Partito comunista portoghese: 17° Congresso

LA RESISTENZA E LA LOTTA DEI LAVORATORI E DEI POPOLI

L’offensiva dell’imperialismo è globale e particolarmente violenta. Cerca di abbattere conquiste raggiunte in decenni di dure lotte, di distruggere sino alla radice le realizzazioni del socialismo e di pervertirne la memoria, di seminare fra le masse il disfattismo, il conformismo e l’assenza di speranza. Tutto ciò crea seri problemi e difficoltà all’iniziativa comunista e delle altre forze progressiste e rivoluzionarie.

Ma i popoli non si sottomettono. L’imperialismo incontra una crescente resistenza. Dovunque prosegue la lotta liberatrice dei lavoratori e dei popoli.

La resistenza del popolo iracheno alla guerra d’occupazione dell’Iraq riveste grande importanza e significato politico, mostrando come – anche in assenza di una forza nazionale unificante e di una chiara prospettiva rivoluzionaria (che fecero, per esempio, la forza della resistenza in Vietnam) – sia possibile affrontare gli eserciti più poderosi, confermando che la difesa della sovranità e dell’indipendenza nazionale rimane un fattore della più alta importanza nella lotta per il progresso sociale.

La lotta contro l’imperialismo – e in primo luogo contro l’imperialismo nordamericano e la sua politica di aggressione e di guerra – è di importanza cruciale. È ancora necessario prestare ad essa la massima attenzione e intensificare in tutte le forme possibili la solidarietà antimperialista con i popoli vittime dell’ingerenza e dell’aggressione da parte degli USA e di altre grandi potenze. In Palestina, a Cuba, in Venezuela, in Columbia, nei Balcani, in Afghanistan, nella Repubblica Popolare di Corea, a Cipro e in altri Paesi s’ingaggiano battaglie di prima linea, i cui esiti avranno grandi ripercussioni e conseguenze per il futuro dell’umanità. Le grandi mobilitazioni mondiali per la pace e contro la guerra in Iraq rivestono perciò un’importanza eccezionale, ed è necessario promuoverne la continuazione, l’organizzazione e il carattere antimperialista.

Va pure sottolineato il significato della crescente resistenza alle rovinose politiche del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e del WTO e al dominio oppressore delle imprese transnazionali. La lotta popolare contro la privatizzazione dei servizi e delle imprese pubbliche, particolarmente in Europa e in America Latina, dove, come in Bolivia, ha assunto forme insurrezionali; la lotta contro l’Accordo di Libero Commercio delle Americhe (ALCA), al progetto di ricolonizzazione dell’America Latina da parte degli USA; la vittoria di Cancun con l’emergere del “Gruppo dei 20” composto da importanti Paesi che resistono alle imposizioni economiche dell’imperialismo, sono tutti eventi rilevanti che è importante valorizzare.

La contraddizione antagonistica fra capitale e lavoro continua ad essere al centro della lotta di classe e per il superamento rivoluzionario del capitalismo. Tanto al centro che alla periferia del mondo capitalista hanno luogo importanti lotte da parte della classe operaia e dei lavoratori salariati, e dove il movimento sindacale continua a lottare per il proprio carattere di classe si conferma come il movimento sociale più stabile, influente e di massa.

La lievitazione della lotta delle masse, sebbene irregolare, è stata il tratto più significativo della lotta dei lavoratori dall’ultimo Congresso del PCP. L’ondata di scioperi – compresi scioperi generali e nazionali di grande impatto politico – si è forte-mente espressa in numerosi Paesi di tutti i continenti, coinvolgendo lavoratori delle grandi imprese pubbliche o private e di settori e rami produttivi assai diversi. Grandi giornate di lotta e manifestazioni hanno mobilitato in diversi Paesi dell’ America Latina, dell’Europa e dell’ Asia centinaia di migliaia e pure milioni di manifestanti, associando frequentemente rivendicazioni economiche a proteste direttamente politiche, di carattere democratico e progressista. La resistenza all’offensiva sfruttatrice del capitale, distruttrice di diritti e conquiste storiche dei lavoratori, di cui sono esempi la lotta contro le privatizzazioni, in difesa dei posti di lavoro e contro la disoccupazione, in difesa dei servizi pubblici, del diritto all’educazione, della sicurezza sociale, della pensione, contro la precarizzazione e la deregolamentazione delle relazioni di lavoro, per l’aumento dei salari e la riduzione dell’orario di lavoro, la lotta per i diritti delle donne, dei giovani lavoratori e degli studenti, contro lo sfruttamento del lavoro infantile e in difesa dell’ambiente, hanno contribuito a limitare la portata degli obiettivi del grande capitale.

