Un viaggio negli Usa contro la base di Vicenza

– Lo scorso aprile hai fatto parte di una delegazione di parlamentari elette in Veneto che hanno fatto un viaggio negli Usa; quali i motivi di questa visita?

Le parlamentari dell’Unione elette in Veneto (oltre a me e Deiana di Rifondazione Comunista, la deputata Lalla Trupia della Sinistra Democratica, Laura Fincato dell’Ulivo e Luana Zanella dei Verdi) , non appena si è venuti a sapere degli accordi ‘segreti’ intercorsi tra il governo degli Stati Uniti, il governo Berlusconi e l’amministrazione comunale di Vicenza guidata dal Sindaco forzista Hullweck, per la dislocazione di una nuova base militare statunitense, si sono schierate contro, così come la maggior parte della popolazione, per tutta una serie di considerazioni: politiche, ambientaliste, pacifiste, di qualità della vita. Pensiamo, infatti, che questo progetto non abbia alcun senso e sia dannosissimo, oltre che per la pace nel mondo (una base militare è un luogo dove ‘si costruisce la guerra’) anche per la vivibilità in una città che già ospita numerosissime caserme e siti militari statunitensi. Tra le mille azioni contro la base, soprattutto dopo che a gennaio anche il governo Prodi ha, purtroppo, dato il proprio assenso al progetto, abbiamo pensato a questo viaggio negli Usa, con lo scopo principale di informare i cittadini e le istituzioni statunitensi sulle problematiche della città di Vicenza in seguito all’ipotesi della costruzione della nuova base militare statunitense. Infatti, dal 1994 Vicenza è entrata a far parte della “World Heritage List” dell’Unesco ed è, quindi, catalogata tra i beni considerati patrimonio non dell’Italia, ma “patrimonio mondiale dell’Umanità”. Vicenza è protetta non solo per le opere palladiane (23 monumenti nel centro storico – a meno di due chilometri dalla prevista base – e tre ville fuori dalla cinta muraria – di cui una, Villa Caldogno, a meno di cinquecento metri dal perimetro della base), ma per l’intera organizzazione urbana e l’intero contesto ambientale. Il progetto “Dal Molin”, una base militare Usa nel territorio comunale per ospitare militari e famiglie, prevede un intervento edilizio per 707.000 mc (615 villette, un albergo, un ospedale, una scuola, un centro di accoglienza), con un forte impatto ambientale sulla città: cemento, traffico, inquinamento, consumo di acqua, gas ed energia enorme, progressiva erosione dei livelli di sostenibilità ambientale, consumo di risorse non rinnovabili. Tra l’altro, la struttura architettonica di Vicenza ha dettato le regole dell’urbanesimo nella maggior parte delle città degli Stati Uniti. Alcuni dei contributi architettonici di Andrea Palladio sono stati ampiamente “copiati” nei più importanti Palazzi degli Usa (tra tutti, la Casa Bianca e il Congresso). Ci sembrava fondamentale che cittadini e istituzioni statunitensi potessero conoscere queste cose prima di prendere decisioni definitive e irreversibili per la qualità della vita e dell’ambiente nella città di Vicenza. L’approccio è stato, quindi, prevalentemente informativo, culturale e ambientale, ponendoci come portavoce della cittadinanza di Vicenza e delle sue preoccupazioni.

– Quali delegazioni avete incontrato e con quali risultati?

Abbiamo incontrato diverse delegazioni sia dell’associazionismo italo-americano, sia del panorama pacifista, sia istituzionali ed i riscontri sono stati buoni.

– Procediamo con ordine….

