Verso il XVIII congresso dei comunisti portoghesi

l Partito Comunista Portoghese ha avviato la campagna di consultazione della sua base in merito al progetto di tesi per il XVIII Congresso, che culminerà nell’assise nazionale, prevista a Lisbona per il 29-30 novembre e 1 dicembre 2008, chiamata a discutere ed aggiornare il ponderoso documento licenziato dal Comitato Centrale del PCP nei mesi scorsi. Il PCP è una delle più importanti forze comuniste presenti nel continente europeo. Dalla fine degli anni 20 dello scorso secolo il PCP, nonostante le tremende persecuzioni (36 membri del suo Comitato Centrale hanno scontato complessiva – mente più di 300 anni di carcere e moltissimi suoi militanti hanno dovuto subire assassini, lunghe detenzioni e torture), è stato il principale protagonista delle lotte eroiche contro uno dei più feroci regimi fa – scisti europei, che sono culminate nel movimento che ha generato la “Rivoluzione dei garofani” del 1974. Da allora, il PCP, che ha esercitato un ruolo di direzione po – litica del Portogallo nei primi anni post-rivoluzionari contribuendo alla stesura di una delle Costituzioni più avanzate d’Europa (nel preambolo si afferma l’intenzione di “aprire la strada ad una società socialista”), ha confermato la sua influenza nel paese, anche dopo l’arresto del processo rivoluzionario, seguito all’avvento al potere del socialdemocratico Mario Soares, e, dalla seconda metà degli anni 80, dopo gli sviluppi legati alla crisi del sistema socialista in Europa. In quella occasione, sotto la direzione di Alvaro Cunhal, leggendario dirigente della lotta antifascista, il partito ha confermato le sue caratteristiche di organizzazione comuni – sta, fedele ai principi del marxismo e del leninismo, prendendo le distanze dal pro – cesso, avviatosi nel resto dell’Europa, di progressiva trasformazione “socialdemocratica” dei vecchi partiti comunisti. I risultati elettorali conseguiti hanno sempre confermato il carattere di organizzazione di massa, radicata tra la classe operaia e gli altri ceti popolari e presente, con circa 60.000 militanti (su una popolazione di poco più di 10 milioni di abitanti), in tutte le regioni del paese, in particolare nelle aree urbane di Lisbona e Setubal e nelle regioni rurali del sud, storicamente le roccaforti del partito. Il PCP, perno dell’alleanza elettorale CDU (Coalizione Democratica Unitaria), ha addirittura visto aumentare i suoi con – sensi, raggiungendo nelle ultime consultazioni percentuali che oscillano tra l’8% e l’11%, con punte di oltre il 40% in aree urbane come Setubal. Forte è il suo radicamento nel sindacato, dove i comunisti rappresentano circa i due terzi degli organismi di direzione della CGTP-IN, di gran lunga la principale con – federazione sindacale del Paese (circa 650.000 iscritti). Il PCP affronta il suo XVIII Congresso in una situazione caratterizzata dagli effetti della crisi generata dalle politiche neoliberali e di subordinazione alle alleanze internazionali imperialiste, portate avanti dall’attuale governo del Partito Socialista, diretto da José Socrates, mettendo al centro del dibattito le questioni legate allo sviluppo delle lotte popolari e alle prospettive di rafforzamento del partito, anche in vista delle imminenti consultazioni elett rali. Dell’ampio e dettagliatissimo documento congressuale dei comunisti portoghesi, in – tendiamo proporre, per l’interesse che riveste nel dibattito in corso anche tra i comunisti in Italia, la parte riguardante l’evoluzione della situazione internazionale, la crisi del capitalismo e i suoi drammatici effetti, i compiti della lotta contro l’offensiva imperialista, e il ruolo decisivo che i comunisti e l’unità nell’azione del movimento comunista e rivoluzionario mondiale vi possono svolgere, respingendo (così sta scritto nelle tesi) “le tendenze revisioniste e riformiste che comprendono processi di degenerazione, autoliquidazione e diluizione in formazioni di “sinistra” ”, con l’abbandono dei riferimenti ideologici e gli obiettivi rivoluzionari che definiscono i comunisti come corrente rivoluzionaria necessaria al rafforzamento del fronte antimperialista, e insostituibile per la liquidazione del capitalismo”.

LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE
1.0. Introduzione
1.1. L’economia mondiale e la crisi del capitalismo
1.2. L’offensiva dell’imperialismo
1.3. La lotta dei comunisti, dei lavoratori e dei popoli. Resistere è già vincere
1.4. Il socialismo, alternativa necessaria e possibile

1.0. Introduzione

1.0.1. Il XVIII Congresso si realizza in una situazione internazionale di grande instabilità e incertezza in cui risalta, come tratto particolarmente evidente, lo sviluppo di una crisi economica e finanziaria del sistema capitalista di grandi proporzioni che sta coinvolgendo il mondo.
1.0.2. Nonostante i rovesci subiti, la violenta offensiva dell’imperialismo non dà segnali di arretramento, mentre si accentuano i suoi tratti fondamentali: sfruttamento, oppressione, aggressione, militarismo e guerra. Nel brodo di coltura della crisi e della pretesa dell’imperialismo di imporre al mondo la sua egemonia, cresce il pericolo di avventure militari dalle drammatiche conseguenze.
1.0.3. Ma l’imperialismo non ha le mani completamente libere, è condizionato dalle proprie difficoltà e contraddizioni, dal momento che prosegue la resistenza e la lotta, che si diversifica nelle sue forme e contenuti. E’ in corso un processo di ricollocazione di forze a livello di Stati e strutture di cooperazione internazionale che, con aspetti contraddittori, mette in discussione l’egemonia degli USA e i suoi obiettivi di dominio planetario.
1.0.4. Il quadro è quello di una acutizzazione in molteplici forme della lotta di classe, con possibilità di rapidi e imprevisti sviluppi, in cui grandi pericoli per la pace, la libertà e la sovranità dei popoli coesistono con reali potenzialità di sviluppo progressista e persino rivoluzionario.
1.0.5. Di fronte alla tragedia che il processo di riproduzione del capitale rappresenta per il mondo, di fronte all’evidenza della crisi in cui il sistema capitalista si dibatte, si rafforza la necessità dei Partiti Comunisti e della loro cooperazione internazionalista, e l’attualità del loro progetto di una nuova società libera dallo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, il socialismo, come unica alternativa al capitalismo. La tenacia nella costruzione di partiti rivoluzionari di avanguardia e la fermezza nella lotta ideologica acquisiscono, nelle attuali circostanze, un’accresciuta e decisiva importanza.

1.1. L’economia mondiale e la crisi del capitalismo

1.1.1. Il XVIII Congresso del PCP si realizza nel contesto di una profonda crisi economica e finanziaria del capitalismo, il cui impatto mondiale non si è ancora manifestato in tutta la sua estensione. Questa crisi, che conferma anche l’incapacità del capitalismo di liberarsi dalle crisi che ciclicamente lo scuotono, è rivelatrice di una crisi ben più profonda, di natura strutturale e sistemica che, come il PCP ha segnalato, evidenzia i limiti storici del sistema capitalista e colloca il suo superamento tra le esigenze del nostro tempo. (…)

1.1.3. La centralizzazione e la concentrazione del capitale e della ricchezza si realizzano a un ritmo senza precedenti, per impulso degli Stati al suo servizio, della guerra, delle istanze formali e informali dell’articolazione internazionale del capitalismo, delle politiche di “competitività” e “libero mercato” che accelerano la rovina delle imprese non monopoliste e la distruzione delle economie più deboli, dell’accelerato processo di fusioni e acquisizioni, che sono quintuplicate dalla fine del decennio degli anni 80. Si rafforza il peso delle grandi imprese multinazionali che controllano i 2/3 del commercio mondiale, alcune delle quali con un peso economico superiore a quello di alcuni Stati.

1.1.4 La finanziarizzazione del capitale continua ad accentuarsi. La dinamica stessa dello sfruttamento genera una massa di capitali sotto forma di denaro, in eccesso e in crescita, che, nella ricerca di una rapida riproduzione, si disloca nella sfera finanziaria e speculativa, a detrimento dell’investimento produttivo, contribuendo al trasferimento e alla concentrazione del plus-valore generato. Una tale situazione è accompagnata dalla creazione e dalla crescita di mercati sempre più distanti dall’economia produttiva (come quelli dei “futures” e altri strumenti finanziari) che, nel quadro della libera circolazione di capitali, delle delocalizzazioni e della creazione artificiale della ricerca di credito facile, accentuano l’irrazionalità e l’anarchia del sistema capitalista, e rappresentano il fattore principale dell’instabilità monetaria, delle bolle speculative e dei collassi delle borse, e tendono a far diventare le crisi cicliche di sovrapproduzione più frequenti, più globali e più distruttive.