Il problema dell’immigrazione si presenta in molti Paesi, Portogallo compreso, come una questione insormontabile, non solo di carattere socio-economico ma di classe e di internazionalismo. La costruzione dell’unità internazionale dei lavoratori e l’alleanza della classe operaia dei Paesi capitalistici sviluppati con i popoli oppressi dei Paesi del “Terzo Mondo” investe anche questo problema.

Difendere il movimento sindacale dalla violenta offensiva del capitale, aumentare la sindacalizzazione, l’emancipazione dei sindacati dall’influenza riformista e dal collaborazionismo di classe che domina in numerosi Paesi, specialmente europei, è una questione della massima importanza per l’avanzamento della resistenza e della lotta contro l’offensiva del grande capitale e dell’imperialismo.

Alla centralizzazione e concentrazione del capitale e il dominio delle relazioni economiche internazionali da parte di una manciata di imprese transnazionali corrisponde la proletarizzazione accelerata dei ceti sociali intermedi e all’allargamento del campo delle forze anti-monopolistiche.

Le lotte delle masse contadine, del proletariato agricolo e dei produttori indipendenti per la terra, per il diritto a produrre, contro le imposizioni del WTO e delle multinazionali dell’industria e del commercio agro-alimentare, per prezzi compensativi, coinvolgono centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, e in molti casi sono, come in India o in Brasile, fortemente organizzate da esperti movimenti di classe. Si tratta di lotte che, contro la demagogia assistenzialistica, pongono ovunque l’esigenza della Riforma agraria, di profonde trasformazioni della struttura e della proprietà della terra e del commercio agro-alimentare, come pure dei diritti delle comunità indigene e della difesa dell’ambiente, contro le brutali aggressioni delle transnazionali.

Le lotte delle masse contadine sono state in primo piano in numerosi Paesi nonostante la loro quasi nulla visibilità mediatica, salvo quando, come in Ecuador, in Perù o in Bolivia, sono esplose in grandi movimenti di massa di carattere insurrezionale e di grande impatto sul piano politico, o come a Bombay, dove i sindacati e le organizzazioni contadine hanno contribuito, in maniera decisiva, al combattivo carattere popolare del 3° Forum Sociale Mondiale.

Devono pure essere valorizzate: le lotte di una numerosa piccola borghesia urbana, soprattutto dei piccolissimi, piccoli e medi imprenditori; le lotte degli intellettuali e dei quadri tecnici, uno strato sociale sempre più proletarizzato e numeroso; le lotte delle donne, il cui movimento per la promozione dei loro diritti e per l’effettiva uguaglianza sul piano economico, politico, sociale e culturale ha un’importanza sempre maggiore nella società; le lotte dei giovani e degli studenti, il cui peso sociale aumenta facendosi anche maggioranza in molti Paesi, con grandi lotte per l’occupazione, per la scuola pubblica e la democratizzazione dell’insegnamento, per un futuro migliore; ed è gusto valorizzare l’azione della Federazione Mondiale della Gioventù e degli Studenti e del movimento dei Festival Mondiali della Gioventù e degli Studenti, con il loro carattere di massa e i loro contenuti antimperialisti.

Con il brusco aggravamento dovuto alla politica aggressiva dell’imperialismo nordamericano, il movimento per la pace ha conosciuto un grande sviluppo, unificando in grandi azioni di massa di dimensioni mondiali un ampio ventaglio di organizzazioni unitarie, movimenti sociali e forze politiche. Di fronte l’annuncio dell’attacco all’Iraq decine di milioni di persone sono scese in piazza per tentare d’impedire l’aggressione e per protestare contro la sua attuazione, indicando il governo nordamericano come il principale nemico della pace. Le possenti mobilitazioni del15 febbraio e del 20 marzo del 2003 contro la guerra in Iraq, realizzate simultaneamente in numerosi Paesi, hanno costituito un fatto nuovo di grande rilievo nell’ambito della lotta dei lavoratori e dei popoli contro l’imperialismo e contro la guerra.

Nella resistenza al nuovo ordine imperialista, benché con gradazioni ed aspetti diversi, deve essere valorizzato il ruolo dei Paesi che definiscono come proprio l’orientamento e l’obiettivo della costruzione di una società socialista – Cuba, Cina, Vietnam, Laos, Repubblica Popolare di Corea. Al di là delle loro profonde differenze, essi rappresentano un’importante realtà della vita internazionale, la cui esperienza va compresa e conosciuta, indipendentemente dalle differenze che presentano in relazione alla concezione della società socialista alla quale noi aspiriamo per il Portogallo e dell’inquietudine e delle discordanze che suscitano in noi alcune concezioni e soluzioni su importanti questioni.