Al nostro arrivo siamo state accolte da Mr. Mico Licastro che è il presidente della IUNA, l’Unione degli Italiani del Nord America e dal vice console italiano Favilla, ai quali abbiamo illustrato le problematiche e la lotta della popolazione di Vicenza ottenendo un risultato straordinario: infatti la IUNA, in seguito agli incontri avuti nei giorni della nostra permanenza a New York, ha fondato anche negli Usa un “Comitato No Dal Molin” formato da cittadini di origine italiana. Inoltre, per dare maggiore visibilità mediatica alla vicenda, siamo state accompagnate a visitare la redazione del quotidiano America oggi ( 65.000 copie, venduto abbinato a L a Repubblica), e siamo riuscite a concordare un articolo sulla base e corrispondenze periodiche da Vicenza. A tal fine abbiamo anche partecipato ad una trasmissione in diretta su Radio INC, la voce italiana in America, che è la radio della comunità italiana e italo-americana che da 23 anni trasmette nell’area di New Jersey, Conneticut e New York. Abbiamo poi incontrato e siamo state ospiti di NOIAW (National Organization of Italian American Women), associazione culturale e importante lobby di opinione e pressione di professioniste di origine italiana (imprenditrici, avvocate, politiche…) – di cui è socia anche Nancy Pelosi – che, dopo una vivacissima discussione, ha proposto una raccolta fondi per lotta e si è impegnata a diffondere le notizie tra le socie e a ricercare nell’ambito dei loro contatti nello star sistem hollywoodiano dei testimonial pacifisti contro la base (importanti contatti stanno ora proseguendo…), vista l’importanza che l’opinione pubblica statunitense dà alle informazione veicolate attraverso questi canali .

– E con le associazioni pacifiste americane come è andata?

Bene. Abbiamo incontro alcuni componenti dell’IPS (Insititute for Policy Studies), l’ufficio studi indipendente fondato nel 1963 che si occupa di pace, giustizia, democrazia partecipata, diritti umani, diritto internazionale. In particolare, si occupa delle 635 basi statunitensi nel mondo e ne conosce a fondo le problematiche di convivenza nei territori. Lavora con la War Resisters League (Lega dei Resistenti alla Guerra) e con gli altri movimenti pacifisti e nonviolenti. La presidente, Phyllis Bennis, è anche speaker del Tavolo della Pace e ha parlato a Roma alla manifestazione del Primo anniversario della guerra in Iraq. Ci ha consegnato documenti e libri sulle problematiche delle basi militari ed ha inoltre informato telefonicamente della nostra visita e delle nostre richieste l’On. Jim McDermott, membro pacifista del Congresso, che si occupa in particolare di basi militari. Inoltre, abbiamo poi casualmente incontrato davanti alla Casa Bianca, dove ci siamo recate per unire la nostra voce a quella delle tante associazioni che quotidianamente e da anni lì manifestano permanentemente contro le politiche di Bush, Codepink women for peace e la sua presidente, Medea Benjamin, che ha partecipato alla manifestazione di Vicenza del 17 Febbraio ed è in contatto con il Movimento No Dal Molin. Molto significativo simbolicamente è stato rincontrare proprio lì una monaca buddista che tante volte abbiamo già incrociato nei luoghi di guerra (Comiso, Gaza, manifestazioni nazionali e internazionali) e che ora manifesta in permanenza davanti alla Casa Bianca per la pace.

– Ed a livello istituzionale come è andata?

Devo dire che la nostra era, ovviamente, una delegazione informale, benché formata da parlamentari, ma ovunque abbiamo incontrato disponibilità e attenzione nelle istituzioni. Abbiamo avuto diversi incontri. Tra gli altri, abbiamo fatto visita alla Missione Italiana all’Onu, incontrando Giovanni Pugliese, primo consigliere, e Giuseppe Manzo, consigliere e addetto informazione e stampa, con i quali abbiamo avuto modo di intrecciare una discussione generale sulle problematiche delle basi militari straniere nei territori. Abbiamo poi incontrato il Console generale d’Italia a New York, Antonio Bandini, e Paola Munzi, console, ai quali abbiamo illustrato le problematiche connesse alla situazione architettonica e alla mostra per i 500 anni di Palladio in preparazione e che arriverà anche negli Usa. Siamo anche state ospiti dell’ambasciatore italiano negli Usa che, insieme ai sui collaboratori ci ha informato sul meccanismo dell’”appropriation” che avviene in due tempi, destinazione e allocazione, con decisione che spetta a due diversi comitati, uno che approva il budget, uno che lo delibera e autorizza l’uscita.

