Senza opposizione di classe non cambia niente

Lo diranno i posteri, i contemporanei dicono che è la crisi più grave che abbiamo mai vissuto, una crisi profonda di tutto il sistema economico che deve ancora scontrarsi con il punto comune del ’29. Siamo alla fine di un ciclo di sviluppo capitalistico mondiale che si pensava avesse risolto tutte le contraddizioni e tutti i conflitti e fosse in grado di promettere ricchezza a tutti; invece non è così e a partire dagli USA c’è una malattia di fondo che colpisce tutto il sistema economico. Siamo di fronte ad un crollo delle economie di mercato che però tiene di più del ’29, spero che non avremo delle catastrofi perché diversamente dal passato la mano pubblica, quindi lo Stato, nell’ economia è molto più forte, c’è una incomprimibilità dello spazio dello stato dell’economia che oggi si rivela un gigantesco bene. Negli anni ’30 l’intervento dello Stato nell’economia era del 20% del Pil, oggi è del 40-50%. Tutto ciò è positivo perché se non fosse così non ci troveremo ad un calo dell’economia del 2-3%, ma a quelle disastrose cadute economiche che ci furono negli anni ’30. In comune ci sono tutte le ricette liberiste propagandate negli ultimi 20 anni che sono ormai carta straccia. Lo dimostra l’annaspare di tutti i governi occidentali, compreso il nostro, incapaci di affrontare la crisi con misure radicali sul piano economico, sociale, dei salari e di proporre il che fare e il cosa produrre. Insomma incapaci di riproporre l’esigenza della pianificazione, della programmazione economica, della giustizia sociale, cioè tutti quegli strumenti che da Reagan in poi non sono stati applicati.

La crisi economica si intreccia con la questione morale, tutto questo accentua il distacco dei cittadini e dei lavoratori dalla politica?

Le grandi questioni morali sono gli omicidi sul lavoro e la lotta all’evasione fiscale. In sostanza la crisi italiana si aggrava perché non viene affrontata come tale, c’è un rapporto profondo tra questione morale e questione sociale nel momento in cui i lavoratori e le lavoratrici sono state cancellati/e dalla realtà della politica e si è chiesto loro di lavorare per lo sviluppo e la competitività, senza dare in cambio niente; così si sono cancellati i principi di rigore e di valore morale, che sono fondamentali per la nostra democrazia. Non sarà però facile affrontarli, quando vediamo che di fronte a questa crisi economica la priorità del dibattito politico diventa da un lato la televisione e dall’altro la riforma della giustizia, che però comodamente scompare dal dibattito politico ogni qualvolta un imprenditore o un politico finiscono in galera. L’aggravante in più di tutto questo è che abbiamo in Italia una classe politica totalmente fuori mercato rispetto ai problemi, che purtroppo non ha alternative credibili per il momento.

Considerata la responsabilità del potere finanziario e delle banche, la proposta delle nazionalizzazioni è giusta e sostenibile?

In economia si stanno già facendo interventi pubblici, ma intervengono nell’ambito della casta economico- manageriale che ci ha portato a questa crisi, cioè la stessa struttura manageriale che ha prodotto la crisi con le sue scelte vuole salvare se stessa chiedendo un intervento pubblico. Sarà comunque inevitabile un intervento pubblico, ma non può essere gratuito, cioè salvare le aziende private così come sono e poi restituirle al mercato, questo è un vero regalo alle imprese, inaccettabile. Un classico modello negativo è quello dell’Alitalia, dove si sono socializzate le perdite, privatizzati i profitti e sfruttati i lavoratori e le lavoratrici. La nazionalizzazione sarà necessaria, però non si deve cadere nella trappola ideologica che oggi ancora resiste, che fa dire al Governo, alle Imprese e alla Confindustria che i guasti sono nelle finanze, ma l’economia reale in fondo è sana. E’ vero esattamente il contrario, cioè è stata la droga finanziaria che ha fatto illudere il mondo che si potesse andare avanti producendo i soldi con i soldi, ignorando il principio marxista della valorizzazione del capitale attraverso il lavoro, e passando invece attraverso la valorizzazione del capitale, punto e basta. Questa operazione viene descritta con assoluta chiarezza e rigore nel terzo libro del Capitale di Marx. Ci troviamo in una classica crisi di sovrapproduzione con la delocalizzazione e l’estensione del sistema di sfruttamento a livello mondiale; si è costruito un’ enorme capacità produttiva che non può avere sufficienti acquirenti perché i salari sono crollati e le retribuzioni di gran parte del mondo del lavoro sono diminuite; accade allora che i consumi dei ricchi non bastano a reggere l’economia mondiale, ed in verità è questa l’unica contraddizione della crisi. In maniera spregiudicata si è pensato di sostenere l’economia con il debito, prestando i soldi ai poveri perché potessero continuare a spendere facendo così funzionare il meccanismo della produzione mondiale, ma questo è saltato miseramente perché gli stessi poveri non hanno potuto restituire i debiti contratti con le banche.

