O.d.G. – Federazione di Torino

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
Federazione di TORINO

Il CPF, riunitosi il 15 Febbraio 2008 prende atto di come la fine del governo Prodi sancisca altresì, drammaticamente, la caduta dell’illusione “governista” uscita dal congresso di Venezia.

Ieri, la difficoltà o, meglio, l’impossibilità di mettere al centro delle politiche governative i temi del lavoro, della precarietà, della solidarietà sociale e della lotta antimperialista era ormai palese ed evidente.
Allo stesso modo la nascita del PD e le sue pulsioni maggioritarie non potevano non entrare in conflitto con chi si prometteva (illudendosi) di spostare a sinistra la barra del governo.
La spaventosa sequenza di morti sul lavoro se da un lato è un grido di vergogna contro una classe imprenditoriale, avida e tesa solo al profitto, dall’altro lato ha evidenziato l’impossibilità della Sinistra ad incidere realmente sulle scelte liberiste del Governo de “L’Unione”.

Oggi, la proposta di sopprimere il simbolo nella prossima competizione elettorale ha scatenato ne* compagn* un fiume di protesta ininterrotto che si oppone alla deriva del partito unico e che non accetta queste ricorrenti lesioni alla democrazia interna: si impone una speranza, ci si batta per la sopravvivenza di questo partito.
Siamo di fronte ad un passaggio decisivo, del quale non si può e non si deve sminuirne l’importanza: con le dichiarazioni del segretario nazionale che invitava alla presentazione elettorale con un simbolo unico della sinistra senza la falce e il martello e con la proposta di avviare da subito il tesseramento al soggetto unico della sinistra, salta definitivamente la proposta della confederazione, e cioè di una modalità di raccordo fra i quattro partiti della cosa rossa che salvaguardasse l’identità di ognuno.
Dopo questa mossa della maggioranza di Rifondazione, la via è segnata. Dopo le elezioni col simbolo unico inizierà l’escalation del “superiamo ogni appartenenza… rimescoliamo le carte… diamo spazio alla società civile… e via dicendo”, ovvero le ricette che si utilizzano quando si vuole giustificare il superamento di un partito per farne uno diverso.

Sarebbe irresponsabile, da parte di chi ha sempre rivendicato la necessità del mantenimento dell’esperienza di Rifondazione Comunista, non prendere atto dell’eccezionalità della situazione. Tutt* i* compagn* devono condurre una battaglia comune per la sopravvivenza di Rifondazione Comunista, del suo simbolo sulla scheda elettorale, del suo nome, ma anche della sua struttura organizzativa, del suo patrimonio politico-culturale, e rivendicare il diritto della base ad esprimersi, rifiutando una buona volta inammissibili pratiche antidemocratiche.

Non si tratta del riflesso di chi nostalgicamente non sa rinunciare alla propria identità; è invece un’esigenza che muove dalla consapevolezza che quello che dovrebbe sostituire Rifondazione Comunista è una formazione più moderata, incline al governismo, disomogenea e costruita intorno alle esigenze di perpetuazione di ceti politici. Una forza che oggi può presentarsi anche autonomamente, ma che poi riconfluirà in un rapporto organico col PD, perché ciò su cui poggia non è una proposta alternativa ma la possibilità di giocare un ruolo sul mercato della politica.
Per i suddetti motivi il CPF di Torino si oppone alla rinuncia della presentazione del simbolo del partito alle prossime elezioni e richiede agli organismi dirigenti di avviare le procedure burocratiche per lo svolgimento del Congresso del Partito della Rifondazione Comunista.

Il Coordinamento delle Minoranze di Torino
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Ordine del giorno

In merito alle polemiche suscitate dalla scelta della direzione della Fiera del Libro di dedicare l’edizione 2008 ad Israele, il Comitato politico federale del PRC di Torino condivide la posizione espressa nel comunicato stilato da alcuni esponenti della Commissione Cultura e delle sedi istituzionali che così recita:

“Rifondazione Comunista esprime grave preoccupazione per la scelta della Fiera del Libro di indicare lo Stato di Israele come “Paese ospite d’onore” della imminente manifestazione.

