Sardegna: via le basi americane

La Sardegna sta attraversando una forte crisi, con disoccupazione a livelli insostenibili. Esistono in questa regione numerosi problemi: uno dei principali è quello della presenza delle basi militari Nato. La lotta contro la guerra deve divenire uno dei terreni decisivi per la trasformazione della società. Per questo sono convinto che – come comunisti – dobbiamo rilanciare i valori della pace, del disarmo e della solidarietà internazionale. Una prima battaglia da fare è quella contro le servitù militari e la presenza di basi straniere in Sardegna. I comunisti debbono essere alla testa di un’azione politica di massa volta alla costruzione di comitati popolari contro le basi militari.
Con la fine della guerra fredda ed il crollo dei paesi dell’ est non sono finiti i conflitti, mentre il capitalismo, dopo la caduta del muro di Berlino, è in profonda crisi e incapace di assicurare il progresso dell’umanità.
Il problema della presenza delle basi militari in Sardegna non può essere affrontato prescindendo dal contesto europeo e mondiale, come non può essere risolto – contrariamente a quanto hanno affermato i governi succedutesi negli ultimi anni – nell’ambito della realizzazione di un nuovo modello di difesa.
La Sardegna è da sempre sottomessa e subalterna al potere centrale: attualmente concede circa 50 mila ettari per basi ed installazioni militari italiane e straniere.
La presenza di basi militari con sottomarini nucleari (per esempio alla Maddalena) costituisce non solo una minaccia per la pace ma, in caso di incidenti, potrebbero verificarsi conseguenze devastanti per la salute degli abitanti e per l’intero ecosistema.
Le servitù e le basi militari hanno trasformato l’isola in una base di intervento militare per iniziative aggressive in tutto il bacino del Medi-terraneo, una sorta di portaerei pronta a colpire ma anche ad essere colpita; per noi sardi, perciò, affermare i valori della pace e del disar-
mo significa, in concreto, smilitarizzazione del Mediterraneo e della Sardegna.
Esiste attualmente il pericolo che le basi dei “marines” americani di Vieques e Puerto Rico si trasferiscano a Capo Teulada, base in forza alle unità della Sesta Flotta. In questa base si fanno esercitazioni militari con l’appoggio coordinato di fuoco navale, artiglieria e bombardamenti aria-terra. Numerose indagini scientifiche hanno riscontrato che nel sangue del personale civile della base di Vieques e nei pescatori vi è una notevole presenza di metalli pesanti e vi è stata tra queste persone un’alta percentuale di tumori.
Inoltre, vi è il progetto di installazione di un impianto radar di vaste dimensioni in località Capo Sparti-vento. Questo progetto prevede l’esproprio di un’area di circa otto ettari ed estende i vincoli di servitù per un raggio di due chilometri. L’impatto ambientale sarà terribile: tra la terra ferma ed il mare antistante viene interessata una zona costiera di oltre 1300 ettari in una località di gran valore paesaggistico.
La politica di smilitarizzazione dell’isola deve essere accompagnata da una politica per l’occupazione e per lo sviluppo. La graduale riduzione delle servitù militari non potrà realizzarsi se alle comunità locali non verrà offerta la possibilità di attivare lavori alternativi e di predisporre piani concreti per lo sviluppo, cre-ando posti di lavoro ed infrastrutture adeguate.

Detto ciò, come Rifondazione Comunista dobbiamo avanzare tre semplici proposte:
– superamento della Nato, poiché non esiste più la vecchia divisione del mondo in blocchi;
– riduzione delle spese militari e la chiusura totale delle basi Usa in Sardegna;
– ferma opposizione al trasferimento a Capo Teulada delle grandi basi militari di Vieques e Puerto Rico.