Una nuova tirannia incombe sul mondo

Da quarantaquattro anni il nostro eroico popolo, su di una piccola isola dei Caraibi, a poche miglia di distanza dalla più forte potenza imperiale del mondo, lotta e resiste, scrivendo così una pagina senza precedenti nella storia. L’umanità non ha mai visto una lotta tanto impari.
Chi credeva che l’affermarsi dell’impero come unica superpotenza, il cui potere militare e tecnologico non ha alcun contrappeso nel mondo, avrebbe provocato la paura o lo scoraggiamento nel popolo cubano, non ha altra alternativa che meravigliarsi davanti al valore moltiplicato di questo valoroso popolo. In un giorno come oggi, a nome del milione di cubani riuniti in questa manifestazione, dichiaro la volontà di affrontare tutte le minacce, senza cedere davanti a pressione alcuna, disposti a difendere la patria e la Rivolu-zione con le idee e con le armi.

Esiste un uomo onesto che abbia qualche ragione per attaccare Cuba?

Con il proprio sangue e con le armi strappate al nemico, il popolo cubano ha rovesciato una crudele tirannia imposta dal governo nordamericano, con i suoi 80.000 uomini in armi.
Cuba è stato il primo territorio libero dal dominio imperialista in America Latina e nei Caraibi, rimanendo il solo paese del continente dove, nel corso della storia successiva al dominio coloniale, torturatori e criminali di guerra sono stati puniti in modo esemplare.
La sua rivoluzione ha recuperato e consegnato tutta la terra ai contadini e ai lavoratori agricoli. In questo contesto, le risorse naturali, le industrie e i servizi fondamentali sono stati consegnati nelle mani dell’unico vero proprietario: la nazione cubana.
La nostra isola ha affrontato con onore, senza alcuna concessione, il rischio di essere attaccata da decine di missili nucleari nel 1962. Ha inoltre sopportato con fermezza migliaia di atti di sabotaggio e di attacchi terroristi organizzati dal governo degli Stati Uniti, frustrando centinaia di piani di assassinio contro i dirigenti della Rivoluzione.
Stretta da un rigido blocco e da una continua guerra economica, Cuba è stata in grado di eliminare in un anno l’analfabetismo, condizione questa che gli altri paesi dell’America Latina e gli stessi Stati Uniti non sono riusciti ad ottenere in più di quattro decenni, riuscendo ad estendere l’istruzione gratuita alla totalità dei bambini.
Il nostro paese possiede il più alto indice di scolarizzazione – più del 99% dal prescolastico fino alla terza media – di tutte le nazioni del continente, occupando anche il primo posto mondiale in indicatori come il rapporto di insegnanti per numero di abitanti. Si insegna l’informatica ed i mezzi audiovisivi vengono utilizzati da tutte le scuole del paese, nelle aree urbane ed in quelle rurali.
Esistono scuole di formazione per artisti ed istruttori d’arte in tutte le province del paese, dove studiano e sviluppano il loro talento e vocazione oltre 20.000 giovani.
Le facoltà universitarie si estendono progressivamente a tutti i comuni del Paese. Non si è verificato da nessun’altra parte una così grande rivoluzione educativa e culturale, che farà di Cuba il paese con la popolazione più istruita del mondo, a partire dalla profonda convinzione di Martí secondo cui “senza cultura non c’è libertà possibile”.
La mortalità infantile si è ridotta dal 60 per ogni mille di nati vivi a una cifra che oscilla fra 6 e 6.5, la più bassa del continente, dagli Stati Uniti fino alla Patagonia. Contem-poraneamente, le prospettive di vita sono aumentate di 15 anni.
Malattie infettive e contagiose come la poliomielite, la malaria, il tetano nei neonati, la difterite, il morbillo, la parotite, la pertosse e il dengue sono state eliminate; altre come il tetano, la meningite meningococcica, l’epatite B, la lebbra, la meningite per emofilia e la tubercolosi sono interamente sotto controllo.
È in corso una profonda rivoluzione per facilitare l’accesso di tut-ta la popolazione ai servizi medici ed agli stabilimenti sanitari: Cuba è oggi il paese con il più alto indice di medici pro capite ed i cubani disporranno del miglior sistema medico del mondo in modo assolutamente gratuito.
La sicurezza sociale comprende il cento per cento dei cittadini del paese.
L’85% della popolazione è proprietaria dell’abitazione in cui vive, libera da imposte. Il restante 15% paga un affitto assolutamente simbolico, che raggiunge appena il 10% del salario.
La tossicodipendenza colpisce un infimo numero di persone, e si lotta fortemente contro di essa.
La nostra televisione, la radio e la stampa non praticano la pubblicità commerciale. Qualunque promozione è orientata a questioni di salute, d’istruzione, di cultura, di educazione fisica, di sport, di sana ricreazione, di difesa dell’ambiente; alla lotta contro le droghe, contro gli incidenti o altri problemi di carattere sociale. I nostri mass media istruiscono, non avvelenano né alienano.
È stata spazzata via la discriminazione della donna.
Il nostro paese non conosce l’esistenza di forze paramilitari né squadroni della morte, non è mai stata utilizzata la violenza contro il popolo, né si realizzano esecuzioni extragiudiziali e nemmeno si applica la tortura. Il popolo ha sempre appoggiato in modo massiccio le attività della Rivoluzione, e questa manifestazione lo dimostra.
La nostra società educa le nuove generazioni e tutto il popolo alla protezione dell’ambiente. I mass media servono alla formazione di una coscienza ecologica.
Le ricerche scientifiche al servizio del nostro popolo e dell’umanità si sono moltiplicate e, grazie a questo sforzo, importanti farmaci salvano vite a Cuba e in altri paesi. I nostri laboratori non hanno mai fatto ricerche o sperimentato nessun’arma biologica.
In nessun altro popolo è radicato con tanta forza lo spirito della solidarietà internazionalista. Superano il numero di 2.000 gli eroici combattenti internazionalisti cubani che hanno offerto la loro vita a sostegno della lotta di liberazione per l’indipendenza di altri popoli fratelli. In nessuno di tali paesi esiste una proprietà cubana.