1.1.5. Si intensifica lo sfruttamento dei lavoratori con l’estensione dell’uso della forza lavoro e la riduzione, con tutti i mezzi possibili, della loro remunerazione, allo scopo di procurare la maggior fetta possibile di profitto, traendo vantaggio dall’indebolimento temporaneo del movimento comunista e operaio. Sono assi centrali di questa offensiva la riduzione/stagnazione dei salari reali, l’intensificazione dei ritmi di lavoro, l’appropriazione da parte del capitale degli utili derivanti dalla produttività, la deregolamentazione e l’aumento dell’orario di lavoro, l’aumento dell’età pensionabile e la diminuzione del valore delle pensioni, la deregolamentazione delle relazioni lavorative. La linea dell’attacco al sindacalismo di classe e alla contrattazione collettiva costituisce una delle più gravi espressioni della politica sfruttatrice e reazionaria del grande capitale e dell’offensiva imperialista. Altissimi tassi di disoccupazione, generalizzazione del lavoro precario, particolarmente tra le nuove generazioni di lavoratori, regressione dei diritti sociali e del lavoro, super sfruttamento dei lavoratori migranti, sono realtà che vengono falsamente presentate come ineluttabili.

1.1.6. Si approfondisce la polarizzazione sociale, sia all’interno di ogni paese, a cominciare dagli USA, che, su scala mondiale, sebbene con contraddizioni, tra il centro capitalista sviluppato e la periferia sottosviluppata. L’evidente contraddizione tra i giganteschi progressi della scienza e della tecnica e le terribili regressioni sociali che percorrono il mondo contemporaneo costituisce una condanna politica e morale del sistema capitalista. Secondo le stesse statistiche dell’ONU, circa mille milioni di persone soffrono di fame cronica e centomila muoiono ogni giorno in conseguenza diretta o indiretta dalla sottoalimentazione.

1.1.7. Si intensifica l’attacco sistematico alle funzioni sociali dello Stato conquistate con la lotta, nello stesso momento in cui si rafforzano la sua componente coercitiva (Forze Armate, Polizia, Tribunali) e i meccanismi di dominio del capitale e di soggezione ai centri dell’imperialismo.

1.1.8. Si mercificano tutte le sfere della vita sociale, nella logica della privatizzazione di tutto quanto possa generare maggiori profitti al capitale (Salute, Educazione, Sicurezza Sociale, Cultura, Tempo Libero) e di trasformazione in affare della stessa soddisfazione delle necessità più elementari dell’esistenza umana (Alimentazione, Acqua, Ambiente) (…).

1.1.9. Si accentua il carattere parassitario e decadente del capitalismo, con l’installazione al potere del crimine organizzato e con il fiorire di ogni genere di traffici criminali (armi, droga, prostituzione, lavoro in condizioni di schiavitù, traffico di organi umani e di bambini) con la copertura e la complicità delle banche internazionali e dei loro sofisticati strumenti di circolazione e gestione dei capitali. L’espansione dei guadagni si accompagna alla moltiplicazione delle situazioni di miseria e brutale distruzione di relazioni sociali stabili, provocate dalle politiche di saccheggio associate alla globalizzazione imperialista e dalle ingerenze e aggressioni militari dell’imperialismo.

1.1.10. L’evoluzione del capitalismo sul terreno economico e sociale è accompagnata da sviluppi sul piano politico, culturale, ideologico e militare, di contenuto profondamente reazionario, persino fascistizzante, che comprendono l’attacco alle libertà e ai diritti democratici; il rafforzamento del controllo degli apparati ideologici; la subordinazione degli apparati legali e giudiziari agli interessi del capitale; l’offensiva contro la sovranità degli Stati e per la ricolonizzazione del pianeta; lo sviluppo del militarismo e una nuova corsa agli armamenti.