La designazione, infatti -discutibile comunque vista la delicatissima situazione politica che vede contrapposte due autorità, quella israeliana e quella palestinese- avviene per di più in concomitanza con il 60° anniversario della fondazione dello stato di Israele.
Il che rende ancora più problematica la decisione assunta.

Non è in questione naturalmente dal nostro punto di vista né il diritto alla libera espressione di chiunque, né -tanto meno- un giudizio di merito sugli scrittori israeliani invitati a partecipare alla Fiera.

La questione è tutta e solo di opportunità politica.
La Fiera del libro, come ha affermato il suo direttore Ernesto Ferrero in una recente intervista, è “al tempo stesso una vetrina, una grande mostra mercato, un festival con sette-ottocento incontri”.
Non è per noi ovviamente in discussione la necessità di parlare della cultura ebraica (come della cultura palestinese e come della cultura di qualunque altro popolo).
In discussione è piuttosto l’opportunità di dedicare oggi a Israele come “stato” –indicandolo come ospite d’onore- una vetrina e una mostra mercato, acuendo evidentemente in questo modo il conflitto con il popolo e l’autorità palestinese, e con quanti hanno a cuore la loro causa.

Per tutti questi motivi ci sembrerebbe opportuno che la Fondazione rivedesse la sua decisione in merito”.
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La lotta della Valle di Susa contro il TAV, le grandi opere, il modello di sviluppo cui è funzionale l’alta velocità ferroviaria e autostradale, è diventata emblema e modello di una resistenza che non delega, rivitalizza la partecipazione e la responsabilità di ognuno nella difesa della qualità della vita e del lavoro, ripudia la guerra e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura, progetta concretamente, partendo dal basso e senza mediazioni, un mondo diverso possibile.
Ora questa lotta è giunta ad un punto cruciale: i finanziamenti UE destinati alla progettazione e all’avvio dei lavori per realizzazione del tunnel transfrontaliero del TAV/TAC Torino-Lyon, (finanziamenti contro i quali sono state in brevissimo tempo raccolte e consegnate al Parlamento Europeo, ai Governi italiano e francese, ai governi regionale e provinciale ben 32 mila firme), dimostrano la subalternità delle istituzioni al partito trasversale degli affari e rimettono in movimento la macchina di guerra che la battaglia del Seghino e la liberazione di Venaus avevano inceppato.
Un ruolo centrale per il successo dell’operazione è stato svolto dall’Osservatorio Virano.
Istituito dal governo Berlusconi nei giorni successivi alla liberazione di Venaus nel tentativo di controllare e imbavagliare la lotta popolare, l’osservatorio è passato in eredità al governo Prodi ed affidato a Mario Virano, già amministratore delegato della Sitaf e uomo dei poteri forti, nominato da Berlusconi e riconfermato da Prodi come commissario straordinario per le Grandi opere con particolare riferimento all’Alta Velocità ferroviaria.
Tale Osservatorio, la cui ambiguità è stata denunciata fin da subito dai compagni della Valsusa, ha avuto un ruolo centrale nel fingere una pacificazione ed una disponibilità a discutere di “come TAV” da parte della Valsusa, cosa che non è e non potrà mai essere vera.
Equivoco che i cittadini, al momento della consegna della petizione popolare,si sono sentiti ripetere a Strasburgo dal presidente della Commissione trasporti Barrot, a Roma da Prodi, nonché dai presidenti Bresso e Saitta.
Uno gioco che, come ha ribadito più volte anche l’europarlamentare Vittorio Agnoletto, ha permesso, pur in assenza dei requisiti previsti dai bandi e della documentazione indispensabile, la concessione dei finanziamenti europei.
Del resto è stato proprio il sig. Virano ad accompagnare all’UE i ministri italiano e francese, al momento della candidatura italiana ai fondi europei per la Torino-Lyon..
Ora, concessi i finanziamenti europei, il ruolo nefasto dell’Osservatorio e del suo Presidente non si esauriscono, ma passano dal “se TAV” al “come TAV”, con il compito di seguire e far digerire la costruzione dell’opera, agendo sul nodo della discordia delle compensazioni. Tale ruolo è stato esplicitato con chiarezza anche al tavolo politico romano di mercoledì 13 febbraio scorso, nel quale il governo ormai decaduto, con una procedura discutibile, utilizzando i canali dell’ordinaria amministrazione, ha convocato le parti istituzionali (sindaci compresi) per conferire al presidente dell’Osservatorio la proroga dell’incarico fino al 30 giugno, con l’esplicito compito di valutare le varie ipotesi di tunnel e tracciati TAV/TAC Lyon – Torino. Il movimento NO TAV continua e intensifica la resistenza, facendo nascere un nuovo presidio a Chiomonte, luogo indicato nella variante quale nuovo imbocco del tunnel di base.
Anche gli amministratori più coscienti hanno deciso di dire basta, mettendo in discussione la presenza delle amministrazioni locali nell’Osservatorio Virano e smascherandone un ruolo, che sotto una fittizia asetticità tecnica, è più che mai politico e serve a far rientrare dalla finestra quel TAV che la lotta popolare ha cacciato dalla porta.
A tal fine è stato redatto un documento, sottoscritto da ottantasette amministratori, tra i quali tutti i nostri compagni eletti nei consigli comunali e nelle Comunità montane della Bassa e dell’Alta Valsusa, in cui si chiede l’uscita dall’Osservatorio o almeno la sospensione dei lavori dell’Osservatorio stesso. Tale posizione è stata ribadita al tavolo romano di mercoledì 13 febbraio dalla rappresentante degli amministratori dissidenti la quale si è opposta alla proroga dell’Osservatorio ed ha consegnato al tavolo il documento dell’assemblea degli amministratori stessi, nel quale si sfiducia l’Osservatorio e si chiede il ritiro immediato da esso dei tecnici rappresentanti le istituzioni locali.

