Se Bertinotti ha ragione.

Non passa inosservato il protagonismo di Bertinotti e del suo ufficio stampa, di chi gli organizza i cosiddetti “eventi”, implacabili occasioni per occuparsi di tutto lo scibile umano e non (religione e laicità dello stato-appena ieri). Sinceramente è difficile non essere d’accordo con chi ritiene che , dopo la fatica dei lavori parlamentari, pago del tanto socialmente ottenuto in rappresentanza dei suoi elettori, dedichi finalmente più tempo ai nipotini ,a quella che chiama “contaminazione” dei salotti e al buen retiro nelle sue sparse disponibilità immobiliari. “Tuttavia”, come direbbe lo stesso Bertinotti, la sua osservazione di qualche giorno fa ,a proposito del simbolo elettorale della costituenda cosa (rossa o rotta?) di sinistra ed ecologica, che anche il comunista Togliatti nel 1948 rinunciò alla falce e martello ci sembra giusta ed opportuna. Il fronte democratico e popolare costituito con lo scopo di realizzare “ la più vasta unità delle sinistre,per conquistare una maggioranza che sostituisca la DC degasperiana al governo del paese”Pietro Nenni) adottò l’effige di Garibaldi. Costui nell’immaginario popolare,alimentato nel corso del tempo da tutta una pubblicistica democratica, rappresentava la faccia antimonarchica e anticlericale del Risorgimento. Memori delle spedizioni garibaldine le brigate partigiane, organizzate dai comunisti, avevano assunto il suo nome. Il culto dell’eroe di Caprera era un valore condiviso….Anche se già Marx (ma questo è un altro discorso…). Anche noi , a pensarci, abbiamo un simbolo universalmente condiviso, al punto che in un recente film americano un adolescente sprovveduto riteneva fosse una marca di jeans: Che Guevara. E’ impossibile,nella sua vicenda umana e politica,trovare lo zolfo del burocratismo o ,dio ci perdoni, di acquiescenza al socialismo realizzato. Intorno al Che ,tra gli studiosi cultori,è sempre in corso una disputa per la sua “captatio…. Che cosa impedisce dunque di adottarlo come un simbolo che più unitario e plurale non si può?