Una “difesa europea” che non sarà autonoma dagli Stati Uniti

INTERVISTA AL GENERALE HENRI PARIS, PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE DEGLI UFFICIALI FRANCESI DELLA RISERVA REPUBBLICANA

Perché lei si è dichiarato contro il Trattato costituzionale europeo?

Il Trattato costituzionale fa esplicitamente riferimento alla NATO come “fondamento” di un’eventuale difesa europea. Quando l’Alleanza atlantica è stata fondata, nel 1949, essa rispondeva a due criteri. Da una parte si riferiva a un’area geografica precisa, quella dell’Atlantico settentrionale. Dall’altra essa veniva costruita per rispondere ad un avversario ben identificato: il blocco dell’Est e al Patto di Varsavia. Dal 1991 non esiste più il Patto di Varsavia e alcun nemico ben identificato, e tuttavia la NATO continua ad esistere, e in contraddizione con il quadro geografico del Nord Atlantico. È per esempio contro natura vedere la NATO intervenire in Afganistan. La NATO non è più che un semplice sostituto degli Stati Uniti. Mi sembra quindi inconcepibile che si possa legare strutturalmente una difesa europea all’Alleanza Atlantica.

Quindi a suo parere il Trattato contraddice qualsiasi difesa europea indipendente ?

In effetti. D’altra parte bisogna ben valutare tutte le implicazioni che si avranno se vincesse il “sì”. Bisogna ricordare che l’articolo 5 dello Statuto della NATO indica che “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell’America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, … assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’impiego della forza armata”. Il progetto di Costituzione europea va più lontano. L’articolo 1-41-7 del progetto di Costituzione recita che “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con TUTTI i mezzi in loro possesso”. La sfumatura fra I due articoli è importante. Da una parte essa rischia di trascinare la Francia in conflitti che non la riguardano, dall’altra questo pone la questione dell’arma nucleare. Bisogna ben valutare che la Francia è l’unica potenza nucleare europea indipendente. Quanto all’armamento nucleare britannico, esso è sotto soggezione americana, in quanto i missili sono di fabbricazione americana. L’arma nucleare viene messa a disposizione dei 25 paesi dell’Unione? Perché no? Ma questo implica la definizione di una strategia comune di dissuasione adattata allo spazio geografico dell’Unione, la definizione di obiettivi comuni? Ora, quale può essere una strategia comune? La dissuasione si riflette in un quadro dal “debole al forte”, e chi si vorrebbe oggi dissuadere? La Cina? È assurdo! Una strategia nucleare europea comune implica una revisione dei concetti strategici. La Costituzione, ponendo il quadro della NATO come fondamento della difesa europea, fornisce già un quadro strategico ed impedisce di sviluppare una politica di difesa indipendente.

Tuttavia viene avanzata l’idea che il Trattato permette di combattere più efficacemente contro le “nuove minacce”?

Assurdi! Non c’è bisogno di una Costituzione per organizzare una lotta comune contro il terrorismo. Di contro, Io constato che il Trattato è stranamente muto riguardo I paradisi europei di riciclaggio del denaro sporco. Questo denaro rappresenta il nerbo della guerra dei terroristi. Sarebbe più efficace mettere in opera regolamentazioni e strumenti che permettano di lottare contro questi paradisi piuttosto che rincorrere la concezione americana della lotta contro il terrorismo. Oggi, appena cinque paesi in Europa dispongono di quel che possiamo chiamare una difesa organizzata attorno a un’industria della difesa. I tre principali sono la Francia, la Germania e la Gran Bretagna. Più lontano troviamo la Spagna e l’Italia. La Costituzione, obbligando I paesi europei ad aumentare le loro capacità militari, spinge tutti gli altri paesi della UE all’acquisto di “materiali sul mercato”. Se ne vedono I risultati quando la Polonia decide di acquistare degli F16 americani, rafforzando in un colpo solo la propria dipendenza dallo zio Sam.
Per essere indipendente, l’Europa ha bisogno di un’indipendenza tecnologica. Ora, l’allineamento alla NATO, il concetto d’interoperatività sotto criteri NATO, contraddicono questa indipendenza. L interoperatività non riguarda semplicemente la standardizzazione del calibro delle armi e delle munizioni, ma è pure la messa a norma degli standards della NATO, dunque americani, dei sistemi di comunicazione, delle trasmissioni – cifrari compresi – e dei comandi. Come dire che la futura difesa europea sarà come un libro aperto per gli Stati Uniti. Non sono le forme di cooperazione rafforzata evocate quelle che qui vengono cambiate più di tanto. Come è concepito dalla Costituzione, questo sistema conferisce alla Gran Bretagna un ruolo di arbitro e il potere di opporsi a qualsiasi cooperazione. Essa lo fa già riguardo le applicazioni militari del sistema Galileo, che potrebbe essere un’alternativa al GPS americano. Quando si conoscono le inclinazioni atlantistiche di questo paese, si stenta ad immaginare che esso appoggi programmi di ricerca che potrebbero urtare gli interessi degli Stati Uniti.