1.1.11. Su questo sfondo, che caratterizza l’evoluzione del sistema capitalista, si sono verificati, dopo il XVII Congresso, alcuni sviluppi che, al di là della loro importanza congiunturale, esprimono nuove dislocazioni di forze e tendenze che occorre sottolineare:

1.1.11.1. La crisi scatenatasi negli USA con l’esplosione della bolla del settore immobiliare, pone in evidenza i gravissimi problemi di un’economia altamente deficitaria, indebitata e sempre più dominata dal complesso militare-industriale, con disparità e problemi sociali gravissimi, in cui circa 35 milioni di persone vivono in una condizione di povertà. Il debito estero raggiunge più del 70% del PIL. Più che rappresentare la “locomotiva” dell’economia mondiale, gli USA assorbono in modo illimitato il plus-valore creato dai lavoratori di tutto il mondo. Pur rappresentando solamente il 4,6% della popolazione mondiale, consumano più del 20% delle risorse energetiche, e sono responsabili di circa il 21% delle emissioni di CO2. E’ incontestabile la superiorità militare, il potenziale scientifico e tecnologico e l’egemonia degli USA nei meccanismi di creazione e diffusione dell’ideologia dominante. Ma il loro potere economico e la loro posizione privilegiata come principale centro finanziario mondiale risultano indeboliti, come dimostrano il deprezzamento e la perdita di credibilità del dollaro e del suo ruolo di moneta di riserva. Esattamente come avevano previsto i precedenti congressi del PCP, l’economia nordamericana si è confermata come il principale fattore di instabilità e crisi dell’economia mondiale.

1.1.11.2. Il rafforzamento dell’Unione Europea come blocco imperialista, senza sottovalutare le fragilità e le contraddizioni che il processo di integrazione capitalista in Europa comporta, rende ancora più chiara la natura di classe dell’UE come strumento del grande capitale e delle grandi potenze capitaliste dell’Europa Occidentale, facendo cadere due tesi centrali con cui si pretende di ingannare le masse: quella secondo cui l’integrazione capitalista europea mirerebbe a contrastare gli “eccessi della globalizzazione”, e quella che sostiene che una “Politica Estera e di Sicurezza Comune” e i rispettivi strumenti militari renderebbero l’UE più sicura e un ostacolo all’ “unilateralismo” degli USA. Di fatto, ciò che si sta verificando, e con inquietante rapidità, è l’intensificazione e il perfezionamento di politiche neoliberali orientate all’aumento dello sfruttamento e del potere del grande capitale e, nell’immediato, sia direttamente che attraverso la NATO, al rafforzamento dell’alleanza con gli USA e ad un interventismo aggressivo sempre più ambizioso.

1.1.11.3. Lo sviluppo economico della Cina e il suo crescente peso internazionale (con la prospettiva di trasformarsi nei prossimi decenni nella prima potenza economica mondiale) si manifesta insieme all’emergere di altri grandi paesi con alti tassi di crescita come l’India, il Brasile, la Russia e altri. Allo stesso tempo, si sviluppano alleanze e processi di cooperazione e integrazione regionale che, collocandosi in generale in una logica di espansione delle relazioni capitaliste di produzione, tendono tuttavia (come nei casi dell’Alternativa Bolivariana per le Americhe – ALBA, per impulso del Venezuela, o dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai) a contrastare le pretese egemoniche degli USA e delle due altre potenze della “Triade”, l’UE e il Giappone. Questi processi, che esprimono lo sviluppo ineguale del capitalismo e generano contraddizioni inter- imperialiste, hanno pesato positivamente nell’aggregazione delle forze sul piano internazionale e nella resistenza dei popoli all’imperialismo.

1.1.12. L’accentuazione del carattere di rapina del capitalismo e le conseguenze della ricolonizzazione planetaria in corso si sono manifestate particolarmente nell’aggravamento dei problemi agro-alimentare, energetico e ambientale. La rapina delle multinazionali, che si manifesta nelle politiche di aggiustamento strutturale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale (BM), nella liberalizzazione del commercio mondiale che ha avuto impulso dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), in una sfrenata speculazione borsistica, sta provocando insopportabili aumenti dei prezzi e sta spingendo il mondo in situazioni di grave crisi senza soluzione nel quadro del capitalismo. I “moti per la fame” che hanno avuto luogo in numerosi paesi, contro gli aumenti dei prezzi dei beni alimentari (più del 37% nel 2007 e del 14% nel 2006), costituiscono un’inequivocabile condanna delle imposizioni neocoloniali e della politica delle multinazionali del settore agro-alimentare, che basano i loro favolosi profitti sui più cinici meccanismi di riproduzione capitalista della fame e della miseria.

1.1.13. Il capitalismo è il modo di produzione e la formazione socio-economica dominante e la dinamica delle sue contraddizioni segna in modo decisivo tutta l’evoluzione mondiale. Ma tale influenza non è assoluta. Ci sono forze sociali e politiche, compresi Stati, che intervengono nella configurazione del mondo in cui viviamo e nella correlazione delle forze di classe in cui lottiamo, che acquisiscono maggior peso quanto più traggono giovamento dalle difficoltà e contraddizioni del capitalismo.

