Una nuova politica per colmare il divario tra ricchi e poveri

*giornalista belga

Nel corso di questi ultimi 25 anni gli sforzi della Cina sono stati consacrati totalmente alla crescita economica. Il socialismo non può esistere se le persone soffrono la fame e non hanno una casa decente. Wang Mengkui, presidente del Centro governativo per la ricerca e lo sviluppo dichiara: “Noi dovevamo prima di tutto nutrire e vestire il nostro popolo. Questo problema è ora pressoché risolto”. Nel 2004 il PIL della Cina, cioè l’insieme della produzione e dei servizi, è stato quattro volte superiore a quello del 1978. Dunque, dicono i cinesi, noi abbiamo edificato una società dove la povertà è stata in gran parte sradicata. In effetti, secondo i dati della Banca Mondiale, mentre nel 1978 il 53% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà, nel 2001 questa percentuale è scesa all’8%. [1]

I CINESI SONO DIVENTATI PIU’ RICCHI, MA NON ALLO STESSO MODO E CON LO STESSO RITMO

Le autorità hanno fatto, all’epoca, una scelta ragionata, decidendo di accordare la priorità assoluta alla crescita economica. Oggi, dopo 25 anni di riforme, possiamo dire che quella scelta ha permesso di costruire una base industriale solida che può permette al socialismo di svilupparsi. Ma quella scelta ha provocato anche effetti collaterali negativi. Il reddito di un cittadino di una metropoli è in media 3,2 volte più elevato di quello di un contadino. Nel 1978 questa differenza era di appena 2,5 volte. Ciò non significa che la situazione del contadino sia regredita, ma solo che il suo reddito è aumentato più lentamente. Identica tendenza si registra tra province ricche e povere. L’economia nelle province povere non ha cessato di progredire nel corso di questi ultimi 25 anni. Ciononostante la crescita della province più ricche marcia a ritmi più sostenuti, il che approfondisce il divario. Un terzo divario si è prodotto tra gli individui. Le differenze di reddito tra ricchi e poveri si misura internazionalmente con un coefficiente chiamato Gini. Se questo coefficiente è uguale a zero significa che tutti i redditi del paese sono uguali. Più la cifra si abbassa meglio è, in termini di eguaglianza sociale. Nel 1978 il coefficiente Gini in Cina era pari a 0,20. Lo scorso anno, 2004, si è elevato fino a 0,44. Tutti sono diventati più ricchi, ma non con le stesso ritmo, il che spiega l’aumento delle differenze. A titolo di confronto: il coefficiente Gini in India è di 0,40, cioè più basso che in Cina, ma in India, secondo la Banca mondiale, 250 milioni di persone vivono ancora sotto la soglia della povertà.

AUMENTANO I CONFLITTI SOCIALI

Oltre alle tre grandi differenze sociali sopra citate, altri seri problemi sono emersi. I 120 milioni di contadini che hanno abbandonato le campagne per andare a lavorare nei centri industriali sono fortemente sfruttati nelle aziende private. Nelle miniere la sicurezza è sovente subordinata alla produzione, con le terribili conseguenze che questo comporta. Il governo ha destinato fondi del tutto insufficienti all’insegnamento e all’assistenza sanitaria nelle campagne. Dopo le massicce privatizzazioni e ristrutturazioni delle imprese statali, sono venute meno le garanzie già acquisite (trattamento malattia, pensioni, ecc.), provocando enormi lacune in materia di protezione sociale. L’industrializzazione e l’urbanizzazione hanno talvolta generato fenomeni di confisca selvaggia di terre agricole. Tutto ciò ha provocato il risentimento, il malcontento e la protesta, a volte violenta, in alcuni strati della popolazione. Nel 1993, in Cina, si sono avuti più di 10 mila conflitti collettivi sotto forma di scioperi, occupazioni di terre, manifestazioni di protesta che hanno coinvolto 700 mila persone. Nel 2003 si sono contati 6O mila conflitti che hanno coinvolto 3 milioni di persone.

MAGGIORE EQUILIBRIO TRA CRESCITA E BENESSERE

L’opinione di alcuni comunisti e ricercatori cinesi è che il formarsi di questi squilibri fosse inevitabile se si voleva forzare al massimo il passaggio ad una rapida crescita economica. Altri invece sostengono che, benché sia stata sostanzialmente corretta la pressione sulla crescita, le scelte sono state troppo unilaterali . Diversamente concepiti, i ritmi di crescita, avrebbero potuto evitare parecchie delle conseguenze negative lamentate. In ogni caso il Partito comunista cinese ha deciso di rettificare la sua politica. Le nuove linee guida dello sviluppo sono state definite nell’11° piano quinquennale, iniziato il 1à gennaio 2006. Tang Min , economista capo della Banca Asiatica di sviluppo, scrive dopo una attenta analisi del piano: “La Cina si concentra nel presente sul miglioramento globale del benessere dei suoi abitanti. La crescita sarà meno unilaterale nei prossimi anni e più equi – librata”. [2] Hu Angang, un’influente economista, dichiara:”Beninteso, noi prosegui – remo il nostro percorso di crescita economica, ma ora intendiamo orientarlo più decisamente alla crescita del benessere comune di 1,3 miliardi di cinesi”. [3] Il Partito comunista vuole stabilire un rapporto più equilibrato tra il popolo e l’economia, il popolo e la natura, la città e la campagna, la produttività e la sicurezza, l’industria e l’agricoltura, l’innovazione nazionale e l’importazione di tecnologie straniere, la produzione destinata al mercato interno e quella destinata all’esportazione, i consumi e l’accumulazione di capitale, tra le varie categorie di reddito…Per il Partito la priorità assoluta diventa l’agricoltura, i contadini, le campagne. Occorre migliorare la produttività agricola, aumentare i redditi dei contadini e concentrare gli investimenti dello Stato per l’industrializzazione, le infrastrutture, l’assistenza sanitaria e l’insegnamento nelle campagne.