Pensi che siano veritieri i dati per cui nel 2009 i licenziamenti saranno 1 milione 900 mila?

Sulle cifre sono scettico e penso che bisogna vedere alla fine cosa succede realmente, prestando attenzione all’uso strumentale dei disastri, proprio nelle modalità in cui ce ne ha parlato nel suo ultimo libro Naomi Klein, cioè evitiamo di cadere nella trappola propagandistica che tende ad ingigantire il disastro per poi farti sembrare piccola cosa quello che ti succede tutti i giorni. Non so se ci saranno 2mln di licenziamenti, ma anche se fossero 100mila sarebbe una catastrofe. Parliamo concretamente di una crisi del capitalismo che ha dei costi sociali immensi, ma non cadiamo nella trappola dei disastri amplificati che serve solo a far accettare i disastri veri come minor male.

VOGLIONO SUPERARE IL CONTRATTO COLLETTIVO
Che ne pensi della riduzione dell’orario di lavoro settimanale proposto dal governo?

Per adesso sono tutte chiacchiere, la Fiat ha già licenziato 5000 precari, se si doveva cominciare si doveva cominciare da li. Per esempio la Telecom è in attivo, ma ha annunciato 9.000 licenziamenti. L’Alitalia non poteva fare quello che ha fatto ed il contratto di solidarietà non è stato applicato. Ho l’impressione che siano tutti depistaggi.

Il contratto aziendale della nuova Alitalia è la sperimentazione pratica del superamento del contratto collettivo nazionale di lavoro a danno dei lavoratori?

Sono d’accordo, non bisogna pensare che nella crisi non succeda niente, perché ha invece un suo aspetto drammaticamente sociale quando si determina un evento grave come per esempio la chiusura delle fabbriche. Noi oggi abbiamo un attacco crescente ai diritti dei lavoratori in tutti i luoghi di lavoro, abbiamo un giro di vite sulle libertà personali dei lavoratori, un autoritarismo crescente, penso che ci troviamo di fronte alle stesse classi dirigenti che hanno cavalcato la crisi e stanno producendo ricette sociali che sono le stesse che hanno imposto in tutti questi anni, loro dicono che bisogna cambiare tutto, ma in realtà non cambiano niente. Vogliono cambiare, se ci riescono, un po’ di regole ai piani alti dell’economia, ma contemporaneamente pretendono di rendere più selvaggi i piani bassi, quelli cioè dove abitano i lavoratori. Allo stato attuale vedo solo un uso padronale della crisi praticato dalle imprese per fare i conti tra di loro e per regolare i conti contro i lavoratori, ma non c’è nessun tentativo di uscire dalla crisi con più giustizia e meno sfruttamento dei lavoratori. Ricordo che anche il Presidente della Repubblica ha invocato più giustizia sociale.

Gli accordi separati di governo e Confindustria con alcuni sindacati compiacenti stanno cancellando il valore universale dei contratti e dei diritti, sei d’accordo?

Non so se nei prossimi giorni ci sarà un accordo separato, pare di si, ci sarà un accordo riassuntivo di tutti gli accordi separati di questi mesi fatti dal Governo, dalla Confindustria e da gran parte dei Sindacati, va sottolineato che è stato sottoscritto anche da gran parte del mondo delle imprese, comprese le Cooperative, le cosiddette imprese di sinistra, che quando è il momento buono non si discostano di una virgola dal mondo delle imprese di Centro e di Destra. Siamo di fronte ad una inezia burocratica perché parlare adesso di riforma della contrattazione fa ridere, e resta ancora propaganda; ci troviamo in realtà di fronte ad un ennesimo depistaggio dai problemi veri della crisi pilotato da una classe politico-sindacale, che purtroppo nella sua maggioranza non sa come affrontare i problemi della società, fa fumo a manovella, riconoscendosi e riconfermandosi reciprocamente, senza fare nulla. Detto questo c’è un disegno, non per l’oggi, ma per il domani, che ci deve preoccupare subito e cioè che quando ci sarà la ripresa economica e il CCNL non ci sarà più, allora le imprese chiederanno più sfruttamento sapendo che noi avremo uno strumento in meno per chiedere i legittimi aumenti salariali. Quindi bisogna contrastare questo disegno. Ricordo che proprio per questo la FIOM e la FP hanno deciso lo sciopero del 13 Febbraio di otto ore con manifestazione a Roma perché la crisi non è neutra, nella crisi c’è chi continua a stare meglio e chi continua a stare peggio.

Quali sono i punti prioritari della piattaforma e l’obiettivo primario dello sciopero del 13 Febbraio?