1.1.14. Nel momento attuale si impone la necessità di passare all’offensiva sul piano della lotta delle idee, traendo le opportune conclusioni politiche e ideologiche dalla crisi economica e finanziaria scatenatasi a partire dagli USA: essa sta aprendo una breccia profonda nel fondamentalismo e nella tecnocrazia neoliberale, rappresenta un duro colpo al trionfalismo capitalista degli anni 90, risultante dalle sconfitte del socialismo; travolge una propaganda che ha cercato di far credere che il capitalismo è capace di dominare le sue contraddizioni e superare le sempre devastanti crisi cicliche inerenti allo stesso modo di produzione capitalista e al contenuto distruttivo della sua evoluzione.

1.1.15. Nell’anno in cui si celebrano i 160 anni del Manifesto del Partito Comunista e il 190° anniversario della nascita di Marx, si impone la necessità di trarre una conclusione dall’osservazione del mondo attuale: nonostante le grandi trasformazioni attraverso cui è passato il sistema capitalista, l’analisi marxista del capitalismo conserva una straordinaria vitalità e le leggi fondamentali di riproduzione del capitale formulate da Marx e Engels si rivelano di evidente attualità. E’ il caso della legge del valore e della teoria del plus-valore che svela i meccanismi di sfruttamento capitalista e la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto, che il capitale cerca in ogni modo di contrastare, intensificando, per quanto possa e quanto glielo permettano i rapporti di forza, lo sfruttamento del proletariato, e che determina la finanziarizzazione crescente dell’economia. E’ il caso della legge della pauperizzazione relativa, che mette in luce le cause di fondo insuperabili dal capitalismo delle crisi di sovrapproduzione. Ed è anche il caso della validità della tesi di Lenin sull’imperialismo, in particolare della legge dello sviluppo ineguale del capitalismo, che dimostra l’impossibilità della costituzione di un meccanismo unico capitalista (un “super- imperialismo”) che annulli la concorrenza dei monopoli e le contraddizioni inter-imperialiste, causa prima del militarismo, della aggressione e della guerra.

1.1.16. La risposta del capitalismo alla crisi in cui si dibatte tende ad assumere espressioni di forza sempre più violente. Pur non potendo escluderle in assoluto, il mar gine di manovra del capitalismo per il ricorso a soluzioni riformiste di tipo keynesiano appare limitato; la stessa socialdemocrazia che in passato difendeva interessi corporativi, è sempre più compromessa con il grande capitale e le politiche più reazionarie e aggressive dell’imperialismo. E’ una pericolosa illusione pensare che, mantenendo intoccabile il potere economico e politico del grande capitale e la dittatura del capitale finanziario, sia possibile dare risposta alle aspirazioni dei lavoratori e dei popoli e preservare l’umanità da terribili collassi e regressioni di civiltà. Solo profonde trasformazioni di carattere antimonopolista e anticapitalista, imposte e difese dalle masse, lo possono conseguire.

1.2. L’offensiva dell’imperialismo

1.2.1. Gli ultimi quattro anni sono stati segnati dall’intensificazione dell’offensiva imperialista, con l’avanzata del militarismo e la moltiplicazione delle guerre imperialiste; dal crescente e articolato attacco alla sovranità degli Stati, al diritto internazionale e all’esercizio da parte dei popoli del diritto alla propria autodeterminazione, e l’apertura di fronti simultanei di conflitto diversificati in quanto agli obiettivi, ai metodi utilizzati e ai paesi e popoli presi di mira.

1.2.2. Dando corpo a un processo revanscista e violento di regolamento dei conti con la lotta dei lavoratori e dei popoli e con la Storia del XX secolo, l’imperialismo cerca con tutti i mezzi di smantellare l’edificio legale uscito dalla II Guerra Mondiale, che, nonostante retrocessioni e alterazioni, in particolare nella mappa politica dell’Europa, continua a rappresentare un ostacolo alle pretese egemoniche dell’imperialismo.

1.2.3. Pur essendo certo che l’approfondimento dell’offensiva rivela una correlazione di forze ancora molto sfavorevole, non è meno certo che l’incapacità dell’imperialismo di sconfiggere resistenze e di mistificare o nascondere gli aspetti più violenti della sua offensiva, rivela difficoltà e perdita di margine di manovra sul piano politico e ideologico, favorevoli alla lotta antimperialista.

