Sostenere la cassa di resistenza metalmeccanica

*segretario Circolo Prc “Luigi Longo” Quadraro – Cinecittà, Roma

Successo dell’iniziativa di solidarietà organizzata dal nostro Circolo: nella Cassa di resistenza metalmeccanica promossa dalla FIOM CGIL sono finiti 400 euro (di cui 100 raccolti dal Collettivo dei Giovani Comunisti). Certo, non sarà questa modesta somma a determinare le sorti della lotta, ma ci piace pensare che potrebbe servire a resistere un minuto in più del padrone. La serata è iniziata con la proiezione di Un film sulla FIOM di Ansano Giannarelli e Silvia Savarelli (la videocassetta può essere richiesta alla FIOM). In soli venti minuti, con immagini, suoni e parole essenziali, viene ripercorso un secolo di storia del più grande sindacato industriale d’Italia. Dopo il cortometraggio, davvero bello e molto applaudito, si è sviluppato il dibattito. Nell’introduzione è stato ricordato il feeling che il Circolo ha sempre avuto coi metalmeccanici: i nostri militanti si sono sempre prodigati nei picchettaggi e volantinaggi davanti alla Ericsson o nel sostenere le lotte alla Bull o all’Atesia; tempo fa, abbiamo rifocillato ed ospitato 50 lavoratori della INTELIT venuti dalla Sicilia a manifestare a Roma. Un’affollata assemblea si svolse nel nostro Circolo in vista dello sciopero dei metalmeccanici del 6 luglio 2001, sciopero che segnò l’avvio della stagione di lotte tuttora in corso. Fabio De Mattia, dirigente FIOM, Bruno Casati e Giuseppe Carroccia, dirigenti del PRC e gli altri intervenuti hanno fatto il punto sullo stato attuale della lotta di classe in Italia. Sinteticamente: la classe operaia non solo c’è, ma, ancora una volta, risulta essere la classe portatrice di interessi generali. Se vincono i metalmeccanici, vinciamo tutti, se perdono saranno dolori per tutti. Sono in gioco l’esistenza stessa della contrattazione collettiva e del ruolo del sindacato; il diritto dei lavoratori a decidere col voto; il principio che i diritti acquisiti non si toccano, neanche per legge, come fa la legge 30 che azzera un secolo di conquiste. Le lotte sono riprese e si sono intensificate, ma l’esito non è scontato e dipenderà da un’efficace direzione politica e dalla capacità di resistenza. Appunto, bisogna anche mettersi le mani in tasca e finanziarla. L’assemblea, in tal senso, ha proposto che i nostri rappresentanti istituzionali (parlamentari, consiglieri, assessori) versino una mensilità della loro indennità alla Cassa di resistenza. Tale gesto avrebbe sia un valore in sé ma soprattutto darebbe un forte segnale politico al corpo del partito. Inoltre, stimolerebbe le altre forze politiche ad emulare l’esempio, facendo uscire i metalmeccanici dall’isolamento in cui si vorrebbe cacciarli dopo la firma del contratto separato da parte della CISL e della UIL. Un contratto separato doppiamente ignobile: per i contenuti, in quanto si accetta la Legge 30, per la forma, in quanto hanno firmato due sindacati assolutamente minoritari nella categoria passando sulla testa dei lavoratori. Abbiamo voluto raccontare la nostra esperienza perché pensiamo che iniziative analoghe debbano moltiplicarsi su tutto il territorio nazionale, in maniera da sviluppare una vera e propria campagna di mobilitazione in appoggio alla lotta dei metalmeccanici. In tal senso vanno segnalate altre due iniziative svoltesi a Roma: la Giunta provinciale, in un incontro con i dirigenti nazionali e locali della FIOM, ha sottoscritto un contributo; l’associazione “Articolo 3”, legata al nostro Partito, ha organizzato un cenone di fine anno il cui incasso è stato devoluto alla Cassa di resistenza. L’idea della Cassa fu lanciata dal Congresso FIOM nel gennaio 2002 ed istituita con delibera del Comitato Centrale dell’11 maggio 2003. Il primo intervento concreto è del 28 novembre 2003, quando è stato consegnato il primo assegno di 11.000 euro al Comitato di lotta dei lavoratori della RER di Pozzilli, in Molise. Ognuno dei 44 operai ha ricevuto 250 euro, al 41esimo giorno di sciopero ad oltranza contro il licenziamento di 18 tra loro, tutti iscritti alla FIOM: un caso evidente di licenziamento politico. A marzo prossimo ci sarà un bilancio ufficiale del primo anno di attività della Cassa, uno strumento piuttosto nuovo per il movimento operaio italiano, se si escludono alcuni esempi piuttosto limitati di fine ‘800 – inizio ‘900. Di fondi di resistenza sono dotati alcuni sindacati europei, ma si finanziano diversamente, cioè con contribuzioni fisse accantonate automaticamente dalla trattenuta sindacale. Un esperimento, dunque, e come tale va studiato, migliorato, sostenuto.