Non è per caso che l’imperialismo – combinando pressioni di ordine politico, economico e militare, che vanno dal blocco economico alla minaccia di aggressione armata – mantenga questi Paesi come bersaglio permanente delle sue campagne di destabilizzazione e aggressione. Questo avviene sia per il suo tentativo di distruggere la forza d’esempio rivoluzionario e patriottico, come nel caso di Cuba e della sua Rivoluzione socialista, come pure per contenere e, se possibile, sovvertire quella patente realtà geostrategica che la Cina rappresenta. È nell’interesse delle forze del progresso sociale e della pace che questi obiettivi dell’imperialismo escano sconfitti e che i popoli di questi Paesi, come i popoli di tutto il mondo, possano decidere senza pressioni e ingerenze esterne la propria via di sviluppo.

L’allargamento del fronte sociale di lotta contro il capitale e l’aggravamento dei problemi delle masse popolari hanno portato negli ultimi tempi ad una esplosione di rivendicazioni, proteste specifiche e movimenti del tipo più vario. Valorizzando ciò che di positivo questa realtà contiene come volontà di partecipazione civica e di intervento democratico, è necessario opporsi all’atomizzazione e alla dispersione del movimento sociale e alle pressioni per la sua spoliticizzazione e per il suo recupero in chiave riformista.

La lotta per la convergenza di tutte le classi e strati anti-monopolistici in un vasto fronte di lotta anticapitalista (che si tratti del capitalismo nella sua versione neoliberista o meno) e antimperialista è un obiettivo fondamentale nel momento attuale.

L’esplosione del cosiddetto “movimento antiglobalizzazione” (nelle sue diverse espressioni, dalle azioni di massa di contestazione della politica delle organizzazioni internazionali dell’imperialismo, ai Forum Sociali Mondiali o Regionali) costituisce una nuova e importante realtà della vita internazionale. Rappresenta l’ingresso nella lotta di strati sociali duramente colpiti nei loro interessi e aspirazioni dal rullo compressore del neoliberismo. Rappresenta l’aprirsi di una profonda breccia nella teoria del “pensiero unico” che inchioda al conformismo e all’impotenza. Rappresenta un restringimento della base sociale d’appoggio del capitalismo nella sua forma attuale e ha un carattere oggettivamente anticapitalista e antimperialista.

Riguardo al contenuto e al significato del “movimento antiglobalizzazione”, si sta svolgendo un’intensa lotta politica e ideologica. Fra coloro che lo situano sul terreno della lotta di classe e della lotta antimperialista e coloro che fanno di esso un’astrazione in conformità con le proprie teorizzazioni speculative. Fra coloro che intendono salvaguardare o accentuare il suo carattere anticapitalista e coloro che pretendendo solo di “umanizzare” la globalizzazione capitalista e si impegnano nel suo recupero e nella sua istituzionalizzazione riformista. Fra coloro che difendono la necessità del partito rivoluzionario e del sindacalismo di classe e coloro che la negano e combattono riducendo l’iniziativa trasformatrice ad un movimento anarchizzante inconseguente. Fra coloro che considerano imprescindibile e determinante l’ambito nazionale della lotta, pur se necessariamente articolato con la solidarietà internazionalista, e quelli che lo considerano superato e difendono un “nuovo internazionalismo” senza radici di classe e contenuto anticapitalista. Fra coloro che vedono nei Forum Sociali Mondiale ed Europeo un punto d’incontro e di convergenza nell’azione di organizzazioni, partiti e movimenti diversi, e quelli che pensano di creare strutture e reti sovranazionali e d’imporre “dal di fuori e dall’alto” agende politiche che non hanno alcuna corrispondenza con la dinamica reale della lotta di classe in ogni Paese e che tendono a perturbare le lotte popolari.

Il Partito Comunista Portoghese sta partecipando e continuerà a partecipare alle principali iniziative del movimento antiglobalizzazione: valorizzando una realtà che è espressione della crescente resistenza all’imperialismo; come un’affermazione delle sue posizioni e della propria identità; coordinando la sua partecipazione con quella degli altri partiti comunisti e rivoluzionari in modo di conseguire, insieme alla più ampia unità contro il neoliberismo e la guerra, la diffusione dei valori e del progetto comunista. Ciò è necessario affinché, in quanto nostra storica occasione, non vengano frustrati lo scontento, la contestazione e la radicalizzazione crescenti, principalmente della gioventù, e si rafforzino le forze conseguentemente anticapitaliste e rivoluzionarie.