1.2.4. Insieme agli obiettivi economici centrali dell’offensiva imperialista di alimentazione dei profitti delle grandi multinazionali e di globalizzazione dello sfruttamento capitalista, sono oggi particolarmente visibili i grandi obiettivi geo-strategici che mirano ad espandere il dominio delle principali potenze imperialiste a tutto il globo: dare copertura politica e militare all’espansione e all’installazione delle multinazionali; assicurare il controllo diretto delle fonti e dei flussi energetici, delle riserve di minerali, acqua e terre arabili, delle comunicazioni e delle principali vie di trasporto delle merci a livello mondiale; approfondire l’accerchiamento geo-strategico e militare delle “potenze emergenti” con particolare attenzione a Russia e Cina, e contenere i processi di affermazione di relazioni economiche, politiche e strategiche che sfuggano al ferreo controllo dell’imperialismo.

1.2.5. Questa è un’offensiva che mira a contenere o ad “addomesticare” espressioni autonome di affermazione della sovranità, come quelle che si verificano in America Latina ma anche in Africa, in Medio Oriente e nel continente asiatico; a prevenire rivolte sociali e soprattutto la loro trasformazione in movimenti di lotta politica che mettano in discussione gli interessi della classe dominante; a criminalizzare forze rivoluzionarie e focolai di resistenza antimperialista.

1.2.6. Si moltiplicano gli attacchi al diritto internazionale e alla sovranità degli Stati nel contesto di una strategia globale che, in ragione del rafforzamento di relazioni di natura coloniale, dello smembramento di paesi e della creazione di protettorati, mira alla ricolonizzazione del pianeta e a ridisegnare la mappa politica mondiale a favore degli interessi egemonici dell’imperialismo. Con o senza la copertura dell’ONU, l’obiettivo è assicurare alle multinazionali fonti di materie prime e mercati e impedire, con la corruzione e l’aiuto delle classi dominanti dei rispettivi paesi, una seconda onda di movimenti di liberazione nazionale e sociale.

1.2.7. Il rafforzamento dei direttori delle potenze; la promozione e l’ “istituzionalizzazione” dei centri di concertazione e decisione del grande capitale; il ruolo delle istituzioni economiche internazionali dell’imperialismo (OCDE, FMI, BM, OMC) come rulli compressori delle economie nazionali e distruttori dei diritti sociali e lavorativi dei lavoratori e dei popoli; l’affermazione di istituzioni internazionali – come il Consiglio d’Europa – come centri di offensiva ideologica profondamente anticomunisti; il processo di trasformazione dell’Organizzazione della Sicurezza e della Cooperazione in Europa (OSCE) in uno strumento dell’avanzata dell’imperialismo verso l’Est che è iniziata dopo la disgregazione dell’URSS; la strumentalizzazione dell’ONU da parte delle grandi po- tenze della NATO, che ne sovverte il ruolo di garante del rispetto del diritto internazionale e della difesa della pace, sono preoccupanti espressioni di una politica di crescente centralizzazione del potere politico e della sua sottomissione al potere economico e alle strategie di militarizzazione delle relazioni internazionali.

1.2.8. Si inserisce in questa linea di tendenza un’e v o l uzione nell’Unione Europea che corrisponde ad una nuova fase dell’intervento imperialista della Germania e di altre potenze europee che si costituiscono in blocco politico, economico e militare, strettamente coordinato con la NATO, in un polo imperialista che, nonostante reali rivalità e contraddizioni interimperialiste, concerta e spartisce con gli USA zone di influenza e di intervento. Presentato come uno “spazio di democrazia” e di “difesa dei diritti umani”, si tratta in realtà di un centro politicoideologico dell’imperialismo, profondamente antidemocratico nella sua essenza e irrispettoso dei diritti dei lavoratori e dei popoli di tutto il mondo.

1.2.9. Tentando di nascondere la sua natura sfruttatrice, l’imperialismo approfondisce e diversifica l’offensiva ideologica. Si intensificano i processi di concentrazione dei mezzi di comunicazione sociale e di strumentalizzazione delle nuove tecnologie dell’informazione per imporre ai popoli un pensiero e un modello culturale unici. Si promuove il consumismo, l’individualismo e l’apatia e si stimolano comportamenti anti-sociali. Si progetta il conformismo e si dà impulso a fattori di divisione di classe come il razzismo e la xenofobia. Concetti come “guerra di civiltà”, “valori occidentali”, “diritti umani” e la strumentalizzazione delle questioni etniche, religiose e ambientali convergono in una strategia per sottomettere i popoli.