L’obiettivo è semplice ed elementare, aprire un conflitto contro la politica economica del Governo e contro la scelta delle imprese di far pagare ai lavoratori il costo della crisi. E’ necessario rilanciare il movimento di lotta che fermi la deriva moderata che punta ad accettare supinamente tutto questo, è uno sciopero quindi contro gli accordi separati e per la democrazia sindacale. Dai metalmeccanici avremo il no alla chiusura delle fabbriche, il no ai licenziamenti, compreso quelli dei precari.
Tutti ridiamo, giustamente, di Berlusconi quando dice:”ottimismo, ottimismo, in fondo la caduta del 2% del PIL non è niente”, ma andando a vedere le misure prese, Berlusconi rappresenta in maniera burlesca il perpetuarsi del non fare niente. In sintesi perché scioperiamo? Perché il mondo del lavoro non viene ascoltato e la discussione e gli interventi reali sulla crisi sono mille miglia lontano dal minimo necessario.

In questa occasione si può ripetere la partecipazione, come avvenuto il 12 dicembre 2008, dei sindacati di base allo sciopero?

Non lo so, ma l’importante è costruire un fronte di lotta che nel futuro, anche dopo queste scadenze, si prepari a fronteggiare la crisi e l’attacco alla democrazia sindacale, è bene ricordare che quando si fanno accordi separati prima di tutto si lede il diritto dei lavoratori a decidere su chi li rappresenta e su che cosa si deve fare. Si riapre ora una grande questione di democrazia, il diritto dei lavoratori a decidere su ciò che li riguarda, che viene espropriato quando si fa una cosa separata.

OMICIDI SUL LAVORO E PRECARIETÀ
Anche in questo inizio 2009 sono decine gli omicidi sul lavoro e il governo sta modificando in peggio la legge, quali devono essere le risposte verso la sicurezza sul lavoro?

Un punto dello sciopero è proprio questo, anche qui siamo di fronte all’accordo separato sugli indirizzi, il Governo sta tentando un accordo separato con Cisl, Uil e Ugl per farsi dire da loro e dalla Confindustria che il Testo Unico sulla Sicurezza del Lavoro deve essere cambiato. Siamo di fronte alla controprova di quello che dicevo prima, si fanno tante lacrime di coccodrillo quando muore un lavoratore, ma se si chiede più produttività cioè più fatica, senza cambiare l’organizzazione del lavoro, se si aumenta la precarietà, se si innesca la paura con la minaccia del licenziamento, il lavoratore è costretto a subire condizioni di minore sicurezza. Se si continua a fare tutto questo purtroppo le morti sul lavoro continueranno. Se poi a tutto ciò si aggiunge il fatto che le leggi devono essere modificate a favore dei padroni, questo è il segno che le morti sul lavoro non sono neutrali, ma rappresentano il segno di una economia che continua a chiedere alle persone che lavorano di sacrificare tutto, vita compresa, per il profitto anche adesso che si è dimostrato che questo non funziona.

Il costo della vita in particolare per le fasce popolari, ha subito e subirà una impennata devastante, oltre a una nuova scala mobile e bloccare/ calmierare i prezzi dei prodotti di prima necessità, quali sono le altre ricette per contrastare il carovita?

E giusto riproporre queste ricette elementari, gli incendiari sono gli stessi che stanno facendo i pompieri, non sarà semplice e non sarà facile ma, lo ripeto, bisogna che riconquistiamo l’idea che senza la lotta e senza la mobilitazione le cose non cambiano, questa è la sostanza, lo sciopero non l’abbiamo proclamato a cuor leggero, sappiamo che costa molto una giornata di sciopero oggi ai lavoratori e alle lavoratrici, ma bisogna recuperare il significato delle questioni vere per tornare ad essere protagonisti ed a migliorare le proprie condizioni di vita, impegnandosi contro lo sfruttamento e la corruzione che sono entrambe dentro la questione morale che sta distruggendo tutto il nostro Paese a partire dalle classi più povere.

Quale ruolo devono svolgere le forze anticapitaliste e comuniste in Italia?

Se ci fosse una sinistra rigorosamente anticapitalista, comunista, socialista in grado di contare in Italia noi saremmo tutti più forti, purtroppo questa sinistra si è suicidata con l’esperienza del governo Prodi. Oggi siamo di fronte al fatto che il PD non è un’ opposizione credibile né reale, nemmeno agli occhi di chi l’ha sostenuto e di chi l’ha votato, consentendo al Governo Berlusconi, nonostante non sia all’altezza del suo ruolo, di diventare insostituibile perché non ha contro una vera opposizione. Senza una opposizione di classe e il cambiamento profondo delle classi dirigenti della sinistra le cose non muteranno.

Roma, 20 Gennaio 2009