Il fronte antimperialista, che è assai ampio e diversificato, presenta un certo qual grado di dispersione riguardo gli obiettivi e le forme d’intervento che è importante superare. È necessario precisare i grandi assi dell’azione comune o convergente, che sappia aiutare ad unificare e a conferire una maggiore efficacia alla lotta. Come contributo in questa direzione, il PCP pone soprattutto in risalto: la lotta contro il militarismo, la guerra e il ricorso alla forza nelle relazioni internazionali; per lo scioglimento della NATO e delle altre alleanze militari aggressive e contro la militarizzazione dell’Unione Europea; per il disarmo, per l’abolizione di tutte le armi di distruzione di massa e per la proibizione delle armi e del ricatto nucleare; per il rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, per la democratizzazione dell’ONU e il rafforzamento del suo ruolo, compreso quello delle sue Agenzie speciali per la promozione della pace e dello sviluppo; per relazioni internazionali eque e più giuste, contro la politica del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, del WTO e delle altre organizzazioni internazionali al servizio del capitale finanziario e delle transnazionali, per l’annullamento del debito estero dei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo; contro la politica neoliberista di smantellamento delle conquiste e dei diritti dei lavoratori, in difesa dei servizi e del settore pubblico e contro la mercantilizzazione di tutte le sfere della vita sociale, per la piena occupazione e la stabilità delle relazioni di lavoro; per solidarietà con tutti i popoli vittime delle ingerenze imperialiste e che lottano per la propria sovranità, a cominciare dai popoli della Palestina, dell’Iraq, di Cuba, del Sahara Occidentale.

La resistenza alla violenta offensiva dell’imperialismo si manifesta in forme molto diverse, e non sempre è facile identificare, caratterizzare e collocare da un punto di vista di classe le sue varie componenti sociali e politiche. Si può tuttavia affermare che i partiti comunisti ed altri partiti rivoluzionari, il movimento operaio e sindacale di classe, gli Stati ad orientamento socialista e antimperialista, i popoli che lottano per la propria libertà nazionale e per uno sviluppo indipendente, il movimento contro la guerra imperialista e per la pace, costituiscono le grandi forze progressiste di trasformazione sociale la cui alleanza è necessaria per contenere e sconfiggere l’imperialismo.

Il PCP tiene ben presente tutto ciò nell’impostazione politica delle sue relazioni internazionali, agendo affinché si rafforzi la sua cooperazione e amicizia, combattendo i tentativi sia dell’imperialismo sia dei settori opportunisti di seminare divisioni e diffidenze nel campo delle forze del progresso sociale e della pace.

L’evoluzione della situazione internazionale pone con tutta evidenza l’esigenza del rafforzamento dei partiti comunisti, della loro cooperazione e solidarietà internazionalista, della convinta e fiduciosa affermazione del loro progetto di costruzione di una nuova società socialista, della lotta contro le vecchie e nuove linee di attacco ai fondamenti ideologici e organizzativi del partito rivoluzionario. Vincere le grandi debolezze attuali e costruire forti partiti comunisti è indispensabile per l’esito della lotta.

I problemi e difficoltà che si ergono sulla via del rilancio del movimento comunista e rivoluzionario internazionale sono assai grandi e di diversa natura, e il loro superamento esige fermezza di principi, risposte creative alle nuove realtà, tenacità rivoluzionaria. Fra di esse emergono: l’offensiva globale dell’imperialismo con attacchi violenti a diritti, libertà e garanzie democratiche e criminalizzazione delle forze che vi resistono; destrutturazione e instabilità delle relazioni sociali, con una profonda incidenza sulla composizione e sugli assetti delle forze di classe e sulla formazione della coscienza di classe; e ancora le ripercussioni, sul piano oggettivo e soggettivo, della disgregazione dell’ URSS e della sconfitta del socialismo in Europa.

L’indebolimento dei partiti comunisti ha lasciato campo libero alla ripresa di concezioni e pratiche di radice piccolo-borghese, radical-riformista, anarchizzante e anticomunista. Continuano a manifestarsi in importanti partiti forti tendenze verso la de-caratterizzazione e per un abbandono degli elementi costitutivi propri di un partito comunista (teoria rivoluzionaria, natura di classe, forma organizzativa, obiettivo del comunismo) e la loro diluizione in ambigui progetti di “sinistra”.