Ugualmente nefasta sarebbe l’indizione di un referendum, che caldeggiato da più parti governative e confindustriali e che la Valsusa, anche memore di altri recenti esiti referendari in materia di lavoro e diritti, non accetterà mai.

Il comitato politico Federale di Torino, ribadendo fedeltà totale alla lotta contro il TAV e contro il modello di sviluppo ad esso sotteso,
Ø Si schiera con la popolazione e con gli amministratori locali che hanno deciso di reagire prima ai manganelli del governo Berlusconi poi alle carote avvelenate del governo Prodi e impegna i suoi eletti a tutti i livelli istituzionali a portare avanti concretamente, con coerenza e senza mediazioni il NO al TAV/TAC.
Ø Condivide il documento degli amministratori valsusini con cui viene denunciata la natura e il ruolo dell’Osservatorio Virano e si sfiducia l’Osservatorio stesso
Ø Rifiuta qualsiasi ipotesi di referendum sulla Torino-Lyon, ritenendo chiarissima espressione della volontà popolare le 32 mila firme di cittadini delle Valli di Susa, Val Sangone, di Torino e cintura che, mentre denunciano la truffa di finanziare un’opera inutile, devastante ambientalmente e dannosa economicamente, ribadiscono la più totale, inequivocabile e ferma opposizione ad ogni ipotesi di nuova linea ferroviaria Torino Lyon e ad ogni ipotesi di qualunque nuovo tunnel sia ferroviario sia autostradale Dichiarano e ribadiscono che le Valli di Susa e la Val Sangone non accettano e non accetteranno mai il ruolo di corridoio di traffico e pertanto pretendono il congelamento del traffico merci globale (ferroviario e autostradale) all’attuale venti milioni di tonnellate annue.
Ø Denuncia l’uso strumentale del bisogno di lavoro con cui la lobby del TAV, aiutata dai vertici sindacali confederali e dalla mafia dei subappalti, cerca di spaccare il fronte NO TAV e di contrapporre lavoro a salute, ambiente, qualità di vita e di lavoro; anche in nome di un lavoro decente che serva non per distruggere, ma per creare futuro, il Comitato politico federale di Torino è dalla parte delle popolazioni che lottano contro il TAV e le grandi, male opere.

Per il Circolo di Bussoleno, i membri del Federale:
Nicoletta Dosio, Adele Bernardi, Carmine Lavorato, Aldo Silvano Giai, Giuseppe Joannas, Emanuele d’Amico

Il Coordinamento delle Minoranze di Torino