– Avete avuto modo di discutere anche con una delegazione di parlamentari statunitensi?

Si.Abbiamo incontrato al Congresso alcune parlamentari democratiche di origine italiana e alcuni parlamentari democratici delle commissioni interessate. In modo particolare siamo venuti a conoscenza, grazie a Maurice Hinchey, delle modalità di finanziamento: il governo predispone il bilancio entro febbraio, ed è per questo che era stata chiesta conferma al governo italiano entro fine gennaio, ma a loro, nella commissione bicamerale al bilancio, non risulta alcuna voce specifica sulla base di Vicenza. Inoltre, tutti i presenti si sono impegnati a diffondere le problematiche loro esposte tra i colleghi, a studiare e fornirci informazioni precise circa la situazione del finanziamento della base di Vicenza ed a tenerci aggiornate su quanto il Congresso dovesse discutere. Durante l’incontro è stato concordato di diffondere in Italia un appello da inviare ai membri del Congresso Statunitense perché non votino il finanziamento alla nuova base militare a Vicenza. L’appello è già stato pubblicizzato sui quotidiani Liberazione, Il Manifesto e L’Unità e preghiamo tutti di volerlo inviare e diffondere affinché i messaggi giunti dall’Italia ai parlamentari Usa siano moltissimi.

– Tra le altre cose dovevate incontrare anche Nancy Pelosi…

Si, infatti era in programma un incontro con Nancy Pelosi ma, purtroppo, è stato annullato all’ultimo momento, dal momento che, causa la strage nel college, ha dovuto recarsi in missione in Virginia. Abbiamo comunque incontrato Michael Sheehy, il suo segretario particolare, che ci ha spiegato il meccanismo del “military committement” e ci ha informato del fatto che il Congresso dovrà votare il bi- lancio della Difesa, ivi comprese le dotazioni per il mantenimento delle basi militari statunitensi all’estero e per le nuove costruzioni, nei prossimi mesi di giugno e settembre. Inoltre ci ha assicurato che la presidente Pelosi ha visitato Camp Ederle a Vicenza sette anni fa, ed è già informata dei problemi sollevati dall’eventuale costruzione di una nuova base in città, anche se i media statunitensi hanno informato della disponibilità del governo italiano ad ospitare la base, ma non dell’opposizione della popolazione e di parte del Parlamento.

– Nel frattempo a Vicenza si è votato. Come giudichi il risultato del Prc, della Sinistra e dell’Unione alle ultime elezioni provinciali?

Il risultato più deleterio dell’enorme confusione che si è generata riguardo la vicenda della base è la disaffezione della gran parte dei cittadini. Se si guarda con attenzione il voto alle recenti elezioni provinciali, siamo in presenza di un fenomeno del tutto inusuale: non si tratta solo del fatto che qui il centro- destra stravince e il centro-sinistra quasi scompare, ma che per la prima volta crolla il numero dei votanti, tanto che in città il 46% degli elettori e delle elettrici rimane a casa. La disaffezione alla politica e al governo di centro-sinistra a Vicenza si chiama anche “Dal Molin”. La decisione di Prodi non tiene in debito conto l’orientamento dei cittadini che ora, anziché punire il centro-destra che ha voluto tutto questo, finiscono per considerare responsabile di questa scelta soprattutto il governo in carica, che quel progetto ha assunto in toto, e traggono le conclusioni che “destra e sinistra sono uguali”. Lo fanno disertando in massa le urne e riducendo a pura presenza simbolica il centro-sinistra. Che ha generato sfiducia e delusione con una decisione ritenuta ingiusta e sbagliata. La questione “Dal Molin” ha iniettato tra i cittadini il virus della lontananza dalle istituzioni e da chi governa, un virus che nel Nord-Est può alimentare solo l’antipolitica. Se qualcuno dei numerosissimi membri del governo si decidesse una buona volta a passare da Vicenza e a mettersi in ascolto, si renderebbe conto di persona che non si tratta né di antiamericanismo né dell’effetto nimby, ma semplicemente del fatto che quel progetto è incompatibile con l’ambiente, con la sicurezza di questo territorio e con il desiderio di pace dei suoi cittadini. Anche di questo ci parla, d’altra parte, il buon risultato di Emilio Franzina, candidato indipendente della Sinistra: quando la sinistra si presenta come indipendente e autonoma, quando incarna la volontà popolare e non è preda dei poteri forti, anche nel ‘bianco’ Nord-Est può riuscire a raggiungere risultati degni di nota (se si analizza il risultato, il candidato Sindaco della sinistra ha raggiunto nel Comune di Vicenza una media del 12%!) .

