Unità a sinistra e nuovi equilibri nella maggioranza di governo

– La fase politica è segnata da due operazioni in campo: da una parte la nascita del Partito Democratico e, dall’altra, l’apertura di un processo per la costituzione di un nuovo soggetto politico di sinistra, tra PdCI, Prc, Sinistra Democratica e Verdi. Cosa pensi di questi due processi in corso ?

Sono molto diversi tra loro, contrari. Il Pd è l’assemblaggio di due forze che non hanno nulla in comune per storia, per cultura politica, per obiettivi, per prassi. Lo rivelano le inquietanti vicende sulla laicità dello stato e l’abbandono, da parte dei Ds, della questione sociale, sostituita da una furia governista che loro chiamano riformista. E’ una tipica operazione di “presa del potere” che vince su tutto. Ovviamente c’è anche chi ci crede o si illude di crederci. Ma la stragrande maggioranza è fatta di chi finge di crederci. Comunque il tratto dell’operazione è chiaro: ci si mette assieme, si diventa un grande partito (tutto da vedere), si caccia Prodi, si fa un governo tecnico o istituzionale, di salute pubblica, in cui far nascere senza troppo scandalo l’incontro con Forza Italia e magari anche con An, si fa una legge elettorale che cancella i partiti minori, si prende in mano il paese. A sinistra è un’altra cosa. Intanto c’è la consapevolezza di una debolezza. Sono quasi vent’anni che ci dividiamo, diventiamo sempre più piccoli, contiamo sempre meno, e la nascita del Pd rischia di cancellare la sinistra in Italia. Qui non c’è il potere, c’è la consapevolezza di un tragico limite. La divisione ci ha impoverito, anche teoricamente. Siamo striminziti fuori e dentro. Il processo unitario pretende un passo indietro, un atto di modestia salutare. E credo che la ricomposizione potrebbe generare innovazioni sia teoriche che pratiche di cui abbiamo grande bisogno. Non sarà un cammino facile. In noi e Rifondazione il senso del limite, la necessità dell’adeguamento, per alcuni versi una folle ambizione, sono più forti. Non avviene lo stesso tra i Verdi e in Sinistra Democratica. Alla luce dell’esperienza molto positiva nel gruppo Verdi-Pdci, considero la presenza dei Verdi essenziale. Sono portatori di valori ed obiettivi in noi assai flebili e considererei una iattura che la sinistra ne fosse priva. Per quanto riguarda Sinistra Democratica la cosa è più banale. Lì ci sono dirigenti che hanno accompagnato la svolta di Occhetto e non hanno nessun desiderio di ritrovarsi con una presenza comunista ingombrante. Da qui credo venga la grande attenzione ai socialisti. Poi al loro interno ci sono anche tentazioni per la costruzione di un partito autonomo.

– Come valuti il rapporto tra l’esigenza dell’autonomia culturale, politica e organizzativa dei comunisti e delle comuniste e il nuovo soggetto che dovrebbe costituirsi a sinistra?

Considero il nuovo soggetto una possibilità di rafforzamento dell’autonomia culturale, politica e organizzativa dei comunisti e delle comuniste. In parte ho già detto perché. Inoltre la forma confederale, che mi sembra oggi prevalere, non umilia ciò che in questi anni abbiamo costruito ognuno nel proprio luogo politico. Un rafforzamento, perché credo che la nostra esperienza, soprattutto di Pdci e Prc, sia in parte esaurita. Se si parla ancora di comunismo in Italia è gra- zie a noi, e non era scontato. Ma non basta. L’esigenza di ritrovarci è drammatica se non vogliamo diventare testimoni di un mondo che va altrove. A volte mi chiedo perché l’ambizione dei comunisti e delle comuniste sia tanto grande e i loro passi tanto piccoli.

– Vedi problemi nel fatto che il nuovo soggetto di sinistra possa costituirsi all’interno dell’area governativa?

Lo considero irrilevante. Se diventa un problema è perché guardiamo il dito e non la luna. La luna non è il governo, ma la nostra vecchiezza di analisi ed elaborazione, la dispersione, la debolezza, sopra ogni cosa la perdita di autonomia politica. L’unità a sinistra dovrebbe travalicare la contingenza, pena il rischio dell’opportunismo. Vale la pena di costruire una sinistra più grande se guardiamo in faccia i problemi. Quelli che abbiamo dentro e quelli che stanno fuori. Io non ho mai avuto la fobia del governo né il mito dell’opposizione. Contemporaneamente, ho sempre considerato la parola “contaminazione” una parolaccia. Ciò che va preservata con ostinazione è la nostra autonomia politica e quella la misuri tutti i giorni, non solo perché leggi Marx o Gramsci e li sbatti in faccia agli infedeli. Credo che la politica sia una cosa maledettamente concreta. Detesto la mancanza di scelte a cui ci portano certi massimalismi. E dovunque si sia, al governo o all’opposizione, sono convinta che bisogna scegliere, costruire alleanze, non temere le mediazioni. E’ una cosa che mi hanno insegnato da giovane nel Pci e ancora oggi la considero una fondamentale prassi politica.

– Il governo Prodi non sembra davvero, sinora, rispondere positivamente alle speranze di cambiamento nutrite dal popolo di sinistra, dal movimento operaio complessivo e dalle masse popolari. Qual è il tuo giudizio sulle politiche di governo sin qui espresse? Come spostare a sinistra l’asse politico del governo Prodi?

Il giudizio è negativo e se mi limitassi a questo lavorerei per far cadere il governo. Invece faccio il contrario perché vedo cosa sta avvenendo e so cosa c’è dietro l’angolo. Allora lavoro per spostare a sinistra l’asse del governo. Ma la prima cosa da fare è cambiare i rapporti di forza nella maggioranza e una sinistra unita può riuscirci. Non so come finirà il confronto col governo su tesoretto e Dpef. La riunione che abbiamo tenuto il 14 giugno ha fatto emergere novità significative, e il fatto che ci siamo presentati “come un sol uomo” non è stato ininfluente. Se poi quelle novità significative avranno una traduzione concreta, è presto per dire. Nel frattempo non bisogna mollare l’osso. E possiamo mettere la mano sul fuoco che, con uno spostamento a sinistra del governo, ci troveremo davanti uno scontro a sangue tra governo e Pd. Attenzione, però. I tempi dell’unità a sinistra sono stretti. Quand’è che chiameremo il nostro popolo a scendere in piazza, a lottare assieme a noi, uscendo noi dalle ragnatele del palazzo? Non per tornare all’opposizione: e perché mai, per fare un favore al Pd? Ma perché la sinistra la costruiamo nelle lotte, assieme ai nostri, non nelle riunioni dei parlamentari. Riunioni importanti come passo iniziale, e io non sottovaluto mai nulla, ma alla fine inconcludenti. Bisogna andare oltre, magari iniziando con chi ci sta.