Teniamo aperta la riflessione, a tutto campo

La scadenza congressuale del principale sindacato italiano, la Cgil, coincide con la più pesante crisi dal dopoguerra ad oggi e con le sue drammatiche conseguenze nella vita quotidiana di milioni di cittadini. Due mozioni si confrontano dallo scorso novembre, periodo in cui sono iniziate le assise territoriali e di categoria che porteranno l’organizzazione all’appuntamento nazionale del sedicesimo congresso, tra il 5 e l’8 maggio 2010: quello del segretario generale Epifani “I diritti e il lavoro oltre la crisi” e quello alternativo presentato dai segretari di tre categorie, Rinaldini della Fiom, Podda della Funzione pubblica e Moccia (primo firmatario) della categoria dei bancari e assicuratori intitolato “La Cgil che vogliamo”.

Per la prima volta, negli ultimi dieci anni, la più grande confederazione sindacale italiana svolge il proprio congresso su documenti contrapposti. Una modalità quindi che delinea il carattere decisamente importante, potremmo dire “decisivo”, per il futuro della Cgil stessa, sia per il contesto in cui cade (accordo separato, recessione economica, crisi della sinistra), sia per le diverse strategie che si confronteranno nel dibattito.

Alcune questioni di fondo sono chiamate ad essere affrontate: qual è il sindacato di cui hanno bisogno le vecchie e nuove categorie del mondo del lavoro salariato nel XXI secolo, quali devono essere le sue basi di classe, la sua forma organizzativa, i suoi valori fondanti, la sua linea, il suo programma?

Dalle risposte a questi interrogativi dipendono probabilmente sia il destino futuro di milioni di lavoratori e lavoratrici in questo Paese che la natura stessa di una sinistra politica in Italia.

L’area dell’Ernesto ha analizzato con serietà e rigore il dibattito congressuale della CGIL e, pur riconoscendosi più sull’impianto di analisi e di proposta emersi dal documento 2(che sosteniamo), intende mettere a disposizione il proprio sito per una vera e propria tribuna sindacale, esente da posizioni preconcette e aperta a tutte le voci. Chiamiamo al contributo tutte le aree di pensiero espresse all’interno certamente della CGIL, ma anche a quelle riconducibili a forme sindacali di tipo extraconfederale, convinti come siamo che solo un confronto aperto a più teste possa costruire la strada da percorrere per raggiungere l’obiettivo della ricostruzione di un sindacato unitario e di classe.