La complessa lotta per il rafforzamento dei partiti comunisti e la loro affermazione quale insostituibile strumento di resistenza e d’alternativa passa per la capacità di questi partiti di collegarsi alla classe operaia, ai lavoratori e al popolo, di porsi alla guida delle loro lotte, di formulare una chiara prospettiva trasformatrice e rivoluzionaria. Implica simultaneamente una critica sistematica delle concezioni opportunistiche e capitolazioniste e in particolare delle teorizzazioni utopistiche pre-marxiste o neo-bernsteiniane che ignorano, negano e combattono la lotta di classe e le acquisizioni storiche del pensiero e della pratica marxista-leninista. Ed implica pure la critica alle posizione settarie e dogmatiche. Non basta a un partito il dirsi comunista per esserlo veramente.

L’aggressività del grande capitale e dell’imperialismo, al pari del restringimento della sua base sociale di appoggio, rende particolarmente necessario l’ampliamento della cooperazione e della solidarietà fra partiti comunisti, forze rivoluzionarie e della sinistra anticapitalistica. È assai urgente superare i ritardi esistenti, senza di che lo scontento e la grande contestazione delle politiche neoliberiste e di guerra possono essere frustrate o essere recuperate da una qualsiasi variante del riformismo, strutturalmente compromesso con la riproduzione del sistema di sfruttamento capitalista, come nel caso della socialdemocrazia.

Ma per procedere con efficacia e sicurezza è necessario mettere da parte i preconcetti ideologici, valorizzare ciò che unisce e, nel rispetto delle profonde differenze esistenti (di situazione, di profilo politico ideologico, di progetto, di influenza) fra le forze che si propongono di cooperare, porre l’accento sull’unità nell’azione e per iniziative a partire dai problemi e dalle aspirazioni più sentiti dalle masse. È indispensabile essere vincolati agli interessi dei lavoratori e mostrare una chiara differenziazione dalla socialdemocrazia. È necessario rispettare i sacrosanti principi di eguaglianza di diritti, sovranità e non ingerenza negli affari interni.

A partire da questi criteri fondamentali, il PCP sta dando e continuerà a dare il suo contributo per il rafforzamento della cooperazione e della solidarietà con le forze di sinistra in tutto il mondo e specificamente in Europa, con la propria attiva ed impegnata partecipazione sia ad iniziative congiunte su problemi comuni, sia ad incontri, conferenze, seminari e forum di vario tipo.

Dando la priorità ad iniziative comuni o convergenti su obiettivi concreti e all’organizzazione di iniziative internazionali contro il neoliberismo e la guerra, nello stesso momento in cui non concorda con l’idea di partiti sovranazionali, il PCP difende decisamente la necessità di procedere verso forme più stabili dell’articolazione fra partiti comunisti e altri partiti rivoluzionari.

Ma gli ostacoli in questo ambito, specialmente in Europa, non si risolvono precipitando le soluzioni e adottando logiche di tipo federalista, con “maggioranze” e “minoranze”, ignorando la grande diversità di situazioni esistente. Sono necessarie soluzioni unitarie, rispettose della sovranità e dell’identità di tutti, che uniscano e che non possano creare difficoltà e fratture supplementari.

Questo è il caso del “Partito della Sinistra Europea” che, per la sua origine, per la sua logica federalista, per il suo legame con le istituzioni dell’Unione Europea, per il suo inquadramento politico ed ideologico, come gli viene applicato da alcuni dei suoi principali protagonisti, è in contraddizione con le concezioni di cooperazione, autonomia e sovranità che intendiamo difendere. A tutto ciò si aggiunga il fatto che esso è concepito, da parte di alcuni, in contrapposizione con i criteri fondamentali che il PCP considera essere quelli che meglio servono all’aggregazione delle forze progressiste e quelli di un partito rivoluzionario.

Nelle attuali circostanze di tempestosi mutamenti, di riassetto delle forze e di riflessione su esperienze positive e negative, il movimento comunista e rivoluzionario non è certo interamente separabile da un quadro molto più ampio di cooperazione fra le forze progressiste, rivoluzionarie e antimperialiste. Ma questo fatto non può comportare la perdita dell’identità o la sua diluizione.

Le relazioni d’amicizia, cooperazione e solidarietà fra partiti comunisti, forze affini per storia, ideologia e progetto, sono indispensabili per affermare e rilanciare i valori e il progetto del socialismo e del comunismo.