Cuba è stata rieletta per acclamazione alla Commissione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite

Dal momento che non ha mai tradito i propri principi, Cuba è stata rieletta per acclamazione per altri tre anni nella Commissione dei Diritti Umani dell’ONU, condizione che vanta ininterrottamente da 15 anni.
Attualmente 3.000 tra medici e paramedici lavorano in 18 Paesi del Terzo Mondo. Senza i medici cubani messi a disposizione dell’Or-ganizzazione Mondiale della Sanità non sarebbe possibile mettere in opera i programmi di lotta all’AIDS.
Il mondo capitalista sviluppato ha creato abbondante capitale finanziario ma non il benché minimo capitale umano di cui ha disperato bisogno il Terzo Mondo.
Cuba ha sviluppato tecniche di alfabetizzazione attraverso la radio in cinque lingue: creolo, portoghese, francese, inglese e spagnolo. Oltre a ciò, siamo sul punto di concludere un programma di questo genere in lingua spagnola per la televisione. Non interessandoci affatto l’esclusiva del brevetto, siamo disposti a offrire tutto questo ai diversi paesi del Terzo Mondo, senza la richiesta di un centesimo. In soli cinque anni, la cifra di 800 milioni di analfabeti potrebbe ridursi di un 80%.
Quando l’URSS e il campo socialista si sono disgregati, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla sopravvivenza della Rivolu-zione cubana. Gli Stati Uniti avevano rafforzato il blocco, presero corpo le leggi Torricelli e Helm-Burton, con gravi danni per le nostre fonti di approvvigionamento primarie. Di fronte a tutto questo, il paese ha comunque resistito, riuscendo addirittura ad avanzare sul piano sociale. Perché? Perché la Rivoluzione ha contato, conta e conterà sempre di più sull’appoggio del popolo.