Come sostenere la cassa di resistenza:
– bonifico bancario a favore di Fiom-Cgil, Cassa di resistenza metalmeccanica. Contocorrente n.113113 della Banca Popolare Etica, Agenzia di Roma, Abi 05018, Cab 03200, Cin A
– versamento sul conto corrente postale n. 12182317 intestato a Banca Popolare Etica, piazzetta Forzatè 2 – 35137 Padova, indicando nella causale: “versamento sul c/c 113113 intestato a Fiom-Cgil nazionale – Cassa metalmeccanica”;
– versamento diretto presso qualsiasi Fiom territoriale o regionale.
In azienda è possibile contattare i delegati della Fiom.
Per informazioni: email: [email protected] telefono 0685262379

Cos’è la Cassa di resistenza
È il fondo di solidarietà per le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici impegnati in lotte dure, prolungate, costose, in difesa del posto di lavoro. È un fondo per sostenere lotte incisive e articolate rese necessarie da vertenze particolarmente complesse. E’ un fondo per sostenere, in momenti eccezionali, le iniziative per il rinnovo del Contratto nazionale. La Cassa di resistenza aiuta economicamente le lavoratrici e i lavoratori nella lotta per sostenere la difesa dei propri diritti.

Perché è nata
Oggi le lavoratrici e i lavoratori vedono messi in discussione i loro diritti, le loro più sacrosante ragioni. In questi casi è necessario lottare e la lotta costa. È un momento che può essere affrontato solo attraverso un percorso condiviso, coerente e determinato che dia il giusto valore alle iniziative di solidarietà attiva.

Nel passato, all’origine del sindacato confederale, vi sono già state fra i lavoratori Casse di resistenza e di mutua solidarietà. La Fiom ha pensato di ridare vita a questo strumento perché, oggi, proprio come allora, sono in discussione i diritti fondamentali del lavoro.

Come è finanziata
La Cassa di resistenza è finanziata esclusivamente da contributi volontari. Prima di tutto da quelli delle lavoratrici e dei lavoratori, metalmeccanici e non, iscritti e non, dei dirigenti, dei funzionari, dei delegati della Fiom. Per questi, il contributo stabilito corrisponde al valore di 4 ore della propria retribuzione. La Cassa di resistenza è, comunque, un fondo aperto ai contributi di cittadini, di associazioni, di altri sindacati.

Come funziona
I fondi della Cassa sono gestiti da un Comitato nazionale, eletto dal Comitato centrale della Fiom. Il Comitato nazionale ha un Presidente di garanzia, figura autorevole esterna al sindacato. È il Comitato nazionale che decide e dà le disposizioni per i sostegni.

Per beneficiare delle risorse della Cassa di resistenza è necessario costituire il Comitato di resistenza nella propria azienda e fare la richiesta di sostegno al Comitato nazionale.

I fondi raccolti non potranno essere utilizzati per attività ordinarie dell’organizzazione sindacale; essi saranno unicamente volti agli scopi istitutivi della Cassa e saranno gestiti con il massimo della trasparenza e dell’informazione.