Repubblica Ceca: il Partito Comunista dall’11,2% al 18,6%

Praga. Le elezioni del 14 e 15 giugno scorso nella Repubblica Ceca (o Cechia) hanno segnato, per la prima volta dall’89, una netta svolta a sinistra. La maggioranza relativa va al partito socialdemocratico (Cssd), che ha raccolto il 30,5% dei voti; mentre i due partiti di destra (l’Ods, partito civico democratico, e la Koalice (coalizione dell’Unione della libertà e del partito popolare – Us e Csl) prendono rispettivamente il 24% e il 14%, perdendo la maggioranza assoluta di cui insieme disponevano nel precedente parlamento. Ma la vera novità di queste elezioni è stato il clamoroso successo del Partito comunista di Boemia e Moravia (Kscm), l’unica forza politica che avanza, in voti e percentuale, rispetto al 1998. Il Kscm passa dall’11,2 al 18,6%, portando i suoi deputati dai 24 della scorsa legislatura agli attuali 41 (sul totale di 200, di cui è composta la Snemovna, la Camera dei deputati). Vale a dire che oltre un quinto dei parlamentari provengono dalle file dei partito comunista. La sinistra, socialdemocratici più comunisti, dispone, nel suo insieme di ben 114 seggi su 200. Una maggioranza schiacciante.
Il Kscm – come tutti gli osservatori hanno riconosciuto – può essere considerato l’unico vero vincitore delle elezioni. Considerato, con superficialità di analisi, dagli avversari come un partito di pensionati e nostalgici, e quindi destinato a un progressivo declino o addirittura all’estinzione, ha invece rappresentato la vera sorpresa del voto. Non tanto per la misura – pur così elevata – del suo successo, quanto per il fatto che esso è stato determinato, in modo rilevante, proprio dal voto giovanile. Sono stati soprattutto i ragazzi e le ragazze alla prima esperienza di voto a dare la propria preferenza al partito comunista. Si tratta di una generazione nuova, una generazione che non ha vissuto in prima persona né l’esperienza del socialismo reale né quella della transizione. Una generazione senza passato, ma soprattutto senza futuro, sulla quale più di ogni altro ricadono le tragiche conseguenze di un capitalismo neoliberista fatto di disoccupazione, demolizione dello stato sociale, dequalificazione della scuola pubblica, droga e chiusura di ogni spazio aggregativo.
Il partito comunista di Boemia e Moravia ha saputo, con una intelligente politica di rinnovamento rispetto al passato, senza però perdere nulla della propria radicalità e dei propri caratteri alternativi, capitalizzare a sinistra il malcontento e la frustrazione di larghe fasce popolari disilluse dai quattro anni di governo socialdemocratico sostenuto dai voti determinanti della destra.
Straordinario è stato il risultato del Kscm nel nord della Boemia e della Moravia, con punte che, nella zona di Tachov, raggiungono il 35%. Si tratta di regioni interessate dal rovinoso processo di deindustrializzazione portato avanti in questi anni e che ha prodotto un altissimo numero di disoccupati, soprattutto tra i giovani operai. Qui il partito comunista si piazza quasi ovunque al secondo posto, subito a ridosso dei socialdemocratici.
Importate è anche il fatto che nelle file del Kscm siano state elette 12 donne, vale a dire oltre un terzo del totale dei propri eletti e oltre la metà delle donne complessivamente elette in parlamento.
Nel panorama dell’est europeo, ad esclusione dei paesi dell’ex-Urss, il Kscm rappresenta l’unica forza comunista presente in parlamento ed è ormai il partito comunista più forte nell’ambito dei paesi dell’Unione europea e di quelli candidati ad entrarvi. Il suo successo riapre di fatto e rimette al centro della scena politica dell’est Europa la questione comunista, che da molti, e non solo a destra, si erano affrettati ad accantonare. L’influenza di questo successo può estendersi a breve su tutti i paesi cisrcostanti, a partire dalla Slovacchia, nella quale si voterà nel prossimo autunno. Il Kscm, che ha una forte caratterizzazione internazionalista, ha già posto la questione all’ordine del giorno di un comitato centrale svoltosi appena dopo il voto. Nel documento finale si parla eplicitamente del dovere di offrire sostegno politico e materiale al partito comunista slovacco e agli altri partiti comunisti dei paesi vicini.
Purtroppo la cecità politica del partito socialdemocratico, che si fa portatore di un anticomunismo che di fatto è ormai scomparso dallo stesso senso comune della popolazione, ha portato questo partito ad escludere ancora una volta un’alleanza di governo col partito comunista, nonostante la larga maggioranza parlamentare di cui la sinistra dispone, e ad aprire una trattativa suicida con la destra della Koalice per un governo di coalizione, che farebbe scomparire ogni traccia di sinistra dal programma di governo. Ancora più disgustoso è stato il comportamento del presidente della Repubblica, Vaclav Havel, che, nel suo giro di consultazione dei partiti prima di dare l’incarico per la formazione del nuovo governo, ha rifiutato di ricevere la delegazione comunista, in violazione di ogni principio democratico e costituzionale. Ma queste miserie degne dei personaggi che le praticano non basteranno certo a fermare il corso della storia. “Noi comunisti abbiamo il fiato lungo – ha detto il presidente del Kscm, Miroslav Grebenicek –. Sapremo aspettare. Nel frattempo lavoreremo con pazienza e determinazione per rafforzare ancora di più il partito e porci come riferimento per una vera e credibile alternativa a questo regime e al capitalismo”.