Il neofascismo della Casa Bianca non può essere la risposta al terrorismo

Cuba, primo paese ad esprimere solidarietà al popolo nordamericano l’11 settembre 2001, ha però avvertito subito il carattere neofascista del progetto che l’estrema destra al potere alla Casa Bianca intendeva imporre al mondo. Questa politica non si è determinata come conseguenza dell’atroce attacco terrorista contro il popolo degli Stati Uniti, ma essa è parte di un progetto più complessivo concepito ed elaborato razionalmente, a sangue freddo, prima degli avvenimenti dell’11 settembre, che sono serviti da semplice e ideale pretesto.
Il 20 settembre 2001, davanti ad un Congresso sconvolto, il presidente Bush ha utilizzato strani termini, facendo riferimento ad una “giustizia infinita” come obiettivo di una guerra anch’essa in apparenza infinita.
Due giorni più tardi, il 22 settembre, Cuba denunciava questo discorso come la progettazione di una dittatura militare mondiale sotto l’egida della forza bruta, senza leggi nè istituzioni internazionali.
Il 3 giugno 2002, in occasione del 200° Anniversario dell’Accademia di West Point, durante la cerimonia di laurea dei 958 cadetti, il presidente Bush ha approfondito il proprio pensiero: “La nostra sicurezza richiederà la trasformazione della forza militare che voi comanderete, in una forza pronta ad attaccare subito in qualunque oscuro angolo del mondo. E la nostra sicurezza richiederà di essere pronti per l’attacco preventivo quando sia necessario difendere la nostra libertà e le nostre vite.”
Come si può vedere, in questo discorso non appare una sola allusione all’Organizzazione delle Nazioni Unite, né una frase riferita al diritto dei popoli alla sicurezza e alla pace, oppure alla necessità di un mondo retto da norme e principi.
L’umanità ha conosciuto, appena due terzi di secolo fa, l’amara esperienza del nazismo. Hitler ha avuto come alleato inseparabile quella paura che è stato in grado di imporre ai propri avversari (….) In possesso ormai di una temibile forza militare, ha scatenato una guerra in grado di incendiare il mondo. La cecità e la vigliaccheria degli statisti delle più forti potenze europee dell’epoca hanno provocato una grande tragedia.
Non credo che negli Stati Uniti si possa instaurare un regime fascista. Il rischio è nell’ambito internazionale. Sono tali le facoltà e le prerogative di un presidente e così immensa la rete di potere militare, economico e tecnologico di questo Stato che, in virtù di circostanze assolutamente indipendenti dalla volontà del popolo nordamericano, il mondo comincia ad essere diretto da metodi e concezioni naziste.
Ho menzionato per la prima volta l’idea di una tirannia mondiale un anno, 3 mesi e 19 giorni prima dell’attacco contro l’Iraq.
Nei giorni precedenti l’inizio della guerra, il presidente Bush ha ribadito la volontà di utilizzare, qualora fosse stato necessario, qualunque mezzo dell’arsenale americano, comprese armi nucleari, chimiche e biologiche. Esattamente come, in precedenza, si era già verificato con l’attacco e l’occupazione dell’Afgha
nistan.
Oggi i cosiddetti “dissidenti”, mercenari assoldati dal governo hitleriano di Bush, tradiscono non solo la loro patria, ma anche l’umanità.