– Si, ma nonostante ciò, Rifondazione Comunista perde gran parte dei suoi voti…

Sicuramente Rifondazione paga il sentimento di delusione verso i partiti, ma il risultato della Sinistra ci indica la via; ovvero la necessità di radicalità, per cui dobbiamo continuare a batterci contro la base senza cadere in trappole, ultima delle quali la nomina di Paolo Costa come Commissario da acta, con nessun potere di decisione, ma solo con il compito di studiare e armonizzare le compatibilità… Ma nessuno dei cittadini e delle cittadine che fanno parte dei Comitati e del Presidio crede che sia possibile la riduzione del danno. Il danno si riduce solo dicendo di no alla base!

– L’occasione per dimostrare la radicalità del partito è, purtroppo, presto data; infatti alcuni giorni fa l’Ambasciatore Usa Spogli ha mostrato l’accordo con il governo Italiano per procedere alla realizzazione della nuova base, e, cosa ancora più grave, tale accordo risalirebbe a maggio. Qual è il tuo giudizio a riguardo?

Su questa vicenda il governo Prodi, che ci ha raccontato anche nelle Aule parlamentari bugie per quasi un anno, non finisce di stupirci! Avevamo chiesto ancora una volta a Prodi di riflettere, di capire che a volte tornare indietro è una dimostrazione di forza a non di debolezza e lui lascia che sia l’Ambasciatore Usa a fare questo annuncio definitivo? La perentorietà con cui il Presidente continua a trattare l’argomento non lascia troppe speranze… Ci piacerebbe che Prodi, prima che con Bush, si fosse confrontato con tutta l’Unione, che lealmente lo sostiene… ma fino a quando? Visto come vanno le cose, crediamo sia indispensabile iniziare a invertire la rotta oggi, ritrovando quell’autonomia che ci ha spinto a ritirare le nostre truppe dall’Iraq, prima che lo chiedesse a gran voce, come oggi, la maggioranza degli americani, prima che i Democratici americani prendessero le definitive distanze dalla politica internazionale di Bush e dal tragico fallimento dell’Iraq. Crediamo sia il caso anche di prendere parola e di esprimere tutta la nostra inquietudine circa la creazione dello scudo spaziale in Europa che, lungi dal difenderci dal terrorismo, può rimettere in moto la corsa agli armamenti nucleari e allontanare ancora di più la sicurezza e la pace. L’Italia oggi vuole e può svolgere, insieme all’Europa, questo ruolo nel mondo. Rifondazione Comunista si è battuta e continuerà a battersi contro quello che consideriamo un errore nel merito e nel metodo, perché il governo sbaglia quando pretende di decidere dall’alto senza ascoltare le ragioni che vengono dai territori. In un mondo pericolosamente in bilico servono equilibrio, saggezza, dialogo e pazienza. Serve soprattutto lungimiranza. Moltiplicare le basi miliari, in Italia, in Europa e nel mondo, non è la risposta giusta, non è compatibile né con l’ambiente né con la sicurezza, né, tantomeno, con le ragioni della pace. Faremo al più presto un’assemblea dei parlamentari della sinistra Alternativa (tra Camera e Senato siamo quasi 150!) perché vogliamo chiedere al governo, e abbiamo i numeri per pretenderla, una moratoria di questa decisione fino a dopo lo svolgimento della Seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari che è prevista dal programma di governo.