O con i metalmeccanici o con la Confindustria

*segretario generale Fiom-Cgil

Il contratto dei metalmeccanici è scaduto ormai da 11 mesi (addirittura due anni per una parte della categoria, gli orafi-argentieri), una situazione non più accettabile da parte delle lavoratrici e dei lavoratori. L’obiettivo che come sindacato ci siamo prefissati è quello di raggiungere rapidamente l’accordo per il rinnovo del biennio economico, entro l’anno. Questo, come abbiamo annunciato all’Assemblea unitaria delle Rsu svoltasi a Milano l’11 novembre scorso davanti a 5.000 delegate, delegati e dirigenti di Fim, Fiom e Uilm, presuppone una accelerazione delle iniziative di lotta, un salto di qualità, per tentare di modificare le posizioni che hanno espresso la Federmeccanica, ma anche l’Unionmeccanica/Api e l’associazione delle Cooperative.
Per questo in quella sede è stato organizzato un “pacchetto” di iniziative che ha compreso lo sciopero di 8 ore con la manifestazione dei 150 mila a Roma dello scorso 2 dicembre ( una data storica: chi è da qualche anno nel sindacato ricorderà la grande manifestazione dei metalmeccanici del 2 dicembre del ’77) e comprenderà lo sciopero della flessibilità e degli straordinari – uno strumento che in molte situazioni pesa più dell’astensione dal lavoro. Iniziative volte anche ad aprire una campagna di informazione e di sensibilizzazione rispetto alla nostra vertenza e alle lotte sociali del paese, oggetto di un’insopportabile oscuramento mediatico ( notizie delle lotte operaie confinate nelle ultime pagine dei grandi quotidiani, di venti o trenta righe! 12 minuti in tutto, in sette mesi, di informazione televisiva !).
La trattativa, ancora adesso, non è in una fase conclusiva. Nessuna ipotesi di soluzione contrattuale si intravede perché le nostre controparti mantengono un atteggiamento assolutamente non accettabile sulla parte retributiva e propongono logiche di scambio, indirizzate al peggioramento delle condizioni retributive che non sono né accettabili né perseguibili. Non voglio fare l’elenco di tutte le cose che ci sono state proposte, con una sorta di gioco allo scavalco che si è venuto a determinare fra le diverse associazioni tra chi mette in queste richieste più fantasia. Cito, ad esempio – per non parlare sempre e soltanto della Federmeccanica – alcune delle richieste avanzate dalla Confapi al tavolo delle trattative: introduzione nel contratto nazionale della possibilità per le imprese in difficoltà di derogare l’aumento dei minimi contrattuali; introduzione del salario di ingresso per le nuove assunzioni con il contratto a termine, a tempo determinato e per i disoccupati di lunga durata; allungamento dei periodi di prova attualmente previsti; modifica della normativa sulla malattia. Potrei proseguire a lungo ed è evidente che su questa strada non si va da nessuna parte.
Gli ambiti della trattativa che noi vogliamo riprendere per aprire una fase vera che possa portare a un accordo sono quelli stabiliti dalla nostra piattaforma per il rinnovo del biennio economico nella quale, come è noto, chiediamo 105 euro di aumento per il recupero del potere d’acquisto dei salari e 25 euro per la produttività, con la possibilità dell’assorbimento per le aziende che faranno la contrattazione aziendale. È chiaro che in ogni trattativa è sempre possibile una mediazione ma è necessario chiarire l’ambito delle nostre richieste.
Primo punto. Se in Federmeccanica pensano che si possa chiudere la vertenza dei metalmeccanici tra i 70 e gli 80 euro, secondo una lettura “estensiva” dell’Accordo del 23 luglio 1993, se lo tolgano dalla testa perché noi non siamo disponibili a questa condizione. Nella nostra piattaforma c’è una richiesta precisa riguardo il potere d’acquisto e nello stesso tempo c’è una proposta qualitativa sulla distribuzione dell’aumento che noi abbiamo sostenuto e che continueremo a sostenere.
Secondo punto. Non si pensi che la questione di carattere retributivo possa diventare elemento di scambio con un peggioramento delle condizioni lavorative, non c’è scambio tra la flessibilità e gli aumenti retributivi, sono ambiti tra loro diversi.
Terza questione. C’è un tavolo aperto, autonomo, sul mercato del lavoro e sull’apprendistato che abbiamo voluto anche noi perché siamo interessati a definire un ambito negoziale che valorizzi tutti quei rapporti di lavoro che siano legati alla formazione, all’assunzione a tempo indeterminato e quindi alla riduzione della precarietà. Non è possibile che qualcuno ci dica che sul mercato del lavoro il problema è semplicemente quello di applicare la Legge 30 con tutto quello che significa. Il nostro obiettivo è la riduzione della precarietà, non la sua estensione.
Questi sono gli obiettivi che noi ci siamo dati e vogliamo tentare di raggiungerli entro l’anno perché i meccanici non possono essere ostaggio in attesa di nuovi quadri politici. Sappiamo bene cosa significa andare al prossimo anno, cioè andare incontro alla campagna elettorale. Noi vogliamo provare a chiudere prima e questo, come dicevo all’inizio, visto che l’ambito negoziale al momento è totalmente distante rispetto alle posizioni della Federmeccanica, significa intensificare la mobilitazione.
Certamente sappiamo che per i lavoratori è uno sforzo enorme, perché gli scioperi non sono, come dice qualcuno, una giornata di festa; sono una giornata di sacrificio, perché quando c’è uno sciopero i lavoratori ci rimettono soldi, ci rimettono sulla loro busta paga. Nelle due settimane tra la fine di novembre (con lo sciopero generale di Cgil, Cisl e Uil) e i primi di dicembre c’è stata senza dubbio una pesante concentrazione di iniziative di lotta e di sciopero, ma perché pesante è anche lo scontro sociale che si è aperto.
Infine, due considerazioni che sono anche due messaggi. Il primo è rivolto alla Federmeccanica e alla Confindustria: sia chiaro che il 2 dicembre non è stata l’ultima iniziativa e che quando questa trattativa entrerà nel vivo richiederà ulteriori iniziative di lotta, robuste e consistenti. Sappiano che la manifestazione del 2 dicembre e lo sciopero generale di 8 ore ha voluto testimoniare la forza delle lavoratrici e dei lavoratori, la nostra capacità di mobilitazione ma anche l’assoluta fermezza di procedere con tutte le iniziative che saranno opportune per sostenere un negoziato e un obiettivo preciso che è quello di tentare di arrivare a una soluzione contrattuale entro i tempi che ci siamo dati.
Il secondo messaggio è rivolto ai partiti politici, senza polemiche, visto che di fatto è già aperta la campagna elettorale: ci dicano se stanno con i metalmeccanici o con la Confindustria. Vorremmo saperlo, anche perché credo che una lavoratrice o un lavoratore metalmeccanico abbiano il diritto di sapere, quando votano, che cosa pensano i partiti rispetto alle loro lotte e alle loro condizioni.