Un momento eccezionale nella storia del mondo

Viviamo un momento eccezionale della storia. A molti è parso che il crollo del campo socialista e la disintegrazione dell’Unione Sovietica rappresentassero la definitiva sconfitta del movimento rivoluzionario internazionale. Alcuni osarono suggerirci l’abbandono degli ideali ai quali intere generazioni di cubani avevano dedicato la propria vita, mentre il governo statunitense, con l’opportunismo che lo contraddistingue, iniziava negli ultimi anni un’escalation di ostilità e aggressività senza precedenti contro Cuba, nella speranza di strangolare il paese ed abbattere la Rivoluzione mediante l’intensificazione dell’azione sovversiva. In tal senso, per i nostri nemici, grandi sono state la sorpresa e la frustrazione – e ancora maggiore l’ammirazione destata nelle maggioranze oppresse – che sono venute dall’esempio di fermezza, maturità e fiducia in se stesso che ha fornito il nostro popolo in questi ultimi mesi.

Malgrado le manovre e le pressioni degli Stati Uniti e dei suoi alleati, il prestigio internazionale di Cuba si è rafforzato, come dimostrato dal successo del 14° Vertice del Movimento dei Paesi non allineati, svoltosi all’Havana lo scorso settembre, e dal risultato record raggiunto dalla risoluzione di condanna del blocco statunitense contro il nostro Paese nell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

In America Latina, l’applicazione delle ricette neoliberali imposte dagli Stati Uniti e dai loro alleati europei ha portato il continente alla triste condizione d’essere la regione del pianeta dove risulta più offensiva e obbrobriosa l’opulenza dell’oligarchia strettamente legata al capitale straniero, di fronte alla povertà, all’insalubrità e alla mancanza di istruzione in cui vive la maggioranza delle popolazioni. I popoli latinoamericani, in modo progressivo negli ultimi tempi, hanno espresso la loro indignazione e il ripudio delle politiche accondiscendenti e di subordinazione all’impero dei governi e dei partiti tradizionali. I movimenti popolari e rivoluzionari diventano più forti, nonostante le multimiliardarie campagne di disinformazione, le minacce e le scandalose ingerenze di Washington; nuovi ed esperti leaders assumono la direzione dei propri Paesi.

L’annessione economica dell’America Latina da parte degli Stati Uniti attraverso l’ALCA è stata sconfitta. Al suo posto, nell’interesse delle grandi masse espropriate, nasce il progetto di integrazione dell’Alternativa Bolivariana per le Americhe, ALBA, proposto dal Presidente e nostro fratello Hugo Chavez.

I recenti avvenimenti internazionali testimoniano il fallimento delle politiche avventuriste dell’attuale amministrazione nordamericana. Il popolo statunitense ha dimostrato alle urne elettorali il suo rifiuto del concetto di guerra preventiva, dell’uso della menzogna per giustificare interventi militari, dell’utilizzo del sequestro di persona, delle prigioni clandestine e della spregevole legalizzazione dell’impiego di metodi di tortura nella cosiddetta “guerra al terrorismo”.

Tre anni e sette mesi dopo l’euforico e precipitoso annuncio di “missione compiuta” in Iraq, pronunciato dal Presidente Bush a bordo di una portaerei, continuano ad arrivare negli Stati Uniti i cadaveri dei giovani soldati nordamericani, caduti in una guerra motivata dal controllo delle risorse energetiche della regione. Nessuno si azzarda a pronosticarne la fine. Il governo degli Stati Uniti si trova di fronte ad una situazione senza vie d’uscita: da una parte comprende che non può prolungare l’occupazione del paese ed allo stesso tempo ammette che non ha creato le condizioni minime per abbandonarlo, salvaguardando al tempo stesso i propri interessi. Nel frattempo, cresce il numero di morti e mutilati tra la popolazione, coinvolta in una guerra civile causata dall’anarchia e dalla cattiva amministrazione provocate dall’invasione statunitense.

Negli Stati Uniti, alcuni suggeriscono ora di ritirarsi dal caos da essi stessi provocato. Non sappiamo cosa faranno con la NATO, coinvolta dagli alleati statunitensi nel conflitto afghano, che diventa anch’esso sempre più ingestibile e pericoloso. Agli occhi di tutti, la cosiddetta “crociata contro il terrorismo” si avvia inesorabilmente verso un’umiliante sconfitta.

Il popolo statunitense, come per il Vietnam, porrà fine a queste guerre ingiuste e criminali. Speriamo che le autorità degli Stati Uniti imparino la lezione che la guerra non è la soluzione dei crescenti problemi del pianeta; che proclamare il diritto d’attaccare irresponsabilmente i “sessanta e più angoli oscuri” del pianeta – in due dei quali essi si sono già impantanati – rende più complesse e profonde le differenze con gli altri paesi; che il potere basato sull’intimidazione ed il terrore sarà sempre un’illusione effimera, che provoca evidenti e terribili conseguenze per i popoli, compreso quello nordamericano.

Siamo convinti che la soluzione agli enormi conflitti che affronta l’umanità non è nelle guerre, ma nelle soluzioni politiche. Serva questa occasione per ribadire la nostra disponibilità a risolvere al tavolo dei negoziati la prolungata contesa tra Cuba e gli Stati Uniti; posto ovviamente che essi accettino la nostra condizione di Paese che non tollera ombre sulla propria indipendenza e sulla base dei principi d’uguaglianza, reciprocità, non ingerenza e mutuo rispetto.

Dopo quasi mezzo secolo, siamo disposti ad aspettare pazientemente il momento in cui nei circoli di potere di Washington prevarrà il buon senso.

Indipendentemente da ciò, continueremo a consolidare l’invulnerabilità militare della nazione, basata sulla concezione strategica della Guerra di tutto il popolo, pianificata ed introdotta 25 anni fa. Questo tipo di guerra popolare, com’è stato già dimostrato più volte nella storia contemporanea, è invincibile. Continueremo pertanto ad elevare la preparazione e la coesione combattiva delle truppe regolari e delle loro riserve, delle Milizie, delle Truppe territoriali, delle Brigate di produzione e difesa e degli altri elementi del dispositivo difensivo territoriale, comprese le strutture del partito, statali e di governo, a tutti i livelli. Continueremo a preparare il teatro delle operazioni militari e svilupperemo le comunicazioni e l’ammodernamento dei mezzi di combattimento per aumentarne l’efficacia, affinché possano raggiungere gli obiettivi previsti in caso d’aggressione. Allo stesso modo rafforzeremo ancora, su tutti i fronti, l’importante lavoro che svolgono i combattenti del Ministero degli Interni. Preserveremo a qualunque prezzo la libertà del popolo cubano, l’indipendenza e la sovranità del nostro Paese.

Dal discorso pronunciato il 2 dicembre 2006, in occasione del 50° anniversario dello sbarco dei partecipanti alla spedizione del Granma. (Nostra traduzione).