TRA LE NUOVE PRIORITA’, LA MODERNIZZAZIONE DELLE CAMPAGNE

Il governo cinese assume dunque oggi tra le sue priorità la modernizzazione delle campagne e la costruzione di centinaia di nuove città per 300 milioni di contadini. Ottocento milioni di cinesi vivono ancora nelle campagne. Ma, in questi ultimi decenni, l’agricoltura è stata trascurata a vantaggio dell’industria. Oggi il governo ha deciso quindi di operare un forte riequilibrio. All’epoca della fondazione della Repubblica Popolare, nel 1949, la Cina era uno dei paesi più poveri e più arretrati del pianeta. Il livello di sviluppo economico della Cina nel 1949 può essere comparato a quello dell’Europa occidentale nel 1750. Uscire dal sottoviluppo e costruire le basi del socialismo non era possibile se non attraverso l’industrializzazione che, pertanto, è diventata la priorità assoluta. D a l 1978 le autorità cinesi hanno concentrato l’industrializzazione attorno a 14 città situate nell’est del paese, tradizionalmente le più sviluppate. Così, la costa orientale è diventata la locomotiva del grande balzo in avanti socio-economico. Questo processo di sviluppo è arrivato ad uno stadio molto avanzato, il che rende possibile creare un rapporto più equilibrato tra agricoltura e industria e tra città e campagna, in modo che le regioni più interne e occidentali della Cina possano a loro volta diventare altrettante locomotive per lo sviluppo dell’intero Paese. Il governo vuole innanzitutto elevare il livello di vita della popolazione rurale, iniziando a ridurre un certo numero di imposte. I contadini pagheranno perciò il 30% in meno di tasse. [4] Il governo vuole in seguito introdurre o aumentare un certo numero di sussidi e facilitazioni. I contadini pagheranno meno per l’acqua e l’elettricità. I produttori di concimi beneficeranno di un rimborso sulle fatture di consumi elettrici, rimborso che essi dovranno a loro volta accordare ai contadini. I produttori di cereali avranno mutui a tassi agevolati. Un terzo volano di misure copre l’esigenza dell’accesso alle tecnologie e alla ricerca scientifica. Il governo aumenterà anche la meccanizzazione stimolando particolarmente, con sussidi, la specializzazione agricola di ciascuna regione. Centomila scienziati e tecnici sono già al lavoro per incrementare i processi di modernizzazione e meccanizzazione del settore agricolo.

L’INDUSTRIALIZZAZIONE DELLE CAMPAGNE

Nelle campagne cinesi si contano già 22 milioni di aziende che impiegano, a tempo pieno o parziale, 135 milioni di contadini. Ossia una media di 6 lavoratori agricoli per ciascuna piccola azienda. Ciò significa che sia la produttività sia il livello tecnologico sono deboli. Il governo si pone perciò l’obbiettivo di aumentare la proporzione di lavoro industriale nelle zone agricole. Cresce la richiesta di installare nuove filiali delle aziende statali evitando di accordare troppi vantaggi alle multinazionali, se non nel caso che esse investano nelle campagne e incrementino attività che stimolino lo sviluppo del settore agricolo. L’industrializzazione delle campagne permetterà di occupare importanti surplus di mano d’opera agricola nelle nuove aziende, in modo che un minor numero di persone tragga il suo reddito dal lavoro agricolo. Per questo motivo il governo mette in opera misure per accelerare l’urbanizzazione. Nei prossimi 15/20 anni, 300 milioni di contadini lasceranno le campagne e si installeranno nelle città. I profitti ricavati dai raccolti saranno così ripartiti tra un minor numero di famiglie contadine, il che consentirà un sensibile aumento dei loro redditi. Per raggiungere questo obbiettivo, il governo cinese farà sorgere parecchie centinaia di nuove città di medie dimensioni nel corso dei prossimi 15-20 anni. Si tratta del più colossale progetto sociale di tutta la storia mondiale.

AL 40% DEI CINESI SARANNO DIMINUITE LE IMPOSTE

A tutt’oggi, i cinesi con un reddito superiore agli 800 yuan mensili dovevano pagare un’imposta relativa sulle persone fisiche. Dal 1° gennaio 2006 la soglia del reddito tassabile è stata elevata a 1.600 yuan. Il che significa che il 40% dei contribuenti, contadini soprattutto, non pagheranno più alcun tipo di imposta sulle persone fisiche. Il governo si è assunto inoltre l’impegno di aumentare sistematicamente i salari minimi. Altre misure fiscali sono state decise per far sì che le spese per la casa, la sanità e l’insegnamento siano meno care per i redditi più bassi e per i contadini. Per finanziare queste misure il governo aumenterà le imposte sui prodotti di lusso, sulle grandi eredità e sui patrimoni.

Note

1 Martin Ravaillon, Fighting Poverty: Findingsand Lessons from China’s Success. Banque Mondiale, Washington, september 2005.
2 Ni Yanshuo, Plus de reformes pour plus d’equitè, Beijing Information, 42/2005.
3 La quinta sessione plenaria del 16° Comitato centrale del Partito comunista cinese adotta le proposte dell’11° piano quinquennale, Xinhua, 11 ottobre 2005.
4 OCDE, Economic Surveys 2005, China, Paris, 2005, pag.46

(in : Solidaire, 4.1.2006. Traduzione a cura di Sergio Ricaldone)