorso al pensiero di Ho Chi Minh, tornando alla realtà e riscoprendone le leggi, ed ha prodotto una corretta e creativa linea di rinnovamento. Questa linea ha ispirato fortemente tutto il nostro popolo in straordinarie vittorie in campo economico e culturale. Il nostro partito è giunto ad una conclusione storica: il marxismo- leninismo e il pensiero di Ho Chi Minh costituiscono il fondamento ideologico e la bussola per le nostre azioni. Il nostro paese è emerso dalla crisi e sta ora viaggiando sulla strada dell’industrializzazione e della modernizzazione, con un’economia multisettoriale ed elementi di mercato sotto l’amministrazione statale, secondo l’orientamento socialista.

Non importa comunque quanto sia grande la vittoria della linea del rinnovamento, perché dobbiamo essere capaci di superare “l’autocelebrazione comunista” per saper guardare in faccia la verità. Bisogna dire che il nostro paese rimane ancora oggi uno dei paesi più poveri al mondo, la sua struttura economica è principalmente agricola, rispetto ai paesi sviluppati la produttività è cento volte più bassa ed il livello tecnologico è arretrato. Di conseguenza, la contraddizione principale presente nella nostra società fra il grande bisogno di sviluppo delle forze produttive come pure il continuo miglioramento delle condizioni di vita sia materiali che culturali del popolo e l’esistenza della povertà e dell’arretratezza, sempre portando avanti gli ideali del socialismo deve essere superata a piccoli passi; per non parlare della corruzione, del declino della moralità e dell’apparizione delle malvagità sociali determinate dall’altra faccia del sistema di mercato.

Nel frattempo il mondo è cambiato rapidamente. Molti paesi sviluppati sono ora in una nuova fase socioeconomica, una fase economia basata sulla conoscenza e sull’intelletto. In essa i servizi e l’intelletto sono divenute le principali forze produttive. Su tale base si è definito un nuovo ordine mondiale, tendente prevalentemente ad una globalizzazione che trascina l’intero pianeta in un grande vortice governato da poche potenze e dalle multinazionali. Contrariamente all’aspirazione di pace dell’umanità progressista, i fabbricanti di guerra, i loro circoli egemonici e i loro servizi segreti stanno diffondendo guerre locali, il terrore, il conflitto etnico e religioso, la sommossa, la sovversione, la separazione e una corsa agli armamenti ad alta tecnologia mai vista prima. Il clima di sicurezza del mondo sta subendo cambiamenti senza precedenti.

Entrando nel ventunesimo secolo e nel terzo millennio, il nostro partito si trova ad affrontare come mai prima d’ora nuove occasioni e nuove sfide. Come è accaduto in passato, in occasione delle grandi svolte della lotta per la liberazione nazionale, quando il nostro partito, basandosi sulla realtà, ha saputo produrre una politica conforme alle leggi dello sviluppo della guerra rivoluzionaria, oggi esso ha dato vita a nuove politiche di innovazione per far avanzare il paese.

Queste politiche hanno la costruzione economica come compito centrale, dando priorità allo sviluppo delle forze produttive. Come è stato affermato da Marx ed Engel, lo sviluppo universale delle forze produttive moderne serve da premessa allo sviluppo sulla via del socialismo e del comunismo: i rapporti di produzione devono conformarsi allo sviluppo e al livello delle forze produttive.

Tali politiche contemplano l’intensificazione dell’istruzione e formazione, dando la massima priorità alla scienza e alla tecnologia, perché in quanto elementi fondamentali nel processo di modernizzazione la scienza e l’intelletto si sono trasformate oggi nelle principali forze produttive insieme alla tecnologia avanzata. Tali politiche inoltre mettono in gioco le forze interna del paese, soprattutto del popolo e della cultura vietnamita, che devono servire come base per l’integrazione nella regione e nel mondo, ricorrendo alle fonti di capitale straniero, alla tecnologia e al sapere organizzativo nel processo di sviluppo nazionale. Tali politiche richiedono una capacita di costruzione e attualizzazione continua della linea del partito, operazione chiave questa per rendere il nostro partito più puro, forte, democratico, disciplinato ed unito, aumentandone la consapevolezza rivoluzionaria, combattendo l’individualismo, il frazionismo, eliminando la corruzione e le malvagità sociali; rendendolo capace di operare nuove sintesi della realtà e sviluppando le teorie avanzate, così che possa essere degno della fiducia delle classi lavoratrici e della nazione, e di riformare lo stato del popolo e per il popolo, rafforzando ed ampliando il Fronte di unità nazionale.

Dobbiamo inoltre accrescere incessantemente la nostra vigilanza, salvaguardare la nostra indipendenza, sovranità ed integrità territoriale, l’acqua e l’ambiente; attribuire importanza alla costruzione di un forte sistema di difesa dell’intero popolo; prendere l’iniziativa nell’integrazione economica globale; promuovere la massima solidarietà ed dare il massimo appoggio ai movimenti per la pace, l’indipendenza nazionale, la democrazia e il progresso nel mondo. Tutto il nostro popolo unito, come una cosa sola, deve essere in grado di superare l’individualismo, il tradizionalismo ed il dogmatismo, e saper realizzare con tutti gli sforzi possibili la linea elaborata dal partito.

Nel trentesimo anniversario della vittoria del 30 aprile, ci ricordiamo ancora del nostro amato zio Ho, la saggia e cara guida del partito e della nostra nazione, il padre delle forze armate del popolo del Vietnam; del Segretario generale Truong Chinh e di Le Duan, guide del partito e dello Stato, dei generali, delle guide e dei comandanti delle avanguardie sui campi di battaglia che hanno dato un grande contributo alla straordinaria vittoria della nazione, ma che oggi non ci sono più.
Siamo estremamente commossi nel ricordare i molti quadri, combattenti e compagni contadini che hanno impavidamente sacrificato le loro vite per la gloriosa causa rivoluzionaria che il nostro popolo e la nostra patria hanno realizzato.

Vorrei cogliere questa occasione per fare i miei complimenti sinceri e per ringraziare profondamente le madri degli eroi vietnamiti, le famiglie dei martiri rivoluzionari per il grande servizio reso, così come a tutti i compatrioti di tutto il paese.

Vorrei estendere i miei sinceri complimenti e sentimenti più profondi a tutti i quadri e ai combattenti delle forze armate, agli invalidi di guerra, alle vittime dell’agente Orange, ai veterani di guerra, agli ex giovani volontari e ai lavoratori.

Vorrei esprimere il nostro sincero ringraziamento alle nazioni amiche, così come a tutti i nostri amici internazionali, per il loro grande appoggio ed per la loro solidarietà durante guerra e nel processo di ricostruzione della nazione.

Credo fermamente che sotto la bandiera invincibile del partito e del grande zio Ho, con una grande ambizione e nella fermezza delle nostre posizioni, con l’abilità e l’astuzia del Vietnam della nuova epoca, il nostro popolo, in una sempre più grande unità, resterà fedele ai propri sogni: avanzare verso il rinnovamento, l’industrializzazione e la modernizzazione, conseguendo nuove vittorie, realizzando sviluppi rapidi e costanti.
Ecco il nostro paese, un paese eroico ma ancora povero ed arretrato, che sta uscendo dall’attuale ritardo per trasformarsi presto in un paese valoroso, ricco, forte e civilizzato, in pace, per poter essere al fianco dei paesi avanzati del mondo; una colonia in passato che si è trasformata in una delle avanguardie del movimento di liberazione nazionale.