PERCHE’ GIORDANO E MUSSI ACCELERANO L’UNIFICAZIONE ?

Il segretario del Prc, Franco Giordano, a chiusura della Direzione Nazionale, invece di criticare il governo che ha approvato un protocollo sul welfare che peggiora addirittura l’accordo del 23 luglio, si è lanciato nella voglia di accelerare il superamento di Rifondazione Comunista nel nuovo soggetto politico di sinistra più generico e moderato, giungendo addirittura a prospettare il lancio di un nuovo tesseramento del nuovo soggetto politico entro l’anno, invece di pensare al tesseramento del partito di cui è segretario. E tutto ciò senza nessun rispetto della democrazia, visto che è il congresso appena convocato che deve decidere cosa fare a sinistra.
Due minuti dopo la dichiarazione di Giordano, Fabio Mussi, in una risposta che appare ben orchestrata col segretario del Prc, aggiunge al tesseramento la proposta di “assemblea costituente” del nuovo partito di sinistra. Successivamente, ancora Franco Giordano, oltre a dirsi d’accordo con Mussi, afferma testualmente: “Sia chiaro che andremo alle elezioni tutti insieme con un nome e una sigla nuova” (Corriere della Sera, 17 ottobre 2007). Più chiaro di così. Un abbaglio clamoroso hanno preso coloro che si sono illusi che Franco Giordano, anche se lo volesse, potesse fare qualcosa di diverso da ciò che pensa Fausto Bertinotti.
Non ci si faccia ingannare dalla preoccupazione della americanata delle primarie. La vera preoccupazione, una vera e propria paura per Bertinotti e Mussi, è che si allontani e fallisca il progetto, tanto desiderato, di chiudere l’esperienza della rifondazione comunista e di costruire il nuovo soggetto di sinistra non più comunista, come nel vecchio originario progetto di Achille Occhetto, che difatti fa ora parte della nuova allegra carovana. E allora bisogna farlo prima possibile questo nuovo partito non comunista, prima che frani del tutto.
E dov’è la frana della “cosa rossa” ? E’ cominciata subito dopo “l’emozione” suscitata dalla separazione consensuale (pardon, dalla scissione) di Sd di Fabio Mussi dal Partito Democratico a conclusione del congresso Ds. Prima hanno cominciato Valdo Spini e Gavino Angius, che hanno rotto le uova nel paniere uscendo dalla Sd ed entrando nella costituente socialista. Poi Sd non aderisce neanche alla moderatissima piazza musicale del 9 giugno contro Bush. Subito dopo Sd approva l’accordo truffa sulle pensioni e welfare del 23 luglio, in totale continuità con la linea di liberismo temperato e di concertazione del vecchio Pds. Subito dopo l’estate Sd polemizza col No della Fiom e si schiera per il Si nella consultazione sindacale. Dopo il referendum ci pensano i moderati di Sd, Crucianelli, Bandoli e Nerozzi a far cambiare l’intenzione di voto di Mussi nel consiglio dei ministri sul protocollo di luglio, che infatti passa dal “se rimane così non lo voto” al Si critico (sic !), senza neanche accorgersi che il protocollo votato è persino peggiorato rispetto a quello concertato a luglio. In conseguenza della retromarcia di Mussi, anche Giordano e Ferrero cambiano idea e passano all’astensione, per non distanziarsi troppo da Mussi e per non mandare all’aria la cosa rossa, alla quale va sottomesso tutto, secondo le direttive di Bertinotti. Per non parlare della posizione di Sd in periferia, dove, per esempio, i suoi rappresentanti rifiutano persino di uscire dalla maggioranza di Cofferati a Bologna, neanche di fronte all’accordo sulla sicurezza con An fatto dal Sindaco, giungendo a votare a favore del finanziamento pubblico delle scuole private, su cui il Prc vota invece contro. Su tutte le materie, nonostante Giordano e Ferrero facciano di tutto per andare incontro a Mussi, per avvicinarsi alle sue posizioni moderate, la distanza fra i socialisti europei di Sd e i comunisti del Prc e del Pdci, è pressochè la stessa che ha separato i due partiti che nascevano dalla Bolognina, Rifondazione Comunista e il Pds.
Una frana totale questa cosa rossa, perché è tenuta insieme col politicismo, prescinde dai contenuti e dal conflitto sociale. Ecco allora la cura. Omeopatica. Aumentare le dosi di politicismo che ha prodotto la malattia, a immagine e somiglianza del processo di costituzione del Pd, pensando persino di riprodurre le primarie in sedicesimi per trovare il leader. Invece che prendere atto della realtà e aggiustare il tiro, Mussi e Bertinotti abbassano la testa e accelerano verso il disastro totale, tale e tanto è il loro rifiuto ideologico di tutto ciò che puzza di comunismo, a cui sono disposti a sacrificare tutto, seguendo le orme dei loro predecessori che di “oltre” in “oltre” ora si ritrovano a fondare il partito democratico americano. Del resto la nuova sinistra che ci si propone di fare è una sorta di variante di sinistra del partito democratico, quasi una sua corrente esterna di sinistra, come l’Udeur di Mastella e l’Idv di Di Pietro sono le sue correnti esterne di destra. Un partito di sinistra compatibile con il liberismo capitalistico dell’Unione europea, con l’imperialismo della Nato e dell’alleanza con gli Usa in politica estera, con l’alleanza organica col partito democratico nell’accettazione del sistema bipolare dell’alternanza. Non è un caso che all’indomani delle primarie Romano Prodi si sia affrettato ad auspicare che assieme al Partito Democratico si costituisca in Italia un nuovo partito di sinistra alleato organicamente (e quindi subalterno) al Pd (e al pensiero unico dei padroni).
Ma la paura di Mussi e Bertinotti è pienamente comprensibile. Il progetto della cosa rossa può fallire clamorosamente. Aiutamolo a fallire.