Un’occasione mancata

* Coordinatore NidiL CGIL Roma e Lazio

Ringrazio l’area dell’Ernesto per averci dato la possibilità di utilizzare uno spazio di confronto sul tema del nostro congresso sindacale e voglio iniziare la mia riflessione partendo da una considerazione: molti obbiettano che il contesto non può essere motivo sufficiente per argomentare la necessità di un documento unitario e quindi la conseguente contrapposizione ad un documento alternativo. In aggiunta ci viene fatto notare che proprio i compagni della sinistra sindacale sono stati storicamente i fautori di congressi per documenti alternativi. Tutto vero finché,tentando di essere dei buoni dirigenti, non ci mettiamo ad analizzare il “famoso” contesto.

Mai era successo in Italia che la sinistra fosse espulsa dal Parlamento nazionale ed europeo, mai il piano di rinascita democratico della P2 è arrivato così vicino al suo trionfale compimento, mai l’attacco alla CGIL si è presentato così articolato e profondo.

Insomma, come ci insegnavano da bambini, qualunque dirigente abbia la capacità di produrre un’analisi che parta dal mondo ed arrivi alla fontanella vedrebbe abbastanza chiaramente una situazione complessiva estremamente drammatica e difficilmente confrontabile con le precedenti.

Viviamo in una situazione di crisi mondiale economica strutturale che nella sua natura sistemica non ha precedenti e che si accompagna in Italia a una deriva populista anti democratica che trova il suo humus in una profonda sconfitta culturale da parte della sinistra.

Ad oggi anche post fascisti come il presidente della camera vengono visti come portatori di democrazia e di valori,e questo dovrebbe bastare per disegnare un quadro di eccezionalità difficilmente contestabile.

Di fronte ad uno scenario così delineato, e che tutti in CGIL più o meno condividono, molti sostenitori della mozione 2 sul fronte politico ipotizzano e praticano alleanze ampie per fronteggiare l’emergenza.

E’ possibile che non si sia riusciti a fare una sintesi in CGIL e che invece sia possibile farla politicamente con chi appoggia UIL e CISL ?

La Democrazia interna è sempre stato uno dei nodi su cui si è articolata la dialettica in CGIL. Ed è sempre stata frutto di battaglie anche aspre che hanno portato a traghettare l’organizzazione di questa dialettica, di pari passo ai cambiamenti “esterni”, dalla organizzazione in componenti a quella in aree programmatiche.

Queste due forme di dialettica, nei loro limiti, hanno però avuto il pregio di coinvolgere trasversalmente tutta l’organizzazione. Ora quello della democrazia interna è un tema su cui si sono consumate le fortune, o meglio le sfortune, di molte organizzazioni della sinistra e la sua articolazione incide direttamente sulla capacità di incidere di un’ organizzazione. Pensare ad un azzeramento delle esperienze fatte per superarle in una non ben specificata dialettica fra categorie ha un effetto devastante sulla tenuta complessiva di un’organizzazione complessa come la CGIL.

Si va ad un ingessamento delle categorie che rischiano di diventare gli eserciti dei signori della guerra ( i segretari generali nazionali) in un confronto così pensato. La stessa genesi del documento alternativo è frutto tutto di accordi fra segretari generali e certo non di un dibattito diffuso nell’organizzazione.

E’ evidente che elementi di dissenso interno alla categoria sono disfunzionali ad un confronto “democratico” di questo genere e quindi vanno in qualche modo minimizzati. Come ulteriore “valore aggiunto” si crea un forte spirito di appartenenza categoriale che si contrappone ad altre categorie o alla stessa confederazione considerate insufficienti. Stiamo quindi ad una semplificazione che svilisce tentativi più articolati di critica.

A questo aspetto si somma una coerenza difficilmente visibile in coloro che hanno costruito la seconda mozione. Per chi ha vissuto in CGIL alcune alleanze risultano quanto meno improbabili e sicuramente a scadenza. Una volta definiti i pesi non esiste realmente la possibilità che il gruppo di compagne e di compagni schieratisi attorno al documento Moccia possa mantenere una sua coesione.

Un operazione a termine solo nell’ottica congressuale in questa fase è un’operazione pericolosa, forse una volta si sarebbe definita avventurista, che fra l’altro blocca la possibilità di formare maggioranze su temi specifici, avendo creato due blocchi contrapposti. Anche nell’ottica dei risultati congressuali chiude possibili allargamenti che sarebbero stati praticabili in altre modalità di svolgimento del congresso, meno traumatiche e forse più efficaci. Non essendo gli estensori dei novellini sindacali gli era chiaro sicuramente il meccanismo innestato e non vorremmo che la mediatizzazione della politica avesse portato a scelte più spendibili come visibilità esterna. Insomma si è deciso di rinunciare alla possibilità data di un congresso in questa fase di svolgere una grande azione di informazione e propaganda nei posti di lavoro che con comprensibili parole d’ordine tentassero di allargare la mobilitazione contro la politica governativa. La scelta di argomentazioni dal contenuto ambiguo come “forme di democrazia economica” , la richiesta di “discontinuità” da chi è stato a capo delle maggiori categorie e la chicca finale di proporre le “primarie” come un correttivo democratico non fa altro che aggiungere ulteriori tasselli alla costruzione di una cultura qualunquista di sinistra.

Sinceramente non reputo le differenze programmatiche così rilevanti e spiegabili e comunque sono assolutamente non esplicitate, non a caso tutte e due documenti hanno una maggioranza di aderenti che avevano votato favorevolmente alla piattaforma unitaria sulla riforma contrattuale e sull’accordo del 23 luglio (sia l’ultimo che quello del ‘93).

Insomma programmi politici non così divergenti e che comunque data la fase attuale difficilmente realizzabili, differenze organizzative non esplicitate 2 anni fa durante la conferenza d’organizzazione nazionale e che vengono poste oggi in maniera a volte incomprensibile nei toni e nei contenuti. Mi è veramente difficile pensare che legare i pensionati alle categorie di provenienza per tramite della previdenza complementare, oltretutto in piena crisi dei mercati finanziari, sia una proposta sensata.

Il risultato è un occasione perduta per motivi incomprensibili o non esplicitabili con un opzione congressuale che stenta ad affermarsi nei numeri previsti dai presentatori e che purtroppo a volte non disdegna partecipare con il suo contributo sui giornali all’attacco dell’immagine della Cgil.

In conclusione, mi lascia decisamente perplesso una sorta di cecità della sinistra comunista che sembra vittima degli stereotipi mediatici e che in base a questi, incapace di sviluppare al suo interno un dibattito serio sulla funzione del sindacato e in particolare della Cgil, cataloga la sinistra e la destra. Eppure anche ai meno smaliziati dovrebbe essere ben chiaro che lo sbocco politico della cosiddetta mozione alternativa non è sicuramente vicino ai nostri progetti di riunificazione dei comunisti ma anzi andrà ulteriormente a foraggiare quel qualunquismo e quella demagogia che da tempo tentano di occupare gli spazi lasciati colpevolmente da noi