Odg – LAMPORECCHIO (PT)

Lì 14.02.08

Al compagno Franco Giordano
Alla Segreteria Nazionale del PRC
Alla Segreteria del Comitato
Regionale Toscano del PRC
Alla Segreteria Provinciale
di Pistoia del PRC
Loro Indirizzi

Siamo alle elezioni anticipate, le responsabilità sono note ma investono anche l’azione del nostro Partito e segnano il fallimento dell’Unione.
Tiene banco mediatico la decisione del PD di presentarsi da solo alle elezioni, con l’obiettivo di spostare su posizioni centriste il suo elettorato in coerenza con il dichiarato suo voler essere e considerato Partito di centro e non di sinistra. Scelta legittima, elemento di chiarezza, in particolare per quella parte del popolo di sinistra (qui a Lamporecchio, come in Toscana, la maggior parte degli elettori del PD) che fino a ieri non ha mai smesso di inveire contro il PRC, colpevole, a loro dire, per il proprio agire, di rompere l’unità a sinistra, e di fare accordi con Berlusconi. Oggi l’accordo con Berlusconi, per diminuire gli spazi di democrazia lo rivendica Veltroni.
Il PD si fa interprete e portavoce di quel “ceto” politico, intellettuale, presuntuosamente “moderno”, che ritengono che ci sia un eccesso di democrazia e di complessità sociale e che questi elementi siano un ostacolo per la governabilità e che, dietro la formula “semplificare la democrazia”, operano per meccanismi elettorali che riducono la rappresentanza a pochi, nella prospettiva di americanizzare il sistema politico italiano (il vocabolario indica che semplificare vuol dire ridurre).
Poco importa loro se così si nega la rappresentanza istituzionale a milioni di cittadine/i, che si riconoscono in una pluralità di posizioni: l’importante è essere il primo partito, l’orizzonte generale è il governo (o l’amministrazione) di questa società, per loro l’unica possibile e accettabile.
Questa è la loro idea di politica: sempre più èlite (casta) e sempre più lontani dal sentire comune di cittadini, sono forti dell’autolegittimarsi e nell’autocelebrarsi, anche se deboli, debolissimi, in fatto di competenze, saperi, rappresentatività.
Confondere i partiti che oggi sono “minori” con formazioni folcloristiche e costruite sul leaderismo personale è anche offensivo e nasconde che il vero problema è nella politica fatta mestiere e nella convenienza di questo mestiere. In questo, noi vogliamo essere diversi.
In questo quadro generale desolante, si inserisce la vicenda, davvero incredibile, della “Sinistra – l’Arcobaleno”. Dopo il fallimento di Sinistra Europea (per il PRC) e la chiusura degli spazi politici per Verdi e PdCI, questa proposta – “La sinistra, l’arcobaleno” – nasce in modo raffazzonato e difficilmente digeribile per i comunisti, non tanto per la sua inesistente dimensione programmatica e ideale ma a partire proprio dal metodo.
Non siamo contrari a far crescere nella realtà ove operiamo una maggiore unità tra le forze politiche e sociali della sinistra (sempre che si ricordi che a Lamporecchio il PRC ha circa 160 iscritti, il PdCI ne ha 4, i Verdi solo un paio di riferimenti, Sinistra Democratica speriamo in bene…), avendo comunque presente che tale unità deve coinvolgere movimenti e realtà sociali impegnate sui temi del lavoro, sociali, ambientali, dell’immigrazione, dell’estensione dei diritti, della questione di genere. Quello che ci sorprende è il corto circuito che si è creato tra gruppo dirigente nazionale e circoli, cosa che fa perdere di vista la natura classista e marxista di questo Partito, che per noi è liberamente comunista e tale vuole rimanere.
Esprimiano invece nettamente il nostro dissenso al simbolo elettorale proposto e fatto ingoiare a tutti: un simbolo di basso profilo, anonimo e che sembra fatto apposta per non essere riconoscibili.
Cancellare infatti la falce e martello – un simbolo cioè che rappresenta tutt’ora due dei quattro partiti che daranno vita alla lista elettorale unitaria, che insieme formano quasi l’80% della stessa – non può essere una scelta casuale. La falce e il martello incrociati non sono soltanto un simbolo che in termini di marketing politico vale molto, sono il simbolo di speranza per milioni di persone in Italia come nel mondo. E’ una questione di testa e di cuore: perché dobbiamo rinunciarci? Inoltre (in termini pratici) larga parte del nostro elettorato (anche giovane!) cerca la falce e martello sulla scheda elettorale, perché è da quel simbolo che si sente rappresentato. Utilizzare qualsiasi altro segno grafico disorienta gli elettori e le elettrici che, in presenza di un’altra falce e martello sulla scheda elettorale, potrebbero confondersi o scegliere di votare per una lista diversa da quella in cui c’è il Partito della Rifondazione Comunista.
Il nostro Circolo ha votato all’unanimità la tesi congressuale di maggioranza all’ultimo congresso ma lì non c’era scritto che si dava mandato al gruppo dirigente di lavorare per superare, nell’ambito di una sinistra senza aggettivi, l’opzione di un comunismo rifondato e libertario, che noi non vorremmo dissolvere al vento.
Tale scelta, poi, così dirompente, i cui esiti appaiono quanto mai incerti, è stata assunta senza un’ampia consultazione nel partito, non sono stati coinvolti iscritte/i e militanti, coloro cioè che nelle prossime settimane dovranno dare vita ad una campagna elettorale che si annuncia dura e difficile.
Ci domandiamo se è questa l’innovativa democrazia a partecipazione, decantata e sbandierata da “La sinistra, l’arcobaleno”?
E’ questo il “Partito che si fa società” uscito dalla Conferenza di Organizzazione del PRC, dopo la corretta e giusta autocritica di tante scelte fallimentari, che avevano portato lo stato del Partito ad un degrado inaccettabile?
Con questo documento, il Circolo di Rifondazione Comunista di Lamporecchio, mentre comunica che nelle ultime settimane ben 41 dei nostri iscritti (tra cui componenti della segreteria comunale, del CPF di Pistoia e rappresentanti nelle istituzioni) hanno firmato l’appello degli autoconvocati di Firenze, altrettanti iscritti stanno dichiarando l’indisponibilità a rinnovare il tesseramento per il 2008, altri ancora stanno riflettendo sul lavoro politico svolto negli ultimi 18 anni e le conseguenze di scelte fatte in solitudine dai gruppi dirigenti, vuole far presente lo stato di grave disagio politico in cui si è venuto a trovare. Visto il fallimento dell’Unione, altro ci vuole per recuperare la rottura prodotta con il nostro popolo voluta anche da Veltroni. Chiediamo con forza che la parola ritorni al Partito, alle iscritte/i, al nostro popolo, ai movimenti di lotta. A loro un appello accorato: dobbiamo continuare a credere che la politica è un’altra cosa, anche se per farlo c’è sempre più bisogno di coraggio e di passione, qualità che alle/ai comuniste/i non sono mai mancate.
Basta con le delusioni.

IL COMITATO DIRETTIVO DEL CIRCOLO DI LAMPORECCHIO (PT)
ORDINE DEL GIORNO APPROVATO ALL’UNANIMITA’ IL 14.02.08