Sbaglia il capitale, pagano gli operai

*responsabile FIOM Mirafiori

CRISI FIAT: UNA QUESTIONE TROPPO SERIA PER LASCIARLA NELLE MANI DEI PADRONI

La riuscita dello sciopero dell’11 marzo e della manifestazione a Roma, a cui hanno partecipato 20.000 lavoratori della FIAT e dell’indotto, ha imposto all’attenzione del governo e dell’opinione pubblica del paese il problema dell’individuazione di interveti, anche pubblici, che abbiano l’obiettivo della salvaguardia della produzione automobilistica nazionale.
È utile sottolineare che alla manifestazione hanno aderito e partecipato i rappresentanti degli enti locali, mettendo in evidenza come il movimento sindacale sia riuscito a sensibilizzare anche forze politicamente lontane (la Regione Piemonte è governata dal centro-destra) dal movimento dei lavoratori.
Dopo la manifestazione il governo ha incontrato le segreterie nazionali di Fim-Fiom- Uuil- Fismic, le quali hanno rivendicato l’apertura di una trattativa nazionale sul destino industriale della FIAT Auto. A questa richiesta il governo e la FIAT sino ad oggi non hanno risposto. I ministri Marzano e Maroni, presenti all’incontro, si sono limitati ad elencare i provvedimenti di loro competenza relativi ai finanziamenti sull’innovazione e sugli ammortizzatori sociali. Ovviamente la FIOM considera quei provvedimenti insufficienti e inadeguati a fronteggiare una crisi del settore molto grave e che richiede un intervento pubblico che costringa la FIAT ad investire su nuovi modelli che siano in grado di salvaguardare l’occupazione in tutti gli stabilimenti dell’auto.
La situazione di mercato della FIAT è infatti contraddistinta, al di là degli ottimismi profusi dal suo gruppo dirigente dopo la conclusione del rapporto con la General Motors, da un sostanziale arretramento di tutti marchi FIAT. Alcune agenzie di stampa hanno enfatizzato l’8% di quota di mercato raggiunto in Europa dai tre marchi del gruppo come il miglior risultato degli ultimi 11 mesi. Come al solito, non si tiene conto che la domanda del mercato è scesa del 4%, e che se la pozzanghera si riduce, non per questo il rospo si deve sentire più grande. Lasciando da parte ogni commento sulle contraddizioni tra le dichiarazioni dei manager e le veline ad uso propagandistico, vorrei ricordare alcune altre cifre che sarebbe opportuno analizzare con maggiore attenzione.
Se si fa riferimento al periodo gennaio- febbraio 2004 e lo si rapporta allo stesso periodo del 2005, il totale delle immatricolazioni di vetture FIAT, Alfa e Lancia in Europa passa da un totale di 210.416 a 172.469 unità, con un saldo negativo di 37.992 vetture immatricolate, di cui 10.961 sul mercato nazionale, che è intorno al 28%.
Nonostante il lancio dei nuovi modelli, la situazione di mercato dice che in Europa la FIAT perde 18.000 immatricolazioni al mese, e di conseguenza i problemi finanziari del settore auto rischiano di diventare ben più drammatici di quanto lo siano ora, senza alcuna garanzia di riuscire a resistere fino all’arrivo della Nuova Punto. Non si può far finta di non sapere che, nonostante il “risarcimento” di 1,5 milioni di euro effettuato dalla G.M., il debito FIAT è almeno di 8 volte superiore. Questa situazione si scarica su tutti i lavoratori della FIAT e dell’ indotto, che spesso vengono colpiti da licenziamenti di massa. A Mirafiori, in particolare, interviene costantemente la CIG, almeno una settimana al mese, ed è probabile che essa riguarderà fra breve anche gli impiegati. Nella sostanza, se si tiene conto dei 500 lavoratori della TNT (ex logistica FIAT) e della Meccanica posti in CIG a zero ore ormai da circa 2 anni, si può stimare che nel sito di Mirafiori vi sia un esubero strutturale di circa il 30% su un totale di 15.000 addetti. Anche gli stabilimenti di Termini e di Cassino vengono maggiormente colpiti da interventi di CIG, non facendo presagire nulla di buono per il futuro di quegli stabilimenti. Infatti cosa si farà dopo la produzione della Ypsilon: sarà sufficiente la produzione della nuova Croma a saturare gli impianti di Cassino? A Torino inoltre non sono previsti modelli in grado di riportare i volumi produttivi a livello sufficiente per mantenere economicamente sostenibile lo stabilimento di Mirafiori, che oggi occupa per la produzione soltanto il 40% dell’area occupata.
Dati noti, ma è sempre bene ripeterli, perché denunciare la situazione con chiarezza è la prima condizione per non accettare la logica della chiusura, magari diluita nel tempo, di due o più stabilimenti. Per questa ragione l’importante giornata dell’11 di marzo non può passare nel dimenticatoio.
Il governo deve intervenire sulla FIAT, per costringerla ad aprire un negoziato nazionale sul futuro dell’ultimo grande gruppo industriale rimasto al nostro paese. Il governo deve inoltre mettere a disposizione risorse per indirizzare la produzione dell’auto sul terreno dell’innovazione, della eco-compatibilità della produzione motoristica e dei sistemi di mobilità dei grandi centri urbani. Una classe dirigente degna di questo nome difende il patrimonio industriale nazionale, oppure condanna il paese alla decadenza.
La crisi nel settore dell’auto è determinata, in particolare in Europa, da un eccesso di capacità produttiva. Vi sono infatti troppi produttori e troppi impianti, e la FIAT ha inoltre un problema di scarsa competitività dei suoi modelli. Come si fa ad uscire dalla crisi in un contesto così difficile senza cadere nella logica della chiusura degli impianti e dell’abbassamento dei costi distruggendo i diritti dei lavoratori?
Come non tener conto che la disponibilità di petrolio è destinata a decrescere molto rapidamente? Come non tener conto che la produzione dell’auto (le altre case automobilistiche lo stanno già facendo) sarà caratterizzata da produzioni che, in attesa della concreta realizzabilità della propulsione ad idrogeno, nell’immediato rivaluta la motorizzazione mista (benzina-metano-gpl)?
Il quadro di queste contraddizioni mostra tutti i limiti e pericoli, ma al tempo stesso le grandi potenzialità. Vi si ritrovano infatti tutti gli aspetti del problema del re-inventare l’auto e i sistemi di mobilità nei centri urbani.
Si può quindi lasciare al soggetto privato il compito – ammesso ne abbia un reale interesse (la famiglia Agnelli ha ormai dirottato i suoi interessi su gli altri settori del gruppo FIAT, che godono di una situazione finanziaria migliore) – di affrontare una partita la cui posta in giuoco è l’idea di sviluppo del nostro paese e la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro?
I lavoratori italiani come altre volte nella storia del nostro paese si sono mobilitati e si mobiliteranno per difendere l’occupazione e per salvaguardare l’interesse nazionale. A tutta la sinistra politica chiediamo di non venir meno al dovere di rappresentare i valori del mondo del lavoro.