Si intensificano le manovre imperialiste in America Latina

Il generale Fraser, in Paraguay per sostenere le attività golpiste, sferra un nuovo attacco al presidente venezuelano Chavez.

Il generale Douglas Fraser, capo del Comando Sud delle Forze Armate degli Stati Uniti, è stato il principale promotore e difensore della costruzione delle 7 basi aeree in Colombia, che opereranno a supporto della repressione interna e costituiranno una minaccia permanente nei confronti delle rivoluzioni latinoamericane. Fraser, secondo vari commentatori, ha avuto anche un ruolo decisivo nella preparazione del golpe in Honduras che ha portato alla destituzione del legittimo presidente Zelaya.

Nei giorni scorsi, il generale statunitense si è recato in Paraguay allo scopo (nella versione ufficiale) di “rafforzare i legami con le Forze Armate del Paraguay”. La visita di Fraser, che si svolgeva contestualmente a quella di Arturo Valenzuela, vicesegretario di Stato per gli affari latinoamericani, avrebbe avuto il compito di perfezionare gli strumenti di “lotta contro il terrorismo e il narcotraffico”.

In realtà, gli obiettivi della visita erano evidentemente altri, dal momento che essa si è svolta, non certo casualmente, in corrispondenza di una fase particolarmente tesa del processo politico in corso in Paraguay, caratterizzato da una durissima campagna (la cui cabina di regia si trova nella locale ambasciata statunitense) che si propone esplicitamente di rovesciare, con qualsiasi mezzo come in Honduras, l’attuale presidente Fernando Lugo, impegnato nel difficilissimo e complesso tentativo di trasformazione democratica del poverissimo stato latinoamericano. Ricordiamo che il Paraguay fu sottoposto per molti decenni, in un passato non lontanissimo (dal 1954 al 1989), alla spietata dittatura di Alfredo Stroessner, tenuta in piedi da varie amministrazioni USA.

Da qualche tempo, il tentativo golpista è supportato da una rozza campagna propagandistica, veicolata dai principali giornali paraguayani, che accusa il movimento democratico di allestire “campi di addestramento militare” (non sono mancati i soliti fantasiosi accenni a una “regia” iraniana e islamica della presunta attività sovversiva), e sollecita l’adozione di dure misure repressive nei confronti dei dirigenti delle organizzazioni della sinistra (tra cui anche il Partito Comunista del Paraguay, eroico protagonista delle lotte contro il dittatore Stroessner, che, in suo appello ai partiti comunisti di tutto il mondo, ha voluto richiamare l’attenzione sui veri motivi della visita del generale statunitense).

D’altra parte, Fraser non si è limitato ad occuparsi della situazione paraguayana (il che avrebbe di per sé costituito una inammissibile interferenza), ma ha colto l’occasione per sferrare l’ennesimo attacco contro il Venezuela e il suo presidente Hugo Chavez, messo sotto accusa per le forniture militari ricevute da alcuni paesi, con un esplicito riferimento ai 100.000 kalashnikov inviati dalla Russia i quali, a detta del generale americano, in realtà potrebbero essere dirottati al narcotraffico o rifornire presunte attività di non meglio precisati gruppi terroristici.

A queste insinuazioni ha risposto qualche giorno dopo lo stesso Chavez da Copenhagen, nel corso di un incontro con i movimenti sociali danesi, lanciando ancora una volta un drammatico allarme sulle manovre dell’imperialismo USA che starebbe dispiegando navi da guerra, aerei spia e uomini dell’intelligence e utilizzando, in collaborazione con le autorità olandesi che ne esercitano il controllo, le isole di Aruba, Curazao e Bonaire, allo scopo di ‘preparare una possibile aggressione militare contro di noi e defenestrare il governo bolivariano’.