O.d.G. – Torino

I criteri con cui sono state costruite e presentate le proposte di candidatura di Rifondazione Comunista, all’interno della coalizione La Sinistra L’Arcobaleno, per le prossime Elezioni Legislative (e per quelle Amministrative di molte realtà locali) sono lo specchio delle modalità, inaccettabili sotto il profilo del merito e del metodo, con le quali l’attuale gruppo dirigente (screditato e diviso ma non per questo meno pericoloso) sta gestendo il Partito in questa delicatissima fase.

Poiché il contesto nel quale si inserisce la “questione candidature” ci pare assolutamente chiaro (dal ripetuto rinvio del Congresso alla cancellazione della “falce e martello”, dall’abbandono della strada della rifondazione comunista alla costruzione della cosa arcobaleno) ci limitiamo, sul punto in discussione, ad alcune considerazioni essenziali.

1) Ancora più che in precedenti occasioni, la scelta delle “teste di lista” è stata effettuata da un ristrettissimo gruppo dirigente centrale (con il supino concorso di alcune cordate locali), senza alcuna reale possibilità di intervento delle iscritte e degli iscritti, dei militanti e degli stessi comitati politici provinciali e regionali.
In un contesto aggravato dalla prevista riduzione della pattuglia parlamentare e dalla necessità di concordare la composizione delle liste con gli altri partiti e realtà associative della coalizione Arcobaleno, ai territori è restata la funzione di decidere come riempire le posizioni di rincalzo degli elenchi con volonterose/i compagne/i.
Le/i quali, oltre tutto, si troveranno a dover portare acqua a capilista o, per beffa alfabetica, a comparire accanto a tanti che negli ultimi anni, e ancora di recente, hanno assunto su questioni decisive posizioni diverse dalle loro, quando non contrapposte, negli enti locali, nel sindacato, nelle lotte sociali e di movimento.

2) Il gruppo dirigente del PRC ha deciso, a tavolino, un forte ridimensionamento della presenza in Parlamento delle compagne e dei compagni del Partito e questo ben al di là del potenziale consenso elettorale, pure in declino.
Ciò avviene, in primo luogo, attraverso l’autolimitazione al 45% delle “teste di lista” in quota al PRC all’interno della coalizione Arcobaleno e ciò ad esplicito vantaggio di SD (che viene pesata il 17%, poco sotto PDCI e Verdi); una forza politica, questa, mai testata elettoralmente, accreditata da qualche raro sondaggio di percentuali da prefisso telefonico e, oltre tutto, ancora recentemente, falcidiata da esodi verso il PD.
In secondo luogo, all’interno del suddetto 45%, Rifondazione si fa carico di un rilevante numero di candidature indipendenti (circa un terzo del totale) tra cui quelle espressione dell’arcipelago che con noi ha dato vita alla, ormai quasi defunta, Sinistra Europea e ciò nonostante tali movimenti/associazioni si muovano ormai pressochè autonomamente nel mondo Arcobaleno.
Alla fine, alle iscritte ed agli iscritti PRC, spetterà forse meno di un terzo degli eletti al Parlamento nelle liste di coalizione. Un vero suicidio politico.

3) Al danno si aggiungono poi le beffe.
Infatti, il CPN del 22-23 febbraio scorso, con una maggioranza molto risicata (malgrado il forte impegno della Segreteria Nazionale) ha respinto l’odg che chiedeva di estendere anche agli esponenti della Sinistra Europea da noi proposti i rigidi criteri adottati per gli iscritti al Partito e, in particolare, la non ricandidabilità dopo due legislature.
Gli esiti del CPN del 29 febbraio hanno confermato che la “forte pressione” promessa dalla Segreteria sui compagni di cordata non ha avuto esito.
Inoltre, naturalmente, Verdi, PDCI e SD faranno quello che vorranno ed è stata confermata una loro grossa difficoltà anche sul terreno della tendenziale parità tra sessi delle candidature.

4) Il Partito cerca, quindi, di garantire posti a tutti, tranne che alle minoranze interne.
La mancata ricandidatura dei compagni Giannini e Pegolo (Area Ernesto) e l’esclusione da qualsiasi possibilità di elezione di tutte/i le/i compagne/i delle minoranze che oggi unitariamente si battono per la difesa dell’autonomia politica ed organizzativa di Rifondazione è ovviamente un fatto di particolare gravità.
Per bocca di importanti esponenti del Partito tali compagni sono stati definiti “avversari politici” e la Segreteria si è anche arrogata il diritto di stabilire il limite dei comportamenti di opposizione accettabili, premiando le cosiddette minoranze di sua maestà.
Questo è il Partito che non troppi mesi fa ha espulso Franco Turigliatto reo di avere votato contro la guerra, ovviamente, si disse allora, non per il merito della questione ma per aver rotto il vincolo sacrale dell’unità del Gruppo parlamentare e che, oggi, esclude dalle liste quei parlamentari che, proprio per rispettare quel vincolo, hanno votato decine di volte contro i loro convincimenti politici.
Complimenti. L’innovazione di Carrara scivola nelle purghe e cade nel ridicolo.

Per tutte queste ragioni, il CPF di Torino ed il CPR Piemonte esprimono un giudizio profondamente negativo sulle proposte di candidature avanzate dalle Segreterie nazionale, regionale e provinciale per le rispettive competenze territoriali.