Noi, rivoluzionari cubani, osteggiamo la pena di morte

Lasciando da parte i gruppi politici opportunisti e i politicanti a noi anche troppo noti, mi voglio rivolgere soprattutto a coloro che sono stati amichevoli nei confronti di Cuba, e sostenitori apprezzati. Non vogliamo che coloro che oggi ci attaccano, a nostro avviso in modo ingiusto, per disinformazione o per mancanza di un’analisi meditata ed approfondita, debbano un giorno soffrire se le nostre città saranno distrutte e i nostri bambini, le loro madri, donne e uomini, giovani e anziani strozzati dalle bombe del nazifascismo, rendendosi conto che le loro dichiarazioni sono state cinicamente manipolate dagli aggressori per giustificare un attacco militare contro Cuba.
Noi rispettiamo le opinioni di coloro che per motivi religiosi, filosofici o umanitari si oppongono alla pena di morte, che anche noi rivoluzionari osteggiamo. Arriverà il giorno in cui potremo abolirla. Io comprendo l’inquietudine a tal proposito, quando sappiamo che la maggioranza delle persone giustiziate negli Stati Uniti sono afroamericani e latini, spesso innocenti. Per non parlare del Texas, dove era Governatore il presidente Bush e dove non si è mai perdonata una sola vita.
Posti di fronte al dilemma di proteggere la vita di milioni di compatrioti infliggendo la pena capitale, legalmente stabilita, ai tre principali sequestratori di una imbarcazione di passeggeri – stimolati dal governo degli Stati Uniti – oppure incrociare le braccia, la Rivoluzione cubana non avrebbe potuto tergiversare: essa ha dovuto arrestare i mercenari che servono gli aggressori ed infliggere le pene più severe a quei terroristi che sequestrano e dirottano imbarcazioni e aerei carichi di passeggeri o che commettono altri fatti di tale gravità, una volta riconosciu-ti colpevoli secondo i dispositivi di legge.
A Miami e a Washington si discute oggi dove, come e quando verrà attaccata Cuba o verrà regolato il problema della Rivoluzione.
Per ora si fa riferimento a misure economiche che inaspriscano il brutale blocco, anche se, da questo punto di vista, sono poche le soluzioni possibili, dal momento che tali misure sono già state utilizzate quasi tutte.
Il cinico Lincoln Díaz-Balart, intimo amico e consigliere del presidente Bush, ha dichiarato enigmaticamente ad una rete televisiva di Miami quanto segue: “Non posso entrare in dettaglio, ma stiamo cercando di rompere il circolo vizioso.”
A quale metodo si riferisce? Elimi-narmi fisicamente utilizzando i sofisticati mezzi moderni che hanno sviluppato, come il signor Bush ha promesso in Texas prima delle elezioni, o attaccare Cuba allo stesso modo dell’Iraq?
Se fosse il primo, poco importa! Le idee per le quali ho lottato tutta la vita non potranno morire e vivranno a lungo.
Se la scelta fosse di attaccare Cuba così come hanno fatto in Iraq, mi dispiacerebbe molto per il costo in vite umane e per le enormi distruzioni che colpirebbero il nostro paese. Questo, però, potrebbe rivelarsi l’ultimo degli attacchi fascisti di questa amministrazione, perché la lotta si protrarrebbe a lungo. Gli aggressori dovrebbero affrontare non solo un esercito, bensì migliaia di eserciti che continuamente si riprodurrebbero e farebbero pagare all’avversario un prezzo così alto in perdite umane, che supererebbe di molto quello che il popolo nordamericano è disposto a pagare per soddisfare il presidente Bush.
Lo stesso popolo americano, i milioni di persone con alta cultura, i loro principi etici basilari, le decine di milioni di computer disponibili per la reciproca comunicazione dimostreranno che non si può ingannare a lungo una nazione intera. Un giorno questo popolo infilerà una camicia di forza ai pazzi prima che possano porre fine alla vita nel pianeta.

Non desideriamo che uomini, possibili amici, perdano la vita in un conflitto

In nome del milione di persone riunitesi qui in questo Primo Maggio, voglio inviare un messaggio al mondo e al popolo nordamericano:
non vogliamo che sangue di cubani e di nordamericani sia versato in una guerra; non desideriamo che un numero incalcolabile di persone, potenzialmente amiche, muoiano in una contesa. Ma non c’è mai stato un popolo con cose tanto sacre da difendere, né convinzioni tanto profonde per cui lottare, al punto da preferire di scomparire dalla faccia della terra anziché rinunciare all’opera nobile e generosa per la quale sono morte tante generazioni di cubani.
Ci accompagna la più profonda convinzione che le idee sono più potenti delle armi, anche delle più sofisticate.
Salutiamoci come lo fece il Che: “Hasta la victoria, siempre!”

Sintesi del discorso di Fidel Castro pronunciato il 1° Maggio scorso all’Avana nella Piazza della Rivoluzione.