1.2.10. Il carattere profondamente reazionario delle politiche economiche, sociali e delle relazioni internazionali, e la resa della socialdemocrazia al neoliberalismo, affermandosi come un pilastro fondamentale dell’offensiva imperialista, sono fattori che, incrociandosi con le conseguenze sociali, economiche e demografiche dello sfruttamento capitalista, sono intimamente legati a espressioni di rinascita del fascismo e all’arrivo di forze neofasciste al potere in vari paesi, segnatamente in Europa. Parallelamente, prosegue la riscrittura della Storia, con la rivalutazione delle dittature fasciste e l’oscena equiparazione di fascismo e comunismo, e si punta sull’anticomunismo, sulla criminalizzazione di coloro che resistono all’imperialismo e sulla persecuzione delle forze che, nelle più svariate forme, resistono e lottano contro lo sfruttamento, l’oppressione e la guerra.

1.2.11. La militarizzazione delle relazioni internazionali rappresenta l’aspetto dell’offensiva imperialista che più si è sviluppato negli ultimi anni. Il mondo è oggi profondamente instabile e insicuro. La retorica capitalista sulla pace, che ha seguito le sconfitte del socialismo in Unione Sovietica e nell’Est Europeo, è smentita da una realtà che si manifesta nella moltiplicazione delle guerre imperialiste di occupazione e nell’affermazione del militarismo come arma politica ed economica delle maggiori potenze capitaliste.

1.2.12. I concetti fascistizzanti contenuti nella “Strategia della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America”, adottata sia dalla NATO che dall’Unione Europea, sono stati assimilati dalle legislazioni cosiddette “antiterroriste” di vari paesi. Si è generalizzata la teoria della “guerra preventiva” e si sono sviluppate sofisticate campagne mondiali di banalizzazione della violenza e di tolleranza di pratiche criminose come la tortura, i campi di concentramento, le detenzioni illegali di prigionieri, l’appoggio a gruppi paramilitari e la protezione di terroristi confessi.

1.2.13. Tale offensiva militarista e per la sicurezza è sostenuta dal discorso della lotta al “terrorismo globale”. Il terrorismo, sotto tutte le sue forme, incluso il terrorismo di Stato, è profondamente contrario agli interessi dei lavoratori e dei popoli. La Storia e l’attualità dimostrano che sono l’imperialismo stesso e la sua politica a promuovere e alimentare il terrorismo, per poi prenderlo a pretesto per agitare una falsa dicotomia tra sicurezza e libertà, e per rafforzare la componente repressiva degli Stati e il controllo della vita dei cittadini e delle relazioni sociali.

1.2.14. La violazione dei trattati internazionali essenziali per l’equilibrio strategico (come il Trattato ABM); l’installazione del cosiddetto “sistema di difesa antimissilistico” nordamericano in Europa; l’espansione della NATO e delle basi militari degli USA alle frontiere della Russia; le provocazioni contro la Cina; il “ritorno in Africa” di diverse potenze militari, in particolare degli USA, e l’installazione del comando militare AFRICOM; la riattivazione della IV Flotta nordamericana in America Latina; il riarmo del Giappone e la revisione militarista della sua Costituzione; gli accordi nu- cleari con l’India e le manovre di destabilizzazione ed ingerenza a Timor Est da parte di Australia e USA, sono esempi illuminanti del carattere globale dell’offensiva militare e geo-strategica dell’imperialismo e dei tentativi ricolonizzatori che vi sono associati.

1.2.15. Il Medio Oriente e il continente asiatico si confermano i principali focolai di instabilità. Il proseguimento dell’occupazione imperialista dell’Iraq e dei crimini sionisti di Israele in Palestina; l’intensificazione della guerra in Afghanistan e il suo progressivo allargamento al Pakistan; le provocazioni e minacce di intervento o provocazione militare contro l’Iran e la Siria da parte di Israele e USA; le ingerenze e aggressioni in Libano; le minacce alla Repubblica Popolare Democratica della Corea; l’instabilità politica provocata in Sri Lanka, Bangladesh e Myanmar, configurano un pericoloso scenario per la pace mondiale, che assume dimensioni potenzialmente esplosive con la recente scalata bellica nel Caucaso da parte di una Georgia completamente infeudata all’imperialismo.

