Si intensifica la collaborazione tra la Russia e i paesi progressisti dell’America Latina

Da tempo si registrano segnali di intensificazione della collaborazione dei paesi dell’America Latina, in particolare quelli impegnati nella costruzione del socialismo del XXI secolo e sottoposti ai più svariati tentativi di destabilizzazione da parte dell’imperialismo e delle oligarchie locali, con la Russia di Putin e Medvedev, anch’essa alle prese, da anni, con l’accerchiamento che gli Stati Uniti e i loro alleati stanno cercando di completare alle sue frontiere e che ha avuto la sua espressione più drammatica nell’aggressione scatenata nella regione del Caucaso, lo scorso agosto, dall’alleato georgiano dell’Occidente, Mikhail Saakashvili.
E’ proprio al termine della fase più acuta della crisi caucasica, che il rafforzamento dei legami tra la Russia e le realtà progressiste e antimperialiste dell’America Latina (in particolare con Venezuela, Cuba e Nicaragua, che non hanno fatto mancare la loro forte e piena solidarietà al governo russo nei difficili giorni di agosto) si è reso più manifesto. Già a metà settembre, nel corso di una visita in questi tre paesi, il vice premier russo Igor Sechin ha indicato, insieme ai dirigenti latinoamericani, le linee guida di questa nuova fase storica della cooperazione, non solo sul piano economico, ma anche su quello politico, con la registrazione di una piena coincidenza di vedute rispetto alla necessità di instaurare un nuovo ordine mondiale, basato sul multilateralismo, la non ingerenza negli affari interni dei singoli paesi e il rifiuto di ogni pretesa egemonica di dominio globale. Esigenza questa particolarmente avvertita appunto in America Latina, dove sempre più forti si fanno le pressioni dell’imperialismo tendenti a far arretrare le più avanzate esperienze progressiste della regione. Soprattutto dopo la decisione dell’amministrazione Bush di dispiegare provocatoriamente, dopo 50 anni, la 4° flotta statunitense nell’Atlantico meridionale.
L’attuale sintonia politica tra la Russia e i paesi latinoamericani, in particolare il Venezuela, ha avuto come conseguenza anche il perfezionamento di una intensa collaborazione sul piano militare, i cui dettagli sono stati definiti nel corso della recente visita (alla fine di settembre) del presidente Chavez in Russia, dove, nel corso di lunghi e cordiali colloqui con i massimi dirigenti di Mosca, è stata raggiunta un’intesa che prevede, oltre a rilevanti accordi economici, un consistente apporto russo alle esigenze della difesa della rivoluzione bolivariana, testimoniato da importanti forniture di materiale di difesa, per un importo complessivo di 4.400 milioni di dollari. La cooperazione militare ha avuto una sua consacrazione simbolica con la visita di bombardieri strategici supersonici russi TU-160 (“Blackjack”, secondo i codici della NATO) e soprattutto, con l’invio in Venezuela di una flotta russa, guidata dalla sua nave più rappresentativa, l’incrociatore nucleare “Pietro il Grande”, allo scopo di effettuare manovre congiunte con la marina militare venezuelana. Un segnale di forte risposta alla minaccia militare USA, che è stato accolto con soddisfazione anche in altri paesi latinoamericani avviati sulla strada dell’emancipazione dalla soggezione all’imperialismo, come l’Ecuador, in cui il presidente Rafael Correa, all’indomani della smagliante vittoria ottenuta nel referendum per il varo della nuova Costituzione, ha dichiarato di volere anch’egli “dare il benvenuto a qualsiasi flotta desideri visitarci” e ha criticato il fatto che gli statunitensi vogliano arrogarsi il diritto di essere i soli a solcare le acque dell’America Latina.