PARLANDO CON BONADONNA E I COMPAGNI/E DELLA SECONDA MOZIONE

Venerdi 19 giugno esce su Liberazione un articolo di Salvatore Bonadonna dal titolo “ Per la sinistra d’alternativa”. Ho letto più volte l’articolo e per due motivi: primo, perché lo giudico paradigmatico di un modo di ragionare di una parte importante dei compagni/e della seconda mozione che non hanno seguito Vendola nella scissione e dunque decisivo al fine di capire quali convergenze unitarie concrete, non retoriche, siano possibili tra la minoranza e la maggioranza così come si sono costituite a Chianciano; secondo poiché, dal mio punto di vista, l’articolo del compagno Bonadonna è immerso in cortine fumogene che lo rendono non facilmente decodificabile.

Partirei da questo secondo assunto, anticipando i motivi che ne determinano la difficile decodificazione: primo, l’articolo contiene in sé almeno due interpretazioni errate della linea della maggioranza; secondo, contiene superficiali giudizi su alcuni soggetti sociali e politici; terzo, contiene contraddizioni palesi; quarto – ed è la cortina fumogena più corposa – il disegno bertinottiano del partito di sinistra lo si vuol riproporre senza dirlo esplicitamente.

Circa le due interpretazioni errate della linea di maggioranza: la prima emerge quando si afferma che “ bisogna passare dalla difesa dei simboli alla costruzione concreta di politiche…”. Caro Bonadonna, è scorretto dire così: nessuno si limita a difendere i simboli comunisti e credo che rispetto alla questione dell’autonomia comunista ( poichè di questo si tratta, non certo solo di simboli ) abbia ben risposto Ferrero, quando in Direzione ha posto il problema “dell’imprescindibilità dal comunismo” quale grumo di storia, teoria e prassi che come nessun’altro evoca l’alternatività al capitalismo. Credo con franchezza che il problema, caro Bonadonna, sia tuo/vostro: sei/siete ancora per l’autonomia comunista, di un partito comunista, oppure no?

La seconda interpretazione errata della linea della maggioranza appare quando Bonadonna scrive : “ non mi convince la linea di un assemblaggio indistinto di tutte le forze d’opposizione al governo Berlusconi”. E chi l’ha mai proposta, tale linea? Quella della maggioranza uscita dall’ultimo CPN ( in continuità con quella di Chianciano) è ben altra : costruire – a partire dal conflitto sociale e dal consolidamento della Lista comunista e anticapitalista – una più vasta sinistra conflittuale e di trasformazione sociale caratterizzata dall’autonomia reciproca tra comunisti e soggettività di sinistra, autonomia reciproca quale base essenziale – proprio perché non richiede la mortificazione e la cancellazione delle diverse soggettività in un unicum indistinto- per un’opposizione efficace e di lunga durata. Un progetto sensato ( seppur di non facile attuazione visti i tempi che corrono) e che nulla ha a che vedere con un “assemblaggio indistinto”, che per la verità è stato sempre il progetto bertinottiano ( il partito della sinistra da costruire sulle ceneri comuniste) e continua piuttosto ad essere – da quello che si ricava dal suo articolo – quello di Bonadonna.

Poiché vi sono almeno due passaggi centrali nell’articolo del nostro che alludono “abbastanza” chiaramente ( non esplicitamente: cortina fumogena…) alla riproposizione ( da parte di Bonadonna, non della maggioranza!) dell’assemblaggio indistinto.

La prima evocazione di tale assemblaggio la si evince da una riflessione secondo la quale ci sarebbe un mondo pacifista, internazionalista, ambientalista, antirazzista e libertario ( al quale andrebbero aggiunti sia il pensiero liberale e lo stesso Marco Pannella che “ la socialdemocrazia che fa i conti con la crisi”) il quale mondo metterebbe in discussione il modello di sviluppo attuale ( quello capitalistico, dunque).

Credo che nessuno abbia difficoltà a capire che una tale soggettività composita ( che va dal plurale mondo ambientalista a Pannella sino ai socialdemocratici) non avrebbe in sé una vera e propria spinta anticapitalista, mentre invece rimanderebbe chiaramente all’assemblaggio del quale parlava – accusando la maggioranza – Bonadonna.

Il punto è che l’assemblaggio indistinto che proviene da questa prima evocazione si sovrappone perfettamente con quello della seconda evocazione del nostro, posta in chiusura dell’articolo.

“ Non basta lo schierarsi contro l’ideologia liberista se non si costruisce la forza per contrastarla e penso che l’autonomia di una sinistra d’alternativa…risieda nella capacità di costruire questa forza…”.

Non lo si dice con chiarezza ( questioni tattiche, suppongo) ma si rimette in circolo – con spirito essenzialmente vendoliano – l’idea di una forza di sinistra d’alternativa che – di nuovo – è cosa ben diversa dal progetto di difesa e di rilancio dell’autonomia comunista scaturito a Chianciano.

Cari compagni/e della seconda mozione, con tutto il rispetto possibile: credo che siamo ancora lontani…