1.2.16. La realtà evidenzia che è dai centri politici e militari dell’imperialismo che emanano l’insicurezza e i pericoli che caratterizzano la situazione internazionale. Il fatto che le spese militari mondiali siano aumentate, dal 1998, di circa il 45%, e che i bilanci militari degli USA e dei principali alleati della NATO abbiano raggiunto valori record, dimostrano di una scommessa su una nuova corsa agli armamenti che alimenta favolosi profitti della loro industria – ne è una prova l’aumento superiore del 100% delle vendite delle 100 maggiori imprese del complesso militare-industriale nell’ultimo decennio (di cui 74 di Stati membri della NATO) -, e di un’insieme di imprese di reclutamento di mercenari e di logistica che fanno fiorire un nuovo fenomeno di “privatizzazione” dei conflitti militari.

1.2.17. Le dichiarazioni di inquietudine in merito agli investimenti militari da parte di paesi in via di sviluppo sono platealmente smascherate dal fatto che gli USA e la NATO esercitano quasi egemonicamente il dominio delle capacità militari mondiali. Solo il bilancio militare degli USA rappresenta circa la metà delle spese militari mondiali.

1.2.18. In un quadro di grande inquietudine circa la possibilità di generalizzazione dei conflitti con conseguenze imprevedibili per l’Umanità, la questione nucleare riacquista un’importanza crescente. Le principali potenze imperialiste sviluppano programmi multimilionari di modernizzazione dei loro arsenali nucleari e dei sistemi di missili strategici. Mentre cerca di impedire lo sviluppo dell’industria nucleare a fini pacifici da parte di paesi che respingono la sua egemonia, l’imperialismo ammette criminosamente di utilizzare nuovamente l’arma nucleare.

1.2.19. A un rapido sviluppo del militarismo e del carattere multiforme dell’offensiva imperialista ha corrisposto un rafforzamento delle strutture di coordinamento strategico-militare dell’imperialismo. La NATO, nel suo vertice di Riga, nel novembre 2006, ha accentuato la sua natura di organizzazione globale a carattere offensivo, preparandosi ad una nuova espansione nei Balcani, Caucaso e Ucraina. Parallelamente, viene sviluppato un vasto insieme di accordi di “spartizione” nel continente asiatico e africano, nell’intento di sottomettere il maggior numero possibile di paesi. Gli obiettivi, i metodi e l’evoluzione della NATO comprovano il suo carattere di “polizia militare” dell’imperialismo e rafforzano, in accordo con la stessa Costituzione della Repubblica Portoghese, l’esigenza della dissoluzione di questa organizzazione aggressiva, dalla cui struttura militare il Portogallo deve progressivamente svincolarsi.

1.2.20. L’offensiva dell’imperialismo si sviluppa in un quadro di accelerata mutazione e ricomposizione delle forze, sia sul piano della lotta di classe che all’interno dello stesso campo imperialista. Acquisisce, in questo contesto, particolare importanza l’interpretazione delle dinamiche interimperialiste in cui, in un quadro di crescente e soprattutto più visibile rivalità tra i due più importanti poli della Triade – Unione Europea e Stati Uniti d’America – intorno alla competizione per i mercati, le aree di influenza e le risorse, emergono aspetti centrali della concertazione di classe e della spartizione del potere.

1.2.21. La principale potenza imperialista mondiale – gli USA – si è confermata negli ultimi quattro anni, con la politica fascistizzante dell’amministrazione Bush, come una punta di lancia del militarismo e del bellicismo imperialisti. Ma questo ruolo non sarà abbandonato senza una profonda modifica dei rapporti di forza e del sistema economico e politico dominante nella società nordamericana, il che non è in discussione nelle prossime elezioni per la Casa Bianca.

1.2.22. La realtà dimostra che, se non viene bloccata, l’offensiva dell’imperialismo potrebbe mettere in discussione l’esistenza stessa dell’umanità. Il mondo si sta in verità confrontando con grandi pericoli che non devono essere sottovalutati. Nello stesso tempo, questi pericoli coesistono con una forte resistenza dei lavoratori e dei popoli e con reali potenzialità di sviluppo progressista e persino rivoluzionario.

SEGUE – La seconda parte delle Tesi internazionali del 18° congresso del PCP verrà pubblicata sul prossimo numero. Essa è fin da ora disponibile, in italiano, insieme alla parte qui pubblicata, sul nostro sito in : www.lernesto.it (nel link “mondo”).
Traduzione a cura di Mauro Gemma.