«SIAMO PRONTI PER LE BARRICATE»

Ancora critiche sull’accordo per la riforma delle pensioni. Ma la battaglia è stata rinviata a settembre. Paolo Sabatini, vice-coordinatore nazionale dell’Sdl intercategoriale, punta l’indice sulla politica sociale del governo Prodi, e sugli errori commessi dalle confederazioni sindacali nel corso della negoziazione sulle pensioni.
Dopo una trattativa altalenante, l’accordo sulle pensioni è comunque arrivato con l’innalzamento dell’età pensionabile attraverso gli scalini, in sostituzione dello scalone di Maroni. Secondo te, si poteva fare di meglio? Dove si è sbagliato?
«Il primo errore è stato dei sindacati confederali: vi era il bisogno di un mandato dei lavoratori. Bisognava, quindi, andare nei luoghi di lavoro è sentire cosa ne pensavano i diretti interessati. Questo elemento è centrale; una questione di metodo che tante volte, come in questo caso, è sostanza. La trattativa ha ceduto, poi, alle richieste del padronato, dei poteri forti. Molti economisti hanno fatto i conti in tasca all’Inps, facendo emergere dei conti perfettamente in linea, con un considerevole avanzo primario. Se poi questi conti vengono saccheggiati per i direttori e per altre cose, non so. Crediamo, quindi, che non c’era la necessità di questa riforma, che riteniamo, appunto, inutile, poiché i flussi di entrata avrebbero permesso addirittura di tornare alla vecchia riforma. Noi stiamo facendo i conti con gli ultimi flussi di cassa: la parte contributiva garantirebbe un avanzo primario tale da sostenere i costi. A questo punto ci chiediamo: ma a che titolo vengono fatte certe operazioni? Sono operazioni politiche per favorire un sistema di pensioni private. Qualcuno ha interesse ad incentivarle. Niente di economico, ma solo un atteggiamento scorretto nei confronti dei lavoratori. Questo è quello che c’è in ballo».

Come giudichi l’azione del governo in favore delle fasce più deboli e per i lavoratori?
«Se dovessi fare un bilancio, direi assolutamente ridicola. In campagna elettorale c’è stato un gran can-can per sottolineare i disaggi di un’ampia parte della popolazione. Ci si aspettava iniziative dirette in questo senso. Ma, le poche cose fatte, sono “panni caldi”. Per far salire queste fasce al di sopra della soglia di povertà c’è bisogno di investimenti di risorse maggiori. L’Italia è il settimo o l’ottavo paese per grandezza economica. Il tesoretto poteva essere utilizzato in questo senso. Se si stabilisce una soglia, ogni intervento deve andare in questa direzione, altrimenti è solo fumo negli occhi. Un pensionato avrà pure 40 euro in tasca, ma gliene mancheranno mille per arrivare a fine mese. Si è deciso, comunque di recuperare dall’evasione, ma, mentre si fanno i conti, gli ispettori di ogni settore per recuperare dall’elusione e dall’evasione fiscale, oggi non hanno i soldi per fotocopie, telefonate, benzina, per svolgere, insomma, il proprio lavoro. Non solo, dunque, non si sono stati rinforzati, ma non hanno gli strumenti per operare. Ripeto: se questa è la situazione, è evidente la scelta politica. Sostanzialmente si tiene fede alla linea di Padoa-Schioppa: tutte le operazioni devono avere un costo zero. I lavoratori si aspettavano decisamente altro. Voglio ricordare che con governo Berlusconi si sono fatti grandi scioperi contro la legge 30 e lo scalone: oggi la legge 30 c’è ancora e lo scalone è stato sostituito dagli scalini».

Come risponderà SDL intercategoriale?
«Noi abbiamo fatto un primo sciopero alla vigilia dell’accordo, nel tentativo, risultato vano, di influenzare la trattativa. Adesso, l’appuntamento e per l’autunno. Tutte queste cose dovranno essere inserite in finanziaria. Noi, faremo anche